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“Cosa farò da grande”: un viaggio di fantasia su mille luci di felicità

ottobre 30, 2009

 di Noemi Azzurra Barbuto 

101635~1“L’occhio vede attraverso ciò che la mente vuole, cerchiamo di tenere sempre un piccolo spazio creativo, fatto di fantasia mista a realtà nei nostri cuori. Ci aiuterà a rimanere sempre un po’ bambini e un po’ adulti, e comunque sempre abitanti di quella fantastica isola che non c’è, ma che tanto ci manca”.

Sono queste le parole di Ivano De Cristoforo, attore e vincitore del titolo “Il più bello d’Italia 2009”, e di Sandro Ravagnani, illustre giornalista e scrittore, contenute nel libro “Cosa farò da grande”, presentato, in prima nazionale, lunedì 6 aprile alle ore 16:45, presso la Sala Biblioteca Comunale di Reggio Calabria, evento organizzato congiuntamente dall’Associazione Culturale Anassilaos, dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dal Gruppo Cultura Italia, con la collaborazione dell’associazione studentesca G.A.A.I.A. Unirc. L’incontro è stato introdotto da Rosita Loreley Borruto, Presidente del CIS, da Stefano Iorfida, Presidente Anassilaos, e dal dott. Domenico Siclari, che ha promosso l’evento.

“Cosa farò da grande”, opera che sarebbe riduttivo classificare come libro di fotografia nella misura in cui lo sarebbe definirla semplicemente letteraria, trattandosi di un progetto più ampio e completo, nato come un sogno di due amici, che mescola le parole alle immagini, abilmente catturate dall’obiettivo del fotografo Gianluca Faruolo, per donare al lettore-spettatore delle emozioni e suscitare in lui una riflessione profonda sul valore del gioco in una società che è diventata forse troppo conflittuale e troppo “adulta” e che ha smesso di comunicare con i bambini, i quali sono sempre più inclini a parlare da soli, o con i propri giocattoli, o amici immaginari, dal momento che gli adulti non hanno mai tempo per ascoltarli davvero.

Il recupero della centralità che il bambino dovrebbe rivestire in ogni ambito sociale e, quindi, l’instaurazione di una comunicazione autentica tra adulto e bambino, elementi fondamentali per una società migliore, non possono assolutamente prescindere dal recupero stesso del fanciullo che alberga in ognuno di noi e che noi abbiamo dimenticato, anzi seppellito sotto il peso schiacciante di responsabilità, scadenze, impegni, delusioni, disillusioni e sfrenate ambizioni sedimentate da anni.

Ci siamo forse dimenticati dei bambini proprio perché ci siamo dimenticati di essere stati anche noi dei bambini.

Ma come si fa a tornare bambini? Secondo Sandro Ravagnani e Ivano De Cristoforo, questo è possibile solo attraverso la fantasia, il sogno, ciò che Gianluca Faruolo, autore delle fotografie contenute nel libro, chiama “la luce”. E la luce non è solo l’anima, l’essenza, essa è anche fotografia. “Ciò che realizza il mio essere uomo e i miei sogni è la fotografia – afferma Faruolo – , “essere uomini non è essere maschi, ma essere persone con una capacità di rappresentazione. Il sogno è fantasia, ma è anche felicità”.

Secondo Gianluca Faruolo, essere adulti-bambini significa conservare il menefreghismo proprio dei bambini, che vivono nel loro mondo colorato.

Dunque, si può essere uomini eppure sognare. Ne è certo De Cristoforo, il quale afferma: “I ragazzi oggi pensano che il “fisicato” come me rappresenti e incarni soltanto questo: la violenza. Ma non è affatto così, perché quelli come me possono amare anche la fantasia, ma soprattutto possono ammetterlo senza vergognarsene”.

Ed è proprio in questo libro, “Cosa farò da grande”, che la forza e la possenza fisiche vengono per la prima volta abbinate alla morbidezza e all’evanescenza del sogno, in un connubio insolito, che non stride e non stona, bensì si armonizza perfettamente, come il bianco e il nero, in un gioco di equilibri e si materializza nella bellezza, che non è propria solo di un corpo, perché essa viene dall’anima ed è arte.

Cosa farò da grande? E’ questa la domanda fondamentale che gli adulti non si pongono più ma che dovrebbero porsi spesso, poiché essa racchiude due significati importanti: il primo è che siamo tutti eternamente fanciulli, anche quando lo dimenticheremo; il secondo è che dobbiamo reinventarci ogni giorno, senza smettere mai di stupirci del miracolo quotidiano della vita, e non considerarci mai arrivati, per poter continuare a crescere, anzi a migliorarci. E si può crescere solo se si resta bambini, altrimenti si invecchia.

E alla fine anche Sandro Ravagnani, il quale ci svela con l’entusiasmo tipico dei bambini un’anima fanciulla, grande amante di topolino per i sentimenti e i valori che trasmette, primo fra tutti quello del rispetto verso l’altro, risponde al fatidico quesito: “Ecco cosa farò da grande: avrò più rispetto per le persone, le amerò di più, amerò di più i bambini. Io da grande amerò di più la vita”.

E forse tornare bambini è l’unico modo per comunicare con il prossimo in un’epoca in cui la comunicazione è tutto ed è ovunque, ma nella quale – paradossalmente – si è smesso di comunicare. Infine, è forse questo l’unico modo per tornare ad amare davvero.