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Donare il sangue: un gesto d’amore che salva la vita

gennaio 13, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Solo donando se stessi si dona veramente. Lo sanno bene i membri dell’Associazione Volontari Italiani Sangue (Avis), che anche questa epifania si sono dati appuntamento nell’auditorium San Paolo con i loro bambini, questa volta non per dare, bensì per ricevere dei piccoli doni, consegnati dalla befana in persona.

Un’occasione gioiosa, ma anche seria, nella quale è stato fatto un bilancio positivo dell’anno appena trascorso senza trascurare di porre all’attenzione dei presenti le numerose difficoltà che ancora oggi, nonostante aumenti progressivamente il numero dei donatori, costituiscono inciampo lungo il percorso che porta all’autosufficienza, svincolando la nostra regione all’obbligo di importare sangue da fuori.

Se, da un lato, le donazioni aumentano (nel 2009 la sezione comunale ha fornito 8.000 sacche, circa l’80% del sangue di cui ha disposto l’azienda ospedaliera); dall’altro, cresce anche la domanda trasfusionale nella città di Reggio, soprattutto in vista dell’istituzione del reparto di cardiochirurgia, come ha sottolineato il presidente della sezione comunale dell’Avis Mimmo Nisticò.

Dunque, ha affermato Nisticò, «è il momento di fare un ulteriore sforzo e di procedere verso una regolamentazione migliore». Ne sono convinti anche Giuseppe Bresolin, direttore del Centro Trasfusionale dell’ospedale reggino, e Paolo Marcianò, presidente dall’Avis regionale.

Quest’ultimo ha posto l’accento sul mancato recepimento da parte della Regione dei regolamenti nazionali inerenti al servizio trasfusionale, suscettibile di creare gravi ripercussioni in ambito sanitario.

«Donare è un dovere, non tutti lo sentono, quindi bisogna insegnarlo», ha affermato Enzo Romeo, segretario dell’Avis provinciale, che ha lodato l’opera di sensibilizzazione svolta dagli insegnanti all’interno delle scuole. Secondo il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Mario Santagati, che ha augurato ai numerosi bambini presenti di essere dei futuri donatori di sangue, «la formazione dei giovani è il presupposto fondamentale per incamminarci verso l’autosufficienza».

Anche il consigliere regionale Giovanni Nucera e l’assessore comunale Tilde Minasi hanno calcato l’esigenza di coinvolgere i giovani attraverso l’educazione ed il buon esempio, affinché cresca in loro il desiderio di dare, anzi di «farsi dono per gli altri».

Non si tratta soltanto di una regola di buona cittadinanza, piuttosto è questo il significato del sacrificio cristiano, secondo l’arcivescovo Monsignor Vittorio Mondello, il quale ha affermato che «Gesù si è donato a noi e noi dobbiamo imparare a diventare a nostra volta un dono d’amore per gli altri».

E donare il proprio sangue a chiunque ne abbia bisogno non è altro che donare se stessi.

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Il cordone è vitale

dicembre 16, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Malattie ematologiche, del muscolo cardiaco, delle ossa, dei vasi sanguigni, che procurano gravi sofferenze a milioni di persone, possono essere curate oggi attraverso un semplice gesto: la donazione del sangue del cordone ombelicale.

Per sensibilizzare tutta la cittadinanza, ma anche per raccogliere i fondi necessari per le attività di informazione, per tutta la giornata di domenica 13 dicembre, i volontari e la presidente regionale, Gaetana Franco, della GADCO, Associazione Gruppo Avis Donatrici Cordone Ombelicale, che ha la sede reggina negli uffici dell’Avis sita sul corso Garibaldi, si sono messi al servizio dei cittadini, accogliendoli nello stand allestito per l’occasione in piazza San Giorgio.

L’obiettivo che si propone la GADCO, associazione senza fini di lucro, attraverso questa iniziativa è la promozione della donazione del sangue del cordone ombelicale in tutta la Calabria. Ed è proprio nell’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria che è localizzata la Calabria CBB (Cord Blood Bank), ossia la banca deputata alla raccolta del sangue prelevato.

«Un’operazione semplice e rapida, che non procura alcun rischio ed alcuna sofferenza al neonato – ha sottolineato Franco – dal momento che avviene quando il cordone è già stato reciso».

Il prelievo consiste nell’aspirare il sangue dal cordone per poi raccoglierlo in una sacca sterile, che viene successivamente inviata alla Banca per le analisi e la crioconservazione a 196° C sottozero.

Il sangue del cordone ombelicale, «ricco di cellule staminali che possono essere conservate a lungo termine ed entrare nel circuito italiano e mondiale», come ha spiegato la presidente regionale dell’associazione, non è utile solo nella cura delle malattie ematologiche, ma, cosa altrettanto importante, «nel futuro potrà dare speranza ai malati di numerose altre patologie attualmente non curabili».

Non sono poche le donne reggine che quest’anno hanno fatto questa scelta di amore e di speranza, circa un migliaio, ha riferito Franco, aggiungendo che il prossimo anno «supereremo certamente questo numero». Infatti, anche in Calabria, si sta diffondendo sempre di più la convinzione che, come recita lo slogan della GADCO, «il cordone è vitale».