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La legge 68/99 per favorire l’inserimento lavorativo e sociale dei disabili

gennaio 15, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Portare al centro la persona, favorendone l’inserimento sociale e lavorativo, e sviluppare un approccio globale al problema. Sono questi gli obiettivi fondamentali dell’associazione Genitori di Bambini e Adulti Disabili (A.Ge.Di.), attiva dal 1986 e promotrice dagli albori del progetto “Sportello Informativo Handicap – SIH”, che nel 2009 ha ricevuto il sostegno da parte della Provincia di Reggio Calabria, realizzando importanti risultati.

Il progetto SIH, come ha spiegato Maria Mirella Gangeri, presidente A.Ge.Di onlus, nel corso dell’incontro tematico “Legge 68/99: collocamento mirato”, tenutasi martedì 12 gennaio nel salone delle conferenze del Palazzo della Provincia, «si propone di creare uno spazio di interazione tra i soggetti coinvolti, garantendo alle persone disabili e alle loro famiglie un supporto nonché un reale riferimento per qualunque esigenza».

L’A.Ge.Di., associazione «nata dalla rabbia canalizzata in attività produttive», così l’ha descritta Gangeri, ha dato vita ad una rete sociale utile a tirare fuori dall’isolamento le famiglie che vivono questo tipo di problemi.

Non è facile essere portatori di handicap in una società che ha il culto dell’efficienza, ma non lo è neanche essere genitori di figli disabili. Tra le innumerevoli preoccupazioni anche quella di garantire ai propri figli un futuro, consistente soprattutto in lavoro che ne agevoli l’integrazione nel tessuto sociale. Ed è a questa esigenza che vuole rispondere la legge 68/99 sul collocamento mirato, che, come hanno illustrato gli avvocati Roberta Meduri e Cinzia Iadicola, prevede per le persone con disabilità l’inserimento in un posto di lavoro adatto, sviluppandone le loro potenzialità e ponendo a carico delle imprese sia pubbliche che private che abbiano alle proprie dipendenze minimo 15 persone l’obbligo dell’assunzione. Una legge non del tutto attuata in Italia e soprattutto al Sud, dove le percentuali di inserimento lavorativo sono sotto la media.

La colpa, secondo l’assessore provinciale Michele Tripodi, è da attribuire soprattutto alle aziende private «dove non si riesce ad applicare il principio nello spirito della legge».

«Nel Mezzogiorno dobbiamo passare dall’assistenzialismo all’assistenza», ha dichiarato l’assessore provinciale Attilio Tucci, secondo il quale «il mondo dei disabili non ha bisogno di inutile pietismo da parte delle autorità pubbliche», bensì di azioni concrete messe in atto prima dello stato di emergenza.

La soluzione, secondo il vicepresidente del consiglio comunale Bruno Ferraro, deve essere sia locale che nazionale. A livello locale occorre monitorare tutti gli enti pubblici affinché adempiano all’obbligo dell’assunzione; a livello nazionale, invece, sarebbe opportuno favorire il prepensionamento dei genitori di figli disabili.