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Fondazione Giovanni Filianoti: un bilancio dei primi due mesi di attività

aprile 26, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Due anni sono pochi per dimenticare qualcosa che non si cancellerà mai, eppure bastano per edificare dalle macerie di una vita recisa con violenza un’associazione che alla logica insensata dell’odio preferisce quella nobile dell’amore.

Un’idea nata una sera, come un sogno, durante l’intima conversazione di un fratello e di una sorella, stretti tra il dolore cocente per la perdita del padre, assassinato brutalmente davanti alla propria casa, ed il desiderio di dare un senso a questa tragedia, per renderla in qualche modo più sopportabile.

E fu quello il primo seme della fondazione Giovanni Filianoti, creata dalla famiglia dell’agente assicurativo ucciso il primo febbraio del 2008 ed inaugurata il primo febbraio del 2010, a due anni esatti dalla sua prematura scomparsa.

Si dice che il tempo lenisca ogni dolore, ma ci sono ferite che non si rimargineranno mai. Restano lì, aperte, testimonianza cruda di un’ingiustizia troppo grande alla quale si oppone una dignità altrettanto grandiosa. Quella che si legge sul volto di Natalia Filianoti, presidente della fondazione Giovanni Filianoti, che ci ha accolti nella elegante sede dell’associazione, sita in via Fata Morgana a Reggio Calabria, per illustrarci i prossimi obiettivi nonché per stendere il primo bilancio di questi due mesi di attività.

La collaborazione offerta e l’amicizia mostrata dalle tante altre associazioni impegnate sul fronte della legalità come Libera ed il Museo della ‘ndrangheta, il sostegno ricevuto dalla società civile ed i numerosi progetti che stanno diventando ogni giorno più concreti, contribuiscono a rendere più che positiva la prima fase di apertura dei lavori.

In cantiere la costruzione, all’interno della sede della fondazione, di una biblioteca tematica sulla criminalità organizzata, composta da libri (i primi sono già stati catalogati) sia acquistati che donati dalle case editrici e dagli autori stessi. Non è escluso, come ha anticipato Filianoti, che la biblioteca si trasformi in un centro ricreativo che sia anche un caffè letterario, dove gli autori, sia conosciuti che emergenti, possano presentare le loro opere.

Grande la voglia di scappare da una città che non sembrava più la propria casa, e poi la scelta di restare, impegnandosi per cercare di contribuire alla diffusione di quella cultura della legalità senza la quale, secondo Filianoti, non è possibile nessun cambiamento di rotta.

«Cambiare vita non è cambiare città», afferma la presidente, che ritiene che ci sia più coraggio nella scelta di restare che in quella di andare via.

Infatti, non sono poche le difficoltà che i giovani del Sud si trovano ad affrontare soprattutto in questo momento di crisi non solo economica ma anche morale, nel quale diventa facile perdere le speranze per un futuro migliore. Tuttavia, è indispensabile, secondo Filianoti, il contributo dei ragazzi per la costruzione di una società fondata sui valori della legalità e del rispetto degli altri.

«L’unico modo per sradicare la ‘ndrangheta è lavorare sui giovani attraverso buoni esempi, non esiste altra strada», ne è convinta Filianoti.

Reggio Calabria ha bisogno dei giovani e questi hanno bisogno di una città che li faccia sentire accolti e nella quale possano avere un ruolo. E la fondazione Filianoti si propone di diventare spazio non solo ideale ma anche fisico in cui i giovani possano incontrarsi e sviluppare le loro idee, dando vita a quel dialogo, basato sull’ascolto, che uccide il silenzio omertoso che ancora si respira nell’aria e di cui tutti siamo vittime.

«Il vero problema sta nel silenzio della gente – ha affermato la giovane presidente – abbiamo paura di comunicare e non ci rendiamo conto che lì dove manca la comunicazione nascono le difficoltà».

La trasformazione del dolore in forza per non avere poi paura di niente perché niente sarà mai più grande di quel dolore, la conversione della rabbia in impegno e dell’odio in offerta d’amore, tutto questo c’è dietro la fondazione Giovanni Filianoti e dietro tutte le associazioni impegnate nel fare muro contro la criminalità.

Infine, chiediamo a Filianoti il perché di questa scelta. «Lo fai perché lo senti», risponde.