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Violenza sulle donne: un fiume di sangue che scorre ad Oriente e ad Occidente

aprile 8, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Uccidere una donna scagliandole addosso delle pesanti pietre non è solo una vergognosa ed orribile pratica, chiamata “lapidazione”, ancora oggi molto diffusa nei Paesi islamici, dove essa costituisce la pena a cui le donne sovente vengono condannate per il reato di adulterio, o per avere semplicemente riso, o per avere scoperto il volto, o avere osato utilizzare un pochino di trucco.

Può succedere anche qui, in questo Paese che si proclama “civile”, in questa terra d’Occidente, che guarda con disperezzo ed alterigia gli immigrati musulmani che tentano disperatamente di toccare le sue spiagge dorate. Li considera “barbari”, come i romani consideravano inferiori per cultura e tradizione tutti quei rozzi popoli invasori provenienti dalle regioni fredde del nord.

Anche qui, a Gallico, una frazione a nord di Reggio Calabria, in Italia, la scorsa notte è successo che una ragazzina di soli tredici anni sia stata martoriata e ridotta in fin di vita mediante l’uso di una pietra da un ragazzo di diciassette anni, suo presunto fidanzatino.

La ragazza, che è stata sottoposta ad intervento chirurgico e che ora si trova in stato di coma nel reparto rianimazione degli Ospedali Rinuniti di Reggio Calabria, è stata colpita ripetutamente alla testa, riportando lo sfondamento delle orbite, un vasto ematoma intracranico e la mutilazione dei padiglioni auricolari.

Ancora non si conoscono i motivi che abbiano portato il giovane a compiere quest’atto atroce. Forse un rifiuto, o una discussione degenerata in violenza estrema.

La ragazza, che sta lottando tra la vita e la morte, non è altro che l’ennesima vittima della brutalità degli uomini, da cui le donne purtroppo non sono immuni per il solo fatto di essere nate in Occidente, in Paesi dove, dopo decenni di dure battaglie da parte del genere femminile, solo ufficialmente i due sessi godono dei medesimi diritti.

Continua infatti a resistere, e non solo nei luoghi più degradati, una sottocultura maschilista che porta l’uomo ad abusare ancora della sua forza fisica per imporsi sulla donna, che lo induce a credersi più capace dell’altro sesso nell’ambito professionale, che vuole ancora rilegare la donna al ruolo esclusivo di madre e di moglie tuttofare. Una sottocultura che, infine, come un virus che non si debella mai, guasta l’educazione degli uomini di domani, rendendoli capaci a loro volta di violenze, di abusi, di soprusi verso le donne.

Di chi sia la colpa non si sa. Forse di tutti. Degli uomini, ma anche delle donne. Sì, anche di noi donne, perché a volte preferiamo stare zitte e subire, perché ci autocondanniamo all’infelicità per timore di una vergogna che dovrebbe provare solo chi fa del male, perché non siamo complici e sorelle tra di noi al di là della razza e dello status, e perché è anche nostro dovere educare i figli, insegnandolo loro che l’uguaglianza è il fondamento di una società giusta e libera, dove siamo tutti diversi ma dove nessuno è migliore dell’altro.