Posts Tagged ‘disturbi alimentari’

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ALI DI BURRO: ULTIMISSIME COPIE DISPONIBILI

febbraio 8, 2012

Miei carissimi lettori, non essendo attualmente disponibili presso la casa editrice le copie di “Ali di burro”, che al momento è in ristampa, è possibile acquistare le ultimissime copie, contattandomi direttamente sul mio indirizzo mail: azzurranoemi@hotmail.it.

Il prezzo del libro è di euro 13,90. Vi verrà spedito direttamente a casa.

Noemi Azzurra Barbuto

 

 

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La Vita è nera. Tratto dal mio libro, “Ali di burro”

gennaio 31, 2012

di Noemi Azzurra Barbuto

Dicono che la morte sia nera, ma per me è rossa. La Vita è nera. Essa è una bolla nera che galleggia nel nulla buio. Ma il nulla è il tutto, è l’Universo intero. Questa bolla ha intorno un contorno di luce, così la ricordo, mi sembra. Dentro c’è un bambino che sembra ancora un fantasma, anzi un piccolo velo trasparente, o una piuma bianca che fluttua leggera e ignara. E tutto è pace e silenzio.

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Tratto dal mio libro, “Ali di burro”

gennaio 31, 2012

 Alessandro è felice. Mi abbraccia davanti all’ospedale. Mi solleva, io volo con il mio bambino che galleggia dentro di me. Sorridiamo. Intanto guardo l’ospedale e penso al tempo, che scivola, che scorre come la sabbia di una clessidra, inesorabile, troppo veloce.

Penso che non so bene se gli ospedali siano buoni o cattivi; sono inferno e paradiso insieme, raccolti in un edificio tutto bianco, spoglio dentro e fuori, essenziale; un edificio con delle finestre strette, che ci guardano, che spiano me e Alessandro, dietro quei vetri tante speranze infrante, tante lacrime, tante attese, tanti sorrisi. Lì si attende di morire e si attende di vivere. Lì, dietro quelle finestre curiose, ci sono tanti lettigalleggianti sulle acque dell’oceano, tanti pavimenti che si frantumano sotto i piedi come lastre di ghiaccio, sotto le crepature si vede il nulla, ma io non mi volto più, né guardo in basso; poi tanti visi stanchi, siringhe, aghi, flebo, morfina per non sentire il dolore, per non sentire più niente, per vivere senza soffrire, o per non soffrire mentre si muore; poi tanti dolori, tanti dottori, come camici bianchi che svolazzano nei corridoi lunghi e stretti, che corrono, e, in questa confusione, in questa calma, una ragazza, che sembra una bambina, con i suoi occhi spaventati, che guardano il nulla; con i suoi lividi, le sue spalle piene di ferite, di tagli, con il suo cuore calpestato, con il suo ventre. Lì, dentro quel ventre vuoto, si è rifugiato tutto l’amore del mondo, forse perché ha saputo che lì ce ne era troppo bisogno.

Quella ragazza dietro il vetro piange, mi guarda e piange.

Soo misteriose spesso le lacrime delle donne, delle mamme. Non si vogliono fare vedere. Escono solo di notte. Vivonopoco, asciugate dalla pele assetata, dalle mani che vogliono cancellarle, ingoiate dalla bocca, per riportarle nello stomaco, ma risorgono sempre.

Come è strana la vita! O come è strana la morte! Eccomi qui, alla vigilia della mia trasformazione più profonda, della mia rinascita, eccomi qui mentre aspetto la nascita di mio figlio con Alessandro accanto a me, che mi tiene la mano.

Le braccia di Alessandro sono come un porto con le acque calme dopo tanto girovagare in mezzo alle tempeste, e le sue mani sono come un faro che dice: “Vieni, sono qui!”. Mi ci butto ancora, voglio riposarmi. Io mi sento al sicuro lì. Mi sento a casa adesso.

Quanto ho viaggiato per giungervi! Ho visto tanta gente, tante storie, tante barche battenti bandiere diverse, tutte colorate; ho visto tante fanciulle aspettare sul molo i loro marinai, guardando il mare in tempesta, supplicando il Signore che quelle onde non trascinino via, negli abissi, il loro amore.

Alcuni sono tornati, altri non si sono visti mai più.

Ma non importa più cosa è stato, ciò che conta è questo momento, in cui Alessandro mi abbraccia e mi dice che è l’uomo più felice del mondo. E io sento un sollievo. Lo sento nello stomaco, nel ventre. Ora non ho più nessuna paura.

Quando Alessandro seppe tutto, non andò via. Quel giorno mi fece ridere di più, e quando io glelo feci notare, lui mi rispose: “Perché oggi hai più bisogno di ridere”.

Andiamo via insieme, la mia mano avvolta nella sua. Mi volto per dare un ultimo sguardo a quella ragazza che sta dietro il vetro. Non piange più adesso. Lei mi guarda e sorride.

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Tratto dal mio libro “Ali di burro”

Maggio 24, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Capitano giorni fragili. Come questo. Tutto è incerto, vacilla, poi si sgretola. Cade giù.

Ti senti fermo. Forse lo sei. Neanche questo sai. TI trovi in mezzo ad una strada di frammenti, le luci sono spente e tu non hai il coraggio di fare un altro passo. Ma vorresti farlo, per andare più avanti, dove forse c’è, la luce. Sei solo.

Sono giorni fragili. Quelli in cui io cerco qualcosa di sicuro. Quelli in cui io cerco te. Tra la paura e la voglia. Tra il dubbio e la certezza. E tutto si sgretola. Tutto invecchia.

Cade giù. A pezzi.

Ti trovo, se non ci sei. Sei in un sogno . Tu che non vuoi sognare. Anch’io ho paura. A volte penso che non sogno più. Forse mi sono spenta. Si è più vecchi nei giorni fragili.

Apri gli occhi. E sogna. Non è stato un sogno a portarti qui da me? Tu esisti? Sì, esisti. Io ti sento. E tu mi senti? Mi senti quando non ci sono? Voglio abbracciarti, io che ho paura. Abbraccio te, che hai paura. Forse chi ha tanta paura ha tanto bisogno. Tu hai tanto bisogno di quell’abbraccio che non vuoi.

E’dolce la tua paura. Raccontamela. Mi stringo a te. Eccomi. Hai sentito quante volte ti ho abbracciato? Senti le mie carezze con il cuore.

Le mie mani volano come farfalle. Si posano dove c’è bisgno. Dove c’è paura.

Un sogno è così. Confuso. E io voglio donartelo, un sogno. E’ fatto di fumo, di nebbia, di vapori di sorrisi, di polvere di stelle. Non sentirti in colpa con te stesso perché sogni.

Siamo giovani. Dai, siamo piccoli insieme. Torna piccolo con me. Vieni qui adesso, giochiamo.

Tu conosci quel sogno? Te lo racconto. Non parlare adesso. Ascolta. C’è tanta neve. Lo ricordi? Ti ho incontrato in questo sogno. C’è tanta neve, ma tu non hai più freddo. Nè paura.

Quanto è difficile vivere! E quanto è bello farlo! La Vita è più forte di me. Non ho più paura.

Tu cammini sempre avanti. Vai avanti anche in questo sogno. La neve è bianca. Come il tuo cuore. Come le tue mani. Mi piacciono le tue mani. Toccano quasi le mie. Le mie volano come farfalle. Riesci a prenderle tu?

Alle farfalle piace il calore.  In estate danzano intorno alla luce. Intorno alla luce c’è la notte. Non fa più paura.

C’è tepore tra le tue mani. Sulle tue labbra. Scioglie la neve. Le farfalle non sono in trappola tra le tue mani. Abbracciami.

Sotto la neve c’è già un prato verde. Fiori bianchi. Come il tuo cuore. Come le tue mani. Tu vai sempre avanti. Mi piace il tuo passo. Sicuro. Quante impronte hai lasciato su quella neve! Tu non lo sai ma sotto quelle impronte nascono i fiori.

Se mi dai la mano, ti seguo. Dai fiori piove rugiada. Sono lacrime. Vuol dire che ora c’è la luce. E’ giorno. Tu non sei più solo in un giorno fragile.

Un giorno fragile è come una bolla di sapone. Svanisce quando tocca le tue dita. Quindi, allunga la mano. Toccami. Senti il mio calore? Il calore scioglie la neve.

Tu sai dove vai quando vai avanti? Io non lo so. A volte ho paura. Insegnami tu a non aver paura. Tienimi la mano.

Solleva la testa, tu che guardi avanti. Lo vedi il cielo azzurro tra i rami sottili degli alberi? Da lì passa la luce. Passa dai tuoi occhi. Mi riscalda. Conosci il suono del bosco? Lo senti? Ascoltalo. E’silenzio o musica?

Tra le mie braccia non hai più paura. La mia voce è un sussurro tiepido, che ti sfiora, che ti avvolge. Cercami. Voglio accarezzarti.

Io sono qui.

E questo è il nostro sogno.