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La magia delle zone di confine

gennaio 20, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Esercitano un certo fascino le zone di confine. Luoghi sospesi tra l’essere e il non-essere e che trasmettono un’irresistibile magia, quasi fossero posti incantati sorti al di là delle dimensioni del tempo e dello spazio. Danno l’idea tangibile del limite, ma, nello stesso tempo, dell’infinito. Forse perché gli opposti si toccano sempre. Confinano, appunto. E nessun confine, ricordatevelo, è mai netto.

Ad ogni modo, è vero che varchi una frontiera e sei in un altro Paese, che ha un’altra storia, è retto da un altro Governo, possiede altri costumi, un’altra lingua, altre tradizioni culinarie, e così via.

Per me è emozionante quell’istante. Mi suscita un brivido l’attimo in cui travalico quel limite fisico ed immaginario che segna il passaggio da una parte all’altra. Ho come l’impressione di entrare quasi in un’altra realtà e posso fantasticare piacevolmente di essere lontanissima dall’Italia, di avere fatto un lunghissimo viaggio, di avere finalmente raggiunto la mia meta, mentre disto dalla mia patria solo pochi metri.

Sì, pochi metri, ma sufficienti per respirare aria estera, nonché per poter dire agli amici: “Ho cenato in Francia ieri sera“. E poco importa se al ristorante hai ordinato un piatto che portava un nome altisonante e promettente, “Fondue Bourguignonne”, che faceva pensare a qualcosa di succulento, mentre hai mangiato quattro cubetti di carne di vitello che hai dovuto persino cucinare tu stesso al tavolo, pezzo per pezzo.

Non è certamente quello che gli italiani intendono con l’espressione “mangiare fuori”.

La Fondue Bourguignonne la sconsiglio caldamente alle casalinghe, se mai ancora ne esistesse qualche esemplare!

Ci pensi? Finalmente una sera non dovrai cucinare, potrai mettere un bel vestito, i tacchi alti, sederti ad un tavolo, in un locale molto “in”, e farti servire succulenti portate senza muovere un dito, salvo poi vedere il cameriere che con convinzione torna dalla cucina portando un piccolo fornellino con un pentolino e due lunghissime forchettine, affinché tu stessa, ancora disorientata, possa friggere la carne. E poi ti fanno pure pagare il servizio…

Ma, scusa, tanto valeva mangiare a casa! Ma siamo in Francia, lontanissimi dall’Italia, sebbene vicinissimi. Ne vale la pena, in fondo. E poi non si può visitare un Paese diverso senza provarne la cucina. Sarebbe come andare al mare e non farsi il bagno.

Resta comunque buona norma, prima di recarsi in un’altra nazione, informarsi circa i suoi piatti tipici. Almeno sai cosa non ordinare a cena!

A parte gli scherzi, amici, se volete vivere un sogno, partite in macchina e varcate ogni confine, in ogni punto. E poi tornate indietro, varcandolo un’altra volta, e sentite l’emozione che dà.

All’improvviso i cartelli sono scritti in lingua straniera, così i nome dei locali, i cartelloni pubblicitari. La gente che incontri ha tratti e colori diversi. Ma non è magico soltanto passare il confine e arrivare in un altro Stato, ma anche oltrepassarlo ancora per rientrare in Italia. Per tornare a casa.

In fondo, un viaggio, breve o lungo che sia, è fatto di tre parti (partenza, permanenza e ritorno), ognuna delle quali è speciale, ma delle quali l’ulitma, ossia il ritorno, rende meraviglioso tutto il viaggio.