Posts Tagged ‘soffrire per amore’

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Mi lasci? Peggio per te

novembre 13, 2013

di Azzurra Noemi Barbuto
la fine di una storia, che sia d’amore o di sola passione, di solito provoca sempre dolore, soprattutto se a volere chiudere è l’altro. Tuttavia, non bisogna mai perdere la propria dignità in certe occasioni. Occorre reagire con decoro. Niente lacrime. Non bisogna implorare, o dichiarare il proprio amore, o darsi ufficialmente per finiti. In questo modo sbalordiremo l’altro, che magari si sarebbe aspettato da parte nostra un comportamento molto diverso. E già questo gli insinuerà una sorta di dubbio, una certa insicurezza. Potrà pensare: “Ma come io la/o lascio e non gliene frega niente?”. Meglio minare l’orgoglio dell’altro che il nostro, in fondo, quelli “mollati” siamo noi.
Ricordate sempre che non si ottiene nulla con sensi di colpa, minacce, ricatti. Se una persona sceglie di starci accanto, deve farlo solo per amore e non perché gli facciamo pena. Aspira a qualcosa di più per te stesso/a. Non accontentarti.
Conosco alcune donne che, dopo essere state lasciate più di una volta, hanno appreso l’arte di essere mollate e reagire con stile. Davanti ai loro compagni che comunicavano loro la decisione di chiudere la storia, magari perché avevano conosciuto un’altra, hanno tirato fuori frasi del tipo: “Io starò male una settimana, ma che vuoi che sia: tu, in fondo, ce lo avrai piccolo per tutta la vita”, oppure “Ti toccherai pensando a me per il resto della tua vita”, oppure “Beh, almeno mi sono divertita”.
Non è un invito ad essere cattive/i, ma a mettere davanti a qualsiasi uomo o donna che sia l’amore verso se stessi. Nella vita si può cadere, inciampare, farsi male. Ciò che conta è non strisciare. Rimettersi in piedi e sorridere…Qualche volta persino con le lacrime in gola.

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Sindrome da crocerossina: quando lei vuole salvare lui

Maggio 6, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
“E la luna bussò alle porte del buio. – Fammi entrare. Lui rispose di no”.
Care amiche, oggi mi sono svegliata con questo motivetto nella testa e ne è scaturita una riflessione: quante di noi hanno fatto come la luna! Sì, a chi non è mai successo nella vita di volere portare luce nella vita di un uomo solo, problematico, dal passato difficile e che lui, come il buio, non ci abbia permesso di entrare, o abbia aperto la porta appena un po’, nonostante fossimo lì per illuminarlo?!
Qualcuno la chiama “sindrome da crocerossina”, il desiderio di salvare un uomo. Chiamatemi come volete, sempre un delirio rimane. Mica ce lo chiedono di salvarli. E da cosa poi? Da una vita vuota? Dall’incapacità di legarsi? Noi non la interpretiamo mai come mancanza di vero interesse, irresponsabilità, sindrome da Peter Pan, o voglia di divertirsi, ma cerchiamo sempre dei nomi più dignitosi ed accettabili, “paura di soffrire”, “paura di amare”, “paura di essere lasciato”, “paura di questo e di quello”. E trasformiamo così un uomo in una vittima, da salvare appunto.
Così, mentre noi tentiamo di mettere in salvo chi continua a sostenere infastidito di non dovere essere aiutato, distruggiamo noi stesse. Solo noi donne possiamo farlo tanto bene e con tanto impegno.
Facendo in questo modo, non ci accorgiamo che continuiamo a dare ali i ad un uomo che in realtà è solo un bambino. Magari sì, ha un’infanzia infelice alle spalle, sua madre è morta e lo ha abbandonato quando aveva dieci anni, suo padre è stato sempre assente, o lui è stato sposato con una vera stronza, a quanto racconta, ma non spetta a noi ricompensarlo di tutto, essere la madre che non ha avuto, o la donna perfetta, quella che, al contrario della stronza, lo tratterà come un dio e non gli farà mancare mai nulla, sommergendolo di amore, cure ed attenzioni, non dicendogli mai di no, essendo sempre disponibile. (Ecco a voi la ricetta per perdere un uomo il prima possibile).
No! Siete proprio sul binario sbagliato, care. Sta per venirvi addosso un treno.
Chissà perché riusciamo sempre a provare tanta compassione per un uomo e mai per noi stesse?! Sarà colpa di un’educazione maschilista o è una vocazione innata del nostro genere?
Ma come? Non ci sono servite a nulla neanche le fiabe? Se vi ricordate, era la principessa ad essere salvata dal principe e mai il contrario. Biancaneve mangiava la mela avvelenata ed il principe la baciava, riportandola in vita; la bella addormentata nel bosco, vittima di un altri malvagio sortilegio, si addormentava ed il principe ridestava lei e tutto il regno, spezzando l’incantesimo; Cenerentola veniva salvata dal principe dalle grinfie di quella megera della matrigna e delle sorellastre racchie. Forse solo ne “La bella e la bestia” lei salva lui da un incantesimo e con il suo amore lo trasforma in un bellissimo e dolcissimo principe. Sarà stata questa a rovinarci e a spingere tante donne a restare accanto ad uomini che le trattano male, in attesa che si trasformino in principi?
Ma analizziamo la realtà. Ci avete provato, avete insistito. Alcune di voi anche più di una volta; altre in ogni relazione. Ma non siete mai riuscite a salvare un uomo, a trasformarlo, ad illuminare il suo buio.
La verità, infatti, è soltanto una: ognuno si salva da solo. E ogni volta che cerchiamo di aiutare un uomo, tentando di fargli capire che la sua vita sarebbe migliore accanto a noi, o grazie al nostro amore, a trasformarci siamo solo noi, diventando delle “rompiscatole” dalle quali qualsiasi uomo fuggirebbe a gambe levate.
Deve essere lui, semmai, a decidere di migliorare se stesso per poterci stare accanto.
Noi pensiamo piuttosto a salvare noi stesse, con le nostre mani, da amori sbagliati, che ci fanno solo soffrire e che ci rendono peggiori, ossia infelici.

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Fino a che punto è lecito perdonare il proprio partner?

luglio 25, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Non esistono ragazzi perfetti né relazioni perfette, e noi, quando pretendiamo la perfezione da noi stesse o dagli altri, commettiamo un grave errore, condannandoci all’infelicità e alla delusione continua.

Fa parte della crescita comprendere che ognuno và accettato per ciò che è e che neanche noi dobbiamo migliorare per meritare amore.

Tuttavia, questa consapevolezza non deve spingerci a perdonare qualunque errore del nostro ragazzo. Allora, viene spontaneo chiedersi: fino a che punto è lecito perdonare il proprio partner?

Fare una distinzione tra errori gravi e meno gravi, ossia tra quelli che possono essere perdonati e quelli sui quali non bisogna proprio passarci sopra, è impossibile.

Ogni errore è grave se ci ferisce e scalfisce la fiducia che avevamo riposto in una persona. Ciò che rende un errore perdonabile, semmai, è la nostra individuale capacità di archiviare ciò che stato ed andare avanti senza più parlarne. Infatti, che perdono finto sarebbe quello di chi continua a rivangare il passato in occasione di ogni discussione?

Ma se non è possibile discernere tra errori perdonabili ed errori non perdonabili, un’altra distinzione è necessaria. Quando il nostro partener ci ferisce in qualche modo, dobbiamo sfrozarci di comprendere se il suo sia stato un errore occasionale, dovuto ad un’infinità di circostanze contingenti e che difficilmente si ripresenteranno, o se faccia parte del suo modo di essere. In questo secondo caso, l’errore di certo sarà reiterato e, stranamente, più noi saremo pronte a perdonare più lui sarà portato a sbagliare, perché penserà che le sue azioni non hanno conseguenze irreversibili.

Ecco perché è giusto perdonare la prima volta: perché, da un lato, una seconda occasione si deve concedere a chiunque; dall’altro, perché anche noi dobbiamo avere l’opportunità di comprendere se il ragazzo che amiamo merita di starci accanto e la nostra fiducia. In fondo, a noi interessa essere felici. Quindi perché stare accanto ad un ragazzo che piano piano ci rende sempre più deboli ed insicure? Non è questo lo scopo dell’amore.

Il perdono che diamo agli altri non è altro che una chance che noi concediamo a noi stesse.

Ma cosa fare se il nostro lui commette lo stesso errore? Il pericolo insisto nel perdonare una seconda volta è quello di cadere nella spirale vorticosa di una relazione instabile, fatta di continui abbandoni e di continui ritorni, nonché di abitudini sbagliate. Chi di noi non ci è passata?

Noi donne, infatti, siamo più portate a perdonare, a comprendere, ci lasciamo intenerire dalle lacrime e siamo oltranziste fino all’autodistruzione nel credere che il nostro partner con il tempo opererà un miracolo: cambierà per noi.

Ma è solo un’illusione, ragazze. Sì, per amore si può migliorare, ma non si può cambiare. Quindi, davanti ad un ragazzo che ci fa soffire, che ci racconta bugie, che ci mette sempre da parte preferendo gli amici, che ci tradisce, la scelta migliore da fare non è perdonare ancora e attendere che cambi, bensì cambiare partner ed andare avanti.

“Finché si ama si perdona”, si dice. Ma non dimentichiamoci mai che siamo noi il nostro primo vero grande amore. Per tutta la vita.