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L’Associazione Italiana Comuni dei Parchi contro la riduzione dei sindaci negli enti parco

dicembre 10, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

«Miope, disastrosa e contraddittoria al professato federalismo», così Antonino Perna e Michele Galimi, presidenti (il primo onorario) dell’Associazione Italiana Comuni dei Parchi, giudicano la recente decisione del Governo che stabilisce la riduzione del numero dei sindaci all’interno degli organismi di gestione dei parchi nazionali.

Tale «violento e repentino attacco alle autonomie locali», infatti, mina la partecipazione stessa delle amministrazioni locali, più qualificate in materia per il contatto diretto con il territorio, nella definizione delle scelte che riguardano gli enti parco, nonché, come ha affermato Galimi in occasione della conferenza stampa tenutasi ieri mattina presso la sala biblioteca del Palazzo della Provincia, «la vivibilità dei parchi, che non sono musei, piuttosto hanno un cuore pulsante e devono essere considerati come risorse».

L’associazione non contesta la ratio del provvedimento governativo, consistente nell’esigenza di abbassare i costi della politica, bensì chiede che, invece del numero dei sindaci all’interno della Comunità del Parco, vengano ridotte le presenze ministeriali, mantenendo intatta la democraticità del sistema. Non bisogna dimenticare, infatti, come ha più volte ricordato Galimi, che «il sindaco in Italia è l’unica figura eletta direttamente dal popolo».

Questo nuovo approccio centralizzato agli enti parco si inserisce, secondo Perna, nel quadro di un diffuso atteggiamento, che non riguarda soltanto la Calabria, di scarsa attenzione nei confronti del nostro patrimonio forestale e boschivo, che determina lo spopolamento delle montagne e che spesso si traduce in tragedia.

«Se i comuni montani vengono abbandonati – ha spiegato Perna – il territorio intero si degrada, dal momento che la garanzia più sicura anche contro l’arrivo dei camion carichi di rifiuti tossici è costituito dal presidio del territorio da parte di chi lo abita».

Inoltre, «con lo spopolamento dei paesi montani muoiono l’identità, la cultura, l’orgoglio di appartenenza – ha affermato Galimi – in una parola, muore l’uomo».

Al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, entrambi i presidenti chiedono, insieme a tutti i sindaci dei comuni che rientrano nei territori dei parchi nazionali, che il governo faccia un passo indietro, attribuendo agli enti locali il loro ruolo di veri attori protagonisti della gestione territoriale.

L’associazione Italiana Comuni dei Parchi ritiene fondamentale il coinvolgimento diretto nella gestione delle aree protette di tutti gli attori economici dei territori per giungere all’adozione di soluzioni adeguate e capaci di trasformare le zone montane in luoghi accoglienti e vivibili attraverso la fornitura di tutti servizi essenziali per i cittadini.

Che nel raggiungimento di questo obiettivo riescano da soli gli organi centrali dello Stato resta difficile crederlo. Non è da escludere, come hanno anticipato Galimi e Perna, che, se il governo dovesse perseverare in questa pratica centralistica, i sindaci decidano di uscire dalle aree protette.