Posts Tagged ‘paura di amare’

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Coltivare la gommosità per essere felici

ottobre 13, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Difficoltà e delusioni finiscono sempre con il renderci tutti più prudenti, meno disposti a dare, ad aprirci, a fidarci, e ci induriscono almeno un po’. Se, da un lato, questo è un bene, perché ci permette di valutare meglio persone e situazioni; dall’altro, ci rende duri, a volte incapaci di riconoscere le emozioni, di viverle, di sentire. La durezza altro non è che un callo, una deformazione, una reazione. Tanto più abbiamo sofferto tanto più sarà impenetrabile la nostra corazza. Dietro questa c’è sempre la paura e, oltre questa, un animo sensibile.
Ma se la sofferenza nella vita è inevitabile, non è detto che questa debba per forza peggiorarci. Ed è proprio questo ciò che dovremmo fare: riuscire a trarre prezioso insegnamento dalle nostre esperienze più dolorose, ma facendo in modo che non ci condizionino. Se ce la faremo, saremo dei vincitori nella vita, perché non avremo ceduto facilmente alle avversità. Se, invece, permettiamo al nostro passato di trasformarci in persone schive, chiuse, sospettose, dure e inflessibili, avremo sempre e comunque perso.
Ma come si fa a crescere senza peggiorare? La risposta è davvero semplice: coltivando la nostra parte più gommosa. Ci sono cose che possiamo fare per restare morbidi come caramelle. Eccone alcune: baciare, baciare tanto ed abbracciare chi amiamo o chi ne ha bisogno; passare del tempo con un bambino, giocarci, osservando ed acquisendo il suo modo pulito di dare; sorridere; vivere con un animale domestico; stare in compagnia; cedere all’orgoglio; accarezzare; cucinare per chi amiamo; dire “ti voglio bene”; perdonare e perdonarci; non pretendere troppo da noi stessi né dagli altri; accettare noi stessi e gli altri; saltare sul letto con la nostra musica preferita e ridere; mangiare gelato; imparare a ricevere, perché, se a volte dare è difficile, ancora più arduo è concedersi di ricevere ciò a cui non si è abituati, ossia tenerezza, cure, attenzioni, amore. Purtroppo, si diventa troppo facilmente avvezzi allo stare soli, al non ricevere.
Solo coltivando la morbidezza si può essere forti…e felici. Quindi, non abbiate mai paura di praticarla.

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Paura di amare: alibi o verità?

ottobre 6, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Quante volte l’abbiamo utilizzata come scusa per allontanarci da uomini che non ci interessavano e quante volte l’hanno utilizzata loro con noi come motivo per non impegnarsi o chiudere! Ma erano solo scuse o la paura di amare esiste davvero e costituisce un vero pericolo quando incontriamo la persona giusta? Sicuramente siamo tutti un po’ bruciati dalle nostre storie precedenti e quindi, con l’aumentare dell’età, diventiamo tutti più prudenti, più cauti, quando ci approcciamo ad un nuovo amore. Ma in questo caso non si può parlare di “paura di amare” vera e propria. È un comportamento normale dettato dall’esperienza. La paura di amare è invece una vera e propria patologia che porta l’individuo a chiudersi, evitando di entrare in intimità (non quella fisica) con un potenziale partner per timore di soffrire ancora, di essere abbandonato o tradito. Esiste questa fobia. Ma dovremmo andare cauti nell’usarla per giustificare qualsiasi comportamento maschile di disinteresse e scarsa attenzione verso di noi. Infatti, anche l’uomo più impaurito del mondo, con un passato tumultuoso alle spalle, diventa audace davanti ad una donna che gli piace davvero e con la quale vuole intraprendere una storia.
Se, da un lato, è vero che gli uomini impauriti dall’amore mostrano tutti gli stessi sintomi, ossia menefreghismo, indifferenza, mancanza di iniziativa, latitanza, tirchieria, disinteresse; dall’altro, anche gli uomini innamorati sono tutti uguali: generosi, presenti, pronti a mettere da parte l’orgoglio, pieni di voglia di stupire, protettivi, passionali, disposti a mettersi completamente in gioco.
Quindi, non vi preoccupate troppo se lui sembra mostrare di avere paura di una relazione stabile. Parlandogli e rassicurandolo, non lo convincerete, piuttosto fareste meglio a lasciarlo solo per un po’. Se gli interesserete davvero, la sua paura svanirà. Se non passa, passate voi ad un altro uomo meno problematico e più pronto a rendervi felici.

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Sindrome da crocerossina: quando lei vuole salvare lui

Maggio 6, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
“E la luna bussò alle porte del buio. – Fammi entrare. Lui rispose di no”.
Care amiche, oggi mi sono svegliata con questo motivetto nella testa e ne è scaturita una riflessione: quante di noi hanno fatto come la luna! Sì, a chi non è mai successo nella vita di volere portare luce nella vita di un uomo solo, problematico, dal passato difficile e che lui, come il buio, non ci abbia permesso di entrare, o abbia aperto la porta appena un po’, nonostante fossimo lì per illuminarlo?!
Qualcuno la chiama “sindrome da crocerossina”, il desiderio di salvare un uomo. Chiamatemi come volete, sempre un delirio rimane. Mica ce lo chiedono di salvarli. E da cosa poi? Da una vita vuota? Dall’incapacità di legarsi? Noi non la interpretiamo mai come mancanza di vero interesse, irresponsabilità, sindrome da Peter Pan, o voglia di divertirsi, ma cerchiamo sempre dei nomi più dignitosi ed accettabili, “paura di soffrire”, “paura di amare”, “paura di essere lasciato”, “paura di questo e di quello”. E trasformiamo così un uomo in una vittima, da salvare appunto.
Così, mentre noi tentiamo di mettere in salvo chi continua a sostenere infastidito di non dovere essere aiutato, distruggiamo noi stesse. Solo noi donne possiamo farlo tanto bene e con tanto impegno.
Facendo in questo modo, non ci accorgiamo che continuiamo a dare ali i ad un uomo che in realtà è solo un bambino. Magari sì, ha un’infanzia infelice alle spalle, sua madre è morta e lo ha abbandonato quando aveva dieci anni, suo padre è stato sempre assente, o lui è stato sposato con una vera stronza, a quanto racconta, ma non spetta a noi ricompensarlo di tutto, essere la madre che non ha avuto, o la donna perfetta, quella che, al contrario della stronza, lo tratterà come un dio e non gli farà mancare mai nulla, sommergendolo di amore, cure ed attenzioni, non dicendogli mai di no, essendo sempre disponibile. (Ecco a voi la ricetta per perdere un uomo il prima possibile).
No! Siete proprio sul binario sbagliato, care. Sta per venirvi addosso un treno.
Chissà perché riusciamo sempre a provare tanta compassione per un uomo e mai per noi stesse?! Sarà colpa di un’educazione maschilista o è una vocazione innata del nostro genere?
Ma come? Non ci sono servite a nulla neanche le fiabe? Se vi ricordate, era la principessa ad essere salvata dal principe e mai il contrario. Biancaneve mangiava la mela avvelenata ed il principe la baciava, riportandola in vita; la bella addormentata nel bosco, vittima di un altri malvagio sortilegio, si addormentava ed il principe ridestava lei e tutto il regno, spezzando l’incantesimo; Cenerentola veniva salvata dal principe dalle grinfie di quella megera della matrigna e delle sorellastre racchie. Forse solo ne “La bella e la bestia” lei salva lui da un incantesimo e con il suo amore lo trasforma in un bellissimo e dolcissimo principe. Sarà stata questa a rovinarci e a spingere tante donne a restare accanto ad uomini che le trattano male, in attesa che si trasformino in principi?
Ma analizziamo la realtà. Ci avete provato, avete insistito. Alcune di voi anche più di una volta; altre in ogni relazione. Ma non siete mai riuscite a salvare un uomo, a trasformarlo, ad illuminare il suo buio.
La verità, infatti, è soltanto una: ognuno si salva da solo. E ogni volta che cerchiamo di aiutare un uomo, tentando di fargli capire che la sua vita sarebbe migliore accanto a noi, o grazie al nostro amore, a trasformarci siamo solo noi, diventando delle “rompiscatole” dalle quali qualsiasi uomo fuggirebbe a gambe levate.
Deve essere lui, semmai, a decidere di migliorare se stesso per poterci stare accanto.
Noi pensiamo piuttosto a salvare noi stesse, con le nostre mani, da amori sbagliati, che ci fanno solo soffrire e che ci rendono peggiori, ossia infelici.

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La fine di un amore: cambiare prospettiva

marzo 1, 2013

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di Noemi Azzurra Barbuto

La fine di una storia d’amore è sempre un evento doloroso, a volte persino drammatico quando coincide con una separazione. Non conta se a prendere la decisione siamo stati noi o sia stata l’altra persona, si soffre comunque e ci si ritrova a dovere affrontare una nuova vita da soli.

Tuttavia, anche un periodo difficile come questo può costituire una formidabile occasione per migliorare se stessi e la propria vita.

Il segreto? Cambiare prospettiva.

Ma come si fa? Basta guardare i lati positivi ed i vantaggi che comporta la ritrovata vita da single, invece di continuare a piangersi addosso dandosi per finiti.

Innanzitutto, di solito, quando si chiude definitivamente una relazione, il periodo immediatamente precedente è stato piuttosto pesante: litigi, insofferenza, delusioni varie e di ogni tipo, che ci hanno fatto rivalutare l’altro. Arriviamo alla fine stanchi, provati, arresi.

Da soli è possibile ricaricare le proprie energie e prendersi maggiore cura di se stessi. Può succedere che ci si senta subito più sereni, allontanandosi, proprio perché la vita insieme era ormai diventata insostenibile.  Piano piano ci si sentirà sempre meglio. Questo non significa che non sentiremo la mancanza dell’altro, ma che tale vuoto può essere colmato in mille modi diversi: uscendo, facendo nuove amicizie, dedicandosi ad una rimessa in forma generale del proprio corpo, cambiando look, buttandosi in un nuovo progetto lavorativo, che ci potrà dare entusiasmo e nuova fiducia in noi stessi.

Dobbiamo sorridere il più possibile e non lasciarci mai sopraffare dalla malinconia. Tale atteggiamento creerà intorno a noi un alone magico e le cose inizieranno ad andare sempre meglio.

Ecco alcuni lati positivi della nuova vita appena intrapresa:

  • non dovrai più avere nulla a che fare con i parenti di lui (o lei) né con i suoi amici;
  • non dovrai più cucinare, stirare, fare la spesa, sistemare la casa, prenderti cura di un’altra persona;
  • non subirai più le sue critiche, le sue lamentele o il suo nervosismo;
  • potrai organizzare le tue giornate come meglio credi;
  • una vita più serena ti renderà più bello/a;
  • non dovrai più dare conto a nessuno dei tuoi acquisti;
  • se ne hai voglia, potrai mangiare un panino davanti alla tv per cena ed uscire a che ora vuoi;
  • potrai dire addio alle domeniche davanti alla tv a guardare la partita;
  • potrai vestirti come ti pare;
  • potrai conoscere nuove persone;
  • potrai sentirti gratificato/a scoprendo di piacere all’altro sesso;
  • raggiungerai nuove consapevolezze e maggiore sicurezza;
  • potrai fare tutto quello a cui avevi rinunciato perché a lui/lei non piaceva;
  • ricomincerai a sentire il batticuore per un’altra persona e capirai che ogni delusione è superabile;
  • non spenderai più soldi in regali per lui/lei;
  • potrai partire con i tuoi amici;
  • potrai fare tutto ciò che prima non ti era concesso;
  • potrai trasferirti fuori se ne hai voglia;
  • intraprendere un nuovo lavoro;
  • rispolverare i tuoi sogni e trasformarli in progetti da realizzare;
  • ritroverai nuove energie vitali;
  • ricomincerai a ridere di gusto dopo quel brutto periodo;
  • potrai frequentare chi vuoi;
  • ritroverai il sorriso e la voglia di fare;

T’innamorerai di nuovo, ma impara dai tuoi errori. Lo sbaglio più grande che tu possa fare sarebbe quello di chiudere il cuore. Una delusione non può farti smettere di credere nell’amore. Dare la tua fiducia è giusto ed indispensabile per costruire qualsiasi tipo di relazione, ma prima fai che sia meritata. Attento/a ai piccoli segnali. Cerca di trovare nell’altro/a tutto ciò che ti è mancato nella tua precedente relazione: tenerezza, o impegno, o senso di responsabilità, o coraggio, o divertimento, o fedeltà. Ma preoccupati che anche il resto non manchi. Hai sofferto, sì, capita a tutti nella vita di credere e di restare delusi, non è tempo perso, e lo capirai. Ciò che sei oggi è il frutto di tutto ciò che hai fatto, il prodotto dei tuoi successi e dei tuoi errori. Non rinnegare mai il passato, quindi, rifiuteresti una parte importante di te. Piuttosto sii grato/a, è il tuo passato che ti ha reso possibile capire cosa vuoi davvero e che ti farà riconoscere la persona giusta.

Non avere paura. Potrà finire, vero. Già lo sai. Ma ora sai anche che non ne morirai.

Andrà sempre meglio.

Sorridi.