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Il cavallino di Troia e la miopia del governo Renzi

aprile 19, 2015

di Azzurrra Noemi Barbuto

Continue, incessanti e senza precedenti storici, le ondate di immigrati clandestini che dal Nord Africa partono alla volta dell’Europa non solo non accennano a fermarsi, ma aumentano in modo vertiginoso, complice la politica adottata dal governo Renzi, che, invece di bloccare, o almeno regolare, i flussi, li incentiva proponendo l’Italia quasi come immenso villaggio turistico al centro del mediterraneo, pronto ad accogliere con ogni sorta di confort i visitatori, fornendo servizi di ogni tipo, ovviamente gratuiti e che suscitano l’invidia e il malcontento dei cittadini italiani, sempre più vessati dalle tasse in aumento e dalla mancanza di politiche a tutela del diritto alla casa. 

 Ma ciò che dovrebbe generare maggiore scalpore e preoccupazione è il contesto storico-politico in cui vengono realizzate queste politiche intrise di buonismo e del tutto controproducenti, ossia quello in cui si è delineata ormai chiaramente prima una dichiarazione di guerra a tutto l’occidente e poi una sanguinaria lotta armata contro la nostra civiltà, la sua cultura, la sua religione, i suoi simboli, da parte dello stato islamico, i cui soldati hanno già mietuto vittime anche italiane.
Lo Stato italiano risponde a questa minaccia in modo molto cristiano, aprendo tutte le sue frontiere, consentendo così facile accesso anche ai terroristi islamici che, per questa via, cioè quella del viaggio in mare, possono eludere tranquillamente i controlli e penetrare in Italia come un virus.
Innanzitutto, bisogna sottolineare che l’Italia si è fatta carico di un problema che è europeo in primis, ma che ha rilevanza internazionale. Spesso ci si lamenta che l’Europa ci ha lasciati soli. Ma la colpa è nostra. La colpa è di un governo incapace di fare sentire la sua voce, di mobilitarsi nelle istituzioni europee, di intervenire.
 Si vuole semplicisticamente contrapporre il buonismo del centro-sinistra ad un approccio considerato crudele e razzista del centro-destra. Ma niente è più lontano dalla verità. Ciò che porta il centro-destra ad assumere una posizione quasi intransigente riguardo al problema dell’immigrazione clandestina non è il razzismo, ma il buonsenso.
Un governo ha il dovere di provvedere e proteggere i suoi cittadini, pena l’affermarsi di uno spirito ostile, terreno fertile per l’affermazione di organizzazioni parallele e contrarie allo Stato stesso. Abbiamo aperto le nostre porte e accogliamo ogni giorno e più volte al giorno il cavallino di Troia, nel cui ventre si nascondono i nostri nemici, che nottetempo verranno fuori per mettere a ferro e fuoco la città. Cosa potremo dire dopo? Potremo dire soltanto “stiamo stati noi ad accoglierli, è colpa nostra”. 
Ma, al di là di queste ipotesi del tutto verosimili, l’immigrazione clandestina andrebbe limitata e regolata diversamente perché crea problemi di ogni tipo, anche quello della delinquenza, dal momento che il nostro mercato del lavoro, saturo anche per noi italiani, non potrebbe accogliere una domanda di lavoro così importante. Un altro rischio concreto potrebbe essere quello sanitario. Insomma, si tratta di una vera e propria emergenza. Se il governo è davvero mosso da sentimenti di generosità e comprensione nei confronti di questi poveri disperati, e non dal mero interesse, tenga a mente che l’immigrazione clandestina genera migliaia di vittime in mare. Una morte atroce. Ecco perché i flussi andrebbero bloccati già in acque internazionali, quando il percorso per giungere in Italia è superiore o almeno pari rispetto a quello già coperto dai barconi della morte.
L’Italia è diventata, inoltre, complice non solo della sua distruzione, ma anche dell’arricchimento di quei gruppi terroristici che continuano a seminare morte e ci minacciano, in quanto contribuisce alla crescita del loro giro di affari illeciti e delle loro risorse economiche sempre più ingenti. Infatti, è più che lecito sostenere che i delinquenti che gestiscono i copiosi traffici di immigrati, altamente redditizi, siano legati ai gruppi terroristici che ormai hanno il pieno monopolio delle attività criminali più remunerative. 
Stando così le cose, se il governo Renzi non opererà un cambio di rotta nel mediterraneo, diventerà sempre più concreto il rischio che i terroristi islamici ci colpiscano al cuore. Non è allarmismo, ma lucida consapevolezza, quella che purtroppo manca a chi ci governa e a tutto il centro-sinistra italiano, la cui fine sarà segnata irrimediabilmente nel caso in cui la possibilità di un attentato dovesse concretizzarsi. 
Ai posteri l’ardua sentenza. 

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Il tallone di Achille di FI: divisi si perde

aprile 18, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Qualcuno parla di inesorabile declino e di estinzione, qualcun’altro di ripresa. Ciò che è certo è che sono finiti i tempi d’oro di un partito che, sotto il suo leader, è riuscito a creare unità, ad affermarsi dal nulla sulla scena politica degli ultimi vent’anni e a essere protagonista indiscusso della politica italiana, dominata da decenni da altri personaggi e movimenti. 

Per capire i motivi che hanno comportato la perdita di parte del consenso bisogna comprendere le ragioni che ne hanno segnato lo straordinario successo, che è stato determinato innanzitutto dalle eccezionali doti carismatiche e comunicative del suo fondatore, Silvio Berlusconi. 

Berlusconi era un uomo nuovo, imprenditore che non aveva mai fatto politica e che a questa decideva di dedicarsi non per interessi personali, ma mosso dall’amore verso la propria nazione. Per questo ricevette il sostegno e la fiducia del popolo italiano, stanco degli scandali e della corruzione imperante. Berlusconi fu combattuto da subito e odiato da coloro che, invece, di politica vivevano e vedevano lui come un usurpatore, una persona che arrivava per rovinare la festa, una persona senza esperienza che non aveva diritto di prendere le redini di un paese allo sbaraglio. Quando ci riuscì, fu odiato ancora di più. Quando si rivelò anche capace, fu odiato e combattuto di più ancora. 

Berlusconi riuscì a compattare le forze del centro-destra e a creare un partito unito, solido, forte.

Fu questo il suo merito più grande in un’Italia divisa per antonomasia e da sempre, lui capì che si poteva vincere solo restando uniti.

Ed è proprio questo il tallone di Achille del partito di Berlusconi oggi. Essendo egli  

 stato costretto ad uscire di scena, pur avendo sempre continuato tenacemente ad operare dietro le quinte e nonostante stanchezza e delusione, il partito ha iniziato a disgregarsi. Molti hanno cercato di perseguire il proprio vantaggio ed interesse personale, non tendendo più al raggiungimento del bene comune, perdendo di vista i valori di fratellanza, unità, libertà del partito. Da partito di persone unite dagli stessi valori e desideri, Forza Italia è diventato un partito di persone singole che coltivano il proprio orticello in attesa di vivere il proprio momento di gloria. Berlusconi, come un padre, osserva al di fuori, cosciente di tutto, provando ora dolore, ora amarezza, ora profonda delusione, a volte persino rabbia, perché ci si arrabbia persino con i propri figli, quelle persone che all’interno del partito sono nate e cresciute.

Si parla tanto di rinnovamento. Rinnovarsi, ricominciare, ripartire, reinventare, innovare, sono operazioni fondamentali per stare sempre al passo con le esigenze della società e i tempi. Ma ciò che non bisogna dimenticare sono le radici, i valori fondanti che stanno alla base del partito stesso, primo fra tutti quello della coesione, dell’unità tra tutti coloro che fanno parte della stessa famiglia perché ne condividono idee, propositi, valori. 

È questa la principale sfida che ha davanti il partito di Berlusconi oggi: ritrovare compattezza, vincere i partitismi all’interno del partito, proporsi come un fronte compatto e solido, con al vertice ancora il suo fondatore.  Le spartizioni del potere, la lotta per l’eredità, sono state aperte troppo prematuramente. 

Solo uniti si vince. Fondamentale inoltre la presenza di Silvio Berlusconi, ormai ritornato in pieno possesso dei suoi diritti politici, purtroppo illegittimamente sospesi, già questo basterebbe per spegnere alcuni piccoli fuochi di rivolta e calmerebbe gli animi di coloro che ancora cercano per se stessi un ruolo da protagonista. Importante dunque è questa presa di coscienza, per tornare a parlare un linguaggio comune ed individuare delle linee guida nuove, nonché un programma semplice, chiaro e sintetico, che risponda ai bisogni impellenti di una società disperata. La priorità assoluta non è osservare ciò che fanno gli altri al fine di criticare, ma proporre e trasmettere all’elettorato la chiarezza delle proprie idee.

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Lega nord conquista il Sud: flirt o storia d’amore?

marzo 20, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Da partito prettamente “nordista”, mirante alla piena indipendenza della padania dal resto dell’Italia, ostile al meridione e sempre pronto a prendere alla berlina gli italiani del Sud Italia, Lega Nord negli ultimi mesi ha segnato un cambiamento di rotta con un progressivo avvicinamento ed un’apertura al Mezzogiorno che sarebbero stati del tutto inimmaginabili prima, all’epoca in cui Bossi, il suo fondatore, tuonava contro il resto del bel Paese dall’alto del podio, infiammando gli animi contro i meridionali considerati “sporchi”, “mafiosi”, “ladri”, e chi più ne ha più ne metta. 





Un’apertura che si era già manifestata nel dicembre del 2010 con la diffusione di Radio Padania Libera in Puglia, precisamente nel Salento, meta di vacanze turistiche di Matteo Salvini, all’epoca europarlamentare di Lega Nord, che dichiarava solennemente nel gennaio 2011: “Nel Salento trascorrerò le vacanze, in Campania non andrò mai”.

Invece, Salvini in Campania e nelle altre regioni del Mezzogiorno si è poi recato, e anche spesso. E non per trascorrere le vacanze, bensì per propaganda politica. 
Monito per tutti i politici, che, dal momento che la politica stessa spesso assomiglia ad una contingenza di natura economica, dovrebbero andarci piano con le dichiarazioni passionali e lungimiranti per non essere poi tacciati di incoerenza. Ma forse poco gli frega! Più importante è “la ragion di partito”, anzi “la ragioni di voto”. 
“Lega nord ama il Sud”, è questo il titolo di un divertente servizio del programma “Le Iene”, andato in onda qualche settimana fa, ed è con questo slogan che il partito padano si fa strada sempre meno faticosamente verso il meridione. Il Sud: prima demonizzato e ora così fondamentale per il successo elettorale di Lega Nord nonché per il suo consolidamento a partito di rilevanza nazionale, al pari degli altri colossi.
Che sia questa la strategia portata avanti dal leader leghista? 
Ah, l’amore! L’amore! Quanto ci fa disperare questo nobile sentimento! Un giorno ci si odia e l’altro ci si ama! L’amore è così! O no? 
Ma non solo Lega Nord ama il Sud, è anche quest’ultimo a manifestare un sentimento di progressivo appeasement nei confronti del partito che fino a poco tempo fa lo denigrava con disprezzo. 
Ma cosa rende possibile questo felice sodalizio, o questo amore? Le ragioni sono certamente da ricercare nella critica situazione che sta vivendo l’Italia, ancora in crisi, non del tutto stabile politicamente e vessata sia dal problema, sempre più grave, di una immigrazione epidemica sia dalla piaga del terrorismo perpetrato dagli eserciti dello Stato islamico, che minacciano l’Italia. 
In questa situazione era inevitabile che un partito come Lega Nord, che si è sempre dichiarato con fervore contrario all’immigrazione, riscuotesse successo e seguiti nel Mezzogiorno, area che subisce e sente di più l’emergenza immigrazione, percepita come una vera e propria piaga. 
Un amore non privo però, come ogni grande storia d’amore, di possibili trame e pericoli, a cui il leader leghista dovrebbe fare attenzione. Infatti, nel suo tentativo di fare innamorare il Mezzogiorno, Salvini potrebbe suscitare le gelosie dei seguaci più radicali della Lega, per intenderci, quelli che consideravano i terroni “sporchi”, “mafiosi”, “ladri”, e chi più ne ha più ne metta. Un rischio certamente sussistente, ma reso comunque improbabile dalle dinamiche della psicologia sociale, secondo le quali due insiemi (o gruppi) opposti e divergenti sono destinati a diventare un unico grande insieme coeso davanti ad un altro insieme (o gruppo) ostile proveniente dall’esterno, in questo caso l’Isis, che sembra avere realizzato qualcosa di buono in Italia, una missione impossibile: mettere d’accordo terroni e polentoni. 
Bisogna altresì considerare che, nell’attuale spoglio panorama politico italiano, in cui domina uno scolorito Matteo Renzi che era stato salutato come l’uomo nuovo (più per la giovane età che per i propri meriti politici) in grado di portare una ventata di ossigeno e di risolvere le problematiche che affliggono l’Italia, ma rivelatosi poi incapace di fare fronte in modo deciso e opportuno alle richieste più importanti provenienti dal popolo, Matteo Salvini rappresenta l’alternativa più forte e concreta alla mollezza dell’altro Matteo.
Una congiuntura sicuramente favorevole alla Lega e, in primis, a Salvini, che ne appare del tutto consapevole. 
Possiamo fare facilmente una previsione a questo punto: si è aperta l’ascesa politica di Salvini verso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Non ci resta che aspettare le prossime elezioni, con l’augurio che al popolo italiano sarà finalmente data la possibilità di esercitare quello che è semplicemente un suo insindacabile diritto: il voto.


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IL SEGRETL DELLA FELICITÀ: trasformare i nostri dolori in opportunità 

marzo 16, 2015
Pubblico l’intervista che mi hanno fatto per okfashion.




Anche la fine di un amore può essere una formidabile occasione per migliorare la propria vita. La dott.ssa dell’amore ci svela come essere felici.

Riparare i cuori infranti e mostrare l’opportunità che si nasconde sempre nel nostro dolore. In questo consiste il lavoro della dottoressa dell’amore – così battezzata simpaticamente dai suoi affezionati clienti -, Azzurra Noemi Barbuto.

Imprenditrice, scrittrice, giornalista, mediatrice familiare, ma soprattutto coach dei sentimenti, Azzurra si dichiara convinta del fatto che mai come oggi la gente abbia bisogno di amare e di sentirsi amata. E chi può dirlo meglio di lei che da anni ascolta le confidenze più intime di uomini e donne di ogni età che affidano a lei paure, dubbi, desideri, sofferenze, lacrime e sorrisi? 
Noi l’abbiamo incontrata per voi, nel suo studio di Milano, dove ci ha accolti sorridente. Atmosfera rassicurante e serena, ci si sente quasi a casa, viene voglia persino a noi di aprirci, in quell’ambiente così speciale, ma stavolta a raccontarsi è lei.
“DOTT.ssa BARBUTO, COME È NATA L’IDEA DEL SUO LAVORO?”.
“Tre anni fa ho creato la mia agenzia “Separati Sì Disperati No” mossa dalla consapevolezza che oggi le coppie e le famiglie si trovano ad affrontare problematiche nuove senza avere gli strumenti o li aiuti per superarle. Qualcuno dice che oggi la famiglia è morta. La famiglia, invece, esiste ancora, sebbene stia vivendo un periodo di trasformazione. Ciò che ci resta da fare è constatarlo senza vivere rincorrendo un modello irreale di “famiglia-cuore”, cioè finta, di plastica”.
“MA OGGI SONO SEMPRE PIÙ NUMEROSE LE COPPIE CHE SI SEPARANO, LEI COSA NE PENSA?”
“Sì, questo è un dato inconfutabile. L’errore è credere che la separazione segni la fine della famiglia. In realtà, si prende coscienza della fine di un amore, e questo certamente è molto doloroso, ma la famiglia resta e viene riorganizzata in modo migliore, a patto che gli ex-coniugi depongano le armi e decidano di collaborare, cosa molto più conveniente del conflitto”.
“QUESTA È PARTE DELLA SUA ATTIVITÀ, VERO?”.
“Esattamente. Tra i servizi principali offerti dalla mia agenzia c’è anche la mediazione familiare, prevista come facoltativa dall’art. 54 del 2006, per consentire alla coppia coniugata, con o senza figli, di giungere in modo autonomo e meno traumatico ad un accordo di separazione senza ricorrere alla procedura ordinaria di separazione in tribunale, bensì con l’aiuto del mediatore”.
“QUAL È IL SERVIZIO PIÙ RICHIESTO?”.
“Attualmente a Milano sto lavorando molto come coach. Questo è un ruolo che non ho scelto, ma che mi hanno dato i miei clienti. Quando ho aperto la mia agenzia molte persone, incuriosite, venivano a chiedere informazioni. Trovando sempre me ad accoglierli in studio, iniziavano ad aprirsi, a raccontarmi il loro dolore, i loro problemi. Io li ascoltavo, ma soprattutto li aiutavo a scorgere i possibili vantaggi che derivavano da una determinata situazione, nonché tutte le possibili soluzioni. Insomma, li spingevo all’azione e all’ottimismo. Questo produceva effetti immediati sulle loro vite. Così, con il passaparola, il mio impegno è cresciuto e ho deciso di istituire questo servizio di ascolto e sostegno a chiunque desideri confidarsi con la sicurezza assoluta di non essere giudicato, di potersi liberare, migliorando da subito la propria vita”.
“DI COSA HANNO BISOGNO COLORO CHE SI AFFIDANO A LEI?”.
“Oggi il bisogno più sentito è certamente quello di essere ascoltati. L’avvento dei social ci ha reso esseri più visivi che uditivi, e anche più solitari, nonostante sembri così facile oggi “stringere amicizia” su facebook, ad esempio, con un semplice click. Ma il bisogno di sentirsi riconosciuti, ascoltati, amati, non si è estinto, perché è insito in ciascuno di noi, anzi è emerso più prepotentemente”.
“QUINDI CI BASTA ESSERE ASCOLTATI PER STARE BENE?”.
“Sì. Il problema però è come ascoltare l’altro affinché questo possa produrre in lui dei benefici. È necessario un ascolto partecipe, che dia un riscontro al nostro interlocutore della nostra attenzione nei suoi confronti, non un ascolto indifferente o passivo”.
“I SUOI CLIENTI LE CHIEDO ANCHE CONSIGLI?”.
“Molto spesso succede. Ma io preferisco aiutare il mio cliente a trovare lui stesso le soluzioni migliori. Insieme valutiamo il problema, o il suo stato d’animo, cercando di capire da dove derivi e cosa potremmo fare per cambiare ciò che non ci sta più bene. Se io offro consigli, creo un cliente dipendente e insicuro, che avrà sempre bisogno di consultarmi. Se io, invece, aiuto il mio cliente a capire che dentro di sé possiede già le risorse e le risposte per migliorare e cambiare la sua esistenza, allora lo renderò forte e sicuro, autonomo e felice. Questo è il mio obiettivo”.
“LE VENGONO RACCONTATE TANTE STORIE, SI PUÒ INDIVIDUARE IN CIASCUNA UN FILO CONDUTTORE”.
“Le storie sono tutte diverse, però in parte si assomigliano. Il filo conduttore delle storie è certamente il bisogno di amare e di sentirsi amati che c’è in ognuno di noi. Si soffre tanto per amore. E soffriamo tutti, sia uomini che donne. Ma ciò che fa davvero soffrire non è l’amore che ci manca dagli altri, ma quello che noi stessi non riusciamo a darci”.
“COME SI COSTRUISCE UNA VITA MIGLIORE?”.
“Sicuramente attraverso la verità, la consapevolezza, l’azione e la fiducia. La negazione di un problema non può renderci felici, come neanche scappare. Dobbiamo passare attraverso il nostro dolore. Occorre, come primo passo, prendere coscienza della situazione in cui ci troviamo e, per farlo, è molto utile il sostegno di un coach, che ci possa poi anche motivare all’azione, perché solo questa ci avvicina ai nostri obiettivi. Siamo noi a dovere andare incontro ai nostri sogni, loro non ci cadranno mai dal cielo. Ed infine, l’ingrediente principale: la fiducia. Fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità, fiducia nella vita, nel domani. Senza questa fiducia nulla è possibile”.
“È POSSIBILE SUPERARE LA FINE DI UN AMORE IMPORTANTE?”.
“Ogni giorno milioni di amori nel mondo finiscono e milioni di amori nascono. Quando finisce un amore, crediamo, a torto, che non potremo più innamorarci, amare, essere felici, ma la vita ci smentisce sempre. A volte commettiamo persino il gravissimo errore di restare attaccati ad amori sbagliati per la paura di ritrovarci soli o di non amare mai più. Così, mentre cerchiamo di sfuggirle, in verità, ci auto-condanniamo alla solitudine. La fine di una storia, come qualsiasi altro dolore, può essere una grande opportunità per migliorare la nostra vita. Sta a noi coglierla. L’amore è la forza più potente dell’Universo, ne era convinto anche Einstein. Prima o poi ci scuoterà ancora con la sua potenza, non ci possiamo sottrarre, dobbiamo solo lasciarci andare”.
“COSA CONSIGLIA A CHI SI TROVA A VIVERE QUESTA ESPERIENZA?”.
“Il consiglio più importante è quello di guardare avanti, continuare a voltarci indietro ci blocca o ci fa inciampare. Da subito dobbiamo porci obiettivi nuovi che ci diano energia e voglia di vivere”. 
“GLI UOMINI SOFFRONO COME LE DONNE?”.
“Da sempre l’uomo è considerato la parte forte in un rapporto, quasi insensibile. Ma gli uomini soffrono esattamente come le donne. Hanno le stesse paure, gli stessi dubbi, le stesse insicurezze, e piangono come noi. Anzi, forse oggi l’uomo è il sesso più debole all’interno di una relazione”.
“QUALE CONSIGLIO VUOLE DARE AGLI UOMONI E QUALE ALLE DONNE?”.
“Alle donne direi appunto di essere più se stesse, quindi più dolci. Il mostrarsi aggressive e dure non le rende più forti e spesso le penalizza. Le donne dovrebbero recuperare quelle caratteristiche tipiche del loro sesso, quali la femminilità, la grazia, la dolcezza, perché il loro vero potere risiede nella loro innata natura. Sarebbe un errore combatterla. Agli uomini, invece, direi di essere meno superficiali nel valutare una donna, di non fermarsi all’apparenza, di cercare di conoscere il suo cuore”.
“SONO SEMPRE DI PIÙ COLORO CHE SCELGONO DI RESTARE SINGLE, LEI COSA NE PENSA?”.
“Indubbiamente oggi sono sempre più numerosi i single, ma non lo leggo come un dato negativo. Essere single non è una scelta. È single chi non ha per il momento trovato una persona da amare e con cui condividere la propria vita quotidiana, gioie e dolori. Oggi si sceglie con più attenzione e più responsabilità chi avere accanto e questo non è sbagliato. Tuttavia, sarebbe un errore scappare dall’amore, eludere un impegno più importante, magari per paura. L’amore è in parte un rischio e, se vogliamo viverlo pienamente, dobbiamo avere il coraggio di buttarci dentro, altrimenti ci perdiamo il meglio di ciò che può darci”.
“QUAL È L’ERRORE PIÙ GRANDE CHE POSSIAMO FARE NELLE NOSTRE RELAZIONI?”.
“Certamente è quello di giudicare gli altri, di negargli quindi la nostra comprensione. Questo è un errore da non commettere in nessun tipo di rapporto, quello tra amici, tra genitori e figli, tra marito e moglie, e così via. Giudichiamo ciò che non vogliamo conoscere, il giudizio è un limite che noi stessi ci diamo e, come ogni limite, ci impedisce di crescere e di progredire”.
“ESSERE DONNA È UN VANTAGGIO NEL LAVORO O UN OSTACOLO?”.
“Non parlerei mai del mio genere come di uno svantaggio. Esattamente come non dovrebbe parlarne un uomo. Non contano il nostro sesso, la nostra bellezza, la nostra ricchezza, non contano neanche le carte che abbiamo, ma come ce le giochiamo. Il nostro successo, in qualsiasi ambito, dipende solo dalla nostra volontà. Il resto sono solo scuse”.
“QUANTO È IMPORTANTE OGGI ESSERE BELLI PER ESSERE FELICI?”.
“La bellezza è una vantaggio dispettoso che può svantaggiarci se ne facciamo troppo affidamento, trascurando altri aspetti. Ognuno deve sfruttare il suo potenziale per farcela nella vita, se una persona possiede la bellezza, allora perché non renderla un punto di forza? Ma bisogna ricordare che la bellezza non è un passaporto per la felicità. Conosco tante donne stupende ma infelici, anche in amore. Bisogna che un bel corpo ed un bel viso siano accompagnati da una bella testa e un grande cuore”.
“COSA RENDE UNA DONNA IRRESISTIBILE?”.
“Una donna di successo nella vita e in amore è quella che rispetta innanzitutto se stessa e la sua dignità. Questo la rende speciale. Siamo noi a doverci dare valore se vogliamo valere agli occhi degli altri. Allora trattiamoci con amore e verremo prese più sul serio”.
“QUALE MESSAGGIO VUOLE LANCIARE A CHI LEGGERÀ QUESTA INTERVISTA?”.
“Troppo spesso consideriamo i nostri difetti, i nostri errori o i nostri dolori come handicap che ci impediranno per tutta la vita di essere felici. Ma sono dei punti di partenza di un percorso che ci porta ad una vita migliore. Invece di combatterle, trasformiamo le nostre debolezze in punti di forza, in vantaggi. Invece di nasconderle, mettiamole in mostra. Come si fa? Basta guardarle sotto un’altra luce e ricordare che ogni cosa cambia in base al nostro atteggiamento. Ed in questo risiede tutto il nostro immenso potere”.
“COME SI FA A CAMBIARE LA PROPRIA VITA?”.
“Come si fa a non cambiarla, direi. Il cambiamento fa parte della vita stessa, siamo noi ad ostacolarlo, attaccandoci alle nostre abitudini e ai nostri riti, che, mentre ci danno l’illusione della sicurezza, ci impediscono di migliorare. Ci basta assecondare allora i cambiamenti ed agire, buttarci, avere un pizzico di coraggio. Il rischio ci ripaga sempre. Inoltre, ricordiamoci sempre che gli altri riflettono il nostro atteggiamento. Perché le cose cambino, è necessario che noi cambiamo il nostro comportamento”.
“QUAL È L’ERRORE CHE COMMETTIAMO PIÙ SPESSO?”.
“Sicuramente quello di rimandare. Ognuno di noi si sente eterno e crede di avere sempre tempo per poter fare le cose che desidera, per avere un figlio, per dichiarare il proprio amore, per dare un abbraccio. Dovremmo vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo della nostra vita, allora forse saremmo persone migliori”. 
“COS’È LA FELICITÀ?”.
“La felicità non è raggiungere un obiettivo, ma avere un obiettivo da perseguire. È questo a dare un senso al nostro vivere. Ecco perché io aiuto il mio cliente ad individuare obiettivi nuovi e a studiare le strategie opportune e le azioni migliori per raggiungerli”.
“COSA VUOLE DIRE AI NOSTRI LETTORI?”.
“Questo è il primo giorno del resto della tua vita. Non sprecarlo guardando indietro. Il passato non esiste più e tutto ciò che conta è qui e ora”.
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Vuoi conquistarla? Trai ispirazione dai tuoi film preferiti

gennaio 27, 2015

Di Azzurra Noemi Barbuto
Balli lenti, serenate sotto casa, solenni dichiarazioni, lettere profumate, lunghe attese per un solo bacio. Una volta l’amore aveva qualcosa di magico: il romanticismo.
Era forse per questo che le relazioni duravano di più?
Oggi ci si prende e ci si lascia nel giro di una settimana, si litiga e si fa pace su whatsapp, ci si incontra su fb e si fa l’amore online.
I tempi cambiano, sì, ma non sempre le cose migliorano.
Forse, se facessimo un passo indietro, riscoprendo e recuperando il romanticismo andato perso, l’amore tornerebbe ad essere più duraturo e più emozionante.
Allora perché non ispirarsi ai protagonisti maschili dei classici del cinema per diventare l’uomo dei sogni di ogni donna e vivere un amore da favola?
1. Siete convinti che il gentilsesso si lasci conquistare solo con il denaro? Non preoccupatevi qualora le vostre risorse economiche non fossero esattamente come quelle di zio Paperone, perché, per conquistare il cuore di una donna non serve affatto essere milionari. Prendete esempio dallo squattrinato scrittore esordiente Paul, interpretato da George Peppard, nell’intramontabile film “Colazione da Tiffany” (1961, diretto da Blake Edwards). Non potendosi permettere di regalare ad Holly (Audrey Hepburn) un anello di brillanti ma non volendo farla uscire a mani vuote dalla sua gioielleria preferita, decide di farle incidere un anellino trovato in omaggio dentro una confezione di patatine. Mossa vincente considerando che la ribelle ragazza, commossa da questo gesto d’amore, sceglierà di restare con lui abbandonando il progetto di andare all’estero e sposare un milionario.
2. L’amore romantico richiede coraggio, bisogna osare ed essere pronti a superare i propri limiti per la donna che si ama. Esattamente come fa il milionario Edward, interpretato da Richard Gere, nel celebre film “Pretty woman” (1990, diretto da Garry Marshall). Lo scapolo d’oro corre a riprendersi la sua ragazza (Julia Roberts) e lo fa arrampicandosi su una scala antincendio con tanto di mazzo di rose rosse tra i denti, proprio lui che era terrorizzato dal vuoto e dalle altezze.
3. L’amore romantico richiede tenerezza. Ricordate che dentro ogni donna c’è una bambina da amare e coccolare. Lo sa bene l’affascinante uomo d’affari Jack, interpretato da Harrison Ford, nel film “Una donna in carriera” (1988, di Mike Nichols), che prepara un panierino di plastica, come quello che usavamo all’asilo, con tutto l’occorrente per il primo giorno di lavoro di Tess (Melanie Griffith), che ha appena ottenuto il posto dei suoi sogni.
4. Non abbiate paura di mostrare e dimostrare i vostri sentimenti davanti al mondo intero. Come fa il libraio Will, nel divertente film “Notting Hill” (1999, diretto da Roger Michell), interpretato da Hugh Grant, che nel corso di una conferenza stampa internazionale dichiara il suo amore a Julia Roberts, nei panni della bellissima star di Hollywood Anna Scott, che ruba il cuore del timido ragazzo inglese.
5. Non abbiate fretta. Imparate ad aspettare. Un giorno, una settimana, un mese, un anno. Non importa. Ciò che conta è non bruciare le tappe. L’amore romantico deve essere vissuto e non consumato. Anche Dracula lo sosteneva: per la donna che si ama si può aspettare un’eternità. Ecco cosa narra poi a Mina, interpretata da Winona Ryder, nel film “Dracula di Bram Stoker” (1992, diretto da Francis Ford Coppola), quando finalmente la ritrova: “Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti”.
Ovviamente, lei non può resistere alle appassionate parole del misterioso conte, interpretato da Gary Oldman, e dimentica persino il suo promesso sposo.
6. Credete che l’amore romantico sia qualcosa di melenso e noioso? Vi sbagliate, perché è super divertente e si nutre di risate e allegria. Ed è proprio con l’ironia che, nel film “La vita è bella” (1997, diretto da Roberto Benigni), Guido (Roberto Benigni) conquista il cuore di Dora (Nicoletta Braschi) e costruisce poi per lei un mondo ovattato in una realtà, come quella della guerra, tutt’altro che confortevole, vincendo il terrore e combattendo il male assoluto con il sorriso, per rassicurarla in nome dell’amore.
7. Essere belli non vi farà automaticamente essere amati. Ciò che vi rende amabili è la tenerezza. Ed è questa che più di ogni altra cosa rende l’amore romantico. Pensate all’orribile mostro del film d’animazione “La bella e la bestia” (1991) di Walt Disney. Dietro quell’aspetto rude e spaventoso si nascondeva, in verità, un principe dall’animo gentile e premuroso. Ed è questo che fa innamorare perdutamente Belle. E sarà, infine, l’amore di lei a liberarlo, trasformandolo in ciò che è da sempre: un bellissimo principe. Sì, perché è l’amore a renderci migliori.

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Olio di oliva: un potente alleato per la tua bellezza

dicembre 12, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Oggi se ne trovano di tutti i tipi, da quelle profumate a quelle per pelle mista, grassa, matura, giovane, agli acidi della frutta, al karitè, al siero di vipera, alla bava di lumaca. Le abbiamo provate tutte e siamo attente a tutte le novità sul mercato, le creme per il viso o per il corpo non sono solo indispensabili per mantenere giovane, luminosa e sana la nostra pelle, ma anche un modo per rilassarci e prenderci cura di noi, coccolandoci. Mettere la crema è un gesto di amore per se stesse e un rito di bellezza da ripetere mattina e sera.
Esistono tre segreti fondamentali per una pelle perfetta: pulizia profonda, esfoliazione e idratazione (nutrimento).
La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo, è viva e respira. O meglio, ha bisogno di respirare. Soffocarlo con un trucco troppo pesante la rende spenta e ne favorisce l’invecchiamento. Indispensabile, quindi, la pulizia, liberando i pori e restituendo la pelle ossigeno. Ottima la pulizia eseguita con bicarbonato di sodio, facilmente reperibile in qualsiasi supermercato al costo inferiore ad un euro, e il succo di limone.
L’invecchiamento della pelle è dovuto anche all’accumulo delle cellule morte. Ecco perché è buona norma fare lo scrub sia alla pelle del viso che del corpo almeno una volta alla settimana. È possibile esfoliare la pelle anche con dello zucchero o del sale strofinati delicatamente sulla pelle. È possibile fare un ottimo scrub per il viso con zucchero, miele e un po’di latte. La pelle risulterà immediatamente luminosa e setosa. Questo tipo di scrub è ottimo anche per il corpo.
Infine, arriviamo all’ultima fase, quella del nutrimento. Una pelle esfoliata e pulita in profondità è più ricettiva a ricevere nutrimento e ne ha bisogno. In farmacia e in profumeria si trovano ormai tante creme idratanti di ottima qualità, ma l’ingrediente migliore si può trovare anche al supermercato: l’olio di oliva.
Le proprietà dell’olio di oliva come trattamento di bellezza erano conosciute già nell’antichità. I fenici lo chiamavano “oro liquido”, gli egizi lo usavano per ammorbidire la pelle e per rendere lucidi i capelli, nella Grecia antica gli atleti lo adoperavano per i massaggi.
Nutriente, anti-aging naturale, illuminante, conveniente, l’olio di oliva ricostruisce il derma e possiede numerosi principi attivi e numerose virtù. Innanzitutto, migliora in modo assoluto l’elasticità della pelle. È un prodotto 100% naturale, senza agenti chimici, che possono essere nocivi, senza coloranti e senza profumi sintetici.
È inoltre ricco di sostanze benefiche:
-la vitamina E che contrasta i radicali liberi, maggiori responsabili del processo di invecchiamento;
-la vitamina A che impedisce la secchezza delle mucose;
-squalene: in grado di penetrare negli strati più profondi della pelle e riformare il filo idrolipidico (indebolito dai raggi solari e dai detergenti), rinnovando la pelle;
-acidi grassi insaturi come il linoleico ed il linolenico che prevengono disturbi della pelle come eczema, acne, psoriasi e pelle secca;
– il beta-carotene che dona elasticità alla pelle;
-acidi ed alcoli triterpenici che sono cicatrizzanti.
Come utilizzarlo? Il modo migliore è passarlo sulla pelle dopo il bagno o la doccia al posto della crema, in questo modo contrasta gli effetti disseccanti dell’acqua calcarea e leviga, ammorbidisce, tonifica e rivitalizza l’epidermide. Inoltre, attenua le cicatrici della pelle o le smagliature.
Sceglilo extravergine. Provalo e non potrai più farne a meno.

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Come affrontare i cambiamenti e trarne vantaggio

dicembre 11, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Tutto ciò che evolve muta. Il cambiamento fa parte della natura, della vita, di tutto ciò che ci circonda. Tuttavia, approcciarci a ciò che è nuovo e inusuale spesso ci spaventa e, per evitarlo, siamo disposti persino ad accettare di rimanere in situazioni stagnanti che ci rendono sempre più infelici.
Se il cambiamento fa parte dell’universo, respingerlo ci porta a metterci in disarmonia con il mondo esterno e con il nostro mondo interiore. Attaccandoci a situazioni ormai passate, a persone che avremmo dovuto lasciare andare già da un pezzo, a relazioni ormai consumate e che ci procurano solo malessere, non facciamo altro che privarci di tutto ciò che potrebbe renderci felici.
È solo quando accogliamo il cambiamento, senza contrastarlo, che possiamo concedere a noi stessi di crescere, di migliorare, di evolvere, di fare ciò che ci piace e di essere amati e amare davvero.
Insomma, per realizzare i nostri sogni è necessario che abbandoniamo le nostre abitudini e ci disfiamo del passato.
Ma come possiamo smettere di temere i cambiamenti?
Innanzitutto, allenandoci. Più saremo aperti e propensi al nuovo nella nostra vita quotidiana, più diventeremo coraggiosi e flessibili davanti ai cambiamenti più importanti della nostra vita.
È fondamentale comprendere, in secondo luogo, che il male maggiore non è cambiare, ma restare immobili. In questo senso, il cambiamento non deve essere considerato come un danno, ma come un vantaggio da utilizzare a nostro favore, al fine di migliorare noi stessi e la nostra vita.
Pensiamo alla nostra esistenza come ad una scalinata: ogni gradino è un cambiamento e anche un progresso, che ci porta sempre più in alto, migliorando la nostra visuale sul mondo.
Accettiamo il cambiamento come qualcosa di inevitabile, una forza che diventa distruttiva solo se la contrastiamo, ma che ci dona nuove opportunità se l’assecondiamo.
Ci sono cambiamenti che non possiamo evitare, pensiamo alla perdita di una persona cara o alla fine di un amore. Non dipendono da noi, dobbiamo in qualche modo “subirli”, ma noi possiamo tuttavia scegliere come viverli. Possiamo decidere cioè se lasciarci andare e rinunciare prematuramente alla vita, o coglierli per vivere una vita più piena e dare un nuovo senso a tutto.
Ci sono poi cambiamenti che noi stessi possiamo decidere, pianificare e realizzare. Non ci tocca subirli e superarli al meglio, bensì ne siamo noi gli unici artefici. Ci basta sapere ciò che realmente desideriamo, stabilire una strategia e raggiungere il nostro obiettivo. Esiste altro modo per sentirsi ed essere vivi davvero?
Mettiamoci alla prova dove non abbiamo mai tentato, proviamo ciò che non abbiamo ancora sperimentato, facciamo ciò che ci rende felici davvero, dichiariamo il nostro amore a chi portiamo nel cuore, coltiviamo le nostre passioni, scopriamo i nostri talenti e alleniamoci ad essere flessibili, cadendo e rialzandoci, perché ciò che è morbido resiste, ciò che che è cristallizzato si spezza.
Davanti al prossimo cambiamento, non fermiamoci paralizzati dalla paura, ma impariamo ad andargli incontro sorridenti.

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Il semplice segreto dell’amore: donarsi

agosto 4, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Tutti desiderano amare ed essere amati, vogliono incontrare qualcuno di speciale con cui condividere la vita quotidiana, gioie e dolori, intimità e divertimenti. Tutti lo cercano, ma quanti realmente sono pronti a mettersi in gioco in amore? Amare fa paura perché ci rende vulnerabili, esposti, privi di difese. Anche essere amati oggi spaventa. Vogliamo essere ammirati, stimati, ricoperti di attenzioni e premure, ma sapere che qualcuno ci ama ci porta a sviluppare una sorta di responsabilità verso l’altro, che spesso non ci piace. Vogliamo essere amati ma sentirci liberi. Una persona che ha bisogno di noi spesso ci risulta come un vincolo, un limite, o un fastidio. E spesso crediamo di amare finché l’altro non ci dimostra che ha bisogno di noi.
Ma tutto questo non è vero amore.
Per essere amati bisogna dare, ma spesso viene amato anche chi non dona nulla di sé. Invece è assolutamente certo che per amare bisogna dare. Se non diamo nulla di noi, non potremo amare mai. Solo quando apriamo il nostro cuore agli altri, ci predisponiamo ad innamorarci davvero.
Quando sento qualcuno lamentarsi perché non trova l’amore o perché non riesce ad amare, ascoltando un po’ le sue parole mi accorgo subito di quale sia l’effettivo problema: crede di volere l’amore, ma gli sfugge.
Per amare, inoltre, è necessario darsi tempo: tempo di conoscere l’altro, senza cercare il difetto o la scusa per scappare via impauriti.
Quanti amori nascerebbero se solo guardassimo bene chi ci sta davanti!
Incontrarsi non basta per innamorarsi. Ciò che conta è non avere paura di cadere. Spiegare le ali e volare.
Anche io avevo paura dell’amore. Ma poi qualcuno mi ha insegnato a sognare insieme a lui, a crederci, a non avere paura. E a sapere dire: “Ho bisogno di te”.

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Perché certe donne sono eternamente infelici in amore?

luglio 30, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
La vita non è tutta una questione di fortuna. Molto dipende dalle nostre azioni, che derivano dalle nostre scelte, che a loro volta sono il riflesso dei nostri pensieri. Ciò significa che, quando pensiamo in modo positivo, arriviamo a scelte coraggiose e felici.
Così avviene in amore.
Ma cosa vuol dire esattamente “pensare positivo”? Significa “provare fiducia”, “dare fiducia”. Se noi ci fidiamo di noi stessi e della vita, tutto andrà secondo le nostre aspettative, perché la mancanza di paura, di dubbi, di sentimenti negativi quali sconforto, ansia, scetticismo, attiverà una catena di eventi e di circostanze che ci porteranno a ciò che desideriamo.
Molte donne non fanno altro che lamentarsi della loro vita affettiva. Ripetono dalla mattina alla sera frasi del tipo: “gli uomini sono tutti uguali”, “i non mi fido degli uomini”, “prendo sempre delusioni”, “anche lui mi sta prendendo in giro”, “vuole solo portarmi a letto”, “non mi cercherà più”. Se io fossi uomo, scapperei da donne così, quindi li comprendo benissimo. Nessuno vuole stare con chi trasmette insicurezza, negatività, pesantezza e sfiducia.
Oggi le donne credono che il successo in amore dipenda da quanto riusciranno ad essere belle e sexy. Allora iniziano a gonfiarsi da tutti i lati, ad indossare abiti orribili, ad adottare pose innaturali, a parlare in modo artefatto, a fare diete assurde, adeguandosi così solo allo stereotipo di bellezza più comune oggi, quello della donna-oca, utile per vendere le gomme della macchina o attirare idioti disperati nei locali notturni.
Ciò che colpisce un uomo, un vero uomo, sono ben altre qualità, che purtroppo non si possono acquistare facendo shopping dal chirurgo plastico o su via Montenapoleone.
Ma soprattutto ciò che danneggia di più le donne oggi è proprio la loro sfiducia nel genere maschile. Con un uomo non bisognerebbe mai partire in modo prevenuto. Molto meglio concedergli fiducia e poi ritirarla solo nel caso in cui non si riveli meritevole, senza rancori, senza cambiare la propria opinione sul genere maschile, senza piagnucolare e senza perdere tempo.
Gli uomini hanno bisogno che ci fidiamo di loro, che crediamo in loro. E l’amore per sbocciare ha bisogno di essere sognato. In due.

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In un mondo che corre, quanto conta il tempo in amore?

luglio 28, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Nessuno sa quanto ne ha a disposizione, a volte pensiamo che non finisca mai, che ce ne sia sempre abbastanza per fare tutte le cose che vorremmo fare o che rimandiamo; a volte è veloce, altre volte troppo lento, ma per tutti il tempo è tutto ciò che abbiamo. Oggi le nostre vite sono sempre più frenetiche, i ritmi accelerati, mangiamo nei fast-food e riscaldiamo cibi precotti nel forno a micro-onde, abbiamo linee internet sempre più celeri, treni sempre più veloci, voli sempre più brevi. Viviamo come se avessimo piena consapevolezza dell’importanza del nostro tempo, cercando di utilizzarlo al meglio, eppure ne sprechiamo sempre di più. Come siamo caduti in questa contraddizione?
In realtà, il tempo è qualcosa che si massimizza non se siamo veloci, bensì se siamo lenti. Questo soprattutto nei sentimenti. Se vogliamo dare valore al nostro tempo in amore, occorre che andiamo piano.
Spesso le persone si chiedono perché le loro relazioni falliscano velocemente. Il motivo è questo: hanno affrettato i tempi.
Tutto ciò che corre, prende fuoco e si consuma. Ciò che procede lentamente, invece, cresce e dura.
Uno dei segreti di una relazione felice e stabile è questo: rallentare, godersi le prime emozioni, darsi il tempo di conoscersi, per arrivare poi ad un’intimità fisica quando si è già creata l’intimità tra le anime. Allora diventa tutto più bello e intenso.
Dovremmo imparare a prenderci il nostro tempo, solo così possiamo vivere pienamente la vita, che non è una corsa in cui vince chi arriva per primo, ma una lunga strada che merita di essere percorsa ed assaporata tutta, passo dopo passo, magari insieme ad una persona per noi speciale.

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