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“Ali di burro”: un inno alla Vita

luglio 25, 2011

 di Noemi Azzurra Barbuto

“Ali di burro” è la storia di una di quelle rinascite che più di una volta ci è capitato di vivere nella vita, e si può rinascere, ossia nascere ancora, solo dopo essere morti, ossia solo dopo aver toccato il fondo. Pur affontando la tematica dell’interruzione di gravidanza, il mio libro non vuole essere un’apologia dell’aborto né una sua negazione. L’aborto è sempre il male assoluto, qualcosa che andrebbe sempre evitato, non solo per le sue implicazioni etiche nei confronti del feto, ma anche per le sue devastanti conseguenze dal punto di vista psicologico che ha sulle donne che vivono questa traumatica esperienza.

Tuttavia, l’aborto è anche una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, nonché un diritto che oggi nessuno Stato che si proclami “civile” può negare alla donna.

In “Ali di burro” descrivo l’aborto come una duplice violenza, come l’amputazione da parte della donna di una parte di se stessa, un taglio che lacera le sue carni più profonde, fino ad arrivare all’anima. Non si cancella mai più un segno simile.

Lo scopo del mio libro è proprio quello di sensibilizzare la società intera nei confronti delle donne che decidono di intraprendere il drammatico percorso dell’interruzione di gravidanza. Troppo spesso siamo portati a giudicare gli altri senza tener conto della sofferenza che sta dietro determinate scelte e senza considerare neanche il dolore che ne segue, che spesso per chi vive esperienze di questo genere è una condanna più che sufficiente.

Questo libro vuole essere un invito a parlare di più, a non trincerarsi dietro il silenzio, dietro il senso di vergogna, a tendere la mano per chidere e per dare aiuto. Ed è un appello questo che io rivolgo non solo alle donne ma a tutti coloro che soffrono per qualsiasi motivo e che sono convinti che nessuno potrebbe capirli, anche qualora decidessero di aprirsi. Io voglio dire a tutta questa gente: “Vi sbagliate. Non siete soli”.

Non voglio che “Ali di burro” sia letto come un libro sull’aborto. Esso è un inno alla Vita. Per questo, vorrei che fosse letto come un libro sulla Vita e sulla maternità, esperienza salvifica, miracolosa e totalizzante, capace di incidere nella vita delle donne che la vivono in modo indelebile, trasformandole per sempre.

La protagonista del mio libro vive la sua vita nell’assurda convinzione che non appena arriverà l’amore andranno via magicamente i suoi problemi e tutto migliorerà. Ma poi l’amore arriva e lei si accorge che i problemi restano, anzi si fanno più gravi.

Questa fragile ragazza, che non mangia o vomita per meritarsi l’amore degli alri, guarirà dai suoi mali solo quando verrà a contatto con il miracolo straordinario della Vita, ossia quando scoprirà di aspettare un bambino.

Tuttavia, abbandonata dal suo uomo, trovatasi da sola, decide di interrompere la gravidanza. Il suo ventre resterà vuoto, ma lei continuerà a trasformarsi da donna a madre. Da qui purtroppo nasce un nuovo dolore: sentirsi madre dentro ma non avere un figlio da stringere tra le proprie braccie. È questo un vero e proprio lutto, una perdita incolmabile, un vuoto che le resterà per sempre dentro.

Io non ho mai vissuto l’esperienza della maternità, tuttavia la racconto, perché sono convinta che non sia necessario essere madre per sentire vivo dentro di sé un forte istinto materno.

Inoltre, ho avuto la fortuna di crescere a contatto con donne speciali, mia madre e mia nonna, donne che hanno straordinarimante amato e che per questo sono state e saranno per sempre straordinariamente amate.

Senza dubbio, in questo mondo fragile, vacillante, precario, l’amore materno, ossia l’amore universale, è ciò che di più sicuro e potente esista.