Posts Tagged ‘noemi azzurra barbuto’

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Rinnovare la casa per rinnovarsi

marzo 26, 2013

bigdi Noemi Azzurra Barbuto
Cambiare look per cambiare vita. Chi di noi non lo ha mai fatto? Ogni volta che ci troviamo a vivere dei periodi di crisi, cerchiamo sempre di apparire diversi allo specchio. Questo indica un bisogno di rinnovamento che parte dall’interno e si concretizza anche esteriormente.
Ma per sentirsi meglio e rompere con il passato, è utile anche cambiare ciò che ci sta intorno, in primo luogo, l’ambiente in cui viviamo, cioè la nostra casa, che ci influenza molto.
Ogni luogo ci comunica sensazioni, che possono essere sia negative che positive. Può anche succedere che un posto in cui siamo stati bene inizi a comunicarci stati d’animo di malessere, o di insofferenza, di ansia, di inquietudine, magari perché in quel medesimo ambiente abbiamo vissuto dei momenti brutti o anche belli e ormai trascorsi. Rompere con il passato implica anche questo: cambiare l’ambiente circostante nel quale fino ad oggi abbiamo vissuto e creare atmosfere nuove.
Non sempre cambiare casa è possibile, soprattutto di questi tempi. La soluzione più pratica e anche più divertente è quella di cambiare l’aspetto della nostra abitazione. Basta davvero poco per farlo e per trasformare una vecchia stanzetta nella camera dei nostri sogni.
Il primo passo è per alcuni anche il più difficile da fare: liberarsi di tutte le cose inutili che abbiamo accumulato nel tempo e di cui non siamo mai riusciti a liberarci. Vecchi ninnoli, mobili usurati dal tempo, scartoffie varie, scatole, scatoline, cianfrusaglie non fanno altro che togliere spazio e respiro all’ambiente. Quindi, armatevi di un grosso sacco e buttate via tutto. Vi sentirete subito meglio e noterete già un cambiamento importante.
Se proprio non riuscite a liberarvi di un determinato oggetto e mobile, allora reinventatelo, pitturatelo, dategli un uso diverso o una nuova posizione. Date libero sfogo alla vostra fantasia e alla vostra creatività.
Cambiate assolutamente il colore delle pareti, scegliendo colori soffici e luminosi. La parola d’ordine è “luce”, ma ricordate che anche i colori più scuri, come il grigio, possono creare un’atmosfera molto confortevole ed elegante, basta adattarci dei mobili chiari, magari bianchi. Ne risulterà un ambiente molto moderno. Il mio consiglio è quello di non caricare troppo gli spazi. Il vuoto non deve essere riempito a tutti i costi.
Non abbiate paura di osare. Anche una parete rossa può darvi energia.
Comprate qualche bella lampada o delle luci colorate e sistematele in punti strategici. Mettete ordine dentro e fuori voi stessi.
Il gioco è fatto.
Entrate nella vostra casa nuova. E iniziate una nuova vita.

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lo chignon: per sedurre basta sollevare i capelli, non la gonna

marzo 26, 2013

audrey_hepburn_69151-1400x1050di Noemi Azzurra Barbuto
Acconciatura tipica delle ballerine, lo chignon è da sempre sinonimo di eleganza, ma, nello stesso tempo, è un modo pratico di tenere in ordine i capelli.
Lo sapevano bene le donne ateniesi e romane che, indossati pepli leggeri, raccoglievano i capelli per scoprire il collo e le spalle, fermandoli sulla nuca con fermagli d’oro.
Ogni epoca ha la sua pettinatura, eppure lo chignon lo ritroviamo sempre, più o meno in voga, nelle occasioni speciali, nei matrimoni, nei balli ufficiali, nel cinema, alla notte degli Oscar. Basti pensare alla pettinatura di Audrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany”, acconciatura che consacrerà l’attrice per sempre come icona di stile e di eleganza.
A tutti piacciono chiome sciolte e fluenti, che siano bionde, rosse o nere, non possono non affascinare e colpire. Ma lo chignon seduce forse di più, perché stimola la fantasia, dona alla donna un pizzico di mistero e maggiore eleganza, in più scopre, lascia nuda la nuca, il collo, le orecchie, tutte zone del corpo altamente erogene e sexy. Prova questa che esiste un modo di affascinare più sottile e più potente di quello che spinge spesso una donna a scoprirsi troppo, mettendo in bella mostra gambe, seno, pancia, cosce.
Forse che il denudarsi non sia l’ultimo ed estremo tentativo di colpire l’altro sesso da parte di chi conosce poco l’arte della seduzione e non possiede altre armi?
In cosa consiste, in fondo, il fascino se non nel mistero? E cosa esiste di più misterioso di una donna con chignon? Ti domandi quanto lunghi siano i suoi capelli e come starebbe sciogliendoli. Cerchi di immaginarla con i capelli sulle spalle, liberi…Ti sembra quasi di vederla…Ma non a tutti è concesso. Ed ecco che ti piace ancora di più, perché ti appare diversa dalle altre.
Lo chignon, inoltre, scoprendo bene il viso, enfatizza e mette in risalto gli occhi, lo sguardo, l’arma di seduzione più potente che possiede una donna. Lo chignon è sexy, ma nello stesso tempo castigato, rigoroso, strutturato, elegante.
Ci sono colori che non passano mai di moda: il bianco, il nero, il rosso. Ci sono abiti che non passano mai di moda: il little black dress o tubino nero. Ci sono accessori che non passano mai di moda: la collana di perle, gli occhiali neri. E poi c’è lo chignon, eleganza senza tempo. Molto più di un’acconciatura. Uno stile.

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L’inversione dei ruoli: quando a corteggiare è lei

marzo 22, 2013

come-sedurre-un-uomo-o-una-donnadi Noemi Azzurra Barbuto
Rose, serenate, inviti a cena, bigliettini, regali, ma anche esplicite dichiarazioni, inseguimenti, proposte, non sono più prerogativa dell’uomo in fase di corteggiamento. Oggi anche le donne hanno deciso di svolgere un ruolo attivo e sono passate dall’essere innocenti prede a cacciatrici spesso spietate, tanto da fare sorgere il dubbio qualche volta che l’uomo che hanno finalmente accanto abbia ceduto non per amore, bensì per sfinimento. Si capisce dal suo sguardo arreso, quasi stanco, dalla sua abitudine a tacere ogni volta che parla lei, senza mai osare contraddirla.
Le donne che conquistano sono spesso donne che lasciano con altrettanta facilità. E lui, “sedotto e abbandonato”, si lecca da solo le ferite, è stato preso, ingannato, mollato, intanto lei sta cacciando un’altra preda. Sono collezioniste seriali al pari di alcuni uomini, mosse anche loro dal bisogno di conferme.
Ma ci sono anche quelle che sono stanche della timidezza degli uomini, della loro mancanza di iniziativa e, spinte dalle amiche, dicono: “Ok, adesso basta aspettare: lo invito ad uscire”.
Sono corteggiatrici occasionali, spinte dalla necessità, quasi si vergognano a morte a fare quell’invito, credono ancora che sia “roba da uomini” e non vogliono perdere il loro potere: la loro femminilità. Quindi, quando usciranno con lui, baderanno bene di rientrare nel loro ruolo, passandogli abilmente la palla, facendo di nuovo inversione, da “cacciatrici” a “prede”. A loro basterà quell’incontro, uno sguardo, un sorriso, un silenzio, niente di più, per farlo andare in estasi, e la prossima volta, anzi le prossime volte, sarà lui ad invitarle.
In fondo, ci vuole un po’ di elasticità mentale anche negli affari di cuore. Un po’, mi raccomando… Che l’apertura mentale non sia troppa e non costituisca mai una scusa per correre dietro ad un uomo come disperate. Non c’è niente di seduttivo in tutto questo. Vedete, è vero, gli uomini dicono di gradire ricevere fiori, ma lo fanno per educazione. Pensano davvero che sia un gesto carino, ma un gesto carino non li conquista! Può diventare persino imbarazzante… Loro vogliono fare gli uomini. Dategli almeno l’illusione di incarnare lo stereotipo del macho. Ed il macho non riceve fiori, semmai, qualche volta, li regala.
Eh già…! Ci vuole abilità nell’essere preda e ci vuole abilità nell’essere cacciatrice, ma l’abilità superiore è essere entrambe le cose in base alla circostanza. Non è un gioco per tutte.

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Andiamo verso una società di single?

marzo 20, 2013

essere-singledi Noemi Azzurra Barbuto
La discriminazione oggi non riguarda più il sesso, il colore della pelle, ma lo stato civile. Finiti i tempi in cui chi aveva superato i trent’anni e non era sposato doveva subire continue mortificazioni e cercare di non rispondere alle inquisitorie domande dei parenti in occasione di feste e compleanni in famiglia, oggi viviamo gli albori di una controtendenza: a subire gli svantaggi del proprio stato civile sono sempre di più quelli sposati.
Ristoranti per single, vacanze per single, libri per single, monolocali per single, macchine per single, lavatrici per single, aperitivi per single, negozi per single sorgono ormai ovunque, anche in Italia. Con una precedente esperienza di matrimonio alle spalle o mai accasati, impenitenti sempre, oggi i single sono sempre più numerosi, ma soprattutto sono contenti. Si distinguono sia dai classici Don Giovanni di una volta, orgoglio di mamma e papà, Peter Pan mai cresciuti, che da quelle zitelle pelose, diventate sempre più acide con il tempo, che, sebbene rare, si vedevano in giro. Loro sono single per scelta personale, non per scelta di qualcun altro. E single vogliono restare.
Sono soprattutto donne che, sperimentata la quiete e la libertà del vivere da sole, non ci pensano neanche a rinunciarci per convolare a nozze con il primo arrivato. Sempre più esigenti, loro oggi vogliono un uomo straordinario sull’altro piatto della bilancia, altrimenti lasciano perdere perché non ne varrebbe proprio la pena. Loro hanno capito che non serve un uomo accanto per essere felici.
Se fino ad ieri i sogni di ogni ragazza erano il giorno del matrimonio, la proposta di matrimonio, il vestito da sposa, i figli, il marito dei sogni, l’anello, oggi sono il giorno della laurea, il lavoro, la carriera, il successo (perché no?!), la propria indipendenza economica, vivere da sola, e così via.
Ma non è vero che queste donne abbiano perso l’istinto materno. Hanno solo messo al centro se stesse e hanno capito che un bambino è più felice se la sua mamma è a sua volta felice e realizzata innanzitutto come donna.
Ma di chi sono figlie queste donne di oggi? Sono figlie di quelle donne di ieri che hanno sognato matrimonio, casa, figli, marito, ma anche carriera, indipendenza, lavoro, ma che poi hanno messo nel cassetto questi ultimi sogni, tra i pannolini e la lista della spesa. Ma ogni tanto i sogni messi da parte affioravano in loro e le rendevano tristi, a volte infelici, e oggi piene di rimpianti. Le loro figlie vogliono riscattarle…perché hanno ricevuto così tanto dalle loro madri: la loro stessa esistenza.
Queste figlie hanno imparato una lezione che non hanno avuto direttamente. E oggi sanno cosa vogliono, ma sanno soprattutto di meritarlo. Non è vero che non si sposano perché non credono nel matrimonio. Ci credono così tanto che non vogliono ridurlo alla scelta di un vestito, ad una cerimonia, ad una decisione presa a qualunque costo con il rischio di sbagliare. Si prendono il loro tempo.
Forse è proprio così: andiamo verso una società di single. Ma questo non deve farci temere come conseguenze la perdita del valore della famiglia, la solitudine, l’affermazione dell’individualismo, il calo della natalità, e così via. Essere single a lungo oggi significa solo scegliere più consapevolmente chi avere accanto…per il resto della vita. E non è questo il presupposto fondamentale di un matrimonio felice?

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Le frasi antierotiche da non dire ad un uomo

marzo 19, 2013

4a8c0a9b068b6_bigdi Noemi Azzurra Barbuto
Il verbo è potere e da sempre nella storia chi ha saputo usarlo bene ha conquistato popoli e regni. Anche in amore le parole hanno il loro peso e possono avvicinarci al cuore di chi amiamo, ma ci sono parole che non andrebbero pronunciate mai. Alcune frasi, infatti, hanno il potere di fare scappare un uomo a gambe levate, ecco perché, all’occorrenza possono essere utilizzate anche per liberarsi di un corteggiatore, o di un partner, diventato troppo fastidioso ed ingombrante.
La prima tra queste è sicuramente la classica “Non posso vivere senza di te”. La donna che la pronuncia sta dichiarando così all’uomo che ha davanti che lui è indispensabile per lei, per la sua stessa esistenza e che, se tra loro finisse, lei morirebbe e non sarebbe in grado si andare avanti senza di lui. Non è vero che l’uomo che si sentirà dire queste parole ne sarà lusingato e contento. Al contrario, si sentirà soffocare, crederà di avere in pungo la partner e che qualsiasi cosa lui facesse o in qualsiasi modo la trattasse, lei non lo lascerebbe mai. E poi, parliamoci chiaro, quale uomo è così fondamentale per la nostra esistenza? Anche l’uomo che amiamo, nostro marito e padre dei nostri figli, deve essere una presenza che arricchisce e migliora la nostra vita, che non sarebbe finita se mancasse lui.
L’altra frase è una domanda: “Quando ci sposiamo?”. Una donna non dovrebbe mai fare certe domande. Potremmo dire che una donna ha molte possibilità di convolare a nozze finché non pronuncia queste parole. Da questo momento in poi l’uomo farà di tutto per rimandare il matrimonio e vedrà l’altare come un patibolo. E poi…Sei davvero sicura di volere già rinunciare alla tua spensieratezza per diventare moglie? Lo vuoi davvero o pensi solo che la società e la tua famiglia si aspettano questo da te arrivata a questo punto? Perché tanta fretta di cucinare più volte al giorno, di lavare i piatti, di fare anche il suo bucato, di stirare, di mettere in ordine il suo disordine, ecc…? Sì, dici che lui ti aiuterà, ma ricordati che il peso della casa grava più sulla donna, anche quando l’uomo è collaborativo…E non c’è parità che tenga! Godetevi il vostro tempo da fidanzatini il più possibile e tu fai che sia lui a farti certe proposte con il cuore in gola per la paura che tu non possa accettare.
“Dobbiamo parlare”. Prova a dirlo…Lui è già andato.
“Andiamo a fare shopping” è una di quelle proposte che l’uomo non vorrebbe mai ricevere. Per lui fare shopping significa stare a braccia conserte e con aria imbarazzata davanti ad un camerino mentre lei prova innumerevoli capi d’abbigliamento ed il negozio è invaso da uno stuolo di donne elettrizzate. Si sente fuori posto, si annoia, non sa dove guardare.
“Ho bisogno di te”. Questa è una frase a volte utile, non sempre negativa, dipende dalle circostanze. Se hai bisogno di lui per cambiare una ruota, montare un mobile, cambiare le lampadine di tutta la casa, portare le valigie, imbiancare casa, mettere benzina al distributore automatico senza sporcarti le mani ed il vestito bianco, allora puoi dirlo pure, e fare finta di crederci davvero.
“Non mi lasciare”, o “non mi tradire”, o “non mi deludere”. Sono frasi altamente antierotiche che odorano di disperazione e insicurezza. Il tuo pensiero di fondo dovrebbe essere: “Se mi lasci, sono cavoli tuoi. Sarà un altro il fortunato”. E non hai bisogno di dirglielo, lo leggerà dal tuo atteggiamento.
Parole, parole, parole…Quanto parliamo noi donne e non abbiamo ancora capito che il vero potere forse è nel silenzio. Dobbiamo usare questo e dosarlo a dovere per ottenere tutto ciò che vogliamo da un uomo. Non è con le parole che lo convinceremo, ma lui si convincerà da solo semplicemente con il nostro silenzio.

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La fine di un amore: cambiare prospettiva

marzo 1, 2013

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di Noemi Azzurra Barbuto

La fine di una storia d’amore è sempre un evento doloroso, a volte persino drammatico quando coincide con una separazione. Non conta se a prendere la decisione siamo stati noi o sia stata l’altra persona, si soffre comunque e ci si ritrova a dovere affrontare una nuova vita da soli.

Tuttavia, anche un periodo difficile come questo può costituire una formidabile occasione per migliorare se stessi e la propria vita.

Il segreto? Cambiare prospettiva.

Ma come si fa? Basta guardare i lati positivi ed i vantaggi che comporta la ritrovata vita da single, invece di continuare a piangersi addosso dandosi per finiti.

Innanzitutto, di solito, quando si chiude definitivamente una relazione, il periodo immediatamente precedente è stato piuttosto pesante: litigi, insofferenza, delusioni varie e di ogni tipo, che ci hanno fatto rivalutare l’altro. Arriviamo alla fine stanchi, provati, arresi.

Da soli è possibile ricaricare le proprie energie e prendersi maggiore cura di se stessi. Può succedere che ci si senta subito più sereni, allontanandosi, proprio perché la vita insieme era ormai diventata insostenibile.  Piano piano ci si sentirà sempre meglio. Questo non significa che non sentiremo la mancanza dell’altro, ma che tale vuoto può essere colmato in mille modi diversi: uscendo, facendo nuove amicizie, dedicandosi ad una rimessa in forma generale del proprio corpo, cambiando look, buttandosi in un nuovo progetto lavorativo, che ci potrà dare entusiasmo e nuova fiducia in noi stessi.

Dobbiamo sorridere il più possibile e non lasciarci mai sopraffare dalla malinconia. Tale atteggiamento creerà intorno a noi un alone magico e le cose inizieranno ad andare sempre meglio.

Ecco alcuni lati positivi della nuova vita appena intrapresa:

  • non dovrai più avere nulla a che fare con i parenti di lui (o lei) né con i suoi amici;
  • non dovrai più cucinare, stirare, fare la spesa, sistemare la casa, prenderti cura di un’altra persona;
  • non subirai più le sue critiche, le sue lamentele o il suo nervosismo;
  • potrai organizzare le tue giornate come meglio credi;
  • una vita più serena ti renderà più bello/a;
  • non dovrai più dare conto a nessuno dei tuoi acquisti;
  • se ne hai voglia, potrai mangiare un panino davanti alla tv per cena ed uscire a che ora vuoi;
  • potrai dire addio alle domeniche davanti alla tv a guardare la partita;
  • potrai vestirti come ti pare;
  • potrai conoscere nuove persone;
  • potrai sentirti gratificato/a scoprendo di piacere all’altro sesso;
  • raggiungerai nuove consapevolezze e maggiore sicurezza;
  • potrai fare tutto quello a cui avevi rinunciato perché a lui/lei non piaceva;
  • ricomincerai a sentire il batticuore per un’altra persona e capirai che ogni delusione è superabile;
  • non spenderai più soldi in regali per lui/lei;
  • potrai partire con i tuoi amici;
  • potrai fare tutto ciò che prima non ti era concesso;
  • potrai trasferirti fuori se ne hai voglia;
  • intraprendere un nuovo lavoro;
  • rispolverare i tuoi sogni e trasformarli in progetti da realizzare;
  • ritroverai nuove energie vitali;
  • ricomincerai a ridere di gusto dopo quel brutto periodo;
  • potrai frequentare chi vuoi;
  • ritroverai il sorriso e la voglia di fare;

T’innamorerai di nuovo, ma impara dai tuoi errori. Lo sbaglio più grande che tu possa fare sarebbe quello di chiudere il cuore. Una delusione non può farti smettere di credere nell’amore. Dare la tua fiducia è giusto ed indispensabile per costruire qualsiasi tipo di relazione, ma prima fai che sia meritata. Attento/a ai piccoli segnali. Cerca di trovare nell’altro/a tutto ciò che ti è mancato nella tua precedente relazione: tenerezza, o impegno, o senso di responsabilità, o coraggio, o divertimento, o fedeltà. Ma preoccupati che anche il resto non manchi. Hai sofferto, sì, capita a tutti nella vita di credere e di restare delusi, non è tempo perso, e lo capirai. Ciò che sei oggi è il frutto di tutto ciò che hai fatto, il prodotto dei tuoi successi e dei tuoi errori. Non rinnegare mai il passato, quindi, rifiuteresti una parte importante di te. Piuttosto sii grato/a, è il tuo passato che ti ha reso possibile capire cosa vuoi davvero e che ti farà riconoscere la persona giusta.

Non avere paura. Potrà finire, vero. Già lo sai. Ma ora sai anche che non ne morirai.

Andrà sempre meglio.

Sorridi.

 

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La mediazione familiare: quando deporre le armi è vincere

Maggio 11, 2012

di Noemi Azzurra Barbuto

 “Il matrimonio è stato un disastro, ma la separazione è stupenda”. L. Smith

 Ad ogni coppia capita di vivere dei momenti di crisi, che non devono essere considerati solo in maniera negativa, bensì come delle tappe fondamentali per lo sviluppo della relazione, delle fasi di passaggio e di trasformazione.

 Tuttavia, può succedere che dalla crisi non si esca fuori e allora la storia d’amore può finire, lasciando dietro di sé una scia di dolore e molto spesso anche di risentimento. Un amore può spegnersi, ma il conflitto può durare a lungo, a volte per tutta la vita, distruggendo gli ex-partners ed ostacolandoli nel loro compito più difficile: tornare a vivere, tornare ad amare. Insomma, andare avanti.

 Giudici, avvocati, tribunali, denunce, lotte per l’affidamento dei figli, per l’assegno familiare, non possono aiutare realmente marito e moglie, perché non costiutiscono una rete di sostegno, bensì delle armi, degli strumenti di guerra per farla pagare cara all’ex-coniuge, ma danneggiando in questo modo anche se stessi.

 Infatti, da questa guerra entrambi escono perdenti. Perdono energie, tantissimo denaro, tantissimo tempo, speranze, possibilità, e tanto altro, con gravi ripercussioni anche sull’equilibrio psicofisico.

Invece, avrebbero già dentro loro stessi tutte le risorse necessarie per risolvere il loro conflitto e trovare un accordo definito e scelto da loro stessi, non imposto da un tribunale, da un giudice che non sa nulla di loro e che quindi non può realmente stabilire, quantunque fosse il miglior giudice al mondo, la soluzione migliore per entrambi.

 Ecco che, una volta giunta l’agognata sentenza, per potersi dare pace, la guerra non cessa, perché nessuno dei due ex-coniugi si sente soddisfatto. Nessuno ha ascoltato le loro reali esigenze, i loro reali interessi, neanche loro stessi li hanno compresi davvero, partendo solamente da prese di posizione irremovibili.

 La fine di un amore non può uccidere, ma si può morire, logorandosi, nel permanente campo di battaglia allestito subito dopo la sua fine.

Se è vero che ogni coppia possiede già tutte le risorse necessarie per mettere fine a questa guerra, è anche vero che spesso queste risorse, per poter essere riattivate, richiedono la presenza di un terzo neutrale, al di sopra delle parti, non un avvocato, non un giudice, ma un professionista imparziale e preparato che agisca da filtro tra i due ex, aiutandoli a ristabilire la comunicazione andata persa.

 Il mediatore familiare non offre soluzioni, non stabilisce chi ha torto e chi ha ragione, non produce sentenze, non dà ordini né direttive o consigli. La coppia è l’unica vera protagonista del percorso di mediazione ed è essa a decidere, perché ogni scelta riguarda solo lei e saranno gli ex-partner, solo loro, né il mediatore, né gli avvocati, a dovere portare avanti gli accordi. Si tratta, insomma, delle loro vite. Quindi perché dare agli altri tanto potere decisionale sulla propria esistenza?

 L’assunto di base è che nessuno può decidere tanto bene sulla propria vita quanto egli stesso. Inoltre, una decisione imposta raramente viene rispettata.

Ma cosa fa il mediatore familiare? Accoglie la coppia in una zona franca, un terreno neutrale, la stanza della mediazione, ed ascolta gli ex-partner, ma soprattutto li aiuta ad ascoltarsi reciprocamente e ad ascoltare se stessi, i propri bisogni reali, i propri interessi reali, perché nessuno potrà mai ottenere ciò che non sa di volere.

Saranno gli ex-partner a mettere sul tavolo le questioni sulle quali necessitano di raggiungere un accordo: l’affidamento dei figli minori, la divisione dei beni, l’assegno familiare, con chi devono trascorrere le feste i figli, e qualsiasi altra cosa.

La mediazione si conclude, dopo circa 8-10 sedute (circa 60-80 euro a seduta), con un accordo redatto dal mediatore ma stabilito dalle parti. Queste ultime decideranno poi se presentare al giudice l’accordo affinché venga omologato.

La mediazione è come un ponte, unisce ma non riunosce, non è una terapia di coppia. Il suo scopo non è quello di ristabilire l’unione tra i partners, bensì quello di farli giungere ad un accordo costruttivo e soddisfacente per entrambi, affinché entrambi siano vincitori e possano svolgere al meglio quel ruolo di genitori che, nonostante la separazione, dovranno portare avanti per tutta la vita.

Il percorso di mediazione li aiuterà a riconoscere reciprocamente i loro bisogni e le loro emozioni e a collaborare tra loro, facendoli pervenire ad una nuova modalità di interezione sicuramente più civile e più vantaggiosa per il benessere di ciascuno e dei figli.

Proprio perché la mediazione ripristina la comunicazione tra i partners e considerato che ogni conflitto nasce sempre da un problema di comunicazione, può succedere, ed a volte è successo, che, alla fine del percorso con il mediatore, i parteners tornino insieme. Questo non è lo scopo della mediazione. Ma è comunque un suo enorme successo.

Se tu ed il tuo partner state vivendo un momento di crisi e non riuscite più a comunicare, se siete già separati ma non siete soddisfatti dei vostri accordi e volete modificarli; se state pensando alla separazione, ma non avete avuto il coraggio di parlarne con parenti ed amici, o temete i costi troppo elevati dell’avvocato ed i tempi troppo lunghi, contattatemi al mio indirizzo mail: azzurranoemi@hotmail.it

Potete contattarmi anche da soli, se credete che fare questo percorso possa esservi utile per elaborare meglio il lutto da separazione. Attiveremo una rete di sostegno.

In qualità di mediatore familiare, aiuterò voi ed il vostro partner a trovare un accordo veramente soddisfacente per entrambi, in cui saranno presi in considerazione e rispettati tutti i vostri bisogni.

Ricevo a Reggio Calabria. Massima riservatezza.

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ALI DI BURRO: ULTIMISSIME COPIE DISPONIBILI

febbraio 8, 2012

Miei carissimi lettori, non essendo attualmente disponibili presso la casa editrice le copie di “Ali di burro”, che al momento è in ristampa, è possibile acquistare le ultimissime copie, contattandomi direttamente sul mio indirizzo mail: azzurranoemi@hotmail.it.

Il prezzo del libro è di euro 13,90. Vi verrà spedito direttamente a casa.

Noemi Azzurra Barbuto

 

 

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La Vita è nera. Tratto dal mio libro, “Ali di burro”

gennaio 31, 2012

di Noemi Azzurra Barbuto

Dicono che la morte sia nera, ma per me è rossa. La Vita è nera. Essa è una bolla nera che galleggia nel nulla buio. Ma il nulla è il tutto, è l’Universo intero. Questa bolla ha intorno un contorno di luce, così la ricordo, mi sembra. Dentro c’è un bambino che sembra ancora un fantasma, anzi un piccolo velo trasparente, o una piuma bianca che fluttua leggera e ignara. E tutto è pace e silenzio.

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Tratto dal mio libro, “Ali di burro”

gennaio 31, 2012

 Alessandro è felice. Mi abbraccia davanti all’ospedale. Mi solleva, io volo con il mio bambino che galleggia dentro di me. Sorridiamo. Intanto guardo l’ospedale e penso al tempo, che scivola, che scorre come la sabbia di una clessidra, inesorabile, troppo veloce.

Penso che non so bene se gli ospedali siano buoni o cattivi; sono inferno e paradiso insieme, raccolti in un edificio tutto bianco, spoglio dentro e fuori, essenziale; un edificio con delle finestre strette, che ci guardano, che spiano me e Alessandro, dietro quei vetri tante speranze infrante, tante lacrime, tante attese, tanti sorrisi. Lì si attende di morire e si attende di vivere. Lì, dietro quelle finestre curiose, ci sono tanti lettigalleggianti sulle acque dell’oceano, tanti pavimenti che si frantumano sotto i piedi come lastre di ghiaccio, sotto le crepature si vede il nulla, ma io non mi volto più, né guardo in basso; poi tanti visi stanchi, siringhe, aghi, flebo, morfina per non sentire il dolore, per non sentire più niente, per vivere senza soffrire, o per non soffrire mentre si muore; poi tanti dolori, tanti dottori, come camici bianchi che svolazzano nei corridoi lunghi e stretti, che corrono, e, in questa confusione, in questa calma, una ragazza, che sembra una bambina, con i suoi occhi spaventati, che guardano il nulla; con i suoi lividi, le sue spalle piene di ferite, di tagli, con il suo cuore calpestato, con il suo ventre. Lì, dentro quel ventre vuoto, si è rifugiato tutto l’amore del mondo, forse perché ha saputo che lì ce ne era troppo bisogno.

Quella ragazza dietro il vetro piange, mi guarda e piange.

Soo misteriose spesso le lacrime delle donne, delle mamme. Non si vogliono fare vedere. Escono solo di notte. Vivonopoco, asciugate dalla pele assetata, dalle mani che vogliono cancellarle, ingoiate dalla bocca, per riportarle nello stomaco, ma risorgono sempre.

Come è strana la vita! O come è strana la morte! Eccomi qui, alla vigilia della mia trasformazione più profonda, della mia rinascita, eccomi qui mentre aspetto la nascita di mio figlio con Alessandro accanto a me, che mi tiene la mano.

Le braccia di Alessandro sono come un porto con le acque calme dopo tanto girovagare in mezzo alle tempeste, e le sue mani sono come un faro che dice: “Vieni, sono qui!”. Mi ci butto ancora, voglio riposarmi. Io mi sento al sicuro lì. Mi sento a casa adesso.

Quanto ho viaggiato per giungervi! Ho visto tanta gente, tante storie, tante barche battenti bandiere diverse, tutte colorate; ho visto tante fanciulle aspettare sul molo i loro marinai, guardando il mare in tempesta, supplicando il Signore che quelle onde non trascinino via, negli abissi, il loro amore.

Alcuni sono tornati, altri non si sono visti mai più.

Ma non importa più cosa è stato, ciò che conta è questo momento, in cui Alessandro mi abbraccia e mi dice che è l’uomo più felice del mondo. E io sento un sollievo. Lo sento nello stomaco, nel ventre. Ora non ho più nessuna paura.

Quando Alessandro seppe tutto, non andò via. Quel giorno mi fece ridere di più, e quando io glelo feci notare, lui mi rispose: “Perché oggi hai più bisogno di ridere”.

Andiamo via insieme, la mia mano avvolta nella sua. Mi volto per dare un ultimo sguardo a quella ragazza che sta dietro il vetro. Non piange più adesso. Lei mi guarda e sorride.