Archive for the ‘Uncategorized’ Category

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Le stazioni centrali: da luoghi di transito a purgatori permanenti

giugno 14, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto 

Ciò che avevamo previsto qualche mese fa si è compiutamente realizzato: il nostro Paese è al collasso. La politica sfrenata di accoglienza indiscriminata a chiunque sia diretto in Italia clandestinamente ha prodotto l’invasione delle città italiane, la nascita spontanea di campi-profughi a cielo aperto, in centro città, nelle arterie principali delle metropoli, le stazioni centrali, ed è proprio qui che si è interrotta bruscamente la staffetta dei clandestini, passati dalle mani degli scafisti a quella dei politici italiani. Le stazioni, sì, che si sono trasformate da luogo di transito di milioni di persone in tristi luoghi di degrado e di permanenza, una sorta di purgatorio in cui questi uomini senza documenti si trovano a stazionare in attesa di andare via. Ma andare dove? La Francia li respinge, chiude le frontiere, così gli altri Stati membri dell’UE, che tra i suoi principi fondamentali ha quello della cooperazione e della solidarietà tra gli stati europei. Valori predicati ma che non trovano riscontro nella realtà.  

 Ed emerge sempre più prepotentemente, sotto il peso delle inchieste della magistratura, ciò che si celava dietro il finto buonismo del centro-sinistra italiano: non lo spirito umanitario, bensì il becero interesse, aggravato dal danno che il governo, trasformando l’accoglienza agli immigrati clandestini in un business (o almeno consentendolo), ha fatto all’Italia tutta e a tutti gli italiani. 

Promesse, come quella di un rimborso ai comuni che avrebbero ospitato i migranti, ovviamente inadempiute, parole al vento, fumo, ed il malcontento degli italiani, presi clamorosamente in giro troppe volte, aumenta di pari passo con la loro motivata disperazione. Di contro, diventano sempre più numerosi anche i casi di cronaca nera che vedono protagonisti gli immigrati nel ruolo di carnefici. Un bollettino di guerra, che leggiamo ogni mattina bevendo il caffè. Lo chiamano “razzismo”, ma sarebbe più giusto chiamarla “esasperazione“. Agli italiani non è consentito neanche lamentarsi, dire “basta”, pena l’essere stigmatizzati come popolo razzista. Anche questo. Sì, perché, se non lo sapete, alcune statistiche europee dimostrano che gli italiani non sono virtuosi come i francesi, i tedeschi, gli inglesi, no, gli italiani sono razzisti. Però nessuno mette in luce il dato principale: gli italiani ospitano centinaia di migliaia di profughi ormai, gli altri Stati non li vogliono, li considerano spazzatura da scaricare nella pattumiera europea: il bel Paese. E gli italiani devono stare zitti, continuare a subire, subire sempre, subire un premier che ha fatto il volo pindarico da Firenze a palazzo Chigi senza essere mai stato votato dagli italiani. Un premier che si è rivelato incapace di risolvere i problemi italiani, ma capacissimo di crearne di nuovi e di aggravare quelli già esistenti. I fatti parlano chiaramente. 

  Siamo tornati indietro di qualche secolo. La stazione centrale di Milano, in piena esposizione internazionale, è un lazzaretto. I milanesi aspettavano milioni di visitatori. Sono arrivati migliaia di immigrati clandestini e con loro scabbia e malaria. 

Quale la via d’uscita? Renzi parla di un piano B, qualora gli Stati europei dovessero rifiutare gli immigrati. (Circostanza più che accertata, ma che lui continua ad ignorare). Ma non esplicita di cosa si tratti. Tutto viene lasciato al caso e nel vago nella sua politica delle chiacchiere e dell’improvvisazione, la politica fantozziana di un capo del governo che in casa fa la voce grossa e che all’estero, davanti ai potenti, diventa piccolino piccolino e non fa sentire la nostra voce. Così Renzi, da bravo scolaro abbassa la testa e dice sempre sì. 

Intanto l’Italia sprofonda in un baratro di cui ancora non abbiamo affatto visto il fondo. È il principio della fine. Ci aspetta un’estate troppo calda. Ed il caldo, si sa, dà alla testa, e favorisce la diffusione delle malattie, i profughi continuano ad arrivare, l’Italia continua ad accogliere, la Boldrini ci chiama “razzisti”, la sinistra ringrazia gli immigrati perché sono una risorsa (per le persone senza scrupoli), Renzi continua a twittare le sue frasi scontate, le zanzare aumentano, i casi di malaria pure, la temperatura continua a salire, la Francia continua a respingere, i profughi continuano a diventare sempre più pieni di pretese, le città sempre più pericolose, il sangue sempre più copioso, ma il cielo è sempre più blu… Per Renzi, che non comprende che l’accoglienza è un lusso. Un lusso che l’Italia non può permettersi. 

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Amori part-time e precariato affettivo: una società sull’orlo di una crisi…di nervi

maggio 12, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

In un mondo in cui dominano precariato e flessibilità ed in cui i giovani sono costretti a passare da un lavoro ad un altro, per poter riuscire a pagare l’affitto, fare la spesa, pagare la rata della macchina, insomma sopravvivere senza una progettualità possibile ed eventuale, si è precari anche in amore, a tempo determinato anche nel cuore di qualcuno, sempre pronti a trovare il ripiego e con a bordo la ruota di scorta.

Dicono che sia necessario adattarsi, perché le regole adesso sono queste ed il fatto che il mondo vada così non voglia dire che sia peggiorato, ma che stia evolvendo semplicemente verso qualcosa di nuovo che, tra qualche decennio, ci porterà a rimbalzare da un’occupazione ad un’altra considerandoci liberi ed autonomi per questo, senza interrogarci sul “cosa farò domani”, senza aspirare ad un noioso posto fisso. Non lo so, ma mi sembra difficile crederlo. 
L’essere umano ha bisogno di stabilità da sempre. È qualcosa di fisiologico. Chiamatelo anche “istinto”, se vi pare. Lo stesso che porto gli uomini preistorici a passare dal nomadismo e dalla caccia al villaggio e all’agricoltura, ed infine alla città, che diventò metropoli, piena di gente che và e che viene da ogni parte del mondo, in cui tutto è velocizzato, ma che, per funzionare, ha comunque bisogno di orari fissi, regole fisse, insomma di certezze e di continuità. 
Possiamo davvero fare a meno di una storia d’amore stabile e duratura? 
  
Insomma, possiamo vivere bene tutta la vita passando da una relazione part-time ad un’altra o abbiamo bisogno anche della sicurezza affettiva per progredire? 
Quando amiamo stabilmente tiriamo fuori il meglio di noi. Nasce in noi il desiderio di essere migliori di ciò che siamo: di dimagrire, di smettere di fumare o di drogarci, di smettere di bere, di impegnarci di più sul lavoro, di cercare casa, di rinunciare ad uno stile di vita troppo frivolo, di prenderci più cura di noi stessi, di risparmiare, di utilizzare meglio il nostro tempo, è così via. 
All’interno di una relazione stabile cresce in noi lo stimolo ad adottare un modello di vita più sano ed equilibrato che ci porterà ad essere persone migliori e anche cittadini migliori. Insomma, la nostra società ha bisogno di più amore, non solo di più lavoro, ed in un certo senso questi due aspetti vanno di pari passo.
Non si può vivere bene senza lavorare. E non si può vivere bene senza amare. Lavoro è amore sono due rette parallele che, ad un certo punto, nella vita di ciascuno, si intersecano. Due binari che si corrono accanto verso la stessa direzione. 
Possiamo solo auspicare che siano il più possibile continue, perché, andando a singhiozzi, non si procede. 
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Milano: più bella se vissuta in due

aprile 27, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Esistono numerosi luoghi comuni sulla città di Milano, come quello che la vorrebbe sempre triste e grigia, burbera e indifferente, affaccendata nelle sue mille attività. Ma qui splende spesso il sole e, nei giorni sereni, il cielo che si apre immenso sopra i bei palazzi del centro è di un azzurro splendente, senza nuvole. 

 Milano è la città della moda, del colore, della vita frenetica, della finanza, dell’expo, sempre piena di gente nuova, da ogni parte del mondo, qui per lavoro, per affari, o per semplice vacanza. 

Ma Milano è anche la città delle escort, dei manager dello spettacolo fasulli, della gente che finge di essere ciò che non è, della gente che finge di avere ciò che non ha, delle ragazze-immagine, dei pr, dei modellari, delle modelle, molte improbabili, dei fotografi, molti improvvisati, dei ristoranti giapponesi ad ogni passo, degli after-party, degli happy-hour, dei brunch, dei lunch, delle ragazzine che arrivano qui da ogni parte del mondo con il desiderio di diventare importanti modelle e che poi sono costrette a fare altro per vivere.  

 Quando arrivi qui, ci metti un po’a capire come funziona. Ma una volta che lo hai capito, hai già le spalle abbastanza forti per cavartela in ogni situazione. Servono carattere, intelligenza, coraggio. Ma bisogna comunque fare qualche errore prima di fare qualcosa di buono. Bisogna dare la propria fiducia alle persone sbagliate per capire chi la merita davvero. 

Milano è una palestra. Ti allena alla vita.

Milano è anche la città dei single. Forse perché c’è così tanta scelta che non si sceglie, o forse perché, passando da una donna all’altra, da un uomo all’altro, stranamente, ci si disabitua ad amare, ci si allontana sempre di più dall’amore, finché si é così lontani che non si può più tornare indietro. 

E ne ho conosciuta di gente così. Per anni hanno collezionato partner su partner, convinti che questo significasse vivere davvero, per poi arrivare alla mezza età pieni di rimpianti e capire troppo tardi che forse la vita vera non si misura in base alle avventure avute, ma all’amore seminato dietro i propri passi. 

Essere single forse è più facile. Ma questa splendida città diventa più bella se vissuta in due, o quando sai che, dopo una lunga giornata di lavoro, c’è qualcuno che ti aspetta a casa. 

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25 aprile. 

aprile 25, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Oggi non è solo il giorno della Liberazione. È il giorno della lotta alle dittature, a tutti i regimi totalitari che vogliono annullare l’uomo, la sua libertà di espressione e la libertà di un popolo di autodeterminarsi. Non voglio essere tragica, ma oggi in Italia assistiamo ad un abbassamento clamoroso della soglia della democraticità del nostro sistema, ma siamo così preoccupati per il Pil da non accorgercene e da non capire che lo sviluppo economico di una nazione passa dalla garanzia della tutela dei diritti del suo popolo. Renzi si trincera dietro il nome “democratico” del suo partito. Ma non fatevi ingannare dalle formule, dai nomi, dalla facciata, la natura di ogni cosa si rivela in ciò che quella cosa produce. Renzi è un despota. Ma un despota inedito e del tutto particolare. Un lupo travestito da agnello. Un tiranno senza carattere, ma pieno di desiderio sfrenato di potere.

Riflettete sulla libertà oggi e chiedetevi se siamo un popolo di persone libere. Noi. Noi che non abbiamo mai votato questo tiranno.

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Immigrazione clandestina. Paragoni errati e fuorvianti 

aprile 23, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Nella mia tesi di laurea magistrale mi sono occupata dell’immigrazione italiana nel dopoguerra. Paragonarla all’esodo di massa che ci sta investendo è completamente errato, un luogo comune semplicistico e retorico. L’immigrazione italiana del dopoguerra era:

– REGOLAMENTATA, ossia frutto di accordi tra Stati. 

– ERA GESTITA DAL NOSTRO STATO E NON DA CRIMINALI INTERNAZIONALI: ossia, l’Italia inviava negli altri Stati europei i nostri cittadini per ricevere in cambio materie prime, soprattutto carbone, fondamentale per la ripresa economica e la ricostruzione di un Paese devastato dal conflitto mondiale.

– I NOSTRI MIGRANTI ANDAVANO A LAVORARE: lo Stato ricevente aveva bisogno di manodopera, aveva bisogno di noi, e gli italiani si inserivano in mercati del lavoro in cui il loro posto era già assicurato prima di arrivare.

– LE CONDIZIONI DEGLI ITALIANI NEI PAESI RICEVENTI ERANO DURE: gli italiani erano non solo spesso oggetto di atti di razzismo, ma la loro vita era tutt’altro che facile e ricca. Lavoravano dalla mattina alla sera, famiglie intere, anche minori. Nessuno gli regalava alberghi, stipendi, viveri, affinché passassero la giornata in ozio. 

Se così fosse stato, l’Italia non si sarebbe mai ripresa e anche gli Stati meta dei nostri migranti ne sarebbero usciti devastati dal punto di vista economico e sociale. 

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Il tallone di Achille di FI: divisi si perde

aprile 18, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Qualcuno parla di inesorabile declino e di estinzione, qualcun’altro di ripresa. Ciò che è certo è che sono finiti i tempi d’oro di un partito che, sotto il suo leader, è riuscito a creare unità, ad affermarsi dal nulla sulla scena politica degli ultimi vent’anni e a essere protagonista indiscusso della politica italiana, dominata da decenni da altri personaggi e movimenti. 

Per capire i motivi che hanno comportato la perdita di parte del consenso bisogna comprendere le ragioni che ne hanno segnato lo straordinario successo, che è stato determinato innanzitutto dalle eccezionali doti carismatiche e comunicative del suo fondatore, Silvio Berlusconi. 

Berlusconi era un uomo nuovo, imprenditore che non aveva mai fatto politica e che a questa decideva di dedicarsi non per interessi personali, ma mosso dall’amore verso la propria nazione. Per questo ricevette il sostegno e la fiducia del popolo italiano, stanco degli scandali e della corruzione imperante. Berlusconi fu combattuto da subito e odiato da coloro che, invece, di politica vivevano e vedevano lui come un usurpatore, una persona che arrivava per rovinare la festa, una persona senza esperienza che non aveva diritto di prendere le redini di un paese allo sbaraglio. Quando ci riuscì, fu odiato ancora di più. Quando si rivelò anche capace, fu odiato e combattuto di più ancora. 

Berlusconi riuscì a compattare le forze del centro-destra e a creare un partito unito, solido, forte.

Fu questo il suo merito più grande in un’Italia divisa per antonomasia e da sempre, lui capì che si poteva vincere solo restando uniti.

Ed è proprio questo il tallone di Achille del partito di Berlusconi oggi. Essendo egli  

 stato costretto ad uscire di scena, pur avendo sempre continuato tenacemente ad operare dietro le quinte e nonostante stanchezza e delusione, il partito ha iniziato a disgregarsi. Molti hanno cercato di perseguire il proprio vantaggio ed interesse personale, non tendendo più al raggiungimento del bene comune, perdendo di vista i valori di fratellanza, unità, libertà del partito. Da partito di persone unite dagli stessi valori e desideri, Forza Italia è diventato un partito di persone singole che coltivano il proprio orticello in attesa di vivere il proprio momento di gloria. Berlusconi, come un padre, osserva al di fuori, cosciente di tutto, provando ora dolore, ora amarezza, ora profonda delusione, a volte persino rabbia, perché ci si arrabbia persino con i propri figli, quelle persone che all’interno del partito sono nate e cresciute.

Si parla tanto di rinnovamento. Rinnovarsi, ricominciare, ripartire, reinventare, innovare, sono operazioni fondamentali per stare sempre al passo con le esigenze della società e i tempi. Ma ciò che non bisogna dimenticare sono le radici, i valori fondanti che stanno alla base del partito stesso, primo fra tutti quello della coesione, dell’unità tra tutti coloro che fanno parte della stessa famiglia perché ne condividono idee, propositi, valori. 

È questa la principale sfida che ha davanti il partito di Berlusconi oggi: ritrovare compattezza, vincere i partitismi all’interno del partito, proporsi come un fronte compatto e solido, con al vertice ancora il suo fondatore.  Le spartizioni del potere, la lotta per l’eredità, sono state aperte troppo prematuramente. 

Solo uniti si vince. Fondamentale inoltre la presenza di Silvio Berlusconi, ormai ritornato in pieno possesso dei suoi diritti politici, purtroppo illegittimamente sospesi, già questo basterebbe per spegnere alcuni piccoli fuochi di rivolta e calmerebbe gli animi di coloro che ancora cercano per se stessi un ruolo da protagonista. Importante dunque è questa presa di coscienza, per tornare a parlare un linguaggio comune ed individuare delle linee guida nuove, nonché un programma semplice, chiaro e sintetico, che risponda ai bisogni impellenti di una società disperata. La priorità assoluta non è osservare ciò che fanno gli altri al fine di criticare, ma proporre e trasmettere all’elettorato la chiarezza delle proprie idee.

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IL SEGRETL DELLA FELICITÀ: trasformare i nostri dolori in opportunità 

marzo 16, 2015
Pubblico l’intervista che mi hanno fatto per okfashion.




Anche la fine di un amore può essere una formidabile occasione per migliorare la propria vita. La dott.ssa dell’amore ci svela come essere felici.

Riparare i cuori infranti e mostrare l’opportunità che si nasconde sempre nel nostro dolore. In questo consiste il lavoro della dottoressa dell’amore – così battezzata simpaticamente dai suoi affezionati clienti -, Azzurra Noemi Barbuto.

Imprenditrice, scrittrice, giornalista, mediatrice familiare, ma soprattutto coach dei sentimenti, Azzurra si dichiara convinta del fatto che mai come oggi la gente abbia bisogno di amare e di sentirsi amata. E chi può dirlo meglio di lei che da anni ascolta le confidenze più intime di uomini e donne di ogni età che affidano a lei paure, dubbi, desideri, sofferenze, lacrime e sorrisi? 
Noi l’abbiamo incontrata per voi, nel suo studio di Milano, dove ci ha accolti sorridente. Atmosfera rassicurante e serena, ci si sente quasi a casa, viene voglia persino a noi di aprirci, in quell’ambiente così speciale, ma stavolta a raccontarsi è lei.
“DOTT.ssa BARBUTO, COME È NATA L’IDEA DEL SUO LAVORO?”.
“Tre anni fa ho creato la mia agenzia “Separati Sì Disperati No” mossa dalla consapevolezza che oggi le coppie e le famiglie si trovano ad affrontare problematiche nuove senza avere gli strumenti o li aiuti per superarle. Qualcuno dice che oggi la famiglia è morta. La famiglia, invece, esiste ancora, sebbene stia vivendo un periodo di trasformazione. Ciò che ci resta da fare è constatarlo senza vivere rincorrendo un modello irreale di “famiglia-cuore”, cioè finta, di plastica”.
“MA OGGI SONO SEMPRE PIÙ NUMEROSE LE COPPIE CHE SI SEPARANO, LEI COSA NE PENSA?”
“Sì, questo è un dato inconfutabile. L’errore è credere che la separazione segni la fine della famiglia. In realtà, si prende coscienza della fine di un amore, e questo certamente è molto doloroso, ma la famiglia resta e viene riorganizzata in modo migliore, a patto che gli ex-coniugi depongano le armi e decidano di collaborare, cosa molto più conveniente del conflitto”.
“QUESTA È PARTE DELLA SUA ATTIVITÀ, VERO?”.
“Esattamente. Tra i servizi principali offerti dalla mia agenzia c’è anche la mediazione familiare, prevista come facoltativa dall’art. 54 del 2006, per consentire alla coppia coniugata, con o senza figli, di giungere in modo autonomo e meno traumatico ad un accordo di separazione senza ricorrere alla procedura ordinaria di separazione in tribunale, bensì con l’aiuto del mediatore”.
“QUAL È IL SERVIZIO PIÙ RICHIESTO?”.
“Attualmente a Milano sto lavorando molto come coach. Questo è un ruolo che non ho scelto, ma che mi hanno dato i miei clienti. Quando ho aperto la mia agenzia molte persone, incuriosite, venivano a chiedere informazioni. Trovando sempre me ad accoglierli in studio, iniziavano ad aprirsi, a raccontarmi il loro dolore, i loro problemi. Io li ascoltavo, ma soprattutto li aiutavo a scorgere i possibili vantaggi che derivavano da una determinata situazione, nonché tutte le possibili soluzioni. Insomma, li spingevo all’azione e all’ottimismo. Questo produceva effetti immediati sulle loro vite. Così, con il passaparola, il mio impegno è cresciuto e ho deciso di istituire questo servizio di ascolto e sostegno a chiunque desideri confidarsi con la sicurezza assoluta di non essere giudicato, di potersi liberare, migliorando da subito la propria vita”.
“DI COSA HANNO BISOGNO COLORO CHE SI AFFIDANO A LEI?”.
“Oggi il bisogno più sentito è certamente quello di essere ascoltati. L’avvento dei social ci ha reso esseri più visivi che uditivi, e anche più solitari, nonostante sembri così facile oggi “stringere amicizia” su facebook, ad esempio, con un semplice click. Ma il bisogno di sentirsi riconosciuti, ascoltati, amati, non si è estinto, perché è insito in ciascuno di noi, anzi è emerso più prepotentemente”.
“QUINDI CI BASTA ESSERE ASCOLTATI PER STARE BENE?”.
“Sì. Il problema però è come ascoltare l’altro affinché questo possa produrre in lui dei benefici. È necessario un ascolto partecipe, che dia un riscontro al nostro interlocutore della nostra attenzione nei suoi confronti, non un ascolto indifferente o passivo”.
“I SUOI CLIENTI LE CHIEDO ANCHE CONSIGLI?”.
“Molto spesso succede. Ma io preferisco aiutare il mio cliente a trovare lui stesso le soluzioni migliori. Insieme valutiamo il problema, o il suo stato d’animo, cercando di capire da dove derivi e cosa potremmo fare per cambiare ciò che non ci sta più bene. Se io offro consigli, creo un cliente dipendente e insicuro, che avrà sempre bisogno di consultarmi. Se io, invece, aiuto il mio cliente a capire che dentro di sé possiede già le risorse e le risposte per migliorare e cambiare la sua esistenza, allora lo renderò forte e sicuro, autonomo e felice. Questo è il mio obiettivo”.
“LE VENGONO RACCONTATE TANTE STORIE, SI PUÒ INDIVIDUARE IN CIASCUNA UN FILO CONDUTTORE”.
“Le storie sono tutte diverse, però in parte si assomigliano. Il filo conduttore delle storie è certamente il bisogno di amare e di sentirsi amati che c’è in ognuno di noi. Si soffre tanto per amore. E soffriamo tutti, sia uomini che donne. Ma ciò che fa davvero soffrire non è l’amore che ci manca dagli altri, ma quello che noi stessi non riusciamo a darci”.
“COME SI COSTRUISCE UNA VITA MIGLIORE?”.
“Sicuramente attraverso la verità, la consapevolezza, l’azione e la fiducia. La negazione di un problema non può renderci felici, come neanche scappare. Dobbiamo passare attraverso il nostro dolore. Occorre, come primo passo, prendere coscienza della situazione in cui ci troviamo e, per farlo, è molto utile il sostegno di un coach, che ci possa poi anche motivare all’azione, perché solo questa ci avvicina ai nostri obiettivi. Siamo noi a dovere andare incontro ai nostri sogni, loro non ci cadranno mai dal cielo. Ed infine, l’ingrediente principale: la fiducia. Fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità, fiducia nella vita, nel domani. Senza questa fiducia nulla è possibile”.
“È POSSIBILE SUPERARE LA FINE DI UN AMORE IMPORTANTE?”.
“Ogni giorno milioni di amori nel mondo finiscono e milioni di amori nascono. Quando finisce un amore, crediamo, a torto, che non potremo più innamorarci, amare, essere felici, ma la vita ci smentisce sempre. A volte commettiamo persino il gravissimo errore di restare attaccati ad amori sbagliati per la paura di ritrovarci soli o di non amare mai più. Così, mentre cerchiamo di sfuggirle, in verità, ci auto-condanniamo alla solitudine. La fine di una storia, come qualsiasi altro dolore, può essere una grande opportunità per migliorare la nostra vita. Sta a noi coglierla. L’amore è la forza più potente dell’Universo, ne era convinto anche Einstein. Prima o poi ci scuoterà ancora con la sua potenza, non ci possiamo sottrarre, dobbiamo solo lasciarci andare”.
“COSA CONSIGLIA A CHI SI TROVA A VIVERE QUESTA ESPERIENZA?”.
“Il consiglio più importante è quello di guardare avanti, continuare a voltarci indietro ci blocca o ci fa inciampare. Da subito dobbiamo porci obiettivi nuovi che ci diano energia e voglia di vivere”. 
“GLI UOMINI SOFFRONO COME LE DONNE?”.
“Da sempre l’uomo è considerato la parte forte in un rapporto, quasi insensibile. Ma gli uomini soffrono esattamente come le donne. Hanno le stesse paure, gli stessi dubbi, le stesse insicurezze, e piangono come noi. Anzi, forse oggi l’uomo è il sesso più debole all’interno di una relazione”.
“QUALE CONSIGLIO VUOLE DARE AGLI UOMONI E QUALE ALLE DONNE?”.
“Alle donne direi appunto di essere più se stesse, quindi più dolci. Il mostrarsi aggressive e dure non le rende più forti e spesso le penalizza. Le donne dovrebbero recuperare quelle caratteristiche tipiche del loro sesso, quali la femminilità, la grazia, la dolcezza, perché il loro vero potere risiede nella loro innata natura. Sarebbe un errore combatterla. Agli uomini, invece, direi di essere meno superficiali nel valutare una donna, di non fermarsi all’apparenza, di cercare di conoscere il suo cuore”.
“SONO SEMPRE DI PIÙ COLORO CHE SCELGONO DI RESTARE SINGLE, LEI COSA NE PENSA?”.
“Indubbiamente oggi sono sempre più numerosi i single, ma non lo leggo come un dato negativo. Essere single non è una scelta. È single chi non ha per il momento trovato una persona da amare e con cui condividere la propria vita quotidiana, gioie e dolori. Oggi si sceglie con più attenzione e più responsabilità chi avere accanto e questo non è sbagliato. Tuttavia, sarebbe un errore scappare dall’amore, eludere un impegno più importante, magari per paura. L’amore è in parte un rischio e, se vogliamo viverlo pienamente, dobbiamo avere il coraggio di buttarci dentro, altrimenti ci perdiamo il meglio di ciò che può darci”.
“QUAL È L’ERRORE PIÙ GRANDE CHE POSSIAMO FARE NELLE NOSTRE RELAZIONI?”.
“Certamente è quello di giudicare gli altri, di negargli quindi la nostra comprensione. Questo è un errore da non commettere in nessun tipo di rapporto, quello tra amici, tra genitori e figli, tra marito e moglie, e così via. Giudichiamo ciò che non vogliamo conoscere, il giudizio è un limite che noi stessi ci diamo e, come ogni limite, ci impedisce di crescere e di progredire”.
“ESSERE DONNA È UN VANTAGGIO NEL LAVORO O UN OSTACOLO?”.
“Non parlerei mai del mio genere come di uno svantaggio. Esattamente come non dovrebbe parlarne un uomo. Non contano il nostro sesso, la nostra bellezza, la nostra ricchezza, non contano neanche le carte che abbiamo, ma come ce le giochiamo. Il nostro successo, in qualsiasi ambito, dipende solo dalla nostra volontà. Il resto sono solo scuse”.
“QUANTO È IMPORTANTE OGGI ESSERE BELLI PER ESSERE FELICI?”.
“La bellezza è una vantaggio dispettoso che può svantaggiarci se ne facciamo troppo affidamento, trascurando altri aspetti. Ognuno deve sfruttare il suo potenziale per farcela nella vita, se una persona possiede la bellezza, allora perché non renderla un punto di forza? Ma bisogna ricordare che la bellezza non è un passaporto per la felicità. Conosco tante donne stupende ma infelici, anche in amore. Bisogna che un bel corpo ed un bel viso siano accompagnati da una bella testa e un grande cuore”.
“COSA RENDE UNA DONNA IRRESISTIBILE?”.
“Una donna di successo nella vita e in amore è quella che rispetta innanzitutto se stessa e la sua dignità. Questo la rende speciale. Siamo noi a doverci dare valore se vogliamo valere agli occhi degli altri. Allora trattiamoci con amore e verremo prese più sul serio”.
“QUALE MESSAGGIO VUOLE LANCIARE A CHI LEGGERÀ QUESTA INTERVISTA?”.
“Troppo spesso consideriamo i nostri difetti, i nostri errori o i nostri dolori come handicap che ci impediranno per tutta la vita di essere felici. Ma sono dei punti di partenza di un percorso che ci porta ad una vita migliore. Invece di combatterle, trasformiamo le nostre debolezze in punti di forza, in vantaggi. Invece di nasconderle, mettiamole in mostra. Come si fa? Basta guardarle sotto un’altra luce e ricordare che ogni cosa cambia in base al nostro atteggiamento. Ed in questo risiede tutto il nostro immenso potere”.
“COME SI FA A CAMBIARE LA PROPRIA VITA?”.
“Come si fa a non cambiarla, direi. Il cambiamento fa parte della vita stessa, siamo noi ad ostacolarlo, attaccandoci alle nostre abitudini e ai nostri riti, che, mentre ci danno l’illusione della sicurezza, ci impediscono di migliorare. Ci basta assecondare allora i cambiamenti ed agire, buttarci, avere un pizzico di coraggio. Il rischio ci ripaga sempre. Inoltre, ricordiamoci sempre che gli altri riflettono il nostro atteggiamento. Perché le cose cambino, è necessario che noi cambiamo il nostro comportamento”.
“QUAL È L’ERRORE CHE COMMETTIAMO PIÙ SPESSO?”.
“Sicuramente quello di rimandare. Ognuno di noi si sente eterno e crede di avere sempre tempo per poter fare le cose che desidera, per avere un figlio, per dichiarare il proprio amore, per dare un abbraccio. Dovremmo vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo della nostra vita, allora forse saremmo persone migliori”. 
“COS’È LA FELICITÀ?”.
“La felicità non è raggiungere un obiettivo, ma avere un obiettivo da perseguire. È questo a dare un senso al nostro vivere. Ecco perché io aiuto il mio cliente ad individuare obiettivi nuovi e a studiare le strategie opportune e le azioni migliori per raggiungerli”.
“COSA VUOLE DIRE AI NOSTRI LETTORI?”.
“Questo è il primo giorno del resto della tua vita. Non sprecarlo guardando indietro. Il passato non esiste più e tutto ciò che conta è qui e ora”.
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In un mondo che corre, quanto conta il tempo in amore?

luglio 28, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Nessuno sa quanto ne ha a disposizione, a volte pensiamo che non finisca mai, che ce ne sia sempre abbastanza per fare tutte le cose che vorremmo fare o che rimandiamo; a volte è veloce, altre volte troppo lento, ma per tutti il tempo è tutto ciò che abbiamo. Oggi le nostre vite sono sempre più frenetiche, i ritmi accelerati, mangiamo nei fast-food e riscaldiamo cibi precotti nel forno a micro-onde, abbiamo linee internet sempre più celeri, treni sempre più veloci, voli sempre più brevi. Viviamo come se avessimo piena consapevolezza dell’importanza del nostro tempo, cercando di utilizzarlo al meglio, eppure ne sprechiamo sempre di più. Come siamo caduti in questa contraddizione?
In realtà, il tempo è qualcosa che si massimizza non se siamo veloci, bensì se siamo lenti. Questo soprattutto nei sentimenti. Se vogliamo dare valore al nostro tempo in amore, occorre che andiamo piano.
Spesso le persone si chiedono perché le loro relazioni falliscano velocemente. Il motivo è questo: hanno affrettato i tempi.
Tutto ciò che corre, prende fuoco e si consuma. Ciò che procede lentamente, invece, cresce e dura.
Uno dei segreti di una relazione felice e stabile è questo: rallentare, godersi le prime emozioni, darsi il tempo di conoscersi, per arrivare poi ad un’intimità fisica quando si è già creata l’intimità tra le anime. Allora diventa tutto più bello e intenso.
Dovremmo imparare a prenderci il nostro tempo, solo così possiamo vivere pienamente la vita, che non è una corsa in cui vince chi arriva per primo, ma una lunga strada che merita di essere percorsa ed assaporata tutta, passo dopo passo, magari insieme ad una persona per noi speciale.

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Meglio un uomo a tempo determinato o a tempo indeterminato?

luglio 27, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Essere single oggi non è come essere single fino a qualche anno fa, quando il non essere fidanzata o sposata significava soltanto una cosa: che nessuno ti voleva. Oggi le donne restano single per scelta e se sei sola vuol dire che sei così carina da poter scegliere e prenderti il tuo tempo. Oggi le donne libere non sono più commiserate ma invidiate. Si divertono, viaggiano, si curano, escono con le amiche quando vogliono, frequentano chi vogliono, si vestono come vogliono, non hanno il pensiero di cucinare, fare il bucato, tenere tutto in ordine per un uomo che finisce sempre con il darle per scontate.
Ma la vita della single non è tutta rose e fiori. Ogni condizione ha il rovescio della medaglia, in questo caso, fatto di momenti in cui vorresti sentire la presenza di un uomo vero accanto, qualcuno che ti ami davvero, che ti protegga e si prenda cura di te. Chi è single o ha amiche single conosce bene questi giorni qui, quelli in cui tutto perde significato e non diverte più, quelli in cui, dopo l’ennesima uscita con un uomo che si rivela noioso o idiota, non desidereresti altro che tornare a casa e trovare ad aspettarti l’uomo dei tuoi sogni.
Come fare fronte allora alle “paturnie”, come chiamava Holly nel film “Colazione da Tiffany”, questi momenti di malinconia? Lei, ad esempio, passava dalla gioielleria più famosa di New York e si distraeva con la brillantezza e il luccichio di gioielli favolosi. Ma alla maggior parte delle donne single, per superare le paturnie, non basta fare un giro per i negozi.
La cosa più utile da sapere è che anche le donne stabilmente impegnate hanno le paturnie. E molto più spesso di quelle single. Siamo le eterne scontente. Non ci va mai bene nulla. Se siamo single, vorremmo essere impegnate; se siamo impegnate, vorremmo essere single. Resta allora da chiedersi: meglio un uomo per una notte o un uomo per la vita?
Un uomo per una notte, se non soddisfa, puoi non rivederlo mai più; sai che di lì a poco tornerà a casa sua (finalmente!); ti prenderai il suo meglio, lasciando il suo peggio a qualcun’altra; non dovrai dargli spiegazioni di alcun tipo. Un uomo per la vita, invece, sai che lo rivedrai il giorno dopo e probabilmente ogni giorno del resto della tua vita, il che può sembrare confortante, ma non sempre…; ti dormirà accanto, magari stringendoti, e magari così forte da soffocarti; nessuno ti conosce come lui e ti sentirai a tuo agio.
Alla fine, dovremmo goderci i vantaggi di ogni condizione: non avere troppa ansia di trovare l’uomo giusto né rimpiangere la nostra vita da single quando finalmente lo abbiamo accanto.
Dovremmo sviluppare un’attitudine alla felicità che ci faccia pensare che abbiamo già tutto ciò che vogliamo.

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In amore le precauzioni servono?

luglio 25, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Fare sesso è facile. Sappiamo tutti come si fa, più o meno. Ce lo hanno spiegato amici, o genitori, o insegnanti durante i corsi di educazione sessuale tenuti nelle scuole, o le riviste per teenager. Qualcuno ha fantasticato, immaginato, sognato; altri si sono posti terribili domande, del tipo: “È vero che se dopo il rapporto mi lavo con la Coca-Cola non resterò incinta?”, o “Ci siamo baciati. Sono ancora vergine?”. Qualcun altro poi è passato direttamente alla pratica. Spesso restandone traumatizzato a vita. Di sesso, insomma, si parla sempre. Le prime cose che ci hanno insegnato riguardano le precauzioni da adottare per scongiurare rischio di malattie e gravidanze indesiderate. Ci hanno detto che fare sesso è un piacere, ma che è meglio farlo con la persona giusta e usando sempre il preservativo. Ci siamo sentiti tranquilli. Abbiamo pensato di poterci divertire senza conseguenze, liberi di poter dimenticare, di poter salutare poi per sempre l’altro. È questa la libertà sessuale per la quale i nostri genitori hanno condotto battaglie sociali: loro volevano essere liberi di amare. Cioè, liberi di fare sesso. Perché amare è un’altra cosa. Nessuno ci insegna come farlo. Non tengono corsi a scuola. I nostri amici ne sanno meno di noi e ci guardano con aria perplessa, con i nostri genitori non ne abbiamo mai veramente parlato ed i giornali sono troppo occupati da articoli sul sesso: cosa non dire a letto, quali sono le posizioni che facilitano l’orgasmo, come fare impazzire lei sotto le lenzuola, come fare impazzire lui. Di amore si parla poco e male.
Nessuno affronta mai l’argomento cruciale: esistono delle precauzioni per il cuore? Insomma, possiamo amare senza restare fregati? Nel sesso basta un profilattico. E in amore? Se il sesso è facile; l’intimità, quella vera, invece, è molto più complicata. Non sei mai sicuro delle risposte. E spesso fa paura. Proprio perché mancano le difese, proprio perché ci si pone nudi, scoperti, davanti all’altro. Quando amiamo mostriamo la parte più bella di noi che è anche la più vulnerabile, la consegnamo e la mostriamo all’altro con un atto di fede, sicuri che la proteggerà. Ma spesso capita di restare feriti, delusi, di essere traditi, colpiti proprio nelle nostre debolezze, lì dove la pelle è nuda. Purtroppo non esiste alcun modo e non esiste alcun mezzo per premunirsi. Siamo tutti fragili in amore, senza distinzioni. In fondo, se mettiamo un profilattico, il sesso resta sesso; ma se mettiamo un preservativo al cuore, l’amore non è più amore. Nel sesso non bisogna mai rischiare. Ma in amore occorre rischiare sempre perché sia amore, quello vero. Nel momento in cui adottiamo precauzioni, ci allontaniamo dall’amore. L’amore fallisce. Ed è questo l’unico modo di amare, è questa l’unica lezione che dobbiamo imparare in materia: se vogliamo amare davvero, allora dobbiamo buttarci senza riserve, crederci, sognare, assumerci il rischio di essere veramente felici.

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