Posts Tagged ‘pasquino crupi’

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Presentato l’ultimo libro di Pasquino Crupi: “La letteratura calabrese”

gennaio 18, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Colmerà una grave lacuna nella cultura non solo degli studenti ma di tutti quanti noi “La letteratura calabrese”, ultima opera dello scrittore Pasquino Crupi, destinata alla scuola media e presentata ieri pomeriggio all’interno del locale I tre farfalli, sito in via del Torrione a Reggio Calabria.

Il testo, edito da Luigi Pellegrini Editore, si articola in tre volumi, per la prima volta pensati e realizzati, ciascuno dei quali analizza determinate epoche storiche. Il primo racconta la letteratura calabrese dalle sue origini fino al Settecento; il secondo si sofferma sul Settecento e sull’Ottocento; il terzo, infine, si occupa del Novecento fino al 2000.

Ed è lo stesso Crupi a concepire la sua opera non come un qualcosa di puramente scolastico, bensì come «una battaglia meridionalista intesa a sottrarre la nostra civiltà letteraria da tutte le calcolate menzogne che intendono relegarla nel recinto delle letterature marginali».

«Il che è assolutamente falso», dichiara orgoglioso lo scrittore. Ed è suo il merito se possiamo rendercene conto anche noi, sfogliando le pagine di quei tre volumi, scritti con «la speranza -confessa Crupi- di riempire un vuoto pesante che per tanti anni ha reso gli studenti estranei alla propria civiltà e la scuola estranea al territorio».

Un’indifferenza che, secondo l’autore, «grida vendetta», perché la letteratura calabrese non è disgiunta dallo svolgimento di quella italiana, piuttosto ne costituisce parte integrante, cosicché, se venisse eliminata la prima, sostiene Crupi, «crollerebbe la stessa letteratura nazionale».

Si tratta dunque di una colonna, forse una tra tante, dal momento che ne occorrono diverse per sorreggere qualcosa di importante, ma comunque una colonna portante. Ed il testo di Crupi ne spiega il pregio stilistico, offrendoci l’occasione per «rientrare nei confini sconfinati della nostra civiltà letteraria».

Immortale, bella, meridionalista e da sempre di opposizione, è così la letteratura calabrese, legata nei primi secoli a quella europea, a partire dal Trecento a quella nazionale e, con l’avviarsi del Settecento, sempre più attenta ai problemi calabresi, assumendo, a partire dall’Ottocento, un ruolo soprattutto di denuncia sociale.

«Tutti ci ritengono chiusi, ma noi calabresi siamo straordinariamente spalancati -ha affermato lo scrittore- sappiamo tutto di Manzoni e di Eco e quasi nulla dei calabresi che hanno fatto la letteratura calabrese».

È forse questo il nostro reale limite: non avere mai spalancato una finestra su noi stessi.

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Oliviero Diliberto in visita a Reggio Calabria: “A me va bene quel che Tripodi decide qui”

dicembre 19, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Il PdCI, la neonata Federazione della Sinistra, il Mezzogiorno, la Calabria, il ponte sullo stretto. Sono i temi all’ordine del giorno della manifestazione pubblica svoltasi ieri pomeriggio nell’auditorium del Centro Civico di Ravagnese, alla quale ha preso parte anche il segretario nazionale del PdCI Oliviero Diliberto.

Un’occasione per rilanciare la nascita, avvenuta il 5 dicembre scorso a Roma, della Federazione della Sinistra, caratterizzata, come ha sottolineato Michelangelo Tripodi, segretario regionale del PdCI, da «una connotazione e uno spirito prettamente meridionalisti».

Non si tratta di «un cartello elettorale -ha aggiunto Tripodi- ma di un partito strutturato sullo stile della federazione».

Ne parla come «il coronamento di un sogno» per il quale si è battuto a lungo, Diliberto, che, a proposito delle prossime elezioni regionali, ha dato carta bianca a Tripodi, non escludendo Agazio Loiero, sul quale ha espresso un giudizio positivo, come candidato.

«Quello che decide Tripodi in Calabria a me va bene a Roma», ha dichiarato il segretario nazionale, secondo cui «le elezioni non sono come le olimpiadi, per le quali è valido lo slogan “l’importante è partecipare”». Alle elezioni si partecipa per vincere. E per questo occorrono due ingredienti fondamentali: «compattezza ed un candidato vincente».

Severo il giudizio di Diliberto sul capo del Governo. «Berlusconi si chiede perché ci sia tanto odio nei suoi confronti, dovrebbe piuttosto farsi un esame di coscienza». Secondo il segretario nazionale, la politica mandata avanti dal Governo in carica ha penalizzato il Mezzogiorno e soprattutto la Calabria attraverso i continui tagli ai finanziamenti destinati al sud. Tutto questo avrebbe prodotto «una crisi spaventosa e l’aumento dell’emigrazione non più delle braccia, ma dei cervelli, che si traduce in perdita di futuro».

«Roba da matti, idea che contraddice qualsiasi buonsenso», così si è espresso Diliberto circa il progetto del ponte, parafrasando in conclusione il don Abbondio manzoniano: «questo ponte non si deve fare né ora né mai».

Ma il no del PdCI al ponte non equivale ad un no allo sviluppo, bensì ad un deciso sì allo sviluppo sostenibile, alle infrastrutture, alla messa in sicurezza del territorio, all’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria, della statale 106 jonica e della statale 18.

Sono proposte sulle quali convergono anche Massimo Canale, segretario provinciale del PdCI di Reggio Calabria, e Nino De Gaetano, segretario regionale del Prc calabrese, che hanno ribadito la loro adesione alla manifestazione nazionale, che si terrà questa mattina a Villa San Giovanni, definita da Canale «primo appuntamento comune» delle forze della Federazione della Sinistra.

A proposito delle elezioni regionali, «rappresentano lo snodo finale -ha affermato lo scrittore Pasquino CrupiBerlusconi o lo battiamo così o per anni e anni non ci sarà più nulla da fare». Dunque, una partita disputata in Calabria ma nella quale si giocano le sorti del Mezzogiorno intero.

 

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“Sarò una figura collante”: Massimiliano Ferrara nuovo prorettore dell’Università degli Stranieri

novembre 20, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

È stato presentato giovedì 19 novembre, presso la sala conferenze dell’Università degli Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, il nuovo prorettore vicario Massimiliano Ferrara, alla presenza del magnifico rettore Salvatore Berlingò, di Pino Bova, presidente del comitato reggino della società Dante Alighieri e componente del comitato tecnico organizzativo, e del corpo docenti.

«Accolgo con grande senso di responsabilità e con immenso piacere questo compito – ha affermato Ferrara – spero di ricambiare la fiducia che mi è stata data con l’impegno e la passione che da sempre caratterizzano il mio modo di fare università».

Un ruolo cruciale quello affidato oggi al giovane docente, dal momento che si colloca in un periodo di grande fermento per Reggio Calabria in seguito alla sua proclamazione di “città metropolitana” e alla realizzazione di una zona di libero scambio che accentuerà la sua presenza strategica nel cuore del Mediterraneo.

A questo proposito, Ferrara ha incluso tra gli obiettivi perseguiti dall’Università degli Stranieri, oltre a quelli specifici connessi alla formazione, anche la creazione di un dialogo tra i popoli, nonché l’instaurazione, ricoprendo già Ferrara il ruolo di presidente del corso di laurea in “Scienze economiche” dell’Università Mediterranea, di una sinergia comunicativa tra le due università reggine, per giungere all’intercettazione della ricca domanda culturale che proviene dall’estero.

Non sarà difficile per Ferrara, che, come sostiene Bova, «possiede una straordinaria capacità di comunicazione, dinamicità, ed esperienze prestigiose anche a livello internazionale, nonostante la sua giovanissima età», fungere da ponte tra le due istituzioni universitarie.

Ha espresso grande entusiasmo per la nomina di Ferrara anche Berlingò, che ha voluto ringraziare «per il suo costante e prezioso impegno» il prorettore uscente Pasquino Crupi, che «non lascerà l’università, ma continuerà a svolgere il suo ruolo di docente».

Secondo Ferrara, la città non deve vivere l’università in modo distaccato, bensì dare il suo contributo nella realizzazione degli obiettivi comuni, che necessitano dell’apporto di ognuno di noi. La creazione di uno stretto rapporto tra l’università, in particolare quella degli stranieri, e la città risulta fondamentale nella trasformazione di Reggio Calabria in ciò che potenzialmente è e che da sempre dovrebbe essere: un crocevia di culture, un luogo di incontro e di scambio pacifico tra i popoli.

E questo è il motivo per il quale Ferrara si pone «al servizio non solo dell’università ma anche della città».

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“La perpetua covata”: un racconto dal sud dei sud del mondo

settembre 30, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

perpetua_covata_homeÈ stato presentato questo pomeriggio, presso la sala conferenze del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria, il libro La perpetua covata, di Andrea Borgia, scrittore, giornalista ed esperto di comunicazione, edito dalla giovane casa editrice calabrese Kaleidon.

Un evento importante, al quale hanno preso parte personalità di spicco del mondo della cultura e dell’informazione, tra cui Dante Maffia, illustre scrittore, il quale ha curato la prefazione del libro; l’assessore provinciale alla cultura Santo Giuffrè; il direttore responsabile della casa editrice Filippo Arillotta; Pasquino Crupi, storico della letteratura e critico. Ha introdotto e coordinato i lavori il giornalista Massimo Calabrò.

Tutti loro hanno posto l’accento sulla necessità e sull’importanza di promuovere oggi, nel panorama letterario italiano, che risulta più asservito alle regole del mercato che attento a salvaguardare la qualità delle opere pubblicate e a premiare quelle che forse meriterebbero un riconoscimento non solo in virtù dello stile, del pregio stilistico, del loro alto livello culturale, ma anche e soprattutto del messaggio sociale che trasmettono e che pongono all’attenzione dei lettori.

La casa editrice Kaleidon ha operato una scelta di fondo, quella di divulgare le opere nelle quali crede più per il loro valore culturale che per matematiche ragioni di mercato, puntando quindi sulla qualità, in controtendenza rispetto alla logica del profitto che ormai ha contaminato e domina anche il mondo della cultura e che ci impoverisce a livello umano.

In particolare, la nuova collana, “La Calabria nel cuore”, di cui il libro di Andrea Borgia costituisce il primo prodotto, ha l’obiettivo di recuperare e di divulgare il vivo della Calabria, “cercando di ristabilire – come ha affermato Arillotta – quel cordone ombelicale con i calabresi che sono andati via, creando un tramite tra noi, che siamo rimasti, e loro. Ogni anno siamo come un organismo in emorragia, perdiamo un sangue che va ad arricchire altre parti dell’Europa e del mondo. Per noi questa collana è una scommessa e questo libro un ottimo inizio”.

“La covata perpetua” è ambientato nel Messico rivoluzionario degli anni ’20 ed è la storia di Alfonso e Isela, un prete ed una perpetua, tra i quali si crea uno strano rapporto, nel quale l’uno cerca di essere l’altro dell’altro. Il tema è quello del doppio. L’ambiguità si legge già nel titolo, che può avere valore sia di sostantivo che di aggettivo. I due personaggi sono alla ricerca di una propria identità, quella che hanno perduto o che ancora devono scoprire. Nonostante l’ambientazione lontana nel tempo e nello spazio, si tratta di una storia attuale, dal momento che, come afferma lo stesso autore, “la ricerca dell’identità è qualcosa di atemporalizzato e può avvenire in qualsiasi realtà, anche in un microcosmo, come quello in cui vivono i personaggi del romanzo, che si estraniano dagli eventi storici che colpiscono il Messico, essi non ne sono toccati, gli eventi restano intangibili. L’identità è qualcosa di importante, che riguarda l’uomo, essa vale per se stessa, vale in sé, a prescindere dal luogo in cui è collocata”.

Qualcuno potrebbe chiedersi che cosa abbiano in comune il Messico e la Calabria? In verità, tante cose. Il Sud raccontato da Borgia è un sud imparentato con tutti i sud del mondo, un luogo più dello spirito che geografico. Tra quelle pagine la Calabria c’è, ma mai esibita in maniera sfacciata. La ritroviamo nei colori, nei sapori, nei profumi, nelle passioni, nelle feste, nei caratteri, nel modo di vivere della piccola comunità di Hierra, elementi che svelano l’anima merdionale dell’autore.

Così come ha affermato Crupi, lo scrittore ha mostrato che “il Sud può ancora essere raccontato secondo una nuova visione della letteratura”.

Anche Maffia ha insistito sull’importanza di questa pioneristica collana. Egli ha affermato: Stiamo vivendo un momentaccio della narrativa italiana, in cui domina il caos. La maggior parte del libri che si leggono sono senza costrutto, manca un messaggio, non solo quello morale, ma anche quello estetico. Non è vero che ciò che conta sia leggere, conta anche la qualità di ciò che si legge, perché certi libri formano, danno la possibilità di crescere e di crescere bene. La nascita di questa collana è un evento importante, perché essa prevede un progetto, quello di recuperare la letteratura calabrese, calabrese in quanto si svolge nel sud del mondo. Spesso e volentieri i calabresi hanno sofferto molto il fenomeno dell’ottundimento: noi siamo grandi e tutto ci è dovuto. C’è una frase di Corrado Alvaro che mi viene in mente. Egli ha scritto che bisogna raccogliere il maggior numero di memorie perché poi fermentino e diventino il futuro dell’uomo. Questa collana nasce con lo spirito di andare a raccogliere le memorie del passato e del presente per creare il futuro senza piagnistei. Prendiamo il passato bello. Prendiamo le cose belle e non soltanto quelle brutte. Per questo motivi, questa collana dovrebbe essere sorretta dalle autorità, per farla conoscere anche nelle scuole. C’è in essa un gesto di coraggio estremo che va incentivato”.

In fondo, recuperare il bello di noi non è altro che valorizzarci, mettendo in evidenza i lati positivi, mostrandoci agli altri sotto una nuova luce, non più quella grigia del vittimismo, né quella dell’ottundimento, di cui parla Maffia, che è propria di una bellezza che si crogiola su se stessa e che si compiace di sé, e che per questo resta vuota e lentamente si spegne. La nuova luce deriva necessariamente da una maggiore conoscenza di se stessi, dei propri punti di forza, da una riscoperta delle proprie radici e della propria civiltà. La costruzione di un futuro migliore non può prescindere da questo recupero delle memorie. E come questo libro e questa collana vogliono essere ponte tra i calabresi che sono rimasti e quelli che sono andati via, così il nostro passato costituisce ponte, struttura portante, verso il nostro futuro.