Archive for the ‘società’ Category

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Le nuove frontiere del sesso: il sexting al supermercato

maggio 30, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Rinomato in tutto il mondo per le sue doti amatorie, oggi il maschio italiano ha definitivamente perso il suo primato di amante passionale e focoso a causa dell’avvento del web.
Infatti, secondo il “Global sex survey 2014”, un sondaggio condotto dal sito di incontri extraconiugali asheleymadison.com, a cui hanno risposto oltre 74mila utenti da 26 Paesi diversi, l’88% degli italiani fa sesso con il proprio partner in media una volta al mese preferendo di gran lunga il sexting, ossia il sesso virtuale che avviene attraverso lo scambio di messaggi e foto hot, all’incontro vero e proprio sotto le lenzuola.
Gli italiani, inoltre, amano così tanto il sexting da praticarlo da 7 a 10 volte la settimana. Il luogo preferito in cui fare e scambiare foto sexy è il supermercato, dato che conferma che non abbiamo perso sicuramente la fantasia.
Ma quali potrebbero essere le cause di questo nuovo primato italiano (la media mondiale si ferma al 73%)? Forse potrebbe esistere una correlazione tra questo fenomeno e l’eccessiva presenza di corpi nudi, soprattutto femminili, sui nostri schermi televisivi. L’Italia, infatti, è il Paese in cui il corpo viene maggiormente esposto ed utilizzato per spettacoli, pubblicità e qualsiasi tipo di programma tv. Forse gli italiani, a causa di questa eccessiva esposizione, iniziata negli anni ’80, si sono abituati più a guardare che a toccare. Per una sorta di “evoluzione” della specie ci siamo, come dire, “adattati”.
Oggi, quindi, non ci eccitano più baci, carezze, sguardi, sfioramenti, bensì solo foto bollenti di pezzi di corpi, e preferiamo stare avvinghiati al nostro smartphone, con gli occhi ipnotizzati dal display, piuttosto che guardare negli occhi chi ci sta davanti.
E se, da un lato, il sexting si conferma essere il sesso più sicuro in assoluto per la mancanza di contatto fisico; dall’altro, è più che preoccupante il rischio che i rapporti di ogni tipo, inclusi quelli di coppia, si impoveriscano ulteriormente, fino ad annullare la nostra innata e fondamentale capacità di comunicare attraverso i gesti, gli sguardi, la postura, il tono della voce, il contatto, l’empatia.
Forse è giunto il momento di fare un passo indietro, disintossicarci, spegnere per una sera il telefonino, chiudere facebook, istagram, twitter, whatsapp, ed abbracciare chi ci sta vicino.
Se il sexting è eccitante, non occorre rinunciarci. Anche questo può essere un ottimo modo per creare e cementare la complicità di coppia, ma a patto che costituisca un nuovo tipo di preliminare e non sostituisca il rapporto intimo.

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Emancipazione femminile: cosa è cambiato sotto le lenzuola?

gennaio 12, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Il sesso è sempre uguale in ogni epoca, ciò che cambia sono il nostro modo di viverlo e anche di parlarne. È inevitabile che certe trasformazioni sociali si ripercuotano anche sul nostro modo di fare l’amore, e non si tratta di posizioni.
Senza dubbio la nostra società è profondamente mutata negli ultimi decenni a causa dell’affermarsi di un nuovo ruolo del “sesso debole” sia in casa che fuori.
La donna ha acquisito potere, indipendenza e nuove consapevolezze. Oggi le donne lavorano, vivono da sole, a volte guadagnano più dei loro uomini, restano single per scelta e non perché “non le vuole nessuno”, viaggiano da sole, fanno carriera, dirigono. Non si danno più per finite se vengono lasciate, anzi hanno imparato a chiudere storie così come acquistano scarpe durante i saldi. Non si accontentano.
Oggi le donne vogliono essere soddisfatte. Anche a letto. E gli uomini lo sanno. Ecco perché oggi l’uomo è molto più attento sotto le lenzuola. Se prima il suo unico pensiero era il proprio piacere, oggi mette al centro il piacere della sua compagna. Se prima il rapporto sessuale iniziava e terminava con l’orgasmo di lui, oggi inizia con il primo di lei.
Finalmente, insomma, abbiamo imparato a fare sesso! Era necessaria la rivoluzione femminista per segnare la prima vera rivoluzione sessuale.
Ma sono cambiati prima gli uomini o le donne? Per la serie, “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Sicuramente sono cambiate innanzitutto le donne. L’uomo prima non si curava del piacere della donna perché era lei stessa a metterlo in secondo piano. Ci si sposava vergini e senza esperienza, il sesso nella vita di una donna era qualcosa di misterioso, oltre che peccaminoso, che arrivava con il matrimonio e solo in funzione della procreazione. Per l’uomo, invece, da sempre il sesso è stato solo un trastullo.
L’emancipazione femminile passa necessariamente anche attraverso le lenzuola. Libertà è anche libertà sessuale, che non implica facilità di costumi, ma solo un sano rapporto con se stessi e con il proprio partner, un rapporto paritario, in cui la donna non rinuncia più a se stessa per mettere al centro il suo uomo, bensì pensa innanzitutto al proprio piacere, consapevole del fatto che questo procurerà piacere anche al suo uomo.
Alla fine ci siamo arrivati: il piacere è uno scambio, non l’impossessarsi di un corpo per il proprio esclusivo godimento.
Anche il sesso si evolve dunque. Ma emergono nuove problematiche. Il rischio che corre l’uomo oggi è quello di mettere al centro il piacere della propria compagna, trascurando il proprio. Non sono pochi, infatti, gli uomini che vivono tutto questo con apprensione. Dietro non c’è solo la naturale esigenza di provare piacere procurando piacere al partner, ma anche la paura di essere abbandonato. Oggi l’uomo sa che la donna possiede un grande potere che prima non aveva: il potere della scelta. Scegliere implica una valutazione. Ed in questo consiste la paura dell’uomo: non essere scelto, dunque non essere all’altezza. Colpo troppo grande al suo ego.
C’è da chiedersi, alla luce di tutto questo, cosa pensino gli uomini di noi. Ci vedono come delle macchine del sesso pronte ad eliminare chiunque non garantisca un numero sufficiente di orgasmi? Forti, determinate, sicure, quasi spietate. C’è da stupirsi sì…Che ancora abbiamo il coraggio di venire a letto con noi.

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Trent’anni-single

settembre 29, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
La famiglia è dove ci sono due o più esseri viventi che si amano. Ma la gente è abituata a schematizzare ogni cosa, per rassicurarsi, persino i sentimenti. Ci sono quelli legali, legittimi; e quelli illegali, illegittimi. Così due persone che vivono insieme senza essere sposate, pur amandosi, non saranno mai considerate “una famiglia”. Si pensa al matrimonio come qualcosa che sistemerà le cose, che sistemerà tutto: se c’è un figlio in arrivo, il matrimonio è la soluzione; se ci si è rotti gli zebedei di stare insieme, allora è il momento giusto per sposarsi; se si sta insieme da troppo tempo, allora è opportuno sposarsi; se la gente si aspetta che quei due si sposino, allora è conveniente non deluderla; se si vuole un figlio, allora ci si sposa; se si ha già casa e lavoro, allora ci si può sposare; se tutti gli altri lo hanno fatto e voi ancora no, allora meglio affrettarsi. Più vado avanti e più mi rendo conto di quanti matrimoni senza amore ci siano intorno a me. E non parlo di matrimoni in cui è finito l’amore, ma in cui non c’è stato mai. Allora mi chiedo: perché? Davvero la gente subordina ancora la propria felicità alla regola sociale che ad un certo punto la vuole sposata e con figli, magari pure frustrata, ma purché accoppiata dopo un “sì” davanti ad un altare e festeggiamenti solenni e spesso pacchiani? Forse il matrimonio non è affatto cambiato rispetto ai tempi in cui era considerato semplicemente un patto di tipo economico, un affare, un baratto.
Anche io sono una di quelle persone che credevano che a trent’anni sarebbero state sposate e con minimo un figlio. Ma tra un mese compio trent’anni e sono single e non sento nessuna ansia, non sento il tempo che mi incalza, non sento l’urgenza di prendere il primo che mi capita e sposarmelo, non mi ubriaco a casa da sola il venerdì sera come Bridget Jones, eppure ogni giorno qualcuno parla della mia serena condizione come un problema a cui trovare soluzione. “Sei bella, non puoi stare sola, dobbiamo fare qualcosa”. O il mio cliente che mi chiama per farmi una proposta indecente: “Tu sei single, io pure e voglio sposarmi. Hai trent’anni. Sposiamoci io e te”. Piuttosto muoio. E non sono pochi i miei clienti, molto giovani, che soffrono dell’ansia di crescere e non sposarsi. È una sindrome dilagante non solo tra le donne.
Sì, ho trent’anni e sono single. Non ho fretta di sposarmi. Non ho paura io che questo non avvenga mai. Non sono vittima dei miei ormoni, neanche loro mi perseguitano per avere un figlio ora ché poi è tardi. Le mie paure sono altre: mi fa paura essere sola in una relazione di coppia, andare a letto con un uomo che non amo, che non mi piace; trasformarmi in una di quelle donne rompipalle che chiedono al proprio uomo: “Quando mi sposi?”; diventare infelice, acida e aggressiva; non realizzarmi mai; sposarmi perché è giunta l’ora e non perché sono pazza pazza di amore.
Ricordati che un matrimonio è per la vita. È vero, puoi sempre separarti, è il mio mestiere questo. Ma non è questo il presupposto per prendere una decisione tanto importante. Il matrimonio lo devi sentire. E sappi che per essere una famiglia non serve il matrimonio; però, solo quando l’amore c’è, non c’è nessuna ragione per non farlo.

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Quanto contano i parenti in una relazione?

luglio 4, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Una relazione di coppia si inserisce all’interno di una trama di relazioni familiari e sociali, che spesso rischiano di minare l’equilibrio tra i partners.
Sulla figura della suocera abbondano dalla notte dei tempi battute sarcastiche e velenose in ogni parte del mondo, ma non solo lei, a volte, si intromette, ma anche suoceri, cognati, cognate, zii, cugini, anche amici.
E se vivi in Italia, le cose diventano ancora più ardue, perché qui la famiglia è ancora più invadente e si sente in dovere di esserlo.
Sul lavoro mi è capitato spesso di raccogliere le confidenze dei miei clienti, sia uomini che donne, i quali attribuivano la responsabilità della fine del proprio matrimonio o della propria storia d’amore alla suocera, o, più in generale, alla famiglia del compagno o della compagna. Ma scaricare la colpa sugli altri equivale a negare la verità a se stessi, ad alleggerirsi la coscienza, non fa crescere questo atteggiamento.
Tuttavia, non si può non riconoscere il fatto che l’invadenza eccessiva dei suoceri, dei parenti tutti, le loro critiche, i loro commenti, le gelosie, la loro presenza in casa, spesso possono dividere i partners, spezzando la loro intimità e la loro complicità.
La colpa, se proprio di colpa dobbiamo parlare, è semmai della coppia stessa, che ha consentito a qualcuno dall’esterno di entrare e allontanarli. È la coppia ad avere lasciato quella fessura, è stata la coppia a permettere che tutto questo avvenisse.
Di solito, ciò che fa soffrire in questo genere di situazioni è il non vedersi riconosciuto il proprio ruolo di moglie o di marito, vederlo ceduto ad una suocera, o ad una cognata (ma anche un amico). L’altro così si sente sostituito, non rispettato, usurpato e poco importante. Ed inizia a provare un senso di delusione crescente, rancore, insofferenza, frustrazione, ed inizia a perdere fiducia nel partner.
Ecco che la crisi è sorta ed è di tale portata che potrebbe portare alla rottura definitiva della relazione, qualora queste problematiche non venissero affrontate e risolte.
Senza dubbio ciò che occorre per prima cosa è ricreare quello spazio intimo che riguarda solo la coppia, fatto di esperienze, emozioni, abitudini, intimità.
Quello è uno spazio esclusivo che, quantunque i partners siano molto legati alle rispettive famiglie, deve restare solo della coppia.
Sicuramente sarà necessario mettere ordine, attribuendo e riconoscendo a ciascuno il proprio ruolo. Mettere dei paletti non significa escludere qualcuno dalla nostra vita, bensì gestire al meglio le nostre relazioni, affinché siano per noi fonte di benessere e ci arricchiscano.
Ciò che consiglio alle coppie in queste situazioni è di passare del tempo insieme, da soli, preferibilmente lontano.

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L’uomo casalingo: quando aiutare aiuta la coppia

maggio 6, 2013

di Noemi Azzurra Barbuto
Una volta era tutto più semplice: fin dalla preistoria l’uomo andava a caccia e la donna cucinava, allevava i figli e raccoglieva qualche frutto spontaneo nei dintorni della caverna (l’antecedente della più moderna “spesa al supermercato”). La divisione dei ruoli all’interno della famiglia si è radicata così tanto da fare saltare completamente gli equilibri all’interno della società contemporanea, segnata dalla rivoluzione femminista e dall’esigenza economica, sempre più prorompente, del doppio stipendio in casa.
Lavorare oggi per la donna non è più un mero piacere, un diritto riconosciuto pienamente come all’uomo, ma una necessità. Questo cambiamento vistoso all’interno della società non si è accompagnato però all’affermarsi di una nuova visione riguardo alla divisione delle mansioni domestiche. Infatti, l’uomo non ha abbandonato l’idea che la donna debba gestire la casa e la prole, con annessi e connessi, e lui occuparsi semplicemente di questo: lavorare.“Io lavoro tutto il giorno”, “Arrivo stanco a casa, voglio riposarmi”, “Non ho tempo”. Non reggono più le classiche scuse portate avanti da mariti pigri davanti alla richiesta delle stressate consorti di ricevere un aiuto, una piccola collaborazione in casa, giusto per sentirsi più sollevate.
Infatti, troppo facilmente si potrebbe obiettare: “Anche io lavoro tutto il giorno, per questo ho bisogno che anche tu faccia qualcosa in casa”, “Anche io lavoro, ma trovo il tempo per fare tutto il resto”.
Poveri mariti! Ci sono famiglie che riescono ad organizzarsi perfettamente e altre in cui la mancanza di collaborazione tra i coniugi rischia di mettere il rapporto in crisi.
Il problema è che ancora molti uomini, per lo più quelli cresciuti in famiglie profondamente maschiliste e ottuse, sono convinti che aiutare la propria compagna in casa comporti necessariamente una perdita di virilità. Insomma, per loro, apparecchiare la tavola o lavare i piatti equivale a dichiararsi omosessuali, ad una vergona quindi (e sempre secondo il loro punto di vista limitato).
Ancora una volta ci viene in soccorso la teoria sull’evoluzione di Darwin, il quale sosteneva che a sopravvivere non sia la specie più forte ma quella che riesce ad adattarsi al cambiamento.
Ciò significa che, trovandoci ormai in una società in cui sia l’uomo che la donna lavorano e non essendo più preclusa alla donna alcuna attività un tempo prettamente maschile, gli uomini dovranno iniziare a riorganizzare il loro ruolo all’interno della casa, adattandosi alle nuove condizioni e alle nuove esigenze della famiglia, pena “l’estinzione”, ossia la fine della relazione e del loro ruolo di mariti.
Non ci sono più scuse. Occorre rimboccarsi le mani e collaborare, perché una famiglia si fa in due.E cari uomini, non crediate che raccogliere la biancheria asciutta o preoccuparvi voi della cena quando rientriamo più tardi vi renda meno virili, semmai il contrario. Non avete idea quanto queste attenzioni vi rendano affascinanti ai nostri occhi, perché ci fanno sentire più amate.

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SCEGLI TU IL COLORE DA DARE AL MONDO

aprile 9, 2013

untitleddi Noemi Azzurra Barbuto
Critiche, lamentele, lamenti, giudizi severi, sono come un veleno che intossica noi, chi ci sta vicino e la nostra vita. Per garantirci ed attirare a noi stessi fortuna, benessere, successo, risultati, realizzazione è fondamentale che impariamo a coltivare la positività.
Non serve il pollice verde per farlo, ma delle lenti rosa con cui guardare il mondo e tutto ciò che ci circonda. Si tratta di un’attitudine che di solito è innata, ma che, con qualche sforzo, può essere sviluppata.
Se siamo abituati a guardare soli i lati negativi delle persone e di ciò che ci accade è forse perché noi stessi in passato siamo stati giudicati, criticati ed abituati alla negatività. Fare questo viaggio mentale nel passato alla ricerca dei motivi che ci hanno reso così critici sicuramente può aiutarci a comprendere meglio ciò che ci succede nonché il fatto che tale atteggiamento può nuocere a chi ci sta accanto, esattamente come fece male a noi anni addietro.
Ma prendere consapevolezza di un problema non è risolverlo. Bisogna che ci sia dentro di noi la volontà di cambiare la nostra vita, di migliorarla. Ciò richiede grande impegno, perché si tratta di rimuovere delle abitudini ormai radicate in noi.
Davanti ad un problema, invece, di abbatterci, iniziamo a pensare alle possibili soluzioni. Davanti ad un evento imprevisto che rischia di danneggiare i nostri interessi, cerchiamo il modo di sfruttarlo a nostro vantaggio. Impariamo a trasformare il male in bene. Questa è la capacità più preziosa da acquisire, perché ci rende invincibili. Impariamo a non giudicare gli altri e noi stessi con eccessiva severità, non manchiamo di esaltare le qualità positive di chi ci sta accanto, invece di metterne in luce aspetti negativi, difetti ed errori.
Facendolo, ci sentiremo più sereni e più felici, e la nostra vita si trasformerà, perché ogni cambiamento importante nasce dentro di noi.
Pensare positivo è credere fino alla fine che le cose andranno bene, che riusciremo nei nostri obiettivi, che domani splenderà il sole, che chi ci piace si accorgerà di noi, che al primo appuntamento perderà la testa per noi, che guariremo presto, che la vita è piena di dolori, ma soprattutto di gioie.
Essere felici non è una fortuna piovuta sulla testa di alcune persone. Essere felici è una scelta.
Potremmo chiederci allora perché la gente non scelga di essere felice. La risposta è semplice: perché essere infelici, piangersi addosso, lamentarsi, criticare, sconfortarsi, abbandonare sogni e progetti, arrendersi, risulta loro molto più comodo. Questa gente vuole essere infelice, eppure continua a lamentarsi che tutto continua da sempre ad andare male, che non ci sarà mai nulla di buono per loro, che sono sole, che il mondo fa schifo, che la gente è cattiva.
Non si mettono mai in discussione, perché il cambiamento li terrorizza. Ed essere felici è cambiare.
Un atteggiamento positivo migliora la nostra vita semplicemente perché ci predispone all’ottimismo e all’azione, ci rende meno faticoso agire, fare, creare, inventare, impegnarci, proprio perché ci porta a credere in ciò che facciamo e nei risultati. E questi arriveranno certamente.
Basta davvero solo un sorriso a volte per migliorare una giornata storta, per avvicinarci agli altri e per risolvere un problema. La gente riflette il nostro atteggiamento e ci ricambia con cio che noi le diamo e trasmettiamo. Non ci credete? Provate.
E ricordatevi sempre che: indossate le nostre lenti rosa, diventiamo tutti un po’ magici.

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Nasce il divorce planner, l’organizzatore di divorzi

marzo 27, 2013

408652_149734351844557_1616516578_ndi Noemi Azzurra Barbuto
Organizzare un matrimonio è impegnativo, ma organizzare un divorzio lo è ancora di più. Non si tratta di scegliere il colore dei fiori, lo sfondo dell’invito, il menù del pranzo di nozze o l’abito da sposa; si tratta, invece, di decisioni che determineranno il restante corso della propria esistenza e che ristruttureranno le relazioni di un nucleo familiare che con la separazione non cesserà di esistere, ma solo di stare e vivere insieme.
Ad aiutarci a rendere il giorno del nostro matrimonio davvero indimenticabile ci pensa il wedding planner, figura professionale ormai diffusa anche in Italia, perché, lo sappiamo tutti, pianificare un evento così importante causa molto stress e confusione. Ma se la figura dell’organizzatore di matrimoni risulta così rilevante, in certi casi, indispensabile, lo è ancora di più quella dell’organizzatore di divorzi, ossia del divorce planner. Figura professionale non ancora affermata in Italia, il divorce planner, che può essere sia uomo che donna, ha una formazione vasta e variegata, esperienza nel settore delle separazioni coniugali e forte empatia.
Le separazioni sono in forte aumento anche in Italia (dati Istat) e molte sono le problematiche correlate alla fine di un matrimonio, soprattutto quando ci sono dei figli. Il dolore, la rabbia, il rancore, la delusione, il senso di abbandono, la paura, sono sentimenti che impediscono a chi vive l’evento drammatico della separazione di affrontare le varie situazioni che si presentano con la lucidità e la lungimiranza necessarie.
Ecco che viene in soccorso il divorce planner, un sostegno, un consigliere fidato e riservato, un aiuto concreto e pratico. Il divorce planner, affiliato ad un’agenzia, ha a disposizione una rete di professionisti fidati con i quali ha stretto rapporti di collaborazione professionale: avvocati, mediatori familiari, psicologi, terapisti di coppia, sessuologi, chirurghi plastici, nutrizionisti, ma anche agopuntori, consulenti d’immagine, parrucchieri. Il divorce planner, in base alle esigenze del cliente, indirizza quest’ultimo verso i professionisti che farebbero al caso suo e ai quali può rivolgersi usufruendo di tariffe scontate e davvero molto convenienti.
In questo modo ci si separa risparmiando tempo, denaro e fatica. Anzi, separarsi può diventare persino piacevole e divertente, certamente non quel calvario infinito che molti vivono con lunghe attese in tribunale, udienze, soldi spesi in faccende legali, solitudine.
Nella mia agenzia di mediazione nella separazione, “Separati Sì Disperati No”, sono numerose le coppie che hanno potuto separarsi consensualmente risparmiando tantissimi soldi e ritrovando serenità e benessere, affidandosi a me nel mio ruolo di mediatrice familiare (oltre che divorce planner) per la stesura di un accordo di separazione soddisfacente per entrambi i coniugi. In seguito io ho girato di volta in volta l’accordo raggiunto in mediazione e stabilito dalle parti in piena autonomia all’avvocato, che lo ha tradotto in termini legali e portato in tribunale per l’omologazione (da questa data la coppia è separata legalmente).
Ma nella mia agenzia ho accolto e accolgo ogni giorno anche coppie in crisi che non vogliono separarsi ma provare a recuperare il loro rapporto. In questi casi, le affido alla terapista di coppia. Numerosi sono i coniugi che hanno risolto i loro conflitti attraverso il percorso con il terapista. E poi ancora donne e uomini, giovanissimi e meno giovani, che non hanno superato la fine di un amore e che cercano un sostegno psicologico o che hanno solo bisogno di essere ascoltati; donne e uomini che desiderano ricominciare una nuova vita, cambiare look, stare meglio nella loro pelle, anche affidandosi al dietologo o al chirurgo estetico; persone in cerca di un partner compatibile.
Questo è il mio lavoro di divorce planner: rispondere a quella richiesta di amore e di ascolto che viene dal mondo, dalla gente, andare oltre le parole e l’apparenza, comprendere, tendere una mano, rassicurare, mostrare nuove prospettive ed il lato positivo che c’è sempre, anche in un evento doloroso come la separazione, che non è l fine, ma un nuovo e promettente inizio. Dipende tutto da noi stessi.E come dico sempre ai miei clienti: “Il modo in cui ti separi determina il tuo futuro e quello dei tuoi figli. Rendilo il più facile possibile”.Se desideri diventare divorce planner, essere formato ed affiliarti al mio marchio e alla mia agenzia “Separati Sì Disperati No”, contattami via mail: azzurranoemi@hotmail.it

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Rinnovare la casa per rinnovarsi

marzo 26, 2013

bigdi Noemi Azzurra Barbuto
Cambiare look per cambiare vita. Chi di noi non lo ha mai fatto? Ogni volta che ci troviamo a vivere dei periodi di crisi, cerchiamo sempre di apparire diversi allo specchio. Questo indica un bisogno di rinnovamento che parte dall’interno e si concretizza anche esteriormente.
Ma per sentirsi meglio e rompere con il passato, è utile anche cambiare ciò che ci sta intorno, in primo luogo, l’ambiente in cui viviamo, cioè la nostra casa, che ci influenza molto.
Ogni luogo ci comunica sensazioni, che possono essere sia negative che positive. Può anche succedere che un posto in cui siamo stati bene inizi a comunicarci stati d’animo di malessere, o di insofferenza, di ansia, di inquietudine, magari perché in quel medesimo ambiente abbiamo vissuto dei momenti brutti o anche belli e ormai trascorsi. Rompere con il passato implica anche questo: cambiare l’ambiente circostante nel quale fino ad oggi abbiamo vissuto e creare atmosfere nuove.
Non sempre cambiare casa è possibile, soprattutto di questi tempi. La soluzione più pratica e anche più divertente è quella di cambiare l’aspetto della nostra abitazione. Basta davvero poco per farlo e per trasformare una vecchia stanzetta nella camera dei nostri sogni.
Il primo passo è per alcuni anche il più difficile da fare: liberarsi di tutte le cose inutili che abbiamo accumulato nel tempo e di cui non siamo mai riusciti a liberarci. Vecchi ninnoli, mobili usurati dal tempo, scartoffie varie, scatole, scatoline, cianfrusaglie non fanno altro che togliere spazio e respiro all’ambiente. Quindi, armatevi di un grosso sacco e buttate via tutto. Vi sentirete subito meglio e noterete già un cambiamento importante.
Se proprio non riuscite a liberarvi di un determinato oggetto e mobile, allora reinventatelo, pitturatelo, dategli un uso diverso o una nuova posizione. Date libero sfogo alla vostra fantasia e alla vostra creatività.
Cambiate assolutamente il colore delle pareti, scegliendo colori soffici e luminosi. La parola d’ordine è “luce”, ma ricordate che anche i colori più scuri, come il grigio, possono creare un’atmosfera molto confortevole ed elegante, basta adattarci dei mobili chiari, magari bianchi. Ne risulterà un ambiente molto moderno. Il mio consiglio è quello di non caricare troppo gli spazi. Il vuoto non deve essere riempito a tutti i costi.
Non abbiate paura di osare. Anche una parete rossa può darvi energia.
Comprate qualche bella lampada o delle luci colorate e sistematele in punti strategici. Mettete ordine dentro e fuori voi stessi.
Il gioco è fatto.
Entrate nella vostra casa nuova. E iniziate una nuova vita.

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lo chignon: per sedurre basta sollevare i capelli, non la gonna

marzo 26, 2013

audrey_hepburn_69151-1400x1050di Noemi Azzurra Barbuto
Acconciatura tipica delle ballerine, lo chignon è da sempre sinonimo di eleganza, ma, nello stesso tempo, è un modo pratico di tenere in ordine i capelli.
Lo sapevano bene le donne ateniesi e romane che, indossati pepli leggeri, raccoglievano i capelli per scoprire il collo e le spalle, fermandoli sulla nuca con fermagli d’oro.
Ogni epoca ha la sua pettinatura, eppure lo chignon lo ritroviamo sempre, più o meno in voga, nelle occasioni speciali, nei matrimoni, nei balli ufficiali, nel cinema, alla notte degli Oscar. Basti pensare alla pettinatura di Audrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany”, acconciatura che consacrerà l’attrice per sempre come icona di stile e di eleganza.
A tutti piacciono chiome sciolte e fluenti, che siano bionde, rosse o nere, non possono non affascinare e colpire. Ma lo chignon seduce forse di più, perché stimola la fantasia, dona alla donna un pizzico di mistero e maggiore eleganza, in più scopre, lascia nuda la nuca, il collo, le orecchie, tutte zone del corpo altamente erogene e sexy. Prova questa che esiste un modo di affascinare più sottile e più potente di quello che spinge spesso una donna a scoprirsi troppo, mettendo in bella mostra gambe, seno, pancia, cosce.
Forse che il denudarsi non sia l’ultimo ed estremo tentativo di colpire l’altro sesso da parte di chi conosce poco l’arte della seduzione e non possiede altre armi?
In cosa consiste, in fondo, il fascino se non nel mistero? E cosa esiste di più misterioso di una donna con chignon? Ti domandi quanto lunghi siano i suoi capelli e come starebbe sciogliendoli. Cerchi di immaginarla con i capelli sulle spalle, liberi…Ti sembra quasi di vederla…Ma non a tutti è concesso. Ed ecco che ti piace ancora di più, perché ti appare diversa dalle altre.
Lo chignon, inoltre, scoprendo bene il viso, enfatizza e mette in risalto gli occhi, lo sguardo, l’arma di seduzione più potente che possiede una donna. Lo chignon è sexy, ma nello stesso tempo castigato, rigoroso, strutturato, elegante.
Ci sono colori che non passano mai di moda: il bianco, il nero, il rosso. Ci sono abiti che non passano mai di moda: il little black dress o tubino nero. Ci sono accessori che non passano mai di moda: la collana di perle, gli occhiali neri. E poi c’è lo chignon, eleganza senza tempo. Molto più di un’acconciatura. Uno stile.

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L’inversione dei ruoli: quando a corteggiare è lei

marzo 22, 2013

come-sedurre-un-uomo-o-una-donnadi Noemi Azzurra Barbuto
Rose, serenate, inviti a cena, bigliettini, regali, ma anche esplicite dichiarazioni, inseguimenti, proposte, non sono più prerogativa dell’uomo in fase di corteggiamento. Oggi anche le donne hanno deciso di svolgere un ruolo attivo e sono passate dall’essere innocenti prede a cacciatrici spesso spietate, tanto da fare sorgere il dubbio qualche volta che l’uomo che hanno finalmente accanto abbia ceduto non per amore, bensì per sfinimento. Si capisce dal suo sguardo arreso, quasi stanco, dalla sua abitudine a tacere ogni volta che parla lei, senza mai osare contraddirla.
Le donne che conquistano sono spesso donne che lasciano con altrettanta facilità. E lui, “sedotto e abbandonato”, si lecca da solo le ferite, è stato preso, ingannato, mollato, intanto lei sta cacciando un’altra preda. Sono collezioniste seriali al pari di alcuni uomini, mosse anche loro dal bisogno di conferme.
Ma ci sono anche quelle che sono stanche della timidezza degli uomini, della loro mancanza di iniziativa e, spinte dalle amiche, dicono: “Ok, adesso basta aspettare: lo invito ad uscire”.
Sono corteggiatrici occasionali, spinte dalla necessità, quasi si vergognano a morte a fare quell’invito, credono ancora che sia “roba da uomini” e non vogliono perdere il loro potere: la loro femminilità. Quindi, quando usciranno con lui, baderanno bene di rientrare nel loro ruolo, passandogli abilmente la palla, facendo di nuovo inversione, da “cacciatrici” a “prede”. A loro basterà quell’incontro, uno sguardo, un sorriso, un silenzio, niente di più, per farlo andare in estasi, e la prossima volta, anzi le prossime volte, sarà lui ad invitarle.
In fondo, ci vuole un po’ di elasticità mentale anche negli affari di cuore. Un po’, mi raccomando… Che l’apertura mentale non sia troppa e non costituisca mai una scusa per correre dietro ad un uomo come disperate. Non c’è niente di seduttivo in tutto questo. Vedete, è vero, gli uomini dicono di gradire ricevere fiori, ma lo fanno per educazione. Pensano davvero che sia un gesto carino, ma un gesto carino non li conquista! Può diventare persino imbarazzante… Loro vogliono fare gli uomini. Dategli almeno l’illusione di incarnare lo stereotipo del macho. Ed il macho non riceve fiori, semmai, qualche volta, li regala.
Eh già…! Ci vuole abilità nell’essere preda e ci vuole abilità nell’essere cacciatrice, ma l’abilità superiore è essere entrambe le cose in base alla circostanza. Non è un gioco per tutte.