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In amore gli opposti si attraggono o si respingono?

Maggio 26, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Per amarsi bisogna assomigliarsi. È ciò che sostiene lo psicologo inglese Glenn Wilson, che ha condotto uno studio sulla coppia, elaborando il Quoziente di compatibilità (Qc), unità di misura dello stato di salute di un rapporto. Il docente, attraverso elaborati questionari sottoposti ad oltre 2.000 persone, è giunto alla conclusione che le coppie più longeve e più stabili sono quelle caratterizzate da parteners molto simili tra di loro nel carattere, nelle preferenze, negli interessi, nei valori e nei modi di fare.

Ma in amore, si sa, non esistono regole generali ed assolute. Come affermava Blaise Pascal, «il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce». E forse noi possiamo aggiungere: “che non può conoscere”. Dunque, secondo il filosofo-matematico francese, che la scienza sia capace di spiegare perché restiamo più attratti da una persone rispetto ad un’altra, o cosa ci sia alla base del colpo di fulmine, o perché alcuni partners scelgano di stare insieme per tutta la vita, mentre altre coppie naufraghino dopo pochi mesi di vita a due, è assolutamente da escludere.

In che cosa poi sia opportuno essere simili non è specificato nel dettaglio da Wilson. Ci si chiede allora se per stare a lungo insieme sia necessario avere la stessa nazionalità, dando valore all’antico proverbio popolare “Moglie e buoi dei paesi tuoi”, o possedere lo stesso livello culturale, la stessa estrazione sociale, stipendi più o meno uguali, stessi hobbies, stessi gusti sessuali, stesso bioritmo, stessa età, stesso modello familiare, stesse perferenze culinarie, affinché non si litighi sul ristorante da scelgiere (messicano e italiano?), e così via.

Bisogna riconoscere a Wilson il merito di avere fatto un gran bel lavoro, analizzando un campione così esteso, avendo dedicato tanta cura alla sua ricerca, tuttavia è stato inutile. Sì, fatica sprecata, perché la ricetta dell’amore per tutta la vita possono trasmetterla bene soltanto i nostri nonni, che non hanno condotto nessuna indagine e non hanno elaborato nessun questionario, bensì hanno fatto qualcosa di più importante: hanno vissuto. E vivendo hanno sofferto, hanno gioito, hanno superato tanti ostacoli, ed hanno anche amato. L’ingrediente principale di questa ricetta d’amore è la pazienza. Ne occorre tanta per superare i momenti critici, le difficoltà quotidiane, i piccoli grandi litigi, le piccole grandi crisi da cui nessuna coppia è mai stata o sarà mai immune.

Wilson crede che, eliminando ogni causa di possibili attriti attraverso la somiglianza dei due partners, si possa giungere ad un rapporto longevo. Sarebbe opportuno, piuttosto, che le coppie sapessero che le difficoltà ci saranno sempre e che l’essere identici non le potrà escludere, ma che potranno superarle attraverso la comprensione, e il loro amore così ne uscirà ancora più forte.

Un rapporto tra due persone non è qualcosa di statico, come postula Wilson, ma qualcosa in continuo divenire, dal momento che nel corso della vita si cambia, si cresce, si modificano idee, opinioni, modi di fare, modi di pensare, ideologie, principi. La coppia più longeva è quella capace di vivere le diversità che via via si presentano armonizzandole, facendo in modo che esse non siano motivo di divisione, bensì motivo di arricchimento reciproco e di maturazione. Immaginare un rapporto in cui i due parteners sono simili, credendo inoltre che potranno continuare ad esserlo per tutta la vita, non è soltanto inverosimile, ma persino poco allettante. Infatti, il confronto con ciò che è diverso da noi ci porta a fare esperienze nuove, a conoscere noi stessi, a rendere la nostra esistenza meno monotona, più dinamica. Più che simili, occorre essere complemetari, ossia possedere delle diversità attraverso le quali giungere all’equilibrio, alla completezza.

L’essere diversi comporta, inoltre, la coltivazione da parte dei parteners di passioni differenti e, di conseguenza, il mantenimento di sani spazi individuali che in ogni coppia rappresentano sempre un toccasana, in quanto permettono a ciascuno di passare del tempo da solo, di ricaricarsi e di sentire anche la mancanza del compagno.

La diversità dell’altro, dunque, non deve essere considerata in modo negativo, come causa di contrasti, ma in modo positivo, come opportunità.

Tuttavia, lo psicologo britannico non ha tutti i torti. Per stare insieme a lungo bisogna averla una somiglianza. Fondamentale è camminarsi accanto guardando verso la stessa direzione.