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Operation Smile: donare il sorriso ai bambini che non possono sorridere

gennaio 13, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Donare il sorriso a chi non può sorridere. È questo l’obiettivo della fondazione Operation Smile Onlus, che riunisce medici volontari di tutto il mondo che condividono il sogno di offrire ai bambini nati con gravi malformazioni al volto, congenite o dovute ad ustioni e traumi, interventi chirurgici ricostruttivi.

Non si tratta soltanto di una questione estetica, infatti, come ha raccontato il giornalista Enzo Tromba nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri mattina nel Palazzo della Provincia, spesso i bambini che presentano queste patologie, soprattutto nei paesi del Terzo Mondo, vengono nascosti dalla famiglia per un senso di vergogna ed emarginati dalla comunità perché considerati maledetti.

È questa la storia di Ngan, una bambina del sud del Vietnam nata con un grande buco nel labbro e nel palato. Una storia fatta di dolore ma anche di riscatto, perché oggi Ngan può sorridere grazie ai medici di Operation Smile, che dal 1982, anno della sua fondazione da parte del chirurgo plastico americano Bill Magee e di sua moglie Kathy, ha operato gratuitamente più di 130.000 bambini e che è presente in ben 51 Paesi (in Italia dal 2000), contando su 4.000 volontari tra medici, infermieri ed operatori sanitari.

Operation Smile, il cui presidente nazionale è Santo Versace, non si limita ad operare i bambini consentendo loro una vita normale, ma svolge anche la funzione fondamentale di «formare una nuova categoria di volontari specializzati e competenti -ha sottolineato Giuseppe Giordano, presidente del consiglio provinciale- nei paesi in cui l’infanzia spesso è negata».

Infatti, come ha spiegato Domenico Scopelliti, direttore scientifico di Operation Smile, attraverso la creazione di centri di eccellenza, dove i bambini possono essere seguiti da una equipe di medici fino all’età adulta, è possibile anche fare formazione sul personale sanitario.

Ma non sono soltanto i bambini dei Paesi poveri a soffrire di queste malformazioni, come il labbro leporino e la palato schisi. «Si tratta di patologie diffuse nel bacino del mediterraneo ed anche in Italia», ha affermato Giordano. Da qui l’idea di creare tre centri di cura all’avanguardia nel nostro Paese, distribuiti in modo da garantire la loro accessibilità su tutto il territorio nazionale.

Per quanto riguarda il Mezzogiorno, il presidente del consiglio provinciale ha anticipato la candidatura della nostra città come sede del centro di eccellenza specializzato in queste patologie e destinato ad accogliere ed operare i bambini sia italiani che stranieri.

«È un progetto molto ambizioso nel quale noi crediamo -ha dichiarato il direttore scientifico della fondazione- l’associazione stessa ha una vocazione fortemente reggina, da qui siamo partiti e qui vogliamo tornare».