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Il Piano Rom tra promesse ed inadempienze

dicembre 14, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Nel misterioso buco nero in cui spariscono molti dei finanziamenti destinati ad un Mezzogiorno, malgrado tutto, sempre più denutrito, è finito anche quello di circa un milione di euro destinato alla realizzazione del Piano Rom, incassato dall’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Reggio Calabria nel 2008, da parte del Ministero del Welfare, ma mai erogato in favore degli enti responsabili delle attività.

«Favorire la scolarizzazione dei minori, creare un centro di aggregazione per i giovani, sostenere legalmente le famiglie, favorire l’occupazione lavorativa attraverso le borse lavoro» sono alcune delle azioni del piano in questione, nato nel dicembre del 2007 da un accordo siglato tra il Comune di Reggio Calabria ed il governo Prodi nell’ambito di un programma nazionale finalizzato all’inclusione dei rom e che coinvolgeva alcune grandi città italiane.

Grande merito quello del sindaco Giuseppe Scopelliti l’essere riuscito a fare includere nel progetto anche la città di Reggio, ma inutilmente. Infatti, la mancata ricezione da parte degli enti del terzo settore delle somme previste ha compromesso parte del progetto stesso che, avviato dal Comune nella primavera del 2009, ha dovuto contare fino ad oggi solo sulle esigue risorse economiche delle associazioni e sul sacrificio degli operatori sociali che non sono mai stati pagati.

«Se ci fosse stato il rispetto delle condizioni economiche da parte del Comune, i risultati sarebbero stati diversi, noi ce la stiamo mettendo tutta, ma il Piano Rom rischia di andare incontro al parziale fallimento». È quanto ha affermato Antonino Giacomo Marino, nel corso di una conferenza stampa tenutasi sabato mattina nella sede dell’Opera Nomadi di cui è presidente. Si tratta di uno degli enti impegnati nel piano nei confronti dei quali l’Amministrazione comunale è inadempiente e che si occupa della scolarizzazione dei minori rom.

«La mancata disponibilità del finanziamento – ha sottolineato Marino – ha impedito anche la realizzazione dell’azione più importante, ovvero quella delle borse lavoro». Infatti, l’inclusione sociale può realizzarsi solo attraverso il lavoro, un mezzo efficace anche per contrastare la delinquenza, che spesso costituisce per i rom l’unico sfiatatoio per guadagnare qualche soldo, con ricadute positive, in termini di sicurezza, su tutti i cittadini.

L’Opera Nomadi ha invitato l’Amministrazione comunale al rispetto delle condizioni economiche fissate per il raggiungimento dei risultati. «Non chiediamo altro che senso di responsabilità, quello che è mancato», ha concluso l’operatore sociale dell’ente Massimo Cotroneo.