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Sindrome da crocerossina: quando lei vuole salvare lui

Maggio 6, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
“E la luna bussò alle porte del buio. – Fammi entrare. Lui rispose di no”.
Care amiche, oggi mi sono svegliata con questo motivetto nella testa e ne è scaturita una riflessione: quante di noi hanno fatto come la luna! Sì, a chi non è mai successo nella vita di volere portare luce nella vita di un uomo solo, problematico, dal passato difficile e che lui, come il buio, non ci abbia permesso di entrare, o abbia aperto la porta appena un po’, nonostante fossimo lì per illuminarlo?!
Qualcuno la chiama “sindrome da crocerossina”, il desiderio di salvare un uomo. Chiamatemi come volete, sempre un delirio rimane. Mica ce lo chiedono di salvarli. E da cosa poi? Da una vita vuota? Dall’incapacità di legarsi? Noi non la interpretiamo mai come mancanza di vero interesse, irresponsabilità, sindrome da Peter Pan, o voglia di divertirsi, ma cerchiamo sempre dei nomi più dignitosi ed accettabili, “paura di soffrire”, “paura di amare”, “paura di essere lasciato”, “paura di questo e di quello”. E trasformiamo così un uomo in una vittima, da salvare appunto.
Così, mentre noi tentiamo di mettere in salvo chi continua a sostenere infastidito di non dovere essere aiutato, distruggiamo noi stesse. Solo noi donne possiamo farlo tanto bene e con tanto impegno.
Facendo in questo modo, non ci accorgiamo che continuiamo a dare ali i ad un uomo che in realtà è solo un bambino. Magari sì, ha un’infanzia infelice alle spalle, sua madre è morta e lo ha abbandonato quando aveva dieci anni, suo padre è stato sempre assente, o lui è stato sposato con una vera stronza, a quanto racconta, ma non spetta a noi ricompensarlo di tutto, essere la madre che non ha avuto, o la donna perfetta, quella che, al contrario della stronza, lo tratterà come un dio e non gli farà mancare mai nulla, sommergendolo di amore, cure ed attenzioni, non dicendogli mai di no, essendo sempre disponibile. (Ecco a voi la ricetta per perdere un uomo il prima possibile).
No! Siete proprio sul binario sbagliato, care. Sta per venirvi addosso un treno.
Chissà perché riusciamo sempre a provare tanta compassione per un uomo e mai per noi stesse?! Sarà colpa di un’educazione maschilista o è una vocazione innata del nostro genere?
Ma come? Non ci sono servite a nulla neanche le fiabe? Se vi ricordate, era la principessa ad essere salvata dal principe e mai il contrario. Biancaneve mangiava la mela avvelenata ed il principe la baciava, riportandola in vita; la bella addormentata nel bosco, vittima di un altri malvagio sortilegio, si addormentava ed il principe ridestava lei e tutto il regno, spezzando l’incantesimo; Cenerentola veniva salvata dal principe dalle grinfie di quella megera della matrigna e delle sorellastre racchie. Forse solo ne “La bella e la bestia” lei salva lui da un incantesimo e con il suo amore lo trasforma in un bellissimo e dolcissimo principe. Sarà stata questa a rovinarci e a spingere tante donne a restare accanto ad uomini che le trattano male, in attesa che si trasformino in principi?
Ma analizziamo la realtà. Ci avete provato, avete insistito. Alcune di voi anche più di una volta; altre in ogni relazione. Ma non siete mai riuscite a salvare un uomo, a trasformarlo, ad illuminare il suo buio.
La verità, infatti, è soltanto una: ognuno si salva da solo. E ogni volta che cerchiamo di aiutare un uomo, tentando di fargli capire che la sua vita sarebbe migliore accanto a noi, o grazie al nostro amore, a trasformarci siamo solo noi, diventando delle “rompiscatole” dalle quali qualsiasi uomo fuggirebbe a gambe levate.
Deve essere lui, semmai, a decidere di migliorare se stesso per poterci stare accanto.
Noi pensiamo piuttosto a salvare noi stesse, con le nostre mani, da amori sbagliati, che ci fanno solo soffrire e che ci rendono peggiori, ossia infelici.

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