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A scuola per imparare il valore della cittadinanza

ottobre 28, 2009

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di Noemi Azzurra Barbuto

“Per educare un bambino ci vuole un villaggio”, è il proverbio africano che Maristella Spezzano, dirigente scolastico, ha ricordato a tutti questa mattina, mercoledì 28 ottobre, presso la scuola elementare “Collodi” di Reggio Calabria, in occasione della Giornata della Legalità “Noi con voi, voi con noi”. Accanto a lei, in rappresentanza dei membri di quell’ipotetico villaggio entro il quale dovrebbe essere costruita l’educazione dei bambini e che non è altro che la società stessa, Luciano Gerardis, presidente del Tribunale di Reggio Calabria, il parroco don Bruno Cipro, Nino De Gaetano, presidente della commissione regionale antimafia, Antonio Eroi, presidente V Circoscrizione, Andrea Levi, comandante della Stazione dei carabinieri di Reggio-Modena, Alfredo Priolo, comandante della Polizia municipale di Reggio Calabria, e il tenente Ciliberto, della Guardia di Finanza. Numerosa, inoltre, la presenza dei docenti e dei bambini delle classi di quarta e quinta elementare dell’istituto, che hanno seguito la conferenza con grande interesse.

“Un’occasione di riflessione, di sensibilizzazione e di ringraziamento – l’ha definita la Spezzano – nei confronti di coloro che ogni giorno lavorano nel campo della legalità”. Un’occasione anche per lanciare nuove iniziative di collaborazione tra la scuola e le altre istituzioni che insieme concorrono alla formazione dei ragazzi, arrivando alla stipulazione di un protocollo di intesa che abbia come obiettivi fondamentali lo sviluppo del senso di legalità e la creazione di un’etica della responsabilità nei giovani. E’ questo il proposito della dirigente scolastica, che ritiene che “la scuola non può arrogarsi il diritto di fare da sola”.

Pensiero condiviso anche dagli altri partecipanti alla conferenza, ognuno dei quali ha affrontato nel suo intervento un tema diverso. Don Bruno ha spiegato ai ragazzi che la tendenza che abbiamo tutti a disinteressarci di ciò che non ci tocca direttamente è qualcosa che fa male non solo alla società ma anche a noi stessi. Dello stesso avviso è il tenente Ciliberto, che ha affermato: “Rispettando le regole rispettiamo noi stessi e quelli che ci stanno vicino”. Eroi ha parlato della Costituzione, spiegando ai ragazzi le sue origini e il fatto che non si tratti di un meccanismo automatico, o di un’imposizione repressiva, bensì di un dono dei nostri padri da attuare ogni giorno. E’ sull’articolo 3 della Costituzione, che proclama il principio di eguaglianza, che si è soffermato il presidente Gerardis, dichiarando che quei valori che a noi sembrano scontati ed inamovibili devono essere difesi quotidianamente, perché sussiste sempre il rischio che certi pregiudizi, che mortificano la dignità umana, tornino in auge. Il comandante Levi ha spiegato ai bambini che i carabinieri non sono “i cattivi”, ma “quelli che, mentre dormite, vegliano sui vostri sogni e si impegnano nel loro lavoro per la vostra felicità”. Priolo, invece, dopo aver mostrato alcune immagini della nostra città, ha cercato di fare comprendere ai ragazzi che Reggio Calabria, negli ultimi anni, è stata protagonista di cambiamenti importanti, che però non sono andati di pari passo con un miglioramento anche di certi comportamenti ed abitudini sbagliate da parte dei cittadini, che influiscono negativamente sulla qualità della vita. Priolo ha fatto appello ai bambini affinché siano loro ad insegnare e a pretendere il rispetto delle regole. Invece, per fare capire ai ragazzi cosa effettivamente rappresenti la criminalità, De Gaetano ha usato una metafora incisiva: “la criminalità è come una persona che, mentre state giocando, irrompe nel campo e con violenza vi sottrae la palla, impedendovi di continuare. Allo stesso modo, la criminalità ci impedisce di essere una società migliore”.

La festa della legalità non è stato un modo per eludere le lunghe ore in classe, ma un modo diverso di fare lezione. Qualcosa di importante è stato trasmesso oggi ai bambini: non ci può essere felicità senza rispetto delle regole. Speriamo che loro siano migliori di noi. Più felici.