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Le “visioni” di Renzo Margonari nella cornice di Villa Zerbi

novembre 2, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

mostra_margonari_200Il 10 ottobre, alle ore 18:30, presso la Villa Genoese Zerbi, sarà inaugurata la mostra pittorica “Non esistono due draghi uguali”, del maestro Renzo Margonari, illustre ed attivo artista mantovano che si definisce “surrealista per natura”.

La mostra, che potrà essere visitata fino al 15 novembre, ha la sua origine in un amichevole sodalizio culturale tra le città di Mantova e di Reggio Calabria, stabilitosi in passato attraverso uno scambio di beni storico-artistici tra le due città. In quell’occasione, a Mantova furono trasferiti alcuni reperti archeologici della Magna Grecia custoditi presso il Museo Nazionale di Reggio Calabria, in cambio della collezione Acerbi di arte egizia.

Il filo conduttore che avvicina le due città, geograficamente distanti, è stato rintracciato dall’assessore ai Beni Culturali e Grandi Eventi, on.le Antonella Freno. E’ sua l’idea, infatti, di legare il dialogo tra Mantova e Reggio Calabria alla figura di Publio Virgilio Marone, che nacque proprio nell’area del mantovano e nella cui principale opera, “L’Eneide”, è possibile rintracciare delle relazioni poetiche con la nostra terra. Ma Virgilio è anche un artista al quale, come afferma l’on.le Nanni Rossi, del comune di Gazoldo degli Ippoliti, in provincia di Mantova, la città di Mantova ha riservato un posto secondario, avendo sofferto in passato un’eccessiva identificazione con lo stesso.

Secondo Rossi, in quest’ottica, “il patto tra Reggio Calabria e Mantova risulta essere fondamentale per quest’ultima anche perché grazie ad un assessore reggino la città di Mantova recupera un’attenzione per Virgilio che non è sempre presente”. A proposito del riconoscimento di Reggio come città metropolitana, il sindaco di Mantova afferma: “Mi congratulo con questa amministrazione per un’altra conquista, per ora simbolica. Mi riferisco al fatto che Reggio Calabria è diventata città metropolitana. E’ una potenzialità questa che dovrete sapere cogliere, è un momento di svolta, non solo un’opportunità, ma, per certi versi, è anche una rivincita per Reggio Calabria rispetto a delle mortificazioni che nel passato la vostra città aveva subito”.

Un altro motivo che lega le due città, secondo Rossi, risiede nel fatto che sia Mantova che Reggio hanno la loro vera ricchezza nel loro hinterland. Continua Rossi, a proposito di Reggio, “la vostra città ha un patrimonio artistico ed archeologico per i 4/5 ancora da scoprire, questo sarà un altro motivo di interesse da parte nostra verso la vostra città per l’avvenire. Da noi emerge poco; da voi, invece, scavando, vengono fuori dei mosaici infiniti, di una bellezza straordinaria. Questo porterà molti mantovani a visitarvi”.

image_1209036436_478A proposito delle opere del maestro Renzo Margonari, il sindaco Rossi afferma: “Margonari è pittore, scultore, intellettuale, personaggio che mette sempre in discussione la realtà attraverso una continua critica di stimolo verso una società che passa tanto tempo a guardare indietro e poco tempo a guardare avanti. Confrontarsi con il futuro è qualcosa che purtroppo non si fa”.

Ed è così che ci appare l’artista, proteso verso il futuro, nel suo desiderio di migliorasi sempre, di non considerarsi mai arrivato, nonostante i suoi importanti riconoscimenti e successi professionali. Egli afferma: “I miei quadri sono improvvisati. Ma cos’è l’improvvisazione se non la somma delle esperienze che un uomo ha accumulato nel corso degli anni? Non posso dire nulla, se non che, avendo raggiunto questi anni, non posso fare a meno di migliorare ancora”.

Una pittura, quella del maestro Margonari, che non si può classificare, che mette in crisi la critica, la quale cerca di ordinare tutto in categorie. Ma come si fa ad ordinare l’arte, quella che viene dall’anima e che forse non è altro che caos che si armonizza nei colori e nelle forme? Ecco che le categorie diventano strette, insufficienti per spiegare ciò che si vuole esprimere attraverso l’opera d’arte e ciò che essa trasmette ad ognuno di noi. Una pittura, dunque, che si rivolge al singolo, all’individuo, che lo emoziona, lo fa riflettere, lo stupisce, lo incanta.

Immagine_17Afferma Margonari: “Il non essere classificabili comporta due rischi: essere fraintesi o essere ignorati. Io non sono stato ignorato, ma sono stato frainteso, e questo mi ha gratificato profondamente, perché, se la mia opera può essere fraintesa, vuol dire che è aperta, cioè ciascuno può instaurare un rapporto personale con ognuna delle opere esposte”.

Ciò che colpisce immediatamente sono i colori, forti, accesi, schizzati dall’infinito, potenti. A questo proposito l’artista dichiara di non condividere il pensiero di coloro che hanno sostenuto che egli usi dei “colori nordici”. Dice Margonari: “Sento il colore in modo particolare. Esso non è nordico, come si dice, al contrario, io credo sia un colore mediterraneo. Ecco perché ritengo che qui i miei quadri stiano bene. Sì, io credo che qui i miei quadri stiano felicemente. In questa città la mia pittura mediterranea forse può essere facilmente compresa. La mia è una pittura senza senso, perché io reputo che l’arte sia senza senso, perché essa ha tutti i sensi, è un’esperienza totalizzante. Ciascuno si rivolge alle opere a suo modo ed ottiene la sua risposta”.

Ed anche i titoli dei quadri sembrano essere privi di senso. Eccone alcuni: “Palingenesi di un’idea semplice”, “Uovo che, disgustato dal Liberty, spara uova dappertutto”, “Drago, infuriato per l’incertezza del futuro, partorisce una X”, “Farfadrago con problemi di successione”, “D’inverno, un fiore qualsiasi prende il raffreddore”, “Drago panteista, non accetta l’alba come soluzione del problema”, “Non è semplice cogliere un fiore”.

Sono trentasette le “visioni” esposte. Si tratta di sogni, confusi e strani come tutti i sogni, comprensibili solo a patto che non ci abbiano delle barriere, dei preconcetti, delle precondizioni, perché Margonari è un surrealista, influenzato anche dal calligrafismo estremorientale, e il surrealismo, come afferma il maestro mantovano, “non riconosce gli estremi ma si muove attraverso di essi come un pesce nell’acqua. Noi siamo pesci solubili, ci possiamo muovere oltre ogni linguaggio. Io ho scelto la pittura. Sono un pittore. Io mi sento un pittore”.