Posts Tagged ‘coppia’

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Uomini: quando two is meglio che one

gennaio 9, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
In un vecchio e divertente film del 1978, “Amori miei”, con Monica Vitti e Johnny Dorelli, la protagonista, moglie devota e premurosa, insoddisfatta della sua vita coniugale a causa di un marito distratto e assente, decide di sposare, all’insaputa del coniuge, un altro uomo. Ed è così che le cose in casa iniziano a funzionare alla grande ed entrambi i matrimoni ad andare a gonfie vele.
Si chiama “poliandria libera” l’uso, tutt’ora persistente in alcune tribù dell’Asia centrale e dell’India meridionale, ad avere più mariti, tendenza diffusa nelle società in cui la donna gode di autorità e indipendenza.
Nel mondo occidentale, oggi la donna ha acquistato più che mai potere ed autonomia in ogni ambito e c’è da chiedersi se non siamo anche noi destinati a diventare una società poliandrica.
Ma, soprattutto, esiste già questa tendenza da parte delle donne a frequentare più uomini contemporaneamente? E ancora, la poliandria costituisce una valida risposta alle pecche di un rapporto di coppia ordinario? Insomma, abbiamo bisogno davvero di due uomini per essere soddisfatte e felici?
In fatto di uomini, in generale, occorre assumere la stessa ottica che abbiamo sull’acquisto delle scarpe: bisogna puntare sulla qualità più che sulla quantità. Tuttavia, a volte la qualità scarseggia e allora, piuttosto che “camminare scalze”, tanto vale sceglierne due paia. Magari delle scarpe alte e scintillanti per la sera e altre più confortevoli ma sempre carine per il giorno, o per quando siamo stanche e abbiamo bisogno di stare comode.
L’uomo perfetto, in fondo, non esiste. E ormai lo abbiamo capito. Lo avremmo voluto: principe, azzurro, bello, sexy, sportivo, ricco, passionale, intelligente, brillante, generoso, sensibile, maturo, romantico, dolce, premuroso, presente ma non pesante, responsabile, forte e coraggioso. E poi siamo finite con uomini che di notte russavano e che il massimo dello sforzo fisico disposti a fare nel weekend era cambiare canale per sintonizzarsi sulla partita.
L’uomo perfetto forse è la somma dei lati migliori di tutti i nostri ex. Allora tanto vale godersi le qualità di più uomini e poi tornare a casa da sole senza patirne i difetti.
In questo modo molte di noi potrebbero anche combattere la malsana tendenza a legarsi a uomini allergici ai legami. Avere un altro uomo in testa, che ci telefona, con cui uscire, che ci corteggia, che ci fa sentire importanti, ci porterà a prendere tutto con maggiore leggerezza e ci farà sentire appagate.
Sarebbero entrambi importanti, ma nessuno dei due lo sarebbe troppo.
Certo è che ci vuole tanta abilità nel gestire due relazioni contemporaneamente, facendo in modo che l’uno non sappia dell’esistenza dell’altro. Ma, in fondo, gli uomini da sempre fanno questo genere di cose e se la cavano più o meno bene.
Insieme ci potrebbero rendere le donne più felici del mondo.
Ma a volte – ammettiamolo! -, persino averne uno ci sembra troppo, figuriamoci due!
Tanto vale prenderne uno solo allora, ma se deve essere uno, almeno che sia fantastico!

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Paura di amare: alibi o verità?

ottobre 6, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Quante volte l’abbiamo utilizzata come scusa per allontanarci da uomini che non ci interessavano e quante volte l’hanno utilizzata loro con noi come motivo per non impegnarsi o chiudere! Ma erano solo scuse o la paura di amare esiste davvero e costituisce un vero pericolo quando incontriamo la persona giusta? Sicuramente siamo tutti un po’ bruciati dalle nostre storie precedenti e quindi, con l’aumentare dell’età, diventiamo tutti più prudenti, più cauti, quando ci approcciamo ad un nuovo amore. Ma in questo caso non si può parlare di “paura di amare” vera e propria. È un comportamento normale dettato dall’esperienza. La paura di amare è invece una vera e propria patologia che porta l’individuo a chiudersi, evitando di entrare in intimità (non quella fisica) con un potenziale partner per timore di soffrire ancora, di essere abbandonato o tradito. Esiste questa fobia. Ma dovremmo andare cauti nell’usarla per giustificare qualsiasi comportamento maschile di disinteresse e scarsa attenzione verso di noi. Infatti, anche l’uomo più impaurito del mondo, con un passato tumultuoso alle spalle, diventa audace davanti ad una donna che gli piace davvero e con la quale vuole intraprendere una storia.
Se, da un lato, è vero che gli uomini impauriti dall’amore mostrano tutti gli stessi sintomi, ossia menefreghismo, indifferenza, mancanza di iniziativa, latitanza, tirchieria, disinteresse; dall’altro, anche gli uomini innamorati sono tutti uguali: generosi, presenti, pronti a mettere da parte l’orgoglio, pieni di voglia di stupire, protettivi, passionali, disposti a mettersi completamente in gioco.
Quindi, non vi preoccupate troppo se lui sembra mostrare di avere paura di una relazione stabile. Parlandogli e rassicurandolo, non lo convincerete, piuttosto fareste meglio a lasciarlo solo per un po’. Se gli interesserete davvero, la sua paura svanirà. Se non passa, passate voi ad un altro uomo meno problematico e più pronto a rendervi felici.

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Trent’anni-single

settembre 29, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
La famiglia è dove ci sono due o più esseri viventi che si amano. Ma la gente è abituata a schematizzare ogni cosa, per rassicurarsi, persino i sentimenti. Ci sono quelli legali, legittimi; e quelli illegali, illegittimi. Così due persone che vivono insieme senza essere sposate, pur amandosi, non saranno mai considerate “una famiglia”. Si pensa al matrimonio come qualcosa che sistemerà le cose, che sistemerà tutto: se c’è un figlio in arrivo, il matrimonio è la soluzione; se ci si è rotti gli zebedei di stare insieme, allora è il momento giusto per sposarsi; se si sta insieme da troppo tempo, allora è opportuno sposarsi; se la gente si aspetta che quei due si sposino, allora è conveniente non deluderla; se si vuole un figlio, allora ci si sposa; se si ha già casa e lavoro, allora ci si può sposare; se tutti gli altri lo hanno fatto e voi ancora no, allora meglio affrettarsi. Più vado avanti e più mi rendo conto di quanti matrimoni senza amore ci siano intorno a me. E non parlo di matrimoni in cui è finito l’amore, ma in cui non c’è stato mai. Allora mi chiedo: perché? Davvero la gente subordina ancora la propria felicità alla regola sociale che ad un certo punto la vuole sposata e con figli, magari pure frustrata, ma purché accoppiata dopo un “sì” davanti ad un altare e festeggiamenti solenni e spesso pacchiani? Forse il matrimonio non è affatto cambiato rispetto ai tempi in cui era considerato semplicemente un patto di tipo economico, un affare, un baratto.
Anche io sono una di quelle persone che credevano che a trent’anni sarebbero state sposate e con minimo un figlio. Ma tra un mese compio trent’anni e sono single e non sento nessuna ansia, non sento il tempo che mi incalza, non sento l’urgenza di prendere il primo che mi capita e sposarmelo, non mi ubriaco a casa da sola il venerdì sera come Bridget Jones, eppure ogni giorno qualcuno parla della mia serena condizione come un problema a cui trovare soluzione. “Sei bella, non puoi stare sola, dobbiamo fare qualcosa”. O il mio cliente che mi chiama per farmi una proposta indecente: “Tu sei single, io pure e voglio sposarmi. Hai trent’anni. Sposiamoci io e te”. Piuttosto muoio. E non sono pochi i miei clienti, molto giovani, che soffrono dell’ansia di crescere e non sposarsi. È una sindrome dilagante non solo tra le donne.
Sì, ho trent’anni e sono single. Non ho fretta di sposarmi. Non ho paura io che questo non avvenga mai. Non sono vittima dei miei ormoni, neanche loro mi perseguitano per avere un figlio ora ché poi è tardi. Le mie paure sono altre: mi fa paura essere sola in una relazione di coppia, andare a letto con un uomo che non amo, che non mi piace; trasformarmi in una di quelle donne rompipalle che chiedono al proprio uomo: “Quando mi sposi?”; diventare infelice, acida e aggressiva; non realizzarmi mai; sposarmi perché è giunta l’ora e non perché sono pazza pazza di amore.
Ricordati che un matrimonio è per la vita. È vero, puoi sempre separarti, è il mio mestiere questo. Ma non è questo il presupposto per prendere una decisione tanto importante. Il matrimonio lo devi sentire. E sappi che per essere una famiglia non serve il matrimonio; però, solo quando l’amore c’è, non c’è nessuna ragione per non farlo.

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Gestire le discussioni: homo docet

agosto 7, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
A tutte le coppie capita di litigare. Molti vivono le discussioni in modo molto negativo, invece, possono costruire un momento di crescita ed un’occasione per conoscersi meglio. Spesso però succede alla coppia di gestire male i piccoli conflitti trasformandoli in una vera e propria crisi. Questo succede soprattutto per due tendenze, una tipicamente maschile e l’altra tipicamente femminile. Gli uomini tendono a scappare via davanti alle discussioni. A loro parlare tanto non piace e neanche ascoltare chi è in piena fase di sfogo. Viene loro una sorta di panico e abbandonano la nave davanti al pericolo, di solito sbattendo la porta. E non importa chi abbia torto o ragione, neanche quanto siano innamorati, tutti, ma proprio tutti, sfuggono via, per lasciare le donne in un mare di domande.
Noi donne, invece, abbiamo un maledetto vizio: parliamo troppo.
A noi le parole rassicurano. Quindi ne facciamo uso forsennato, anzi abuso. Non consideriamo mai quanto questo ci danneggi, quanto sarebbe tutto più facile se parlassimo di meno, se davanti ad un torto ci chiudessimo in un impermeabile silenzio, se sfuggissimo via sbattendo la porta.
In questi casi è molto più vantaggioso scegliere la via di fuga.
A noi il silenzio spaventa, invece, dovrebbe essere nostro alleato
. Infatti, è nel silenzio che si offre all’altro l’opportunità di riflettere e che possiamo a nostra volta comprendere meglio sia noi stesse che gli altri. Il silenzio è una distanza necessaria, che ci permette di calmarci e di non compiere gesti affrettati. Nella distanza possiamo recuperare noi stessi, riconoscendo, nello stesso tempo, l’importanza dell’altro. È nel silenzio che emergono sentimenti di amore.Dovremmo prendere esempio dagli uomini. Con questo loro modo di fare ci hanno sempre volute tenere in pugno e ci sono riusciti, dobbiamo ammetterlo.
Qualche giorno fa una signora mi ha raccontato la sua personale esperienza. Dopo trent’anni di matrimonio finalmente ha capito come gestire le discussioni con suo marito in modo positivo (almeno) per se stessa. Mentre lui parla senza sosta, lei si veste, apre la porta ed esce, intanto lui continua a parlare. Questa signora era molto soddisfatta dei risultati da lei raggiunti e si rammaricava di non averlo fatto prima. Ora suo marito sta attento a non ossessionarla, per paura che lei vada via o che addirittura possa partire per un viaggio di sola andata (con ritorno da destinarsi), così come ha già fatto un paio di volte, trovando sempre al suo ritorno il marito ancora più innamorato ed affettuoso.
Inoltre, lei è molto più serena, rilassata, persino più bella. Ha smesso di parlare ed ha iniziato a vivere.
È inutile, amiche, gli uomini hanno proprio ragione: da loro abbiamo tanto da imparare.

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Quando la critica diventa distruttiva?

luglio 10, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Il luogocomune vuole che noi donne siamo quelle sempre pronte ad aprire il becco su tutto ciò che riguarda il nostro compagno. Ma la verità è che spesso anche gli uomini non fanno altro che giudicarci per come ci vestiamo, per come cuciniamo, per come ci trucchiamo, per come parliamo, per le nostre scelte, amicizie, e così via.
Dietro quella che a prima vista potrebbe apparirci come una critica, a volte si nascondono solo una preoccupazione e un consiglio sensato , ma è anche vero che quello che con astuzia potrebbe essere spacciato come un consiglio, che noi siamo incapaci di accettare, spesso nasconde un velenoso giudizio.
È giusto che chi ci vuole bene ci corregga. Stare insieme vuol dire anche questo. Ma cosa distingue le critiche costruttive da quelle distruttive?
Innanzitutto, un elemento importante per distinguere un consiglio da una critica è la frequenza. Se qualsiasi cosa facciamo, lui è sempre pronto a dire la sua, in modo anche aspro, a volte persino con sarcasmo, state certe che di consigli non si tratta, sebbene voglia farli credere tali. Un consiglio viene dato con amore, non contiene anche rabbia.
Quindi, in questo caso, care amiche, vi informo che vi trovate davanti Mister Sotuttoio.
Mister Sotuttoio è il più grande degli insicuri.
Critica in te tutto ciò che non accetta di se stesso e ciò che lo spaventa. Sta sempre lì a cercare qualcosa che non va, per potersi porre sempre su un piano di superiorità rispetto a te perché si sente inferiore.
Tenterà di convincerti del fatto che lui è più grande, ha più esperienza, è più vissuto, è uomo, che non ti vuole criticare, ma aiutare. E ti farà sentire sbagliata sempre e comunque. Se non capirai il fine buono delle sue parole, ti accuserà di essere permalosa, esagerata, presuntuosa, arrogante, mentre tu inghiotti critiche su critiche in silenzio come bocconi amari. Ti accuserà anche di non potere parlare con te.
Vivere con Mister Sotuttoio può diventare davvero difficile e fare sorgere in te moltissime insicurezze. Ma la cosa peggiore è che piano piano smetterai di essere te stessa davanti a lui, per paura di infastidirlo e di sentirlo parlare.
Il suo sguardo su di te ti apparirà come quello di uno scrutatore. Non ti sentirai amata, ma ti chiederai “Chissà cosa vuole adesso?!”.
Mister Sotuttoio ti ama, ma non può fare a meno di giudicarti. Forse perché anche lui è stato tanto giudicato e anche perché non si accetta. Quella severità che usa nei tuoi confronti la usa anche verso se stesso. Non si ama, si giudica. Ma gli viene più facile fare pesare i giudizi su di te.
Tranquilla, piano piano ti abituerai. Dimenticherai che amare è libertà di essere ciò che si è, sentirsi a proprio agio sempre, non temere di essere giudicato, non criticare, bensì accettare l’altro per ciò che è.
Presto Mister Sotuttoio ti accuserà di essere un problema, un danno, una rovina, perché lui è tanto insoddisfatto della sua vita che deve trovare qualcuno o qualcosa a cui addossare tutte le colpe.
Forse finirai con il crederci. Ti sforzerai di essere perfetta, cioè, non perfetta, ma come lui vorrebbe che tu fossi, sebbene non ti sia chiaro cosa voglia.
Purtroppo, sai, è così facile credere alle cattiverie, soprattutto se vengono ripetute ogni giorno.
Non importa quanto tu sia bella, innamorata, devota, non importa quanto darai, quante ne perdonerai, quanta gioia porterai nella sua esistenza. Mister Sotuttoio vede tutto nero.
Potrà mai cambiare?
Ti devo dare una bella notizia. Ti sembrerà impossibile, ma sì, può cambiare.
Può passare dalle critiche agli apprezzamenti, può riconoscere i suoi errori, l’essere stato pesante, eccessivo, critico, severo, l’averti trascurata, il non averti fatta sentire amata. Può essere sinceramente addolorato e soffrire da morire. Ma solo quando ti avrà ormai irrimediabilmente persa.Perché lui è così: insoddisfatto e infelice. E come ogni insoddisfatto vuole solo tutto ciò che non può avere. Tutto ciò che gli manca.

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Quanto contano i parenti in una relazione?

luglio 4, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Una relazione di coppia si inserisce all’interno di una trama di relazioni familiari e sociali, che spesso rischiano di minare l’equilibrio tra i partners.
Sulla figura della suocera abbondano dalla notte dei tempi battute sarcastiche e velenose in ogni parte del mondo, ma non solo lei, a volte, si intromette, ma anche suoceri, cognati, cognate, zii, cugini, anche amici.
E se vivi in Italia, le cose diventano ancora più ardue, perché qui la famiglia è ancora più invadente e si sente in dovere di esserlo.
Sul lavoro mi è capitato spesso di raccogliere le confidenze dei miei clienti, sia uomini che donne, i quali attribuivano la responsabilità della fine del proprio matrimonio o della propria storia d’amore alla suocera, o, più in generale, alla famiglia del compagno o della compagna. Ma scaricare la colpa sugli altri equivale a negare la verità a se stessi, ad alleggerirsi la coscienza, non fa crescere questo atteggiamento.
Tuttavia, non si può non riconoscere il fatto che l’invadenza eccessiva dei suoceri, dei parenti tutti, le loro critiche, i loro commenti, le gelosie, la loro presenza in casa, spesso possono dividere i partners, spezzando la loro intimità e la loro complicità.
La colpa, se proprio di colpa dobbiamo parlare, è semmai della coppia stessa, che ha consentito a qualcuno dall’esterno di entrare e allontanarli. È la coppia ad avere lasciato quella fessura, è stata la coppia a permettere che tutto questo avvenisse.
Di solito, ciò che fa soffrire in questo genere di situazioni è il non vedersi riconosciuto il proprio ruolo di moglie o di marito, vederlo ceduto ad una suocera, o ad una cognata (ma anche un amico). L’altro così si sente sostituito, non rispettato, usurpato e poco importante. Ed inizia a provare un senso di delusione crescente, rancore, insofferenza, frustrazione, ed inizia a perdere fiducia nel partner.
Ecco che la crisi è sorta ed è di tale portata che potrebbe portare alla rottura definitiva della relazione, qualora queste problematiche non venissero affrontate e risolte.
Senza dubbio ciò che occorre per prima cosa è ricreare quello spazio intimo che riguarda solo la coppia, fatto di esperienze, emozioni, abitudini, intimità.
Quello è uno spazio esclusivo che, quantunque i partners siano molto legati alle rispettive famiglie, deve restare solo della coppia.
Sicuramente sarà necessario mettere ordine, attribuendo e riconoscendo a ciascuno il proprio ruolo. Mettere dei paletti non significa escludere qualcuno dalla nostra vita, bensì gestire al meglio le nostre relazioni, affinché siano per noi fonte di benessere e ci arricchiscano.
Ciò che consiglio alle coppie in queste situazioni è di passare del tempo insieme, da soli, preferibilmente lontano.

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L’inversione dei ruoli: quando a corteggiare è lei

marzo 22, 2013

come-sedurre-un-uomo-o-una-donnadi Noemi Azzurra Barbuto
Rose, serenate, inviti a cena, bigliettini, regali, ma anche esplicite dichiarazioni, inseguimenti, proposte, non sono più prerogativa dell’uomo in fase di corteggiamento. Oggi anche le donne hanno deciso di svolgere un ruolo attivo e sono passate dall’essere innocenti prede a cacciatrici spesso spietate, tanto da fare sorgere il dubbio qualche volta che l’uomo che hanno finalmente accanto abbia ceduto non per amore, bensì per sfinimento. Si capisce dal suo sguardo arreso, quasi stanco, dalla sua abitudine a tacere ogni volta che parla lei, senza mai osare contraddirla.
Le donne che conquistano sono spesso donne che lasciano con altrettanta facilità. E lui, “sedotto e abbandonato”, si lecca da solo le ferite, è stato preso, ingannato, mollato, intanto lei sta cacciando un’altra preda. Sono collezioniste seriali al pari di alcuni uomini, mosse anche loro dal bisogno di conferme.
Ma ci sono anche quelle che sono stanche della timidezza degli uomini, della loro mancanza di iniziativa e, spinte dalle amiche, dicono: “Ok, adesso basta aspettare: lo invito ad uscire”.
Sono corteggiatrici occasionali, spinte dalla necessità, quasi si vergognano a morte a fare quell’invito, credono ancora che sia “roba da uomini” e non vogliono perdere il loro potere: la loro femminilità. Quindi, quando usciranno con lui, baderanno bene di rientrare nel loro ruolo, passandogli abilmente la palla, facendo di nuovo inversione, da “cacciatrici” a “prede”. A loro basterà quell’incontro, uno sguardo, un sorriso, un silenzio, niente di più, per farlo andare in estasi, e la prossima volta, anzi le prossime volte, sarà lui ad invitarle.
In fondo, ci vuole un po’ di elasticità mentale anche negli affari di cuore. Un po’, mi raccomando… Che l’apertura mentale non sia troppa e non costituisca mai una scusa per correre dietro ad un uomo come disperate. Non c’è niente di seduttivo in tutto questo. Vedete, è vero, gli uomini dicono di gradire ricevere fiori, ma lo fanno per educazione. Pensano davvero che sia un gesto carino, ma un gesto carino non li conquista! Può diventare persino imbarazzante… Loro vogliono fare gli uomini. Dategli almeno l’illusione di incarnare lo stereotipo del macho. Ed il macho non riceve fiori, semmai, qualche volta, li regala.
Eh già…! Ci vuole abilità nell’essere preda e ci vuole abilità nell’essere cacciatrice, ma l’abilità superiore è essere entrambe le cose in base alla circostanza. Non è un gioco per tutte.

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Andiamo verso una società di single?

marzo 20, 2013

essere-singledi Noemi Azzurra Barbuto
La discriminazione oggi non riguarda più il sesso, il colore della pelle, ma lo stato civile. Finiti i tempi in cui chi aveva superato i trent’anni e non era sposato doveva subire continue mortificazioni e cercare di non rispondere alle inquisitorie domande dei parenti in occasione di feste e compleanni in famiglia, oggi viviamo gli albori di una controtendenza: a subire gli svantaggi del proprio stato civile sono sempre di più quelli sposati.
Ristoranti per single, vacanze per single, libri per single, monolocali per single, macchine per single, lavatrici per single, aperitivi per single, negozi per single sorgono ormai ovunque, anche in Italia. Con una precedente esperienza di matrimonio alle spalle o mai accasati, impenitenti sempre, oggi i single sono sempre più numerosi, ma soprattutto sono contenti. Si distinguono sia dai classici Don Giovanni di una volta, orgoglio di mamma e papà, Peter Pan mai cresciuti, che da quelle zitelle pelose, diventate sempre più acide con il tempo, che, sebbene rare, si vedevano in giro. Loro sono single per scelta personale, non per scelta di qualcun altro. E single vogliono restare.
Sono soprattutto donne che, sperimentata la quiete e la libertà del vivere da sole, non ci pensano neanche a rinunciarci per convolare a nozze con il primo arrivato. Sempre più esigenti, loro oggi vogliono un uomo straordinario sull’altro piatto della bilancia, altrimenti lasciano perdere perché non ne varrebbe proprio la pena. Loro hanno capito che non serve un uomo accanto per essere felici.
Se fino ad ieri i sogni di ogni ragazza erano il giorno del matrimonio, la proposta di matrimonio, il vestito da sposa, i figli, il marito dei sogni, l’anello, oggi sono il giorno della laurea, il lavoro, la carriera, il successo (perché no?!), la propria indipendenza economica, vivere da sola, e così via.
Ma non è vero che queste donne abbiano perso l’istinto materno. Hanno solo messo al centro se stesse e hanno capito che un bambino è più felice se la sua mamma è a sua volta felice e realizzata innanzitutto come donna.
Ma di chi sono figlie queste donne di oggi? Sono figlie di quelle donne di ieri che hanno sognato matrimonio, casa, figli, marito, ma anche carriera, indipendenza, lavoro, ma che poi hanno messo nel cassetto questi ultimi sogni, tra i pannolini e la lista della spesa. Ma ogni tanto i sogni messi da parte affioravano in loro e le rendevano tristi, a volte infelici, e oggi piene di rimpianti. Le loro figlie vogliono riscattarle…perché hanno ricevuto così tanto dalle loro madri: la loro stessa esistenza.
Queste figlie hanno imparato una lezione che non hanno avuto direttamente. E oggi sanno cosa vogliono, ma sanno soprattutto di meritarlo. Non è vero che non si sposano perché non credono nel matrimonio. Ci credono così tanto che non vogliono ridurlo alla scelta di un vestito, ad una cerimonia, ad una decisione presa a qualunque costo con il rischio di sbagliare. Si prendono il loro tempo.
Forse è proprio così: andiamo verso una società di single. Ma questo non deve farci temere come conseguenze la perdita del valore della famiglia, la solitudine, l’affermazione dell’individualismo, il calo della natalità, e così via. Essere single a lungo oggi significa solo scegliere più consapevolmente chi avere accanto…per il resto della vita. E non è questo il presupposto fondamentale di un matrimonio felice?