Posts Tagged ‘reggio calabria’

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“Contractor”: Gianpiero Spinelli ci racconta un nuovo tipo di soldato

Maggio 5, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Non è un mercenario, né un soldato regolare, bensì una guardia del corpo speciale che opera nei teatri di guerra. A spiegarci chi è il contractor è Gianpiero Spinelli, attraverso la sua personale esperienza professionale in Iraq, nel suo libro “Contractor”, edito da Mursia e presentato lunedì pomeriggio nella sezione reggina del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, sita in via Ravagnese Superiore a Reggio Calabria.

Un libro nato dall’esigenza di fare chiarezza su questa nuova figura professionale, facendola conoscere a tutta la società, dal momento che, come ha spiegato l’autore, «nel passato un po’ per mancanza di informazione e un po’ per manipolazione delle notizie» si è diffusa una sorta di pregiudizio riguardo al contractor.

Nel quadro della progressiva privatizzazione di tutti i settori un tempo di competenza esclusiva dello stato nonché di quel processo di globalizzazione che esporta insieme ai consumi anche le strategie, si inserisce questo nuovo lavoro, reso indispensabile dall’affermazione di un nuovo tipo di guerra, quella terroristica, non localizzabile e con un nemico spesso invisibile.

«Procediamo verso un’evoluzione aziendale delle forze armate che comporta la riduzione al minimo degli eserciti e l’affermazione del contractor, fulcro del futuro assetto strategico mondiale», ha spiegato Spinelli.

Questo particolare soldato, ausilio delle forze armate regolari, si occupa della sicurezza di tutti coloro che sono impegnati nei processi di ricostruzione post-bellica, ossia funzionari internazionali, personale delle imprese, tecnici, volontari.

Ecco perché il suo ruolo è cruciale e determinante nel ripristino della democrazia e dell’ordine pubblico: se non ci fosse, nessuno accetterebbe di lavorare in zone estremamente pericolose.

Un lavoro molto rischioso, dunque, quello del contractor, che spesso proviene dalle forze speciali ma che non sempre dipende dal proprio governo nazionale, dato che risulta essere impiegato presso multinazionali che possono avere diversa nazionalità.

Ed è questo il caso di Spinelli, assunto da una compagnia americana ed inviato in Iraq nel momento più caldo, quello del 2004-2005, quando, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, la guerra assunse una dimensione anche civile, diventando una lotta di tutti contro tutti.

Ma se le mansioni del soldato regolare e del contractor sono diverse, non differiscono le immagini cruente di guerra ed i dolori da sempre comuni a tutti i giovani che hanno vissuto e vivono questa esperienza. Spinella ricorda i suoi compagni morti negli attentati terroristici, la disperazione letta negli occhi della gente, i continui attacchi, anche 4 o 5 al giorno.

In fondo, la guerra, da qualsiasi prospettiva la si viva, vincitore o vinto, soldato, tecnico o contractor, è sempre un’assurda tragedia.

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Le Giornate della Gerbera Gialla per ricordare le vittime di mafia

Maggio 5, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Segnano un tragitto in tappe le Giornate della Gerbera Gialla 2010, organizzate dall’associazione Riferimenti, impegnata dal 1995 nella diffusione di una cultura antimafia, con l’adesione del Presidente della Repubblica. È il percorso della memoria, presentato ieri mattina nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio e tracciato affinché venga perpetuato il ricordo di tutte le vittime di mafia uccise nel mese di maggio, tra queste Gennaro Musella, padre di Adriana Musella, presidente del Coordinamento antimafia Riferimenti, scomparso il 3 maggio del 1982.

E parte proprio lunedì 3 maggio dalla città di Reggio Calabria, concludendosi venerdì 28 a Peschiera del Garda, l’iter, giunto quest’anno alla diciottesima edizione, che coinvolgerà diverse regioni italiane (Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Veneto e Toscana), e numerose delegazioni di studenti.

In prima linea, accanto ai ragazzi, la Polizia, L’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza e la Marina militare. Quest’ultima ha messo a disposizione un’unità navale, che nella mattina del 3 ormeggerà a largo, in direzione dell’arena dello stretto, e che nel pomeriggio sarà visitabile dal pubblico nel porto di Reggio Calabria, prima di partire, la mattina seguente, verso Vibo Valentia, seconda tappa del percorso.

Il percorso si aprirà di mattina con un corteo che partirà da Piazza Italia e al quale prenderanno parte gli studenti delle cinque provincie calabresi. Per concludere in modo grandioso la prima giornata, si terrà, nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, alle ore 18, una conferenza dal titolo “’Ndrangheta”, che vedrà la partecipazione del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

Al fine di preparare i giovani a questo importante incontro, stamattina, sempre a Palazzo San Giorgio, gli studenti reggini avranno modo di confrontarsi con il procuratore capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone.

Un’altra tappa cruciale del percorso è quella di Ravello di sabato 8 maggio, quando verranno consegnati i premi Gerbera Gialla, come ha anticipato Musella, al ministro Roberto Maroni e al questore reggino Carmelo Casabona, per il loro impegno nella lotta contro la criminalità organizzata.

Nel corso della conferenza di ieri mattina, Musella, il vicesindaco reggino Giuseppe Raffa e l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione di Vibo Valentia Maria Salvia hanno mostrato la loro indignazione per l’applauso a Tegano davanti alla questura subito dopo il suo arresto.

Un gesto che, tuttavia, non ha meravigliato Musella, dal momento che, come lei stessa ha affermato, «l’applauso proveniva da amici e parenti del boss». Ma «un applauso non vuol dire che una città sia mafiosa», ha continuato la presidente, aggiungendo che «il 3 maggio ne avremo la prova», grazie all’adesione al corteo di tantissimi ragazzi che rappresentano la speranza per questa terra.

Parole confermate anche da Raffa, che ritiene che «la città si riconosce in chi combatte la ‘ndrangheta ed in chi si ribella alla cultura mafiosa».

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Il questore Casabona incontra i ragazzi della Cassiodoro

aprile 29, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

«Ospite speciale», così il giornalista Francesco Tiziano ha definito il questore reggino Carmelo Casabona, che ieri pomeriggio, accolto con le note dell’inno nazionale, ha incontrato gli studenti delle quinte classi del circolo didattico “Aurelio Cassiodoro” di Pellaro, in occasione del settimo appuntamento del ciclo “Testimonials istituzionali”.

Un incontro avvenuto poche ore dopo la maxi operazione, compiuta dagli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria, dai carabinieri e dai militari della guardia di finanza e denominata “Migrantes”, che, nel corso della scorsa notte, ha portato all’esecuzione di ben trentuno ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti ritenuti compartecipi di un’organizzazione finalizzata allo sfruttamento della manodopera extracomunitaria nelle campagne di Rosarno.

In questo clima ancora effervescente, inevitabile per Casabona, chiamato a parlare di legalità, affrontare argomenti connessi allo sfruttamento del lavoro nel Mezzogiorno e al controllo delle attività economiche da parte delle organizzazioni criminali di stampo mafioso.

«Deformazioni comportamentali», secondo il questore, che non appartengono soltanto agli appartenenti alle cosche, ma che sono ormai sedimentate ed acquisite da tutti i meridionali, traducendosi in una generale quanto ignobile tendenza, da parte degli imprenditori e delle aziende, a cercare il proprio arricchimento, contenendo i costi, quindi risparmiando sul lavoro dei dipendenti.

Che siano immigrati o no, che siano giovani alle prime armi o padri e madri di famiglia, i lavoratori qui in Calabria sono spesso costretti ad accettare delle condizioni inique di lavoro, consistenti soprattutto in retribuzioni di gran lunga inferiori a ciò che dovrebbero ricevere in corrispondenza alle loro prestazioni, senza potersi ribellare. Pena la perdita del lavoro.

Ma cosa si cela dietro tutto questo? Sicuramente, in parte, una scarsa consapevolezza dei propri diritti, abbastanza diffusa nel meridione, dove spesso la legge dello Stato viene sostituita dalla legge fatta dal singolo, ma anche e soprattutto secoli di storia. Pagine che Casabona ha voluto raccontare ai ragazzi, partendo da un’unità d’Italia fatta male, ovvero, come ha spiegato il questore, non tenendo debitamente conto delle enormi diversità tra il nord, più ricco e più evoluto, ed il sud, ancora fermo al periodo feudale.

Tocca adesso ai giovani andare avanti, rispettando gli altri e anche se stessi, per cancellare ogni retaggio di una storia in qualche modo “sbagliata”.

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I reggini più vicini alla Svizzera

aprile 29, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Non solo orologi, mucche, cioccolata, ma anche trasporti eccellenti, gastronomia variegata, paesaggi idilliaci e piccole città dove l’innovazione e la tradizione danno vita ad un connubio perfetto. La Svizzera è tutto questo e molto di più.

Al fine di promuovere il turismo verso questa magnifica nazione racchiusa nel cuore pulsante dell’Europa, ieri mattina nella sala conferenze dell’albergo “È” si è tenuta una conferenza promossa dall’ente Svizzera Turismo, sede di Roma, in collaborazione con il consolato onorario svizzero in Calabria.

Un’occasione, inoltre, per fare un bilancio del progetto “Conosci la Svizzera 2010”, al quale hanno aderito 100 studenti del liceo classico europeo “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria e che si è concluso la settimana scorsa con un viaggio che ha permesso ai ragazzi di visitare quattro città svizzere (Zurigo, Lucerna, Losanna e Ginevra), scoprendo la Svizzera in una nuova ed inedita veste.

Sì, perché i nostri vicini svizzeri sono lontani da quello stereotipo ormai consolidato che li vorrebbe eccessivamente pignoli, fino al limite della noia. Gli svizzeri ironizzano con simpatia su questo aspetto e si sanno anche divertire, senza perdere l’amore per l’ordine e la pulizia. Prova ne è l’entusiasmo degli studenti reggini appena rientrati da una settimana da sogno.

Grande la soddisfazione del console onorario Renato Vitetta, che ha personalmente accompagnato in viaggio i ragazzi, regalando loro emozioni ed esperienze inaspettate, come la visita al palazzo UEFA o quella al palazzo ONU a Ginevra.

Il successo del progetto “Conosci la Svizzera 2010”, consistente in un interscambio tra il liceo reggino e quello losannese “Pareto”, costituisce «l’ennesima dimostrazione che la nostra città riesce a dare e a ricevere richiami importanti proprio per la sua strategica posizione», ha dichiarato l’assessore comunale al Turismo Enzo Sidari.

«Vogliamo scambiarci la possibilità di conoscerci meglio», ha continuato l’assessore, auspicando il rafforzamento del rapporto tra Reggio Calabria e la Svizzera.

«È certo che questo avverrà», ha garantito Vitetta, confermando il forte interesse che la Svizzera nutre nei confronti della nostra regione.

Ad illustrare nel dettaglio l’offerta turistica della Svizzera due rappresentanti dell’ufficio Svizzera Turismo, Piccarda Frulli ed Enrico Bernasconi.

Il programma turistico per l’estate 2010 punta, da un lato, sulle escursioni in montagna in varie zone della nazione; dall’altro, per celebrare il centenario del famoso treno che negli anni 30 ha meravigliato il mondo, sulla turistica tratta ferroviaria del Bernina che da Tirano arriva a St.Moritz (2 ore e 15 minuti per un percorso di 61 km), inserita dal 2008 nel patrimonio mondiale Unesco per le meraviglie paesaggistiche che si possono ammirare guardando fuori dal finestrino.

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La consegna del San Giorgio d’oro: premiati dodici reggini

aprile 26, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Un teatro gremito di illustri personalità dell’universo istituzionale, economico e sociale della città in riva allo stretto ha fatto da cornice alla consegna del San Giorgio d’oro, manifestazione ormai iscritta nella tradizione cittadina, celebrata in occasione della festa di San Giorgio, patrono della città di Reggio Calabria, e svoltasi ieri mattina all’interno del teatro “Francesco Cilea”.

La premiazione, giunta quest’anno alla sua quinta edizione, vuole costituire un riconoscimento, per il loro costante impegno speso in favore del nostro territorio, nei confronti di dodici cittadini, scelti tra reggini che si sono distinti ed altri personaggi non reggini che hanno contribuito a dare lustro alla città con la loro attività, esportandone anche all’estero un’immagine positiva.

Soddisfatto per l’ottima riuscita della manifestazione il consigliere delegato Giuseppe Agliano, presidente del Comitato per le Celebrazioni in onore di San Giorgio.

A dare ulteriore solennità all’evento, la prestigiosa esibizione del gruppo Rhegium Brass Orchestra, composto dagli studenti, tutti tra i 10 ed i 18 anni, del centro territoriale permanente della scuola media “De Gasperi” e guidato dal maestro Roberto Caridi.

Le note dell’orchestra hanno segnato l’inizio non solo della cerimonia di premiazione ma anche della festa delle bande musicali all’interno delle celebrazioni in onore del Santo Patrono della città di Reggio Calabria, che proseguiranno nei prossimi giorni.

Sul palco, avvolto dalla tradizionale fascia tricolore, a consegnare i premi, realizzati dal maestro Gerardo Sacco, un malinconico ma soddisfatto sindaco Giuseppe Scopelliti, neo governatore della Regione Calabria.

«Sono qui con la fascia tricolore, sebbene voi vogliate portarmela via –ha dichiarato ironico Scopelliti– io me la tengo stretta, perché ne sono molto legato».

Non è facile abbandonare il ruolo di sindaco dopo otto anni «bellissimi, intensi, pieni di difficoltà e di soddisfazioni», così li ha descritti il presidente.

Ed è in quest’atmosfera nostalgica che sono stati insigniti Bartolo Bonavoglia, imprenditore reggino nell’ambito dell’alta modo, Joe Cappello, amministratore delegato di Air Mailta, Domenico Falzea, arbitro di serie A, Giuseppe Filianoti, tenore di fama internazionale, Francesco Gazzani, ex-comandante provinciale della Guardia di Finanza, Libero Lo Sardo, presidente nazionale dell’Associazione Carabinieri, Antonio Morabito, diplomatico, Francesco Musolino, ex-prefetto reggino, Paolo Pagnottella, presidente nazionale dell’Associazione Marinai, Mimmo Praticò, presidente regionale del CONI, Giuseppe Reale, ex-sindaco di Reggio, e Leonardo Simonelli Santi, presidente della Camera di Commercio Italiana a Londra.

A mitigare la malinconia di cui era intrisa l’aria, il felice augurio che il Sottosegretario al Ministero degli Esteri Scotti ha voluto porgere dal palco a Scopelliti nonché ai calabresi tutti.

«Ti auguro di essere un punto di riferimento – ha affermato Scotti rivolto al sindaco – per la rinascita del Mezzogiorno, nell’ambito dell’integrazione tra il Mediterraneo e l’Europa», processo che può realizzarsi, secondo il Sottosegretario solo a patto che giunga, da parte delle popolazioni del sud, una spinta propulsiva e determinante.

«Abbandonare la rassegnazione», è questo infine il consiglio che Scotti dà ai calabresi, perché questi «possono tracciare per tutto il Paese un nuovo cammino».

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Fondazione Giovanni Filianoti: un bilancio dei primi due mesi di attività

aprile 26, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Due anni sono pochi per dimenticare qualcosa che non si cancellerà mai, eppure bastano per edificare dalle macerie di una vita recisa con violenza un’associazione che alla logica insensata dell’odio preferisce quella nobile dell’amore.

Un’idea nata una sera, come un sogno, durante l’intima conversazione di un fratello e di una sorella, stretti tra il dolore cocente per la perdita del padre, assassinato brutalmente davanti alla propria casa, ed il desiderio di dare un senso a questa tragedia, per renderla in qualche modo più sopportabile.

E fu quello il primo seme della fondazione Giovanni Filianoti, creata dalla famiglia dell’agente assicurativo ucciso il primo febbraio del 2008 ed inaugurata il primo febbraio del 2010, a due anni esatti dalla sua prematura scomparsa.

Si dice che il tempo lenisca ogni dolore, ma ci sono ferite che non si rimargineranno mai. Restano lì, aperte, testimonianza cruda di un’ingiustizia troppo grande alla quale si oppone una dignità altrettanto grandiosa. Quella che si legge sul volto di Natalia Filianoti, presidente della fondazione Giovanni Filianoti, che ci ha accolti nella elegante sede dell’associazione, sita in via Fata Morgana a Reggio Calabria, per illustrarci i prossimi obiettivi nonché per stendere il primo bilancio di questi due mesi di attività.

La collaborazione offerta e l’amicizia mostrata dalle tante altre associazioni impegnate sul fronte della legalità come Libera ed il Museo della ‘ndrangheta, il sostegno ricevuto dalla società civile ed i numerosi progetti che stanno diventando ogni giorno più concreti, contribuiscono a rendere più che positiva la prima fase di apertura dei lavori.

In cantiere la costruzione, all’interno della sede della fondazione, di una biblioteca tematica sulla criminalità organizzata, composta da libri (i primi sono già stati catalogati) sia acquistati che donati dalle case editrici e dagli autori stessi. Non è escluso, come ha anticipato Filianoti, che la biblioteca si trasformi in un centro ricreativo che sia anche un caffè letterario, dove gli autori, sia conosciuti che emergenti, possano presentare le loro opere.

Grande la voglia di scappare da una città che non sembrava più la propria casa, e poi la scelta di restare, impegnandosi per cercare di contribuire alla diffusione di quella cultura della legalità senza la quale, secondo Filianoti, non è possibile nessun cambiamento di rotta.

«Cambiare vita non è cambiare città», afferma la presidente, che ritiene che ci sia più coraggio nella scelta di restare che in quella di andare via.

Infatti, non sono poche le difficoltà che i giovani del Sud si trovano ad affrontare soprattutto in questo momento di crisi non solo economica ma anche morale, nel quale diventa facile perdere le speranze per un futuro migliore. Tuttavia, è indispensabile, secondo Filianoti, il contributo dei ragazzi per la costruzione di una società fondata sui valori della legalità e del rispetto degli altri.

«L’unico modo per sradicare la ‘ndrangheta è lavorare sui giovani attraverso buoni esempi, non esiste altra strada», ne è convinta Filianoti.

Reggio Calabria ha bisogno dei giovani e questi hanno bisogno di una città che li faccia sentire accolti e nella quale possano avere un ruolo. E la fondazione Filianoti si propone di diventare spazio non solo ideale ma anche fisico in cui i giovani possano incontrarsi e sviluppare le loro idee, dando vita a quel dialogo, basato sull’ascolto, che uccide il silenzio omertoso che ancora si respira nell’aria e di cui tutti siamo vittime.

«Il vero problema sta nel silenzio della gente – ha affermato la giovane presidente – abbiamo paura di comunicare e non ci rendiamo conto che lì dove manca la comunicazione nascono le difficoltà».

La trasformazione del dolore in forza per non avere poi paura di niente perché niente sarà mai più grande di quel dolore, la conversione della rabbia in impegno e dell’odio in offerta d’amore, tutto questo c’è dietro la fondazione Giovanni Filianoti e dietro tutte le associazioni impegnate nel fare muro contro la criminalità.

Infine, chiediamo a Filianoti il perché di questa scelta. «Lo fai perché lo senti», risponde.

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Particolari ed esclusivi festini in una villa nella zona sud della città…

febbraio 23, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Non si tratta del celebre capolavoro di Stanley Kubrick, “Eyes wide shut”, dove il medico Bill Harford, interpretato da Tom Cruise, si imbatte in una misteriosa setta che organizza orge assolutamente esclusive in una villa accessibile solo attraverso una parola d’ordine.

È questo ciò che succede anche qui, a Reggio Calabria, in questo paesone abbastanza piccolo per conoscersi un po’ tutti ed abbastanza grande da fare vincere, davanti all’irresistibile richiamo del proibito, la paura di essere riconosciuti.

È giovedì sera, le strade del centro sono semi-deserte, nell’aria si respira calma, quasi noia, eppure, nella zona sud della città, in una villa privata, sta per iniziare una festa molto particolare.

Speciali gli ospiti, con un’età media che oscilla da i 20 ai 45 anni, tutti appartenenti alla borghesia medio-alta, quella gente che indossa vestiti grigi durante la settimana, passeggia con pigro zelo sul corso il sabato mattina, fermandosi ad ogni passo per salutare altra gente che indossa vestiti grigi dal lunedì al venerdì, e frequenta la chiesa ogni domenica. Insomma, tutta gente perbene. E terribilmente annoiata.

Politici, avvocati, professori universitari e studenti dell’università si danno tutti appuntamento dopo le 23, al fine di passare una notte trasgressiva in cui tutto è valido, purché avvenga, come ha specificato Giovanni (nome inventato), un uomo che solitamente partecipa a questo tipo di serate, «nel rispetto reciproco».

«Un giro grosso, che coinvolge 400-500 persone solo a Reggio», spiega Giovanni.

Gli incontri, che avvengono almeno una volta alla settimana e che coinvolgono di volta in volta un numero massimo di 20 persone, non sono altro che scambi di coppie e sesso di gruppo. Non c’è ricompensa in denaro per le prestazioni.

«Non è prostituzione», afferma Giovanni che si sforza di farci comprendere come per gli uomini che prendono parte a questo tipo di serate non sia soltanto normale cedere la propria compagna, moglie o fidanzata, ad altri uomini, ma come questo procuri persino una sorta di appagamento.

Mancanza d’amore oppure estrema complicità? Difficile comprenderlo senza il dubbio di sbagliarsi. Eppure persino Giovanni che queste cose le vede con i suoi occhi e le vive in prima persona afferma con decisione che lui non consegnerebbe mai la sua compagna ad altri uomini, spiegando loro nel dettaglio i modi per soddisfarla, episodio al quale ha assistito e che aveva come protagonisti un politico reggino e sua moglie.

Sarà che questi politici hanno così vivo la spirito sociale ed umanitario da arrivare a condividere, per deformazione professionale, persino il coniuge? O sarà che politica e sesso si accompagnano sempre di più e vanno sempre più d’accordo? E chissà poi perché?

Il piacere, più che dalla stimolazione fisica di zone nervose, scaturisce dalla mente. Ed in questo senso non c’è nulla che dia più piacere della consapevolezza che si stia per fare qualcosa che assolutamente, per il proprio ruolo, sarebbe pericoloso fare. Il rischio di essere riconosciuti, quello che si sappia in giro, la libertà che si prova nel correre tali rischi, aumentano in modo esponenziale un piacere tanto più blando quanto più non si rivesta un ruolo in qualche modo pubblico.

Forse è questa la ragione, al di là della noia che caratterizza la vita di molti di coloro che conducono una vita agiata, che porta molti politici, o uomini in vista, a cercare un tipo di sesso anticonvenzionale, persino nella nostra città…sempre più metropolitana, globalizzata ed insoddisfatta.

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La fondazione Giovanni Filianoti: mattone importante per una società migliore

febbraio 12, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Trasformare la disperazione in speranza e la rabbia in impegno sociale. È la scelta dei familiari di Giovanni Filianoti, onesto imprenditore reggino assassinato brutalmente da ignoti il 1 febbraio del 2008 davanti alla sua abitazione, i quali hanno dato vita ad una fondazione a scopo benefico a lui intitolata, inaugurata lunedì primo febbraio, in occasione del secondo anniversario della morte, presso la sede di via Fata Morgana a Reggio Calabria.

Nata sotto i migliori auspici, considerando la copiosa presenza dei cittadini e degli esponenti politici, tra i quali il sindaco Giuseppe Scopelliti, che ha reciso il nastro rosso insieme ai figli dell’imprenditore scomparso, la fondazione, come ha spiegato la sua presidente, Natalia Filianoti, «rappresenta un luogo fisico ed ideale dove incontrare nostro padre ed uno strumento per approdare ad una società migliore».

Obiettivi della fondazione sono infatti quello di perpetuare la memoria di Giovanni Filianoti, nonché la promozione della cultura della legalità soprattutto tra i giovani.

Ed è a loro che la fondazione si rivolge, spingendoli a reagire senza violenza e sostenendoli nella loro crescita morale e civile, attraverso borse di studio, formazione lavorativa e diversi progetti indirizzati e pensati dai ragazzi.

La prima attività sarà una borsa di studio in favore degli studenti dell’istituto tecnico commerciale Raffaele Piria, chiamati ad esprimersi sul tema dell’omertà.

«Abbiamo deciso di continuare la strada tracciata da nostro padre, rendendo pubblico il suo stile di vita ed il suo modo di pensare: aiutare il prossimo», ha affermato il vicepresidente Walter Filianoti.

La creazione della fondazione rappresenta già un deciso strappo a quella mentalità atavica, fino a poco tempo fa troppo diffusa nel Mezzogiorno, che vuole che all’odio si risponda con altro odio, dando vita ad una spirale di sangue e di rancori che non ha vincitori ma soltanto vinti.

La famiglia Filianoti, invece, come ha sottolineato Scopelliti, all’ingiusta ed irreparabile perdita del loro congiunto ha risposto con l’amore. Un insegnamento importante per tutti, indice di una profonda forza interiore nonché di un’evoluzione in atto all’interno della nostra società.

«Avete posto un mattone nuovo per la costruzione di una città diversa», ha concluso il sindaco, ringraziando i familiari di Giovanni Filianoti.

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Presentato l’ultimo libro di Pasquino Crupi: “La letteratura calabrese”

gennaio 18, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Colmerà una grave lacuna nella cultura non solo degli studenti ma di tutti quanti noi “La letteratura calabrese”, ultima opera dello scrittore Pasquino Crupi, destinata alla scuola media e presentata ieri pomeriggio all’interno del locale I tre farfalli, sito in via del Torrione a Reggio Calabria.

Il testo, edito da Luigi Pellegrini Editore, si articola in tre volumi, per la prima volta pensati e realizzati, ciascuno dei quali analizza determinate epoche storiche. Il primo racconta la letteratura calabrese dalle sue origini fino al Settecento; il secondo si sofferma sul Settecento e sull’Ottocento; il terzo, infine, si occupa del Novecento fino al 2000.

Ed è lo stesso Crupi a concepire la sua opera non come un qualcosa di puramente scolastico, bensì come «una battaglia meridionalista intesa a sottrarre la nostra civiltà letteraria da tutte le calcolate menzogne che intendono relegarla nel recinto delle letterature marginali».

«Il che è assolutamente falso», dichiara orgoglioso lo scrittore. Ed è suo il merito se possiamo rendercene conto anche noi, sfogliando le pagine di quei tre volumi, scritti con «la speranza -confessa Crupi- di riempire un vuoto pesante che per tanti anni ha reso gli studenti estranei alla propria civiltà e la scuola estranea al territorio».

Un’indifferenza che, secondo l’autore, «grida vendetta», perché la letteratura calabrese non è disgiunta dallo svolgimento di quella italiana, piuttosto ne costituisce parte integrante, cosicché, se venisse eliminata la prima, sostiene Crupi, «crollerebbe la stessa letteratura nazionale».

Si tratta dunque di una colonna, forse una tra tante, dal momento che ne occorrono diverse per sorreggere qualcosa di importante, ma comunque una colonna portante. Ed il testo di Crupi ne spiega il pregio stilistico, offrendoci l’occasione per «rientrare nei confini sconfinati della nostra civiltà letteraria».

Immortale, bella, meridionalista e da sempre di opposizione, è così la letteratura calabrese, legata nei primi secoli a quella europea, a partire dal Trecento a quella nazionale e, con l’avviarsi del Settecento, sempre più attenta ai problemi calabresi, assumendo, a partire dall’Ottocento, un ruolo soprattutto di denuncia sociale.

«Tutti ci ritengono chiusi, ma noi calabresi siamo straordinariamente spalancati -ha affermato lo scrittore- sappiamo tutto di Manzoni e di Eco e quasi nulla dei calabresi che hanno fatto la letteratura calabrese».

È forse questo il nostro reale limite: non avere mai spalancato una finestra su noi stessi.

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Uno spettacolo futurista da Shanghai a Reggio Calabria

gennaio 18, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

“Una serata futurista”, ovvero uno spettacolo di parole, di musica e di danza, celebrato sabato sera all’interno del cinema Odeon di via 3 Settembre, prima di fare calare il solenne sipario su un anno dedicato al futurismo, che ha visto il suo momento più alto nella mostra nazionale di Filippo Tommaso Marinetti, ospitata a Villa Zerbi.

Un evento nato dalla speciale collaborazione tra il Comune di Reggio Calabria e quello di Milano, in particolare tra l’assessore reggino ai Beni Culturali e Grandi Eventi Antonella Freno e l’assessore milanese alla cultura, Massimiliano Finazzer Flory. Quest’ultimo, per la terza volta a Reggio Calabria, ha preso parte alla serata nella triplice veste di assessore, attore e regista dello spettacolo.

Sembra dunque che a calcare la scena e a caratterizzare questo sabato sera in riva allo stretto sia stato l’eclettismo, elemento peculiare del futurismo, i cui esponenti esplorarono ogni forma espressiva, dalla pittura alla letteratura.

Durante lo spettacolo, che ha coinvolto i sensi degli spettatori in un tripudio vitale di immagini e di suoni, Finnazer Flory ha letto e recitato testi tratti dai Manifesti futuristi e dalle pagine più famose del movimento, “Zang Tumb Tuuum” di Marinetti (1912), “La Fontana malata” di Aldo Palazzeschi (1909), le dichiarazioni programmatiche di Giovanni Papini che affronta sulla rivista Lacerba il “Perché sono futurista” (1913), ovvero le ragioni della sua conversione.

Si tratta di testi, come ha sottolineato l’assessore milanese, che hanno più di cento anni, ma che «non smettono di travolgere gli spettatori per la loro attualità e per la loro intatta energia».

Questo omaggio al futurismo ha visto anche la presenza di Emanuela Serra, danzatrice di danza contemporanea che ha curato le coreografie, e quella del musicista Riccardo Bianco con le sue improvvisazioni musicali al sax.

Sullo sfondo le immagini di quadri celebri e meno celebri, scelte in base ai passi di danza, alla musica e ai testi, che hanno interagito tra loro in perfetta armonia, segnando quella «osmosi futurista» che, secondo l’assessore reggino, «sancisce l’inizio di una nuova era».

«Una performance che ha fatto il giro del mondo e che dopo Shanghai è arrivata anche nella nostra città», ha sottolineato Freno.

A proposito della collaborazione tra le città di Reggio e di Milano, secondo Finazzer Flory, il punto di contatto è rappresentato dalla figura di Umberto Boccioni, protagonista indiscusso della compagine, che è nato e vissuto nella città calabrese ma ha trovato successo nel capoluogo lombardo. «Questo evento costituisce un’occasione per tenere unito il Paese attraverso la cultura -ha dichiarato l’assessore milanese- proprio qui a Reggio, la cultura non è solo un fattore di sviluppo, bensì lo sviluppo stesso, nonché pace e progresso».