Posts Tagged ‘rapporto uomo-donna’

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Gli uomini possono cambiare?

giugno 21, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Lo diceva anche Mia Martini e ne era tanto convinta da farci una canzone, diventata famosa, sull’argomento, «Gli uomini non cambiano». E forse, in fondo, lo sappiamo tutte, anche se ce ne dimentichiamo quando ci innamoriamo. A chi di noi non è capitato di amare un uomo e di volerlo cambiare? Non importa che età abbia, da quanto tempo stiamo insieme, quale sia il suo “handicap” da volere modificare, ogni donna è convinta, quando è innamorata, che l’uomo che ama per lei migliorerà e che sia solo questione di tempo.

Così ognuna si aspetta che l’eterno farfallone scopra il piacere della monogamia, che l’incorreggibile Peter Pan si decida a crescere, che il bugiardo incallito ad un tratto si trasfromi nell’uomo più sincero al mondo, e così via.

Spesso noi donne portiamo avanti per anni delle storie nel presupposto che le cose cambieranno. Il vero guaio si verifica però quando ci trasciniamo dietro per la vita, come una zavorra, un rapporto che ci fa solo soffrire, nel tentativo, destinato sempre a fallire, di vedere migliorare l’uomo che ci sta accanto.

Le donne sono le creature più testarde del creato. Affronto questo argomento anche nel mio libro, “Ali di burro”, dove la frase «gli uomini non cambiano mai» ricorre spesso fin dalle prime pagine ed in cui scrivo: «Voler cambiare un uomo, in fondo, è voler cambiare la realtà, non accettarla. È quasi un delirio di onnipotenza. Alla fine, lui non conta più niente, ciò che conta è vincere questa battaglia con noi stesse e con la realtà delle cose. Ci buttiamo contro il muro fino a quando non cadiamo a terra, ci distruggiamo, perché siamo idealiste, perché siamo testarde, perché siamo fragili ed incorreggibili. Alla fine, moriamo come delle eroine».

Non sono poche le donne che io ho conosciuto che hanno buttato via la loro vita, i loro anni più belli, nel tentativo e nell’attesa di vedere cambiare il proprio compagno e realizzare così il proprio sogno d’amore perfetto. Tutto ciò che ne hanno ottenuto è stato cambiare loro stesse. In peggio.

Sì, perché mandare avanti storie sbagliate, rapporti che non ci rendono felici, che ci fanno soffrire, nuoce gravemente alla salute, sia quella fisica che quella psichica. Ci peggioriamo, consumiamo parte della nostra luce, perdiamo sempre. Mi chiedo e vi chiedo allora: ma ne vale la pena?

Bisogna arrendersi alla realtà, all’evidenza delle cose, alla verità, all’impossibilità di cambiare il mondo. Insomma, noi non siamo Dio, perché sforzarci di esserlo?.

È vero che gli uomini, quando si innamorano, diventano migliori, ma questo non significa “diversi”. Se una storia ci fa stare male, è molto probabile che sia una storia sbagliata per noi. Ed in questo caso è molto meglio porvi fine senza aspettare per vedere se lui cambierà.

Il cambiamento più duraturo che ho visto compiere ad un uomo è stato sempre preceduto dalle lacrime e dal rimpianto ed è stato lungo una settimana.

Non esistono solo gli uomini sbagliati. Esistono anche gli uomini giusti. Quelli che non vorremmo diversi, quelli che ci fanno stare bene e che ci rendono felici, nonostante le difficoltà della vita. Per questo non trascuro mai di sottolineare che se, da un lato, è sempre impossibile cambiare un uomo; dall’altro, è sempre possibile cambiare uomo.

 

 

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Tratto dal mio libro “Ali di burro”

Maggio 24, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Capitano giorni fragili. Come questo. Tutto è incerto, vacilla, poi si sgretola. Cade giù.

Ti senti fermo. Forse lo sei. Neanche questo sai. TI trovi in mezzo ad una strada di frammenti, le luci sono spente e tu non hai il coraggio di fare un altro passo. Ma vorresti farlo, per andare più avanti, dove forse c’è, la luce. Sei solo.

Sono giorni fragili. Quelli in cui io cerco qualcosa di sicuro. Quelli in cui io cerco te. Tra la paura e la voglia. Tra il dubbio e la certezza. E tutto si sgretola. Tutto invecchia.

Cade giù. A pezzi.

Ti trovo, se non ci sei. Sei in un sogno . Tu che non vuoi sognare. Anch’io ho paura. A volte penso che non sogno più. Forse mi sono spenta. Si è più vecchi nei giorni fragili.

Apri gli occhi. E sogna. Non è stato un sogno a portarti qui da me? Tu esisti? Sì, esisti. Io ti sento. E tu mi senti? Mi senti quando non ci sono? Voglio abbracciarti, io che ho paura. Abbraccio te, che hai paura. Forse chi ha tanta paura ha tanto bisogno. Tu hai tanto bisogno di quell’abbraccio che non vuoi.

E’dolce la tua paura. Raccontamela. Mi stringo a te. Eccomi. Hai sentito quante volte ti ho abbracciato? Senti le mie carezze con il cuore.

Le mie mani volano come farfalle. Si posano dove c’è bisgno. Dove c’è paura.

Un sogno è così. Confuso. E io voglio donartelo, un sogno. E’ fatto di fumo, di nebbia, di vapori di sorrisi, di polvere di stelle. Non sentirti in colpa con te stesso perché sogni.

Siamo giovani. Dai, siamo piccoli insieme. Torna piccolo con me. Vieni qui adesso, giochiamo.

Tu conosci quel sogno? Te lo racconto. Non parlare adesso. Ascolta. C’è tanta neve. Lo ricordi? Ti ho incontrato in questo sogno. C’è tanta neve, ma tu non hai più freddo. Nè paura.

Quanto è difficile vivere! E quanto è bello farlo! La Vita è più forte di me. Non ho più paura.

Tu cammini sempre avanti. Vai avanti anche in questo sogno. La neve è bianca. Come il tuo cuore. Come le tue mani. Mi piacciono le tue mani. Toccano quasi le mie. Le mie volano come farfalle. Riesci a prenderle tu?

Alle farfalle piace il calore.  In estate danzano intorno alla luce. Intorno alla luce c’è la notte. Non fa più paura.

C’è tepore tra le tue mani. Sulle tue labbra. Scioglie la neve. Le farfalle non sono in trappola tra le tue mani. Abbracciami.

Sotto la neve c’è già un prato verde. Fiori bianchi. Come il tuo cuore. Come le tue mani. Tu vai sempre avanti. Mi piace il tuo passo. Sicuro. Quante impronte hai lasciato su quella neve! Tu non lo sai ma sotto quelle impronte nascono i fiori.

Se mi dai la mano, ti seguo. Dai fiori piove rugiada. Sono lacrime. Vuol dire che ora c’è la luce. E’ giorno. Tu non sei più solo in un giorno fragile.

Un giorno fragile è come una bolla di sapone. Svanisce quando tocca le tue dita. Quindi, allunga la mano. Toccami. Senti il mio calore? Il calore scioglie la neve.

Tu sai dove vai quando vai avanti? Io non lo so. A volte ho paura. Insegnami tu a non aver paura. Tienimi la mano.

Solleva la testa, tu che guardi avanti. Lo vedi il cielo azzurro tra i rami sottili degli alberi? Da lì passa la luce. Passa dai tuoi occhi. Mi riscalda. Conosci il suono del bosco? Lo senti? Ascoltalo. E’silenzio o musica?

Tra le mie braccia non hai più paura. La mia voce è un sussurro tiepido, che ti sfiora, che ti avvolge. Cercami. Voglio accarezzarti.

Io sono qui.

E questo è il nostro sogno.

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“Ali di burro”. Poche parole sul mio libro

Maggio 17, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Credo che non sia facile per un autore parlare del suo stesso libro. E questo per non poche ragioni. Forse anche per una sorta di pudore. Penso anche che il lettore meglio dello scrittore sia capace di cogliere tutti i significati di ciò che legge, quelli che spesso sfuggono anche a chi scrive.

A me è successo che, rileggendo nel corso degli anni il mio libro, “Ali di burro”, appena pubblicato, ne abbia scoperto ogni volta aspetti diversi e molteplici. Pensavo fosse un libro che riguardasse i disturbi alimentari, l’aborto, il rapporto madre-figlia. Ma non è soltanto questo. Si tratta di un libro che parla di Vita, di rinascita, di guarigione, di dolore e di gioia.

Non è necessario avere una storia identica a quella delle protagonista per rispecchiarsi nel suo vivere, nei suoi pensieri, nelle sue paure, nei suoi dubbi, nelle sue esperienze.

Dico sempre che le storie si assomigliano un po’ tutte, anche quando sono diverse. Ed in cosa sono simili? Nelle emozioni. Le emozioni umane sono sempre quelle. Lo scrittore in gamba sa descriverle, così ce le fa rivivere.

Io spero di esserene stata capace. Ma questo soltanto i miei lettori potranno dirlo. Ciò che invece posso affermare con certezza è che questo libro l’ho scritto con il cuore e con l’anima. Così io amo. Così io scrivo. Così io vivo. E non conosco un altro modo di amare, di scrivere, di vivere.

L’ho scritto per me stessa, innanzitutto. Perché ne ho sentito l’esigenza. Come se qualcosa mi fosse esploso dentro e volesse fluire da me attraverso parole precipitate all’improvviso sulla carta, di solito di prima mattina. Io ho semplicemente seguito questa scia. Mi sono lasciata vincere, senza perdere nulla. Sono felice di averlo fatto. Ero felice anche allora, mentre lo scrivevo. Ma non l’ho fatto ponendomi il fine della pubblicazione, sebbene capisca che dirlo possa sembrare ipocrita. L’ho inviato alla case editrici per curiosità, per gioco, per mettermi alla prova. E le risposte che ho ricevuto mi hanno illuminata di gioia e di fiducia. Ciò che avevo scritto con il cuore e con l’anima piaceva.

Era come se questo libro già esistesse in un’altra dimensione, simile a quella dove vivono le Idee, secondo Platone. Io mi sono limitata all’eseguire il mio amabile compito: scriverlo.

A voi, miei cari lettori, lascio il piacere di leggere e quelle emozioni che mi auguro susciti in voi. Spero che piacere sia.

Ma non l’ho scritto solo per me stessa. L’ho fatto anche per le donne, sebbene sia convinta che Ali di burro sia un libro non solo per donne, ma anche per uomini, padri, mariti, compagni, per madri, figlie, donne che hanno intrapreso e conosciuto la strada buia dell’aborto, donne che si trovano davanti a questa difficile scelta di vita e di morte. Ali di burro è anche per coloro che troppo facilemnte giudicano, puntano il dito contro gli altri, senza domandarsi il perché di certe scelte, di certi comportamenti, senza vedere il mare infinito di dolore che spesso si nasconde dietro.

Alle donne voglio dire di essere più solidali tra loro, più complici, più amiche. Voglio dire a tutte le donne di volersi bene di più, nel duplice senso di volere più bene alle altre donne e a se stesse. Voglio dire alla madri di essere più comprensive verso le loro figlie, perché hanno tanto bisogno di loro. E alle figlie voglio dire di essere meno severe con le loro madri, meno dure. Sono donne anche loro. Non possono essere perfette.

Dico a tutte le donne di essere più clementi con se stesse.

Dobbiamo imparare a perdonare. Per vivere. Per tornare a vivere.

Voglio dire ai padri che il loro ruolo è fondamentale nella crescita dei figli. Non è un compito che si può delegare. Fate tanti complimenti ai vostri figli, fate notare loro la vostra felicità per i loro successi, e state loro vicini nelle loro sconfitte, nei loro dolori. Parlate con loro. Ascoltateli.

Mie care amiche, vi sorpendereste nel sapere quante donne vivono situazioni simili alle vostre, eppure voi vi sentite tanto sole e soffrite in silenzio. Non abbiate paura di chiedere aiuto. E ricordatevi di non perdere mai…la speranza.

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Il sesso è un modo efficace per non perdere la propria donna?

aprile 30, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Non solo per ricomporre piccoli o grandi litigi, ma anche per scongiurare qualsiasi rischio di poter essere traditi, o per paura di perdere la propria compagna insoddisfatta, gli uomini cercano di fare tanto sesso con la propria donna. Convinti che attraverso il sesso si possa risolvere tutto, o quasi, e che ogni cosa ruoti intorno a questo, comunicano con il sesso esattamente come noi donne comunichiamo attraverso le nostre parole o i nostri silenzi.

Se, da un lato, è vero che una relazione stabile e serena dipende anche dalla qualità del sesso e dal livello di intesa sessuale tra i due partners; dall’altro, nessuno può negare che un ottimo sesso renderà, in mancanza di tutto il resto, un uomo ed una donna temporanei ed eccezionali amanti, e niente di più.

Un uomo non può sperare di tenere legata a sé una donna solo attraverso il sesso, con l’obiettivo di evitare che lei vada a cercarne altro da qualche altra parte. Esattamente come una donna non può sperare che suo marito le resti accanto solo perché cucina bene.

Tantissimi altri elementi rendono una relazione speciale, ed il sesso non è il primo di questi, sebbene sia fondamentale.

Gli uomini dovrebbero preoccuparsi di più di fare sentire amate le proprie donne che di fare l’amore con loro. Un uomo che ci tenga ad una donna tanto da non volere perderla, tanto da volere che lei faccia parte della sua vita, dovrebbe impegnarsi a farla sorridere, a renderla felice, non solo sessualmente appagata, ma anche emotivamente soddisfatta, dedicandole del tempo, delle cure.

Ci fanno innamorare le tenerezze. Ci sciogliamo davanti alle sorprese e alla delicate attenzioni. Notiamo i gesti galanti, ci fanno un certo effetto. Ci piace essere ascoltate. Ci piace così tanto che poi a letto riusciamo anche a dare di più.

Ci fa impazzire che il nostro uomo ci faccia complimenti, che noti il nostro abito nuovo e di quanto ci stia bene. Lo amiamo ancora di più quando ci organizza una serata speciale, così, all’improvviso; quando, per farsi perdonare la sua assenza, ci fa un piccolo regalo e cerca di recuperare il tempo perso. Diciamo a noi stesse: “Questo è quello giusto!”, quando ci dimostra che sa chiedere scusa per i suoi piccoli errori ed è capace di comprenderli.

Ci piace che non si lamenti se la zuppa è troppo salata o la pasta scotta, che apprezzi le nostre attenzioni, il nostro impegno per farlo felice, che dia valore ai nostri sforzi, alle nostre fatiche. Amiamo che creda in noi, e che ce lo dica, e anche spesso. Sì, noi abbiamo bisogno che il nostro uomo creda nelle nostre capacità, e ci dia fiducia e stima.

Pur essendo diventate forti ed indipendenti, abbiamo bisogno che il nostro uomo ci faccia sentire protette e di sapere che nelle difficoltà possiamo contare su di lui. A volte ad una notte di fuoco preferiamo una piazza ed una serata al cinema, mano nella mano.

Amiamo che ci abbracci di notte, o che allunghi la mano per cercare la nostra; che ci faccia piangere sulla sua spalla, quando il mondo è un po’ cattivo con noi, che non ci giudichi severamente, bensì che ci comprenda.

Ad un regalo costoso ed improvvisato preferiamo un regalo anche piccolo, ma fatto con cura e con amore. Certo, se può essere anche prezioso tanto meglio! Ma il che non è indispensabile, come facilmente si crede.

Ci piace che ci faccia ridere, che ci faccia divertire, che renda la nostra vita vivace e mai monotona, che ci offra dei diversivi e degli stimoli, soprattuto quando ci vede scariche; che ci capisca senza bisogno di tante spiegazioni, che sappia dare peso ai nostri consigli, e che lui stesso chieda il nostro parere.

Desideriamo che ci renda parte della sua vita, cioè del suo vivere quotidiano. Questo non ha niente a che vedere con il controllo dell’altra persona, con lo stare sempre attaccati, con il condividere tutto, (cosa che ci fa sempre scappare via), ma consiste soltanto nel rispettarsi a vicenda, consapevoli del fatto che, quando abbiamo accanto qualcuno, non possiamo non tenerne conto nel prendere scelte, nel fare progetti, nel decidere le piccole o le grandi cose.

Ci piace che non ci faccia pesare i nostri errori, che accetti anche i nostri difetti, che ci faccia sentire speciali, uniche, le più belle; che non protragga a lungo le discussioni, portando rancore e rabbia, che sia capace di mitigare i toni duri dei litigi con un sorriso, ma che non sminuisca ciò che ci fa stare male.

Ci piace che sia un amante attento e passionale, che ci desideri, ma che il tempo trascorso insieme non sia destinato solo al soddisfacimento degli istinti, altrimenti resta ben poca cosa.

Ci piace che ci faccia le coccole.

Ci fanno scappare le urla, i gesti violenti, la severità, la durezza. Ci raffreddiamo e ci paralizziamo davanti all’egoismo. Ci stanca la monotonia. Ci delude l’essere colpite nei nostri punti deboli, nelle nostre ferite. La nostra fiducia è  resistente, ma non si compone. Ci avvizzisce l’essere lasciate sempre sole. Come una piantina, o come un bel fiore, diventiamo fragili e spente. Alla fine, non parliamo più. Ci secchiamo senza nutrimento.

E moriamo. Muore il nostro amore.

Quindi, uomini, con noi fate meno sesso, e più amore.