Posts Tagged ‘noemi azzurra barbuto’

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Trent’anni-single

settembre 29, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
La famiglia è dove ci sono due o più esseri viventi che si amano. Ma la gente è abituata a schematizzare ogni cosa, per rassicurarsi, persino i sentimenti. Ci sono quelli legali, legittimi; e quelli illegali, illegittimi. Così due persone che vivono insieme senza essere sposate, pur amandosi, non saranno mai considerate “una famiglia”. Si pensa al matrimonio come qualcosa che sistemerà le cose, che sistemerà tutto: se c’è un figlio in arrivo, il matrimonio è la soluzione; se ci si è rotti gli zebedei di stare insieme, allora è il momento giusto per sposarsi; se si sta insieme da troppo tempo, allora è opportuno sposarsi; se la gente si aspetta che quei due si sposino, allora è conveniente non deluderla; se si vuole un figlio, allora ci si sposa; se si ha già casa e lavoro, allora ci si può sposare; se tutti gli altri lo hanno fatto e voi ancora no, allora meglio affrettarsi. Più vado avanti e più mi rendo conto di quanti matrimoni senza amore ci siano intorno a me. E non parlo di matrimoni in cui è finito l’amore, ma in cui non c’è stato mai. Allora mi chiedo: perché? Davvero la gente subordina ancora la propria felicità alla regola sociale che ad un certo punto la vuole sposata e con figli, magari pure frustrata, ma purché accoppiata dopo un “sì” davanti ad un altare e festeggiamenti solenni e spesso pacchiani? Forse il matrimonio non è affatto cambiato rispetto ai tempi in cui era considerato semplicemente un patto di tipo economico, un affare, un baratto.
Anche io sono una di quelle persone che credevano che a trent’anni sarebbero state sposate e con minimo un figlio. Ma tra un mese compio trent’anni e sono single e non sento nessuna ansia, non sento il tempo che mi incalza, non sento l’urgenza di prendere il primo che mi capita e sposarmelo, non mi ubriaco a casa da sola il venerdì sera come Bridget Jones, eppure ogni giorno qualcuno parla della mia serena condizione come un problema a cui trovare soluzione. “Sei bella, non puoi stare sola, dobbiamo fare qualcosa”. O il mio cliente che mi chiama per farmi una proposta indecente: “Tu sei single, io pure e voglio sposarmi. Hai trent’anni. Sposiamoci io e te”. Piuttosto muoio. E non sono pochi i miei clienti, molto giovani, che soffrono dell’ansia di crescere e non sposarsi. È una sindrome dilagante non solo tra le donne.
Sì, ho trent’anni e sono single. Non ho fretta di sposarmi. Non ho paura io che questo non avvenga mai. Non sono vittima dei miei ormoni, neanche loro mi perseguitano per avere un figlio ora ché poi è tardi. Le mie paure sono altre: mi fa paura essere sola in una relazione di coppia, andare a letto con un uomo che non amo, che non mi piace; trasformarmi in una di quelle donne rompipalle che chiedono al proprio uomo: “Quando mi sposi?”; diventare infelice, acida e aggressiva; non realizzarmi mai; sposarmi perché è giunta l’ora e non perché sono pazza pazza di amore.
Ricordati che un matrimonio è per la vita. È vero, puoi sempre separarti, è il mio mestiere questo. Ma non è questo il presupposto per prendere una decisione tanto importante. Il matrimonio lo devi sentire. E sappi che per essere una famiglia non serve il matrimonio; però, solo quando l’amore c’è, non c’è nessuna ragione per non farlo.

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Il primo consiglio di Fatima sugli uomini

agosto 29, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Indossano lunghe tuniche, persino quando fanno il bagno a mare, coprono viso, labbra, moltissime addirittura gli occhi con il burqa, sembrano completamente sottomesse ai loro uomini, eppure le donne arabe non corrispondono esattamente a quell’idea di arretratezza che abbiamo di loro, almeno non tutte. Sotto quelle lunghe vesti informi nascondono corpi curati, non disdegnano la chirurgia plastica, anzi ne sono appassionate sostenitrici (sebbene in silenzio), si rifanno interamente, ungono il corpo di olio di argan per mantenere la pelle giovane, morbida ed elastica, curano molto i capelli e sanno adoperare bene tutto ciò che hanno esposto per sedurre un uomo in modo irresistibile, ossia gli occhi. Li sottolineano con un filo di matita nera e sanno raccontare con uno sguardo desideri irresistibili facendo impazzire chi le guarda. Fingono sottomissione solo perché così conviene. Il mondo arabo è molto più variegato del nostro. Tracciare un profilo della donna occidentale oggi è abbastanza facile, sta a metà tra le amiche di Sex and the City e le vicine di Disperate housewives, ma tracciare un profilo unico e approssimativo della donna araba è quasi impossibile. Ci sono quelle che usano il burqa, quelle che ammirano la cultura occidentale e ne sposano i costumi più liberi, inclusi quelli da bagno, i più succinti. Ci sono quelle che difendono a spada tratta le barbare tradizioni di cui sono state vittime loro stesse e quelle che ne prendono le distanze; quelle che sono sposate con un uomo che ha altre mogli e quelle che si sposano con la promessa che resteranno uniche; quelle che si rimpinzano di dolci alle mandorle, datteri e cous cous, perché ai loro uomini le donne piacciono in carne, e quelle che preferiscono restare in linea, come le occidentali. Però siamo donne tutte, nonostante le differenze culturali ed estetiche. E le vere donne sanno come trattare un uomo per averne il massimo. Basta sentire parlare Fatima per accorgersene. Dopo i segreti, ecco i consigli di Fatima, che sono stati una rivelazione, perché nessuno, certo, si aspetterebbe che una donna musulmana, tutta casa e moschea, sia così furba in fatto di uomini. La sua prima regola è: “dai l’omo metà faccia e metà culo”, ossia “dai all’uomo metà faccia e metà sedere”, l’equivalente del “bastone e carota” che ci suggerivano le nostre nonne, che significa, a quanto ho capito, che agli uomini bisogna usare sia attenzione e cure che indifferenza e menefreghismo, in pari dosi e alternati. Fatima lo ripete come fosse un mantra e ride, mentre sa di dire una cosa molto intelligente e anche vera.
Ed in quella nostra risata capisco che siamo tutte meravigliosamente donne e che forse basterebbe poco anche a loro, le donne arabe, per capovolgere la frittata, affermando a gran voce la loro libertà, inclusa quella di mostrarsi, scoprendo il piacere della pelle nuda al vento, ma per qualche ragione non vogliono farlo. Per ora.

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Gestire le discussioni: homo docet

agosto 7, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
A tutte le coppie capita di litigare. Molti vivono le discussioni in modo molto negativo, invece, possono costruire un momento di crescita ed un’occasione per conoscersi meglio. Spesso però succede alla coppia di gestire male i piccoli conflitti trasformandoli in una vera e propria crisi. Questo succede soprattutto per due tendenze, una tipicamente maschile e l’altra tipicamente femminile. Gli uomini tendono a scappare via davanti alle discussioni. A loro parlare tanto non piace e neanche ascoltare chi è in piena fase di sfogo. Viene loro una sorta di panico e abbandonano la nave davanti al pericolo, di solito sbattendo la porta. E non importa chi abbia torto o ragione, neanche quanto siano innamorati, tutti, ma proprio tutti, sfuggono via, per lasciare le donne in un mare di domande.
Noi donne, invece, abbiamo un maledetto vizio: parliamo troppo.
A noi le parole rassicurano. Quindi ne facciamo uso forsennato, anzi abuso. Non consideriamo mai quanto questo ci danneggi, quanto sarebbe tutto più facile se parlassimo di meno, se davanti ad un torto ci chiudessimo in un impermeabile silenzio, se sfuggissimo via sbattendo la porta.
In questi casi è molto più vantaggioso scegliere la via di fuga.
A noi il silenzio spaventa, invece, dovrebbe essere nostro alleato
. Infatti, è nel silenzio che si offre all’altro l’opportunità di riflettere e che possiamo a nostra volta comprendere meglio sia noi stesse che gli altri. Il silenzio è una distanza necessaria, che ci permette di calmarci e di non compiere gesti affrettati. Nella distanza possiamo recuperare noi stessi, riconoscendo, nello stesso tempo, l’importanza dell’altro. È nel silenzio che emergono sentimenti di amore.Dovremmo prendere esempio dagli uomini. Con questo loro modo di fare ci hanno sempre volute tenere in pugno e ci sono riusciti, dobbiamo ammetterlo.
Qualche giorno fa una signora mi ha raccontato la sua personale esperienza. Dopo trent’anni di matrimonio finalmente ha capito come gestire le discussioni con suo marito in modo positivo (almeno) per se stessa. Mentre lui parla senza sosta, lei si veste, apre la porta ed esce, intanto lui continua a parlare. Questa signora era molto soddisfatta dei risultati da lei raggiunti e si rammaricava di non averlo fatto prima. Ora suo marito sta attento a non ossessionarla, per paura che lei vada via o che addirittura possa partire per un viaggio di sola andata (con ritorno da destinarsi), così come ha già fatto un paio di volte, trovando sempre al suo ritorno il marito ancora più innamorato ed affettuoso.
Inoltre, lei è molto più serena, rilassata, persino più bella. Ha smesso di parlare ed ha iniziato a vivere.
È inutile, amiche, gli uomini hanno proprio ragione: da loro abbiamo tanto da imparare.

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Quando la critica diventa distruttiva?

luglio 10, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Il luogocomune vuole che noi donne siamo quelle sempre pronte ad aprire il becco su tutto ciò che riguarda il nostro compagno. Ma la verità è che spesso anche gli uomini non fanno altro che giudicarci per come ci vestiamo, per come cuciniamo, per come ci trucchiamo, per come parliamo, per le nostre scelte, amicizie, e così via.
Dietro quella che a prima vista potrebbe apparirci come una critica, a volte si nascondono solo una preoccupazione e un consiglio sensato , ma è anche vero che quello che con astuzia potrebbe essere spacciato come un consiglio, che noi siamo incapaci di accettare, spesso nasconde un velenoso giudizio.
È giusto che chi ci vuole bene ci corregga. Stare insieme vuol dire anche questo. Ma cosa distingue le critiche costruttive da quelle distruttive?
Innanzitutto, un elemento importante per distinguere un consiglio da una critica è la frequenza. Se qualsiasi cosa facciamo, lui è sempre pronto a dire la sua, in modo anche aspro, a volte persino con sarcasmo, state certe che di consigli non si tratta, sebbene voglia farli credere tali. Un consiglio viene dato con amore, non contiene anche rabbia.
Quindi, in questo caso, care amiche, vi informo che vi trovate davanti Mister Sotuttoio.
Mister Sotuttoio è il più grande degli insicuri.
Critica in te tutto ciò che non accetta di se stesso e ciò che lo spaventa. Sta sempre lì a cercare qualcosa che non va, per potersi porre sempre su un piano di superiorità rispetto a te perché si sente inferiore.
Tenterà di convincerti del fatto che lui è più grande, ha più esperienza, è più vissuto, è uomo, che non ti vuole criticare, ma aiutare. E ti farà sentire sbagliata sempre e comunque. Se non capirai il fine buono delle sue parole, ti accuserà di essere permalosa, esagerata, presuntuosa, arrogante, mentre tu inghiotti critiche su critiche in silenzio come bocconi amari. Ti accuserà anche di non potere parlare con te.
Vivere con Mister Sotuttoio può diventare davvero difficile e fare sorgere in te moltissime insicurezze. Ma la cosa peggiore è che piano piano smetterai di essere te stessa davanti a lui, per paura di infastidirlo e di sentirlo parlare.
Il suo sguardo su di te ti apparirà come quello di uno scrutatore. Non ti sentirai amata, ma ti chiederai “Chissà cosa vuole adesso?!”.
Mister Sotuttoio ti ama, ma non può fare a meno di giudicarti. Forse perché anche lui è stato tanto giudicato e anche perché non si accetta. Quella severità che usa nei tuoi confronti la usa anche verso se stesso. Non si ama, si giudica. Ma gli viene più facile fare pesare i giudizi su di te.
Tranquilla, piano piano ti abituerai. Dimenticherai che amare è libertà di essere ciò che si è, sentirsi a proprio agio sempre, non temere di essere giudicato, non criticare, bensì accettare l’altro per ciò che è.
Presto Mister Sotuttoio ti accuserà di essere un problema, un danno, una rovina, perché lui è tanto insoddisfatto della sua vita che deve trovare qualcuno o qualcosa a cui addossare tutte le colpe.
Forse finirai con il crederci. Ti sforzerai di essere perfetta, cioè, non perfetta, ma come lui vorrebbe che tu fossi, sebbene non ti sia chiaro cosa voglia.
Purtroppo, sai, è così facile credere alle cattiverie, soprattutto se vengono ripetute ogni giorno.
Non importa quanto tu sia bella, innamorata, devota, non importa quanto darai, quante ne perdonerai, quanta gioia porterai nella sua esistenza. Mister Sotuttoio vede tutto nero.
Potrà mai cambiare?
Ti devo dare una bella notizia. Ti sembrerà impossibile, ma sì, può cambiare.
Può passare dalle critiche agli apprezzamenti, può riconoscere i suoi errori, l’essere stato pesante, eccessivo, critico, severo, l’averti trascurata, il non averti fatta sentire amata. Può essere sinceramente addolorato e soffrire da morire. Ma solo quando ti avrà ormai irrimediabilmente persa.Perché lui è così: insoddisfatto e infelice. E come ogni insoddisfatto vuole solo tutto ciò che non può avere. Tutto ciò che gli manca.

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Quanto contano i parenti in una relazione?

luglio 4, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Una relazione di coppia si inserisce all’interno di una trama di relazioni familiari e sociali, che spesso rischiano di minare l’equilibrio tra i partners.
Sulla figura della suocera abbondano dalla notte dei tempi battute sarcastiche e velenose in ogni parte del mondo, ma non solo lei, a volte, si intromette, ma anche suoceri, cognati, cognate, zii, cugini, anche amici.
E se vivi in Italia, le cose diventano ancora più ardue, perché qui la famiglia è ancora più invadente e si sente in dovere di esserlo.
Sul lavoro mi è capitato spesso di raccogliere le confidenze dei miei clienti, sia uomini che donne, i quali attribuivano la responsabilità della fine del proprio matrimonio o della propria storia d’amore alla suocera, o, più in generale, alla famiglia del compagno o della compagna. Ma scaricare la colpa sugli altri equivale a negare la verità a se stessi, ad alleggerirsi la coscienza, non fa crescere questo atteggiamento.
Tuttavia, non si può non riconoscere il fatto che l’invadenza eccessiva dei suoceri, dei parenti tutti, le loro critiche, i loro commenti, le gelosie, la loro presenza in casa, spesso possono dividere i partners, spezzando la loro intimità e la loro complicità.
La colpa, se proprio di colpa dobbiamo parlare, è semmai della coppia stessa, che ha consentito a qualcuno dall’esterno di entrare e allontanarli. È la coppia ad avere lasciato quella fessura, è stata la coppia a permettere che tutto questo avvenisse.
Di solito, ciò che fa soffrire in questo genere di situazioni è il non vedersi riconosciuto il proprio ruolo di moglie o di marito, vederlo ceduto ad una suocera, o ad una cognata (ma anche un amico). L’altro così si sente sostituito, non rispettato, usurpato e poco importante. Ed inizia a provare un senso di delusione crescente, rancore, insofferenza, frustrazione, ed inizia a perdere fiducia nel partner.
Ecco che la crisi è sorta ed è di tale portata che potrebbe portare alla rottura definitiva della relazione, qualora queste problematiche non venissero affrontate e risolte.
Senza dubbio ciò che occorre per prima cosa è ricreare quello spazio intimo che riguarda solo la coppia, fatto di esperienze, emozioni, abitudini, intimità.
Quello è uno spazio esclusivo che, quantunque i partners siano molto legati alle rispettive famiglie, deve restare solo della coppia.
Sicuramente sarà necessario mettere ordine, attribuendo e riconoscendo a ciascuno il proprio ruolo. Mettere dei paletti non significa escludere qualcuno dalla nostra vita, bensì gestire al meglio le nostre relazioni, affinché siano per noi fonte di benessere e ci arricchiscano.
Ciò che consiglio alle coppie in queste situazioni è di passare del tempo insieme, da soli, preferibilmente lontano.

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Come farsi lasciare e vivere serena

luglio 1, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Libri, riviste, programmi televisivi, rubriche, forniscono alle donne numerose indicazioni sui modi con i quali conquistare e attrarre l’altro sesso. Si va dai consigli prettamente estetici, che riguardano make up, acconciature, abbigliamento, a quelli sull’atteggiamento giusto da adottare davanti all’uomo che ci piace.
Insomma, dovremmo avere imparato un po’ tutte come si seduce e ci si tiene un uomo. La bellezza qui c’entra sicuramente, eppure non è tutto e non è determinante. Conquistare è un’arte, in parte innata ed in parte acquisibile, di certo perfezionabile con l’esperienza.
Ma nessuno sembra mai essersi occupato di un altro grosso problema femminile: come ci si libera di un uomo? Corteggiatori diventati fastidiosi, fidanzati diventati insopportabili, ex che non si rassegnano, amanti che ormai hanno fatto il loro tempo, a volte possono costituire una grande fonte di stress e rappresentare un ostacolo al proprio avvenire.
Gli uomini sembrano essere esperti nell’arte di lasciare, usano frasi senza senso, del tipo: “Con me non puoi essere felice”, “Meriti di più”, “Ti amo ma non mi sento pronto”, (a cosa?), “Sei troppo per me”, “Ti lascio perché ti amo troppo”. Quindi perché non prendere esempio da loro?
Ma l’altro sesso padroneggia soprattutto l’arte del farsi lasciare. Il farsi lasciare è molto più astuto del lasciare. Infatti, se ti fai lasciare, puoi fare credere, dire alla gente e raccontare per il resto della vita a te stesso che non lo hai voluto tu, dunque non avere rimpianti, scaricare ogni responsabilità sull’altro ed ingannare i sensi di colpa. Gli uomini sono troppo avanti…!
Ma come si può indurre un uomo a darsela a gambe facendoci anche un favore?
Un’ottima idea è confessargli di essere incinta. Conosco una ragazza che, per allontanare un corteggiatore invadente, dopo una lunga discussione in cui lui non capiva la sua esigenza di stare sola, presa dalla disperazione, gli disse di essere incinta del suo recente fidanzato. Funzionò, anche se a distanza di mesi, avendola incontrata per caso e avendola vista alquanto in forma, gli dovette delle spiegazioni.
Potremmo fingerci pazze con manie di persecuzione e fare il sacrificio di chiamarlo per qualche giorno in continuazione, intasare la sua segreteria, tempestarlo di messaggi, ossessionarlo anche sulla sua bacheca pubblica di facebook con cuoricini, canzoni, parole dolci, chiedendogli in continuazione dove sia, cosa stia facendo, con chi sia, insomma un bel quarto grando, accusandolo poi di non tenerci affatto a noi, di non volerci bene, di tradirci. Risultati garantiti.
Anche parlargli di matrimonio, bambini, chiedergli di fissare subito una data, può impaurirlo e spingerlo a scappare più forte del vento, finalmente!
Comportarci come delle mammine premurose, chiamare i suoi amici, metterlo in imbarazzo davanti a loro, costringerlo a rinunciare alla partita, al proprio hobby, per andare a fare shopping in centro nel periodo dei saldi, cucinare piatti da incubo, fare la bambina capricciosa in ogni circostanza, piangere copiosamente ai suoi rifiuti di accontentarci, mostrarsi gelosa, insicura, ossessiva, problematica, polemica, isterica, mai contenta (può anche essere molto divertente!), creare una discussione ogni volta che in tv c’è qualcosa che gli interessa, chiamarlo in piena notte per sapere se sta dormendo, lo spingerà senza dubbio a mollarvi.
Ci vuole tanta tanta pazienza, ragazze, lo so che è stancante fare le rompipalle, ma pensate che poi nessuno le romperà a voi.
Vi lascerà. E vivrete per sempre libere e contente.

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SCEGLI TU IL COLORE DA DARE AL MONDO

aprile 9, 2013

untitleddi Noemi Azzurra Barbuto
Critiche, lamentele, lamenti, giudizi severi, sono come un veleno che intossica noi, chi ci sta vicino e la nostra vita. Per garantirci ed attirare a noi stessi fortuna, benessere, successo, risultati, realizzazione è fondamentale che impariamo a coltivare la positività.
Non serve il pollice verde per farlo, ma delle lenti rosa con cui guardare il mondo e tutto ciò che ci circonda. Si tratta di un’attitudine che di solito è innata, ma che, con qualche sforzo, può essere sviluppata.
Se siamo abituati a guardare soli i lati negativi delle persone e di ciò che ci accade è forse perché noi stessi in passato siamo stati giudicati, criticati ed abituati alla negatività. Fare questo viaggio mentale nel passato alla ricerca dei motivi che ci hanno reso così critici sicuramente può aiutarci a comprendere meglio ciò che ci succede nonché il fatto che tale atteggiamento può nuocere a chi ci sta accanto, esattamente come fece male a noi anni addietro.
Ma prendere consapevolezza di un problema non è risolverlo. Bisogna che ci sia dentro di noi la volontà di cambiare la nostra vita, di migliorarla. Ciò richiede grande impegno, perché si tratta di rimuovere delle abitudini ormai radicate in noi.
Davanti ad un problema, invece, di abbatterci, iniziamo a pensare alle possibili soluzioni. Davanti ad un evento imprevisto che rischia di danneggiare i nostri interessi, cerchiamo il modo di sfruttarlo a nostro vantaggio. Impariamo a trasformare il male in bene. Questa è la capacità più preziosa da acquisire, perché ci rende invincibili. Impariamo a non giudicare gli altri e noi stessi con eccessiva severità, non manchiamo di esaltare le qualità positive di chi ci sta accanto, invece di metterne in luce aspetti negativi, difetti ed errori.
Facendolo, ci sentiremo più sereni e più felici, e la nostra vita si trasformerà, perché ogni cambiamento importante nasce dentro di noi.
Pensare positivo è credere fino alla fine che le cose andranno bene, che riusciremo nei nostri obiettivi, che domani splenderà il sole, che chi ci piace si accorgerà di noi, che al primo appuntamento perderà la testa per noi, che guariremo presto, che la vita è piena di dolori, ma soprattutto di gioie.
Essere felici non è una fortuna piovuta sulla testa di alcune persone. Essere felici è una scelta.
Potremmo chiederci allora perché la gente non scelga di essere felice. La risposta è semplice: perché essere infelici, piangersi addosso, lamentarsi, criticare, sconfortarsi, abbandonare sogni e progetti, arrendersi, risulta loro molto più comodo. Questa gente vuole essere infelice, eppure continua a lamentarsi che tutto continua da sempre ad andare male, che non ci sarà mai nulla di buono per loro, che sono sole, che il mondo fa schifo, che la gente è cattiva.
Non si mettono mai in discussione, perché il cambiamento li terrorizza. Ed essere felici è cambiare.
Un atteggiamento positivo migliora la nostra vita semplicemente perché ci predispone all’ottimismo e all’azione, ci rende meno faticoso agire, fare, creare, inventare, impegnarci, proprio perché ci porta a credere in ciò che facciamo e nei risultati. E questi arriveranno certamente.
Basta davvero solo un sorriso a volte per migliorare una giornata storta, per avvicinarci agli altri e per risolvere un problema. La gente riflette il nostro atteggiamento e ci ricambia con cio che noi le diamo e trasmettiamo. Non ci credete? Provate.
E ricordatevi sempre che: indossate le nostre lenti rosa, diventiamo tutti un po’ magici.

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Ex: a volte ritornano

marzo 27, 2013

imagedi Noemi Azzurra Barbuto
Ti ha lasciata mesi fa, spezzandoti il cuore. Tu stavi male, lui sembrava impermeabile, come se non gli importasse davvero più nulla di voi due, come se avesse dimenticato tutto il tempo insieme, ciò che sei per lui, i vostri progetti insieme. Forse, presa dal panico, hai persino messo la tua dignità sotto i piedi, cercandolo, chiamandolo, tentando un ultimo gesto disperato. Eppure lui era sempre più deciso, sempre più convinto, e non ti ha risposto più…Alla fine, sei scomparsa anche tu, per andare avanti, per orgoglio, perché ci avevi ormai sbattuto la testa e ti eri rassegnata.
Superata la fase iniziale, la più difficile, quella in cui ti chiudi a casa a piangere tutto il tuo dolore e in cui devi ricominciare a vivere senza di lui le tue giornate e tutta la tua vita, cominci a stare un po’ meglio.
Non ti sembrava possibile, eppure ti senti serena. Esci con le amiche, lavori con più passione, sei corteggiata, puoi gestire liberamente il tuo tempo senza tener conto dell’altro. Le cose vanno bene, magari alla grande, non lo pensi più continuamente, ed ecco che arriva lui.
Sì, ritorna con una scusa banale, ti dice che vorrebbe vederti per qualche futile motivo o perché ha una cosa importante da dirti e vuole farlo di persona.
Ci dichiara il suo immenso amore ed ecco che ci assalgono la paura ed i dubbi. Cosa fare? Abbiamo sofferto tanto per causa sua, lui è stato insensibile al nostro dolore, abbiamo affrontato tutto da sole, e ora cosa vuole? Ci chiediamo se sia tornato perché si è sentito disturbato dalla nostra indifferenza o per amore.
Questi mesi da sole ci hanno cambiate. Siamo diventate più sicure, più consapevoli di noi stesse e di ciò che vogliamo. Esitiamo. Non siamo pronte a ributtarci tra le braccia di chi ci ha abbandonato senza un perché. Non riusciamo più a fidarci di quell’uomo nelle cui mani molto tempo prima abbiamo messo il nostro cuore.
Tocca a noi capire se questo è stato un passaggio fondamentale verso qualcosa di più importante insieme e che ha cambiato entrambi in meglio o se i nostri sentimenti sono ormai cambiati irreversibilmente.
Se, alla fine, si deciderà di tornare insieme, di perdonare lui, allora sarà bene dare nuove basi al rapporto, modificando abitudini non buone. Il nostro peso negoziale adesso è molto più forte all’interno della relazione ed è questo il momento opportuno per fare valere i nostri bisogni e desideri. Possiamo dire a lui cosa ci feriva, cosa non andava bene, cosa vorremmo e chiedergli di venirci incontro. In questo modo avremo reso produttivo e positivo il nostro dolore.
E non dimentichiamoci mai che anche senza di lui siamo state alla grande. Lui, invece, no.

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I cibi golosi che ti fanno bella

marzo 27, 2013

imagesCATVENSFdi Noemi Azzurra Barbuto
“Dieta” e “golosità” sembrano due termini antitetici in perenne conflitto tra loro, rispettare l’uno implica non cedere all’altro, ma esistono diversi modi di soddisfare la nostra voglia di dolcezza senza dovere rinunciare alla linea.
Ignorare e soffocare le proprie voglie è qualcosa di fortemente dannoso, perché queste prima o poi esploderanno. Dovremmo piuttosto assecondarle, per non mettercele contro, fanno parte di noi e noi dobbiamo imparare ad ascoltare il nostro corpo. Se questo ci chiede zuccheri, è giusto soddisfarlo, ma non entrando in pasticceria e rimpinzandoci di dolci alla crema e biscotti al burro. Bisogna rispondere al nostro corpo in modo intelligente e sano.Siamo donne ed ogni mese succede a tutte noi di essere assalite dalla voglia di cioccolata, di gelato, di dolci in generale. È assolutamente normale. Se il nostro organismo ci richiede queste sostanze, vuol dire che ne ha bisogno.
Le soluzioni più salutari per appagare il palato in questi casi, senza sentirci in colpa, sono diverse: latte parzialmente scremato con cereali integrali; yogurt magro e qualche galletta di riso con il miele; una manciata di mandorle o di noci, magari da aggiungere allo yogurt insieme a una mela tagliata a dadini; un frullato di latte e fragole o latte e banana; due quadratini di cioccolata fondente; un panino integrale con la marmellata senza zucchero o con il miele. Puoi anche prendere una coppa di gelato alla frutta con macedonia, o gelato allo yogurt. Mangiando queste cose non solo darai appagamento al tuo desiderio di dolci, ma ne trarrai anche beneficio. Infatti, lo yogurt e la frutta fanno molto bene alla pelle, i cereali integrali regolarizzano il tuo organismo e mantengono basso l’indice glicemico, al contrario delle farine raffinate. La frutta secca ti dona un senso di sazietà ed è ricca di vitamina E ed altre sostanze fondamentali per il tuo organismo. Persino un po’ di cioccolato fondente ti fa bene, in quanto ricco di ferro, inoltre, stimola l’ormone del buonumore, rendendoti più sorridente e serena.
Quindi, mangia e trattati bene. Prenditi cura di te stessa.
Se hai voglia di carboidrati, puoi prepararti un bel piatto di riso, magari basmati, e condirlo con della passata di pomodoro bollita con un pochino di sale e di zucchero, per togliere l’acidità del pomodoro, senza aggiungere olio. Mescola con del parmigiano ed ecco pronto un piatto nutriente e leggerissimo.
La pizza è un pasto che puoi concederti una volta alla settimana senza conseguenze sulla tua linea. Anzi, ti consiglio proprio di mangiarla con il tuo compagno no con un gruppo di amici. Magari puoi prepararla tu ed invitare gli amici a casa. Cucinare può essere davvero molto divertente e stimola la creatività.Ricordati di non esagerare nel consumo di carne. Le diete iperproteiche causano gravi danni ai reni e creano squilibri psico-fisici. Prediligi il pesce, le carni bianche e accompagna sempre le proteine alle verdure e ai carboidrati, preferibilmente integrali.
E ricordati sempre che la bellezza non sta in una taglia. È luminosità che viene da dentro, serenità, equilibrio, benessere interiore. Quando ti ami, sei più bella che mai.

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Nasce il divorce planner, l’organizzatore di divorzi

marzo 27, 2013

408652_149734351844557_1616516578_ndi Noemi Azzurra Barbuto
Organizzare un matrimonio è impegnativo, ma organizzare un divorzio lo è ancora di più. Non si tratta di scegliere il colore dei fiori, lo sfondo dell’invito, il menù del pranzo di nozze o l’abito da sposa; si tratta, invece, di decisioni che determineranno il restante corso della propria esistenza e che ristruttureranno le relazioni di un nucleo familiare che con la separazione non cesserà di esistere, ma solo di stare e vivere insieme.
Ad aiutarci a rendere il giorno del nostro matrimonio davvero indimenticabile ci pensa il wedding planner, figura professionale ormai diffusa anche in Italia, perché, lo sappiamo tutti, pianificare un evento così importante causa molto stress e confusione. Ma se la figura dell’organizzatore di matrimoni risulta così rilevante, in certi casi, indispensabile, lo è ancora di più quella dell’organizzatore di divorzi, ossia del divorce planner. Figura professionale non ancora affermata in Italia, il divorce planner, che può essere sia uomo che donna, ha una formazione vasta e variegata, esperienza nel settore delle separazioni coniugali e forte empatia.
Le separazioni sono in forte aumento anche in Italia (dati Istat) e molte sono le problematiche correlate alla fine di un matrimonio, soprattutto quando ci sono dei figli. Il dolore, la rabbia, il rancore, la delusione, il senso di abbandono, la paura, sono sentimenti che impediscono a chi vive l’evento drammatico della separazione di affrontare le varie situazioni che si presentano con la lucidità e la lungimiranza necessarie.
Ecco che viene in soccorso il divorce planner, un sostegno, un consigliere fidato e riservato, un aiuto concreto e pratico. Il divorce planner, affiliato ad un’agenzia, ha a disposizione una rete di professionisti fidati con i quali ha stretto rapporti di collaborazione professionale: avvocati, mediatori familiari, psicologi, terapisti di coppia, sessuologi, chirurghi plastici, nutrizionisti, ma anche agopuntori, consulenti d’immagine, parrucchieri. Il divorce planner, in base alle esigenze del cliente, indirizza quest’ultimo verso i professionisti che farebbero al caso suo e ai quali può rivolgersi usufruendo di tariffe scontate e davvero molto convenienti.
In questo modo ci si separa risparmiando tempo, denaro e fatica. Anzi, separarsi può diventare persino piacevole e divertente, certamente non quel calvario infinito che molti vivono con lunghe attese in tribunale, udienze, soldi spesi in faccende legali, solitudine.
Nella mia agenzia di mediazione nella separazione, “Separati Sì Disperati No”, sono numerose le coppie che hanno potuto separarsi consensualmente risparmiando tantissimi soldi e ritrovando serenità e benessere, affidandosi a me nel mio ruolo di mediatrice familiare (oltre che divorce planner) per la stesura di un accordo di separazione soddisfacente per entrambi i coniugi. In seguito io ho girato di volta in volta l’accordo raggiunto in mediazione e stabilito dalle parti in piena autonomia all’avvocato, che lo ha tradotto in termini legali e portato in tribunale per l’omologazione (da questa data la coppia è separata legalmente).
Ma nella mia agenzia ho accolto e accolgo ogni giorno anche coppie in crisi che non vogliono separarsi ma provare a recuperare il loro rapporto. In questi casi, le affido alla terapista di coppia. Numerosi sono i coniugi che hanno risolto i loro conflitti attraverso il percorso con il terapista. E poi ancora donne e uomini, giovanissimi e meno giovani, che non hanno superato la fine di un amore e che cercano un sostegno psicologico o che hanno solo bisogno di essere ascoltati; donne e uomini che desiderano ricominciare una nuova vita, cambiare look, stare meglio nella loro pelle, anche affidandosi al dietologo o al chirurgo estetico; persone in cerca di un partner compatibile.
Questo è il mio lavoro di divorce planner: rispondere a quella richiesta di amore e di ascolto che viene dal mondo, dalla gente, andare oltre le parole e l’apparenza, comprendere, tendere una mano, rassicurare, mostrare nuove prospettive ed il lato positivo che c’è sempre, anche in un evento doloroso come la separazione, che non è l fine, ma un nuovo e promettente inizio. Dipende tutto da noi stessi.E come dico sempre ai miei clienti: “Il modo in cui ti separi determina il tuo futuro e quello dei tuoi figli. Rendilo il più facile possibile”.Se desideri diventare divorce planner, essere formato ed affiliarti al mio marchio e alla mia agenzia “Separati Sì Disperati No”, contattami via mail: azzurranoemi@hotmail.it