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Il questore Casabona incontra i ragazzi della Cassiodoro

aprile 29, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

«Ospite speciale», così il giornalista Francesco Tiziano ha definito il questore reggino Carmelo Casabona, che ieri pomeriggio, accolto con le note dell’inno nazionale, ha incontrato gli studenti delle quinte classi del circolo didattico “Aurelio Cassiodoro” di Pellaro, in occasione del settimo appuntamento del ciclo “Testimonials istituzionali”.

Un incontro avvenuto poche ore dopo la maxi operazione, compiuta dagli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria, dai carabinieri e dai militari della guardia di finanza e denominata “Migrantes”, che, nel corso della scorsa notte, ha portato all’esecuzione di ben trentuno ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti ritenuti compartecipi di un’organizzazione finalizzata allo sfruttamento della manodopera extracomunitaria nelle campagne di Rosarno.

In questo clima ancora effervescente, inevitabile per Casabona, chiamato a parlare di legalità, affrontare argomenti connessi allo sfruttamento del lavoro nel Mezzogiorno e al controllo delle attività economiche da parte delle organizzazioni criminali di stampo mafioso.

«Deformazioni comportamentali», secondo il questore, che non appartengono soltanto agli appartenenti alle cosche, ma che sono ormai sedimentate ed acquisite da tutti i meridionali, traducendosi in una generale quanto ignobile tendenza, da parte degli imprenditori e delle aziende, a cercare il proprio arricchimento, contenendo i costi, quindi risparmiando sul lavoro dei dipendenti.

Che siano immigrati o no, che siano giovani alle prime armi o padri e madri di famiglia, i lavoratori qui in Calabria sono spesso costretti ad accettare delle condizioni inique di lavoro, consistenti soprattutto in retribuzioni di gran lunga inferiori a ciò che dovrebbero ricevere in corrispondenza alle loro prestazioni, senza potersi ribellare. Pena la perdita del lavoro.

Ma cosa si cela dietro tutto questo? Sicuramente, in parte, una scarsa consapevolezza dei propri diritti, abbastanza diffusa nel meridione, dove spesso la legge dello Stato viene sostituita dalla legge fatta dal singolo, ma anche e soprattutto secoli di storia. Pagine che Casabona ha voluto raccontare ai ragazzi, partendo da un’unità d’Italia fatta male, ovvero, come ha spiegato il questore, non tenendo debitamente conto delle enormi diversità tra il nord, più ricco e più evoluto, ed il sud, ancora fermo al periodo feudale.

Tocca adesso ai giovani andare avanti, rispettando gli altri e anche se stessi, per cancellare ogni retaggio di una storia in qualche modo “sbagliata”.

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Enrico Loverso nella nostra città per il Calabria Film Festival

dicembre 13, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Un altro personaggio famoso, questa volta un attore italiano, Enrico Loverso, ha solcato giovedì 10 dicembre il tappeto rosso del teatro Politeama Siracusa, nell’ambito della terza edizione del “Calabria Film Festival”, “Festival Internazionale Cinema, Ambiente e Paesaggio”, organizzato dalla Fondazione Calabria Film Commission, presieduta da Francesco Zinnato, che ha preso il via a Reggio Calabria martedì 8 e si concluderà sabato 12 dicembre.

“La Calabria nel cinema” il tema della serata, durante la quale è stato proiettato il film “Il ladro di bambini” del regista calabrese Gianni Amelio, girato nella nostra regione, in particolare nella zona di pellaro, nel 1992, e nel quale Enrico Loverso interpreta il ruolo principale.

«Un film che ha toccato il cuore di tutto il mondo e che ha la stessa forza della tragedia greca», così ne parla l’attore, secondo il quale, il successo di questa pellicola è ascrivibile al fatto che racconta «la realtà nuda e cruda, attraverso immagini semplici, rappresentando l’uomo per ciò che è».

L’attore, di origine siciliana e noto anche nel panorama internazionale, ha indossato nella storia la divisa di un carabiniere calabrese, trasferitosi a Milano per ragioni di lavoro, al quale vengono affidati due orfani affinché li accompagni in Sicilia.

Ecco che ha inizio questo viaggio emozionante lungo la penisola, fino a giungere lì dove si ferma il pullman, davanti ad un tipico e desolato paesaggio calabrese, fatto di strade disastrate ed edifici incompleti. Ma «lo scenario, in realtà, non è di degrado – ha commentato Loverso – quei palazzi ancora da finire sono incompleti sono negli occhi dello spettatore, perché chi ci abita li considera la propria casa».

Dunque, non un’unica verità, ma diverse, ognuno possiede la sua. Ed il protagonista durante questo viaggio al contrario, non più quello tipico dell’emigrazione dal sud al nord, ma dal nord al sud, ritrova la sua verità smarrita, le sue radici, la semplicità e l’umanità dei rapporti, anche grazie al contatto con i due orfani, tramite i quali riconosce se stesso.

«In questo viaggio a ritroso – ha spiegato Loverso – il carabiniere scopre le sue potenzialità, capisce di cosa può essere capace, trasformandosi da guardiano in padre protettivo». Secondo l’attore, il protagonista, una volta lacerate le vesti che indossa, «assomiglia molto a quegli edifici incompleti che si vedono lungo la strada e che, privi di intonaco, mostrano senza vergogna la loro verità».