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“Questa è la CGIL che vogliamo”: verso il XVI congresso nazionale

dicembre 17, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Più vicina alle esigenze dei lavoratori, più moderna, più impegnata nella lotta per la piena occupazione, più attenta ai giovani e agli anziani. È questa la CGIL che vogliono i segretari riunitisi ieri pomeriggio nell’aula magna dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, coordinati da Tonino Perna, docente dell’Università di Messina, al fine di presentare ufficialmente il documento “La CGIL che vogliamo, lavoro, democrazia e diritti”.

Numerose le tematiche all’ordine del giorno affrontate da Antonio Barberio, segretario generale FISAC-CGIL Calabria, Mario Sinopoli, segretario generale FIOM-CGIL Calabria, Daniele Carchidi, segretario Nidil-CGIL Catanzaro Lamezia, e da Carlo Podda, segretario generale nazionale FP-CGIL.

Ciò che è emerso nel corso del dibattito è stata un’esigenza di rinnovamento della strategia complessiva che fino ad oggi ha guidato l’azione della confederazione, la più grande organizzazione sociale del Paese che conta 6 milioni di iscritti, dettata dai mutamenti in atto all’interno della società italiana e mondiale.

Il secondo documento, “La CGIL che vogliamo”, che verrà discusso nel corso del XVI congresso nazionale e che si contrappone ad un primo, disegna un’organizzazione capace non solo di svolgere un ruolo più attivo e propositivo, ma anche di agire con maggiore compattezza, creando una strategia lineare ed unitaria, l’unica veramente vincente nella lotta per i diritti dei lavoratori.

Come hanno sottolineato tutti i segretari, le sfide da affrontare non sono poche: crisi economica, precariato, licenziamenti di massa. Ma la prima, assolutamente da vincere per poter poi superare tutte le altre, consiste proprio nel ritrovare unità, nel tornare a parlare con una voce sola, superando le divisioni interne che tolgono efficacia e forza alle proposte avanzate dalla confederazione.

«La CGIL così com’è non ci piace, perché non sta bene di salute» ha dichiarato Sinopoli. La cura più efficace, secondo i segretari, è proprio il secondo documento, che segua un vistoso cambiamento di rotta rispetto al passato, restituendo alla confederazione il suo ruolo di baluardo di democrazia e di difesa dei diritti di tutti i lavoratori, compresi quelli «scoraggiati», come li ha chiamati Perna, ossia quelli che, ormai demoralizzati da un mercato incapace di assorbirne la domanda, rinunciano a cercare lavoro.

«C’è un futuro da conquistare», recita lo slogan del secondo documento. Ma, secondo Perna, «non c’è nulla da conquistare, bensì tutto da restituire alle giovani generazioni, derubate dalla società e nate con gravi debiti sulle spalle».