Archive for the ‘Politica’ Category

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Partito repubblicano: sogno o utopia? 

maggio 8, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto 

Negli ultimi mesi in Italia stiamo assistendo ad una progressiva corrosione della democrazia. È l’involuzione antidemocratica, che ha dato spazio a governi che non sono stati espressione della volontà del popolo, ma che gli italiani si sono trovati costretti a subire. 

Se questo fosse avvenuto in un altro Paese europeo, il popolo sarebbe insorto. Ma l’italiano, per certi versi, è passivo, e la crisi, invece di farlo ribellare, lo ha reso ancora più arreso. Sintomo chiaro di questo stato d’animo diffuso è il fatto che gran parte dell’elettorato non esercita più il suo diritto di voto. 

Vedremo a fine maggio, in occasione delle elezioni regionali, se questo dato ha subito qualche cambiamento e se gli italiani, finalmente, dopo avere subito l’imposizione (non si sa bene per volontà di chi) della privazione del diritto costituzionale e sacrosanto al voto, abbiano intenzione di riappropriarsene. 

Regionali che diventano sempre più decisive anche per comprendere e determinare il sistema di alleanze e verificare effettivamente gli equilibri di forze che si sono create.  

 Un banco di prova determinante che segna le sorti di tutto il nostro Paese. Solo dopo queste elezioni potremo capire se il progetto di un centro-destra unito da contrapporre a Renzi sia fattibile. 

Tocca ora agli italiani scegliere se lasciare il Paese nella mani del leader del Pd, mai votato dagli italiani, e di un centro-sinistra che sta favorendo per mero interesse economico l’immigrazione clandestina incontrollata, l’aumento delle tasse, concentrandosi su riforme che non risolvono i problemi degli italiani, come quella elettorale, o votare a favore del centro-destra.

Ma tocca anche ai partiti del centro-destra offrire agli elettori punti di riferimento certi, dissipando conflitti e confusione e presentandosi agli italiani compatti e uniti. Uniti per vincere. Per salvare un Paese che appare schiacciato tra le politiche dell’UE, che ha dimostrato di non volere assumersi la responsabilità collettiva di ciò che sta avvenendo nel mediterraneo, scaricando il problema solo sulle spalle dell’Italia, e quelle del governo.

Ecco la debolezza del centro-destra: l’incapacità di superare particolarismi, divisioni, partitismi. I leader dei partiti del centro-destra, come Salvini, Meloni, si dicono non interessati e definiscono l’unione di tutti “ammucchiata”, “minestrone”, senza capire che divisi si perde. 

L’unico a promuovere con convinzione e ad incentivare la convergenza e la coesione dei partiti di centro-destra, nonché l’unico che potrebbe renderla possibile, come già fece qualche anno fa con la creazione del PdL, è Silvio Berlusconi.

Indispensabile che lui stesso scenda di nuovo in campo e prenda in mano le redini di un centro-destra in cui ognuno vuole un ruolo di primo piano.

Vedremo se qualcosa cambierà da giugno, la situazione è tutta in divenire. Ma certamente lo scoglio è immenso. 

Quando le circostanze cambiano, quando i tempi cambiano, è inutile opporre resistenza, ci si fa solo danno. Bisogna individuare un obiettivo comune, che non può essere soltanto vincere Renzi, ma riprendersi e risollevare la nostra Patria.

Berlusconi, la cui strategia di vita è stata sempre quella di adattarsi alle circostanze, per trarne fuori il meglio, facendosi, a seconda delle esigenze, come lui stesso più volte ha affermato, “ora concavo e ora convesso”, questo lo ha capito. 

Ci auguriamo che lo capiscano anche tutti gli altri. 

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Boldrini: quando l’umanità diventa disumana 

maggio 4, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

L’abbiamo vista commossa davanti agli immigrati, patriottica davanti ai partigiani, l’abbiamo sentita pronunciare parole di accorato cordoglio e comprensione nei confronti degli scafisti che traghettano i clandestini dall’Africa all’Italia, ma poi l’abbiamo vista anche intransigente e spietata nei confronti degli italiani, persino disumana verso quelle donne di cui si erge paladina.

La Boldrini, esperta nell’arte del doppiopesismo, manifesta due volti: uno umano e l’altro disumano. 

Ma l’umanità non può avere due pesi e due misure. Quando c’è davvero, rende sensibili verso qualsiasi dolore altrui. E, in particolare, verso la sofferenza dei familiari delle donne vittime di omicidio, presenti l’8 marzo scorso, in occasione della festa delle donne, davanti a palazzo Chigi, per onorare, con una manifestazione pacifica e di piccole dimensioni, la memoria di tutte quelle madri, sorelle, mogli, figlie, che sono state uccise spesso dall’uomo che diceva di amarle. 
Ma la Boldrini, come ci ha raccontato la presidente dell’associazione Famiglia c’è, Marina Brasiello, quel giorno ha riservato alle donne che l’aspettavano per ricevere un segno di vicinanza, un trattamento che si riserva più a dei criminali che a delle vittime. “Quando è arrivata la Boldrini, racconta Brasiello, ci hanno ordinato di stare zitti. Poi io mi sono avvicinata e ho detto alla signora che quelle donne aspettavano da lei una parola di conforto e l’ho pregata di farlo”. 
Ma il presidente della Camera ha risposto a questa richiesta ordinando alla polizia di allontanare Marina Brasiello. Nessuna parola. Nessun gesto. Solo tanta indifferenza e tanta alterigia. 
“Ci ha trattate come se fossimo nessuno”, continua la presidente di Famiglia c’è. 
“Come possiamo farci rappresentare da una donna che nega anche il dolore ? Ho urlato con un megafono, ho chiesto un gesto, un segno per quelle donne, ma abbiamo ricevuto solo indifferenza”. Ma al grido disperato di Brasiello ha risposto la Meloni, “che non solo e’ venuta li’, ma ha ascoltato una ad una le nostre storie, non cambierà molto, ma almeno ha dato un gesto di amore verso coloro che piangono i loro morti “. E questo era tutto ciò che quelle donne avrebbero voluto: semplicemente essere ascoltate. 
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Politica estera: l’Italia vuole la sua rivincita

aprile 28, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Il sistema internazionale è caratterizzato dall’assenza di un organismo sovranazionale capace di agire sulla sovranità di ciascuno Stato limitandola. Nessuno Stato, d’altronde, sarebbe disposto a cedere parte della propria sovranità in favore di un organismo superiore, soprattutto in determinati ambiti di particolare interesse. E questo è lo stesso motivo per cui l’Unione Europea costituisce in parte un’utopia, alla quale tuttavia bisogna anelare, come dire? “Punta alla luna, male che vada arriverai alle stelle”. 

Nel panorama internazionale però l’Italia rappresenta oggi un’eccezione perché è l’unico Stato al mondo che dimostra un atteggiamento di sudditanza nei confronti degli altri componenti. Non solo in Europa. Non solo negli USA. Ma sudditanza anche nei confronti dell’India, e mi riferisco alla vicenda dei nostri Marò. È di oggi la decisione della corte suprema indiana di rinviare a dopo le vacanze estive indiane la decisione riguardo ai nostri fucilieri, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. 
 

C’è da chiedersi da cosa derivi questo atteggiamento servile unito a questa mancanza di consapevolezza del fatto che, soprattutto nell’era della globalizzazione e la conseguente interdipendenza delle economie, ciascuno stato gode di un peso negoziale che può fare valere pacificamente negli affari internazionali, o in casi come questi, agendo a tutela di un suo proprio cittadino. 
Il comportamento tenuto dal nostro governo trasmette all’estero l’immagine e l’idea di una nazione debole, priva di forza, assoggettabile, che si può scavalcare, ignorare, prevaricare, sottomettere, non rispettare. Va da sé che questo non ci giova. 
Nel diritto internazionale non esistono leggi scritte, si fonda tutto sulla consuetudine. Nulla conta di più dell’abitudine in questo ambito. Sapete qual è la prassi più in voga oggi? Trattare l’Italia come un paese che non conta nulla. Ma quando uno Stato si dimostra debole? Pensateci bene… Quando non tutela i suoi cittadini. Uno Stato che, invece, agisce con forza e intransigenza a tutela dei suoi, acquisisce forza e prestigio agli occhi del mondo. E persino l’India, senza offesa, ci ha superati in questo.
Il cittadino italiano oggi assomiglia più ad un apolide e vive il paradosso di vedere tutelati gli immigrati clandestini in Italia e non la sua famiglia. Questo comportamento disgregante, distruttivo e diseducativo ci ha messi alla berlina davanti a tutto il pianeta oltre a crearci gravi danni interni.
È il momento di tirare fuori il carattere. Le azioni necessarie sono:
– opporsi seriamente al fatto che gli sbarchi avvengano solo in Italia, facendo presente agli Stati membri dell’UE che un atteggiamento non collaborativo significherebbe per l’Italia il venir meno delle ragioni, degli scopi e dei valori che l’hanno portata a partecipare attivamente e con entusiasmo al processo di integrazione e dunque sarebbe da prendere in considerazione la possibilità di estromettersi.
– Quanti immigrati ci sono in Italia? Milioni. Cinesi, bengalesi, venezuelani, indiani, africani. Sì, anche indiani. Bene. Che il governo chieda con estrema urgenza l’estradizione dei nostri marò, affinché vengano giudicati nel loro Paese, pena il rimpatrio immediato di tutti gli indiani insediati in Italia, senza distinzioni. 
Ma Renzi, che pure è avvezzo all’uso della minaccia all’interno del suo partito e in parlamento (ad esempio, per costringere la camera ad approvare l’italicum o estromettendo dalla commissione affari costituzionali tutti coloro che non approvano la nuova legge elettorale tanto cara al sindaco premier), non dimostra lo stesso polso appena messo il piedino fuori dal territorio italiano. Ecco allora che si trasforma in un ragazzino in gita, che porta il vino agli amici e mantiene rapporti amichevoli con tutti, mentre tutti pensano che, in fin dei conti, sia proprio un…. “caro ragazzo”. 
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I terroristi? Li abbiamo finanziati noi

aprile 25, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

I TERRORISTI? LI ABBIAMO FINANZIATI NOI, facendo accoglienza indiscriminata. 

Nei prossimi mesi subiremo una vera e propria invasione senza precedenti storici. Gli altri Stati europei se ne sono già lavati le mani. Il nostro governo non ha avuto la capacità di opporsi. Sa soltanto subire. Abbassare la testa. Ci ha messi in pericolo. La posizione dell’Italia al centro del mediterraneo non determina il sorgere di una norma consuetudinaria di diritto internazionale che le imponga di accogliere gli immigrati come se fossero un problema suo. Il nostro mercato del lavoro è più in crisi di quello greco, le carceri sono strapiene di immigrati ed il sistema tutto è ingolfato. Dove metteremo tutta questa gente? Per non parlare della crescita esponenziale del pericolo di attentati terroristici che aumenta di pari passo con l’aumentare del numero di immigrati clandestini che arrivano in Italia. Quante persone devono morire perché qualcuno apra gli occhi e faccia qualcosa? Quanto ancora in fondo dobbiamo cadere prima che ci svegliamo? Il buonismo del centro-sinistra, del PD che di democratico ormai ha solo il nome inappropriato, sta distruggendo non solo una nazione, ma anche un popolo. Il nome “democratico” ormai è uno specchio per le allodole, una rassicurazione dietro cui trincerarsi, per nascondere il vero volto del partito del despota senza carattere Matteo Renzi.

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Il Partito (Anti)democratico di Renzi e l’ultimatum sull’Italicum

aprile 21, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Si chiama PD, ma dovrebbe chiamarsi partito antidemocratico, quello di Matteo Renzi, che è così bravo a fare il pugno di ferro in Italia, mentre in Europa e all’estero offre la mano morta. Con un pesante ultimatum, che sostanzialmente significa “o ve ne andate voi o vi mandiamo via noi”, il premier, in prossimità del voto finale sulla nuova legge elettorale, ha messo alla porta dieci esponenti del PD, epurandoli dalla Commissione Affari Costituzionali di cui erano membri e che dovrebbe essere ribattezzata “Commissione affari incostituzionali”. La loro colpa: essersi dichiarati non disposti a votare i singoli articoli, mostrando il loro dissenso nei confronti dell”Italicum, che sta tanto tanto a cuore al presidente del consiglio. 

 Un evento senza precedenti. Renzi continua a calpestare la Costituzione italiana e a comportarsi come un dittatore con pieni poteri, minacciando anche di chiedere la fiducia sulla legge elettorale. Anche questo sarebbe un episodio unico nella storia.
Ma stavolta Renzi avrebbe potuto tirare troppo la corda. Immediate anche le reazioni da parte delle opposizioni, sia Forza Italia che Movimento 5stelle si sono schierati contro l’epurazione compiuta da Renzi all’interno della Commissione, atto del tutto illegittimo, con il quale il Governo pretende di scavalcare il Parlamento. Inoltre, i democratici epurati e sostituiti non si danno per vinti e non sono disposti ad abbassare la testa anche a costo di negare la fiducia al Governo.
Se Renzi, che si comporta come Fantozzi fuori dall’Italia, mostrasse questa intransigenza in Europa, probabilmente non raccoglieremmo ogni giorno cadaveri nei nostri mari. 
La vera urgenza in Italia non è la legge elettorale. Non possiamo che auspicarci che il premier utilizzi questo suo piglio per la realizzazione di politiche per la casa o nella lotta all’immigrazione clandestina, che ci pone sempre più concretamente davanti alla minaccia del terrorismo di matrice islamica e crea grave instabilità interna e malcontento. 
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Il cavallino di Troia e la miopia del governo Renzi

aprile 19, 2015

di Azzurrra Noemi Barbuto

Continue, incessanti e senza precedenti storici, le ondate di immigrati clandestini che dal Nord Africa partono alla volta dell’Europa non solo non accennano a fermarsi, ma aumentano in modo vertiginoso, complice la politica adottata dal governo Renzi, che, invece di bloccare, o almeno regolare, i flussi, li incentiva proponendo l’Italia quasi come immenso villaggio turistico al centro del mediterraneo, pronto ad accogliere con ogni sorta di confort i visitatori, fornendo servizi di ogni tipo, ovviamente gratuiti e che suscitano l’invidia e il malcontento dei cittadini italiani, sempre più vessati dalle tasse in aumento e dalla mancanza di politiche a tutela del diritto alla casa. 

 Ma ciò che dovrebbe generare maggiore scalpore e preoccupazione è il contesto storico-politico in cui vengono realizzate queste politiche intrise di buonismo e del tutto controproducenti, ossia quello in cui si è delineata ormai chiaramente prima una dichiarazione di guerra a tutto l’occidente e poi una sanguinaria lotta armata contro la nostra civiltà, la sua cultura, la sua religione, i suoi simboli, da parte dello stato islamico, i cui soldati hanno già mietuto vittime anche italiane.
Lo Stato italiano risponde a questa minaccia in modo molto cristiano, aprendo tutte le sue frontiere, consentendo così facile accesso anche ai terroristi islamici che, per questa via, cioè quella del viaggio in mare, possono eludere tranquillamente i controlli e penetrare in Italia come un virus.
Innanzitutto, bisogna sottolineare che l’Italia si è fatta carico di un problema che è europeo in primis, ma che ha rilevanza internazionale. Spesso ci si lamenta che l’Europa ci ha lasciati soli. Ma la colpa è nostra. La colpa è di un governo incapace di fare sentire la sua voce, di mobilitarsi nelle istituzioni europee, di intervenire.
 Si vuole semplicisticamente contrapporre il buonismo del centro-sinistra ad un approccio considerato crudele e razzista del centro-destra. Ma niente è più lontano dalla verità. Ciò che porta il centro-destra ad assumere una posizione quasi intransigente riguardo al problema dell’immigrazione clandestina non è il razzismo, ma il buonsenso.
Un governo ha il dovere di provvedere e proteggere i suoi cittadini, pena l’affermarsi di uno spirito ostile, terreno fertile per l’affermazione di organizzazioni parallele e contrarie allo Stato stesso. Abbiamo aperto le nostre porte e accogliamo ogni giorno e più volte al giorno il cavallino di Troia, nel cui ventre si nascondono i nostri nemici, che nottetempo verranno fuori per mettere a ferro e fuoco la città. Cosa potremo dire dopo? Potremo dire soltanto “stiamo stati noi ad accoglierli, è colpa nostra”. 
Ma, al di là di queste ipotesi del tutto verosimili, l’immigrazione clandestina andrebbe limitata e regolata diversamente perché crea problemi di ogni tipo, anche quello della delinquenza, dal momento che il nostro mercato del lavoro, saturo anche per noi italiani, non potrebbe accogliere una domanda di lavoro così importante. Un altro rischio concreto potrebbe essere quello sanitario. Insomma, si tratta di una vera e propria emergenza. Se il governo è davvero mosso da sentimenti di generosità e comprensione nei confronti di questi poveri disperati, e non dal mero interesse, tenga a mente che l’immigrazione clandestina genera migliaia di vittime in mare. Una morte atroce. Ecco perché i flussi andrebbero bloccati già in acque internazionali, quando il percorso per giungere in Italia è superiore o almeno pari rispetto a quello già coperto dai barconi della morte.
L’Italia è diventata, inoltre, complice non solo della sua distruzione, ma anche dell’arricchimento di quei gruppi terroristici che continuano a seminare morte e ci minacciano, in quanto contribuisce alla crescita del loro giro di affari illeciti e delle loro risorse economiche sempre più ingenti. Infatti, è più che lecito sostenere che i delinquenti che gestiscono i copiosi traffici di immigrati, altamente redditizi, siano legati ai gruppi terroristici che ormai hanno il pieno monopolio delle attività criminali più remunerative. 
Stando così le cose, se il governo Renzi non opererà un cambio di rotta nel mediterraneo, diventerà sempre più concreto il rischio che i terroristi islamici ci colpiscano al cuore. Non è allarmismo, ma lucida consapevolezza, quella che purtroppo manca a chi ci governa e a tutto il centro-sinistra italiano, la cui fine sarà segnata irrimediabilmente nel caso in cui la possibilità di un attentato dovesse concretizzarsi. 
Ai posteri l’ardua sentenza. 

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Il tallone di Achille di FI: divisi si perde

aprile 18, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Qualcuno parla di inesorabile declino e di estinzione, qualcun’altro di ripresa. Ciò che è certo è che sono finiti i tempi d’oro di un partito che, sotto il suo leader, è riuscito a creare unità, ad affermarsi dal nulla sulla scena politica degli ultimi vent’anni e a essere protagonista indiscusso della politica italiana, dominata da decenni da altri personaggi e movimenti. 

Per capire i motivi che hanno comportato la perdita di parte del consenso bisogna comprendere le ragioni che ne hanno segnato lo straordinario successo, che è stato determinato innanzitutto dalle eccezionali doti carismatiche e comunicative del suo fondatore, Silvio Berlusconi. 

Berlusconi era un uomo nuovo, imprenditore che non aveva mai fatto politica e che a questa decideva di dedicarsi non per interessi personali, ma mosso dall’amore verso la propria nazione. Per questo ricevette il sostegno e la fiducia del popolo italiano, stanco degli scandali e della corruzione imperante. Berlusconi fu combattuto da subito e odiato da coloro che, invece, di politica vivevano e vedevano lui come un usurpatore, una persona che arrivava per rovinare la festa, una persona senza esperienza che non aveva diritto di prendere le redini di un paese allo sbaraglio. Quando ci riuscì, fu odiato ancora di più. Quando si rivelò anche capace, fu odiato e combattuto di più ancora. 

Berlusconi riuscì a compattare le forze del centro-destra e a creare un partito unito, solido, forte.

Fu questo il suo merito più grande in un’Italia divisa per antonomasia e da sempre, lui capì che si poteva vincere solo restando uniti.

Ed è proprio questo il tallone di Achille del partito di Berlusconi oggi. Essendo egli  

 stato costretto ad uscire di scena, pur avendo sempre continuato tenacemente ad operare dietro le quinte e nonostante stanchezza e delusione, il partito ha iniziato a disgregarsi. Molti hanno cercato di perseguire il proprio vantaggio ed interesse personale, non tendendo più al raggiungimento del bene comune, perdendo di vista i valori di fratellanza, unità, libertà del partito. Da partito di persone unite dagli stessi valori e desideri, Forza Italia è diventato un partito di persone singole che coltivano il proprio orticello in attesa di vivere il proprio momento di gloria. Berlusconi, come un padre, osserva al di fuori, cosciente di tutto, provando ora dolore, ora amarezza, ora profonda delusione, a volte persino rabbia, perché ci si arrabbia persino con i propri figli, quelle persone che all’interno del partito sono nate e cresciute.

Si parla tanto di rinnovamento. Rinnovarsi, ricominciare, ripartire, reinventare, innovare, sono operazioni fondamentali per stare sempre al passo con le esigenze della società e i tempi. Ma ciò che non bisogna dimenticare sono le radici, i valori fondanti che stanno alla base del partito stesso, primo fra tutti quello della coesione, dell’unità tra tutti coloro che fanno parte della stessa famiglia perché ne condividono idee, propositi, valori. 

È questa la principale sfida che ha davanti il partito di Berlusconi oggi: ritrovare compattezza, vincere i partitismi all’interno del partito, proporsi come un fronte compatto e solido, con al vertice ancora il suo fondatore.  Le spartizioni del potere, la lotta per l’eredità, sono state aperte troppo prematuramente. 

Solo uniti si vince. Fondamentale inoltre la presenza di Silvio Berlusconi, ormai ritornato in pieno possesso dei suoi diritti politici, purtroppo illegittimamente sospesi, già questo basterebbe per spegnere alcuni piccoli fuochi di rivolta e calmerebbe gli animi di coloro che ancora cercano per se stessi un ruolo da protagonista. Importante dunque è questa presa di coscienza, per tornare a parlare un linguaggio comune ed individuare delle linee guida nuove, nonché un programma semplice, chiaro e sintetico, che risponda ai bisogni impellenti di una società disperata. La priorità assoluta non è osservare ciò che fanno gli altri al fine di criticare, ma proporre e trasmettere all’elettorato la chiarezza delle proprie idee.

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Lega nord conquista il Sud: flirt o storia d’amore?

marzo 20, 2015

di Azzurra Noemi Barbuto

Da partito prettamente “nordista”, mirante alla piena indipendenza della padania dal resto dell’Italia, ostile al meridione e sempre pronto a prendere alla berlina gli italiani del Sud Italia, Lega Nord negli ultimi mesi ha segnato un cambiamento di rotta con un progressivo avvicinamento ed un’apertura al Mezzogiorno che sarebbero stati del tutto inimmaginabili prima, all’epoca in cui Bossi, il suo fondatore, tuonava contro il resto del bel Paese dall’alto del podio, infiammando gli animi contro i meridionali considerati “sporchi”, “mafiosi”, “ladri”, e chi più ne ha più ne metta. 





Un’apertura che si era già manifestata nel dicembre del 2010 con la diffusione di Radio Padania Libera in Puglia, precisamente nel Salento, meta di vacanze turistiche di Matteo Salvini, all’epoca europarlamentare di Lega Nord, che dichiarava solennemente nel gennaio 2011: “Nel Salento trascorrerò le vacanze, in Campania non andrò mai”.

Invece, Salvini in Campania e nelle altre regioni del Mezzogiorno si è poi recato, e anche spesso. E non per trascorrere le vacanze, bensì per propaganda politica. 
Monito per tutti i politici, che, dal momento che la politica stessa spesso assomiglia ad una contingenza di natura economica, dovrebbero andarci piano con le dichiarazioni passionali e lungimiranti per non essere poi tacciati di incoerenza. Ma forse poco gli frega! Più importante è “la ragion di partito”, anzi “la ragioni di voto”. 
“Lega nord ama il Sud”, è questo il titolo di un divertente servizio del programma “Le Iene”, andato in onda qualche settimana fa, ed è con questo slogan che il partito padano si fa strada sempre meno faticosamente verso il meridione. Il Sud: prima demonizzato e ora così fondamentale per il successo elettorale di Lega Nord nonché per il suo consolidamento a partito di rilevanza nazionale, al pari degli altri colossi.
Che sia questa la strategia portata avanti dal leader leghista? 
Ah, l’amore! L’amore! Quanto ci fa disperare questo nobile sentimento! Un giorno ci si odia e l’altro ci si ama! L’amore è così! O no? 
Ma non solo Lega Nord ama il Sud, è anche quest’ultimo a manifestare un sentimento di progressivo appeasement nei confronti del partito che fino a poco tempo fa lo denigrava con disprezzo. 
Ma cosa rende possibile questo felice sodalizio, o questo amore? Le ragioni sono certamente da ricercare nella critica situazione che sta vivendo l’Italia, ancora in crisi, non del tutto stabile politicamente e vessata sia dal problema, sempre più grave, di una immigrazione epidemica sia dalla piaga del terrorismo perpetrato dagli eserciti dello Stato islamico, che minacciano l’Italia. 
In questa situazione era inevitabile che un partito come Lega Nord, che si è sempre dichiarato con fervore contrario all’immigrazione, riscuotesse successo e seguiti nel Mezzogiorno, area che subisce e sente di più l’emergenza immigrazione, percepita come una vera e propria piaga. 
Un amore non privo però, come ogni grande storia d’amore, di possibili trame e pericoli, a cui il leader leghista dovrebbe fare attenzione. Infatti, nel suo tentativo di fare innamorare il Mezzogiorno, Salvini potrebbe suscitare le gelosie dei seguaci più radicali della Lega, per intenderci, quelli che consideravano i terroni “sporchi”, “mafiosi”, “ladri”, e chi più ne ha più ne metta. Un rischio certamente sussistente, ma reso comunque improbabile dalle dinamiche della psicologia sociale, secondo le quali due insiemi (o gruppi) opposti e divergenti sono destinati a diventare un unico grande insieme coeso davanti ad un altro insieme (o gruppo) ostile proveniente dall’esterno, in questo caso l’Isis, che sembra avere realizzato qualcosa di buono in Italia, una missione impossibile: mettere d’accordo terroni e polentoni. 
Bisogna altresì considerare che, nell’attuale spoglio panorama politico italiano, in cui domina uno scolorito Matteo Renzi che era stato salutato come l’uomo nuovo (più per la giovane età che per i propri meriti politici) in grado di portare una ventata di ossigeno e di risolvere le problematiche che affliggono l’Italia, ma rivelatosi poi incapace di fare fronte in modo deciso e opportuno alle richieste più importanti provenienti dal popolo, Matteo Salvini rappresenta l’alternativa più forte e concreta alla mollezza dell’altro Matteo.
Una congiuntura sicuramente favorevole alla Lega e, in primis, a Salvini, che ne appare del tutto consapevole. 
Possiamo fare facilmente una previsione a questo punto: si è aperta l’ascesa politica di Salvini verso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Non ci resta che aspettare le prossime elezioni, con l’augurio che al popolo italiano sarà finalmente data la possibilità di esercitare quello che è semplicemente un suo insindacabile diritto: il voto.


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Nasce una nuova società: tutti insieme per promuovere la montagna

gennaio 13, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Si inserisce all’interno di quello stesso percorso, tracciato dal prefetto Francesco Musolino, che ha portato alla costituzione dell’associazione dei Comuni dell’Area dello Stretto, la creazione della Società Consortile per Azioni per lo Sviluppo Sociale ed Economico del Comprensorio Turistico di Gambarie d’Aspromonte, di cui ieri mattina si è tenuta la prima riunione dei soci fondatori nella sede della prefettura.

Diversi gli enti che costituiscono, a seguito dell’intesa istituzionale promossa dal prefetto il 3 gennaio del 2008, primo passo concreto verso la formalizzazione del consorzio, il tavolo tecnico di concertazione interistituzionale: la Provincia di Reggio Calabria, l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, la Comunità Montana Versante dello Stretto, il Comune di Reggio Calabria, il Comune di Santo Stefano d’Aspromonte e gli assessorati al Bilancio e al Turismo della Regione Calabria. Presenti alla prima seduta, durante la quale il viceprefetto Giuseppe Priolo è stato indicato come primo amministratore provvisorio della società, anche i sindaci del comprensorio e gli operatori turistici.

La matrice comune non è costituita soltanto dalla «figura collante» del prefetto, che, come ha affermato l’assessore regionale Demetrio Naccari, «con la sua autorevolezza ha saputo mettere insieme tanti enti sotto la sua sapiente regia», ma anche dalla volontà di questi ultimi di collaborare, rinunciando a parte del proprio potere in favore di organismi comuni.

Dunque, testimonianza di maturità politica e, secondo il sindaco Giuseppe Scopelliti, «dimostrazione che, quando c’è una concertazione ampia, si raggiungono gli obiettivi».

Questo nuovo consorzio, che, come ha spiegato il notaio Zagami, «è una società per azioni, consortile e con capitale per ora interamente pubblico, gestita con criteri di economicità», risponde alla «strategia -ha dichiarato Scopelliti- che si propone di provvedere, dopo la promozione della costa, alla crescita della parte montana della città».

Infatti, obiettivo dalla società consortile è quello di favorire lo sviluppo socio-economico del comprensorio turistico di Gambarie d’Aspromonte, garantendo inoltre l’efficace ed efficiente gestione degli impianti di risalita e delle strutture annesse di proprietà pubblica.

Ha espresso la sua emozione per il risultato raggiunto, che indica «il venir meno delle barriere che hanno impedito lo sviluppo», il sindaco di Santo Stefano Michele Zoccali.

La nuova società si propone di accorciare le distanze tra l’esterno e l’interno, tuttavia, come ha sottolineato il presidente della Provincia Giuseppe Morabito, «il consorzio non è sufficiente». Tocca adesso alle istituzioni impegnarsi al fine di rendere più veloce ed agibile la percorrenza, secondo Morabito, «condizione essenziale per lo sviluppo dell’aera e per la promozione del turismo».

«Mi dispiace lasciare questa creatura che nasce -ha dichiarato in conclusione Musolino, che tra pochi giorni terminerà il suo mandato- tuttavia, se saprete mantenere viva questa sinergia, la strada tracciata potrà portarci davvero lontano».

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Oliviero Diliberto in visita a Reggio Calabria: “A me va bene quel che Tripodi decide qui”

dicembre 19, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Il PdCI, la neonata Federazione della Sinistra, il Mezzogiorno, la Calabria, il ponte sullo stretto. Sono i temi all’ordine del giorno della manifestazione pubblica svoltasi ieri pomeriggio nell’auditorium del Centro Civico di Ravagnese, alla quale ha preso parte anche il segretario nazionale del PdCI Oliviero Diliberto.

Un’occasione per rilanciare la nascita, avvenuta il 5 dicembre scorso a Roma, della Federazione della Sinistra, caratterizzata, come ha sottolineato Michelangelo Tripodi, segretario regionale del PdCI, da «una connotazione e uno spirito prettamente meridionalisti».

Non si tratta di «un cartello elettorale -ha aggiunto Tripodi- ma di un partito strutturato sullo stile della federazione».

Ne parla come «il coronamento di un sogno» per il quale si è battuto a lungo, Diliberto, che, a proposito delle prossime elezioni regionali, ha dato carta bianca a Tripodi, non escludendo Agazio Loiero, sul quale ha espresso un giudizio positivo, come candidato.

«Quello che decide Tripodi in Calabria a me va bene a Roma», ha dichiarato il segretario nazionale, secondo cui «le elezioni non sono come le olimpiadi, per le quali è valido lo slogan “l’importante è partecipare”». Alle elezioni si partecipa per vincere. E per questo occorrono due ingredienti fondamentali: «compattezza ed un candidato vincente».

Severo il giudizio di Diliberto sul capo del Governo. «Berlusconi si chiede perché ci sia tanto odio nei suoi confronti, dovrebbe piuttosto farsi un esame di coscienza». Secondo il segretario nazionale, la politica mandata avanti dal Governo in carica ha penalizzato il Mezzogiorno e soprattutto la Calabria attraverso i continui tagli ai finanziamenti destinati al sud. Tutto questo avrebbe prodotto «una crisi spaventosa e l’aumento dell’emigrazione non più delle braccia, ma dei cervelli, che si traduce in perdita di futuro».

«Roba da matti, idea che contraddice qualsiasi buonsenso», così si è espresso Diliberto circa il progetto del ponte, parafrasando in conclusione il don Abbondio manzoniano: «questo ponte non si deve fare né ora né mai».

Ma il no del PdCI al ponte non equivale ad un no allo sviluppo, bensì ad un deciso sì allo sviluppo sostenibile, alle infrastrutture, alla messa in sicurezza del territorio, all’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria, della statale 106 jonica e della statale 18.

Sono proposte sulle quali convergono anche Massimo Canale, segretario provinciale del PdCI di Reggio Calabria, e Nino De Gaetano, segretario regionale del Prc calabrese, che hanno ribadito la loro adesione alla manifestazione nazionale, che si terrà questa mattina a Villa San Giovanni, definita da Canale «primo appuntamento comune» delle forze della Federazione della Sinistra.

A proposito delle elezioni regionali, «rappresentano lo snodo finale -ha affermato lo scrittore Pasquino CrupiBerlusconi o lo battiamo così o per anni e anni non ci sarà più nulla da fare». Dunque, una partita disputata in Calabria ma nella quale si giocano le sorti del Mezzogiorno intero.