Archive for the ‘coppia’ Category

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Vuoi conquistarla? Trai ispirazione dai tuoi film preferiti

gennaio 27, 2015

Di Azzurra Noemi Barbuto
Balli lenti, serenate sotto casa, solenni dichiarazioni, lettere profumate, lunghe attese per un solo bacio. Una volta l’amore aveva qualcosa di magico: il romanticismo.
Era forse per questo che le relazioni duravano di più?
Oggi ci si prende e ci si lascia nel giro di una settimana, si litiga e si fa pace su whatsapp, ci si incontra su fb e si fa l’amore online.
I tempi cambiano, sì, ma non sempre le cose migliorano.
Forse, se facessimo un passo indietro, riscoprendo e recuperando il romanticismo andato perso, l’amore tornerebbe ad essere più duraturo e più emozionante.
Allora perché non ispirarsi ai protagonisti maschili dei classici del cinema per diventare l’uomo dei sogni di ogni donna e vivere un amore da favola?
1. Siete convinti che il gentilsesso si lasci conquistare solo con il denaro? Non preoccupatevi qualora le vostre risorse economiche non fossero esattamente come quelle di zio Paperone, perché, per conquistare il cuore di una donna non serve affatto essere milionari. Prendete esempio dallo squattrinato scrittore esordiente Paul, interpretato da George Peppard, nell’intramontabile film “Colazione da Tiffany” (1961, diretto da Blake Edwards). Non potendosi permettere di regalare ad Holly (Audrey Hepburn) un anello di brillanti ma non volendo farla uscire a mani vuote dalla sua gioielleria preferita, decide di farle incidere un anellino trovato in omaggio dentro una confezione di patatine. Mossa vincente considerando che la ribelle ragazza, commossa da questo gesto d’amore, sceglierà di restare con lui abbandonando il progetto di andare all’estero e sposare un milionario.
2. L’amore romantico richiede coraggio, bisogna osare ed essere pronti a superare i propri limiti per la donna che si ama. Esattamente come fa il milionario Edward, interpretato da Richard Gere, nel celebre film “Pretty woman” (1990, diretto da Garry Marshall). Lo scapolo d’oro corre a riprendersi la sua ragazza (Julia Roberts) e lo fa arrampicandosi su una scala antincendio con tanto di mazzo di rose rosse tra i denti, proprio lui che era terrorizzato dal vuoto e dalle altezze.
3. L’amore romantico richiede tenerezza. Ricordate che dentro ogni donna c’è una bambina da amare e coccolare. Lo sa bene l’affascinante uomo d’affari Jack, interpretato da Harrison Ford, nel film “Una donna in carriera” (1988, di Mike Nichols), che prepara un panierino di plastica, come quello che usavamo all’asilo, con tutto l’occorrente per il primo giorno di lavoro di Tess (Melanie Griffith), che ha appena ottenuto il posto dei suoi sogni.
4. Non abbiate paura di mostrare e dimostrare i vostri sentimenti davanti al mondo intero. Come fa il libraio Will, nel divertente film “Notting Hill” (1999, diretto da Roger Michell), interpretato da Hugh Grant, che nel corso di una conferenza stampa internazionale dichiara il suo amore a Julia Roberts, nei panni della bellissima star di Hollywood Anna Scott, che ruba il cuore del timido ragazzo inglese.
5. Non abbiate fretta. Imparate ad aspettare. Un giorno, una settimana, un mese, un anno. Non importa. Ciò che conta è non bruciare le tappe. L’amore romantico deve essere vissuto e non consumato. Anche Dracula lo sosteneva: per la donna che si ama si può aspettare un’eternità. Ecco cosa narra poi a Mina, interpretata da Winona Ryder, nel film “Dracula di Bram Stoker” (1992, diretto da Francis Ford Coppola), quando finalmente la ritrova: “Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti”.
Ovviamente, lei non può resistere alle appassionate parole del misterioso conte, interpretato da Gary Oldman, e dimentica persino il suo promesso sposo.
6. Credete che l’amore romantico sia qualcosa di melenso e noioso? Vi sbagliate, perché è super divertente e si nutre di risate e allegria. Ed è proprio con l’ironia che, nel film “La vita è bella” (1997, diretto da Roberto Benigni), Guido (Roberto Benigni) conquista il cuore di Dora (Nicoletta Braschi) e costruisce poi per lei un mondo ovattato in una realtà, come quella della guerra, tutt’altro che confortevole, vincendo il terrore e combattendo il male assoluto con il sorriso, per rassicurarla in nome dell’amore.
7. Essere belli non vi farà automaticamente essere amati. Ciò che vi rende amabili è la tenerezza. Ed è questa che più di ogni altra cosa rende l’amore romantico. Pensate all’orribile mostro del film d’animazione “La bella e la bestia” (1991) di Walt Disney. Dietro quell’aspetto rude e spaventoso si nascondeva, in verità, un principe dall’animo gentile e premuroso. Ed è questo che fa innamorare perdutamente Belle. E sarà, infine, l’amore di lei a liberarlo, trasformandolo in ciò che è da sempre: un bellissimo principe. Sì, perché è l’amore a renderci migliori.

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Il semplice segreto dell’amore: donarsi

agosto 4, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Tutti desiderano amare ed essere amati, vogliono incontrare qualcuno di speciale con cui condividere la vita quotidiana, gioie e dolori, intimità e divertimenti. Tutti lo cercano, ma quanti realmente sono pronti a mettersi in gioco in amore? Amare fa paura perché ci rende vulnerabili, esposti, privi di difese. Anche essere amati oggi spaventa. Vogliamo essere ammirati, stimati, ricoperti di attenzioni e premure, ma sapere che qualcuno ci ama ci porta a sviluppare una sorta di responsabilità verso l’altro, che spesso non ci piace. Vogliamo essere amati ma sentirci liberi. Una persona che ha bisogno di noi spesso ci risulta come un vincolo, un limite, o un fastidio. E spesso crediamo di amare finché l’altro non ci dimostra che ha bisogno di noi.
Ma tutto questo non è vero amore.
Per essere amati bisogna dare, ma spesso viene amato anche chi non dona nulla di sé. Invece è assolutamente certo che per amare bisogna dare. Se non diamo nulla di noi, non potremo amare mai. Solo quando apriamo il nostro cuore agli altri, ci predisponiamo ad innamorarci davvero.
Quando sento qualcuno lamentarsi perché non trova l’amore o perché non riesce ad amare, ascoltando un po’ le sue parole mi accorgo subito di quale sia l’effettivo problema: crede di volere l’amore, ma gli sfugge.
Per amare, inoltre, è necessario darsi tempo: tempo di conoscere l’altro, senza cercare il difetto o la scusa per scappare via impauriti.
Quanti amori nascerebbero se solo guardassimo bene chi ci sta davanti!
Incontrarsi non basta per innamorarsi. Ciò che conta è non avere paura di cadere. Spiegare le ali e volare.
Anche io avevo paura dell’amore. Ma poi qualcuno mi ha insegnato a sognare insieme a lui, a crederci, a non avere paura. E a sapere dire: “Ho bisogno di te”.

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Le nuove frontiere del sesso: il sexting al supermercato

maggio 30, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Rinomato in tutto il mondo per le sue doti amatorie, oggi il maschio italiano ha definitivamente perso il suo primato di amante passionale e focoso a causa dell’avvento del web.
Infatti, secondo il “Global sex survey 2014”, un sondaggio condotto dal sito di incontri extraconiugali asheleymadison.com, a cui hanno risposto oltre 74mila utenti da 26 Paesi diversi, l’88% degli italiani fa sesso con il proprio partner in media una volta al mese preferendo di gran lunga il sexting, ossia il sesso virtuale che avviene attraverso lo scambio di messaggi e foto hot, all’incontro vero e proprio sotto le lenzuola.
Gli italiani, inoltre, amano così tanto il sexting da praticarlo da 7 a 10 volte la settimana. Il luogo preferito in cui fare e scambiare foto sexy è il supermercato, dato che conferma che non abbiamo perso sicuramente la fantasia.
Ma quali potrebbero essere le cause di questo nuovo primato italiano (la media mondiale si ferma al 73%)? Forse potrebbe esistere una correlazione tra questo fenomeno e l’eccessiva presenza di corpi nudi, soprattutto femminili, sui nostri schermi televisivi. L’Italia, infatti, è il Paese in cui il corpo viene maggiormente esposto ed utilizzato per spettacoli, pubblicità e qualsiasi tipo di programma tv. Forse gli italiani, a causa di questa eccessiva esposizione, iniziata negli anni ’80, si sono abituati più a guardare che a toccare. Per una sorta di “evoluzione” della specie ci siamo, come dire, “adattati”.
Oggi, quindi, non ci eccitano più baci, carezze, sguardi, sfioramenti, bensì solo foto bollenti di pezzi di corpi, e preferiamo stare avvinghiati al nostro smartphone, con gli occhi ipnotizzati dal display, piuttosto che guardare negli occhi chi ci sta davanti.
E se, da un lato, il sexting si conferma essere il sesso più sicuro in assoluto per la mancanza di contatto fisico; dall’altro, è più che preoccupante il rischio che i rapporti di ogni tipo, inclusi quelli di coppia, si impoveriscano ulteriormente, fino ad annullare la nostra innata e fondamentale capacità di comunicare attraverso i gesti, gli sguardi, la postura, il tono della voce, il contatto, l’empatia.
Forse è giunto il momento di fare un passo indietro, disintossicarci, spegnere per una sera il telefonino, chiudere facebook, istagram, twitter, whatsapp, ed abbracciare chi ci sta vicino.
Se il sexting è eccitante, non occorre rinunciarci. Anche questo può essere un ottimo modo per creare e cementare la complicità di coppia, ma a patto che costituisca un nuovo tipo di preliminare e non sostituisca il rapporto intimo.

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Meglio un uomo in cucina o uno sul divano?

aprile 8, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Un tempo dominio esclusivo delle donne, che vi passavano molto tempo, oggi la cucina è forse l’ambiente domestico più frequentato dagli uomini, ovviamente dopo il divano (con telecomando incluso). Complice la tendenza sempre più diffusa a ritardare il matrimonio, preferendo la vita da single, l’uomo ha fatto di necessità virtù quando ha deciso di varcare titubante quella soglia, un tempo proibita e misteriosa, che divideva l’habitat maschile da quello prettamente femminile.
Ma non si è accontentato di uova strapazzate e pasta asciutta. L’uomo in cucina ha voluto fare le cose in grande e ha dato libero sfogo alla sua fantasia, distaccandosi con orgoglio dalle tradizioni culinarie delle nonne e sperimentando sempre di più nuovi abbinamenti e nuovi sapori. Stranamente, sfatando il mito che vuole le donne sempre a dieta e gli uomini sempre pronti a mangiare, la cucina maschile risulta certamente più light e più veloce.
Famosi programmi tv, come Masterchef, hanno poi segnato il trionfo dell’uomo ai fornelli, anche come sex-symbol. L’uomo in cucina piace e piace anche tanto. Ma perché? È forse per lo stesso motivo che rende attraente per un uomo una donna alle prese con i motori? Può essere, ma certamente conta anche altro: un uomo che cucina per noi ci fa sentire in qualche modo curate. L’amore che mette nel creare il piatto giusto ci fa immaginare che sia un amante attento e passionale. E a noi piace essere coccolate. Ci piace arrivare a casa la sera e trovare tutto pronto, sentire il profumo che arriva dalla cucina, vedere la tavola perfettamente apparecchiata e il nostro lui sorridente che ci porge un bicchiere di vino freddo, appena stappato.
Uomini, avete voluto la parità? Bene. Pedalate. Cioè, cucinate.

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La comunicazione positiva: come creare relazioni stabili e felici

aprile 3, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Il successo delle nostre relazioni è strettamente legato alle nostre capacità comunicative. Essere dei buoni comunicatori sicuramente rappresenta un grande vantaggio non solo nel lavoro e nella sfera sociale, ma anche nei rapporti più intimi.
Purtroppo non tutti possiedono empatia e carisma. Ma la buona notizia è che la comunicazione è un’arte che si può apprendere e perfezionare. Insomma, comunicatori non si nasce, si diventa.
Esistono delle semplici tecniche di comunicazione che, se applicate, ci garantiscono risultati positivi immediati nell’ambito relazionale. Una di queste è il ricalco, che consiste nell’adattare il nostro lessico a quello dell’interlocutore, nel farci simili a lui. Si sa che tra simili ci si comprende meglio, inoltre siamo più portati ad aprirci con chi, in un certo senso, percepiamo affine a noi.
Tutto questo spiega anche perché spesso i rapporti uomo-donna siano pieni di equivoci, problemi, incomprensioni. Gli uomini e le donne sono diversi e hanno diversi, anzi opposti, modi di comunicare. Comprendere queste differenze ci aiuta a vivere le nostre relazioni in modo più sereno. Le coppie che funzionano sono quelle che hanno imparato a comunicare in modo sano e in cui i partner si ascoltano, riconoscendosi a vicenda, dandosi reciprocamente spazio.
Le differenze nei modi di comunicare maschile e femminile riguardano innanzitutto l’estensione del messaggio trasmesso. Gli uomini sono più incisivi e sintetici, vanno direttamente al punto, in modo chiaro e vogliono dire esattamente ciò che affermano. Le donne, invece, sono più complicate in questo, usano tante, a volte troppe, parole, che spesso servono solo a confondere gli uomini, abituati come sono all’incisività. Le donne dovrebbero imparare a comunicare in modo più sintetico con gli uomini, questo non vuol dire arrivare ad una comunicazione quasi fredda e sterile, bensì dare più valore a ciò che viene detto. Gli uomini, a loro volta, dovrebbero ascoltare di più le donne, senza annoiarsi o spaventarsi davanti a valanghe di frasi, ma cercando di comprendere che quello è il loro modo di esprimersi, sforzandosi di scremare quei cumuli di parole arrivando al senso profondo di ciò che le loro donne hanno nel cuore.
Se solo facessimo ciò, i rapporti tra i sessi sarebbero molto più facili e più felici.
Ricordiamoci sempre che comunicare non è soltanto parlare, ma innanzitutto ascoltare. Quindi stiamo di più in silenzio e apriamo di più le orecchie. E soprattutto il cuore.

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Al nord si fa alla romana

gennaio 16, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Si sa, regione che vai, abitudini che trovi. E questo vale anche nelle dinamiche che regolano il rapporto uomo-donna, in particolare nel corteggiamento. Al sud la parola stessa evoca serenate sotto casa, mazzi di fiori, regali, inviti a cena a lume di candela. Al nord tutto questo è obsoleto, ci si conosce una sera in discoteca e si finisce a letto senza neanche scambiarsi il numero di telefono.
Esistono definizioni diverse di “invito a cena” tra nord e sud. Nel lussureggiante meridione d’Italia, Giuseppe invita a cena Angela, la passa a prendere a casa (con la macchina appena lavata con tanto di deodorante per auto), la porta in un bel ristorante, o in una pizzeria, qualora il suo budget fosse limitato. A cena le fa complimenti, cerca di mostrare il meglio di sé. Al momento di andare via, lui paga il conto come se fosse il gesto più naturale al mondo.
Nel grigio settentrione, invece, Piermatteo invita a cena Daniela, che, se proprio è fortunata, non dovrà prendere il taxi per arrivare al ristorante, perché lui andrà a prenderla direttamente a casa. Piermatteo, che ha fatto l’invito, sceglie il locale in base alle sue possibilità economiche (e non a quelle di Daniela). Fa il brillante, le fa qualche complimento, qualcuno (raccontano) arriva persino a regalare un perizoma (così, per rompere il ghiaccio). Quando arriva il conto, si fa alla romana. Ed ecco che il romanticismo svanisce, per lasciare il posto a… La realtà?
Per un uomo del sud, come per una donna, questo è inconcepibile: invitare una donna a cena e farle tirare fuori il portafoglio. Non si tratta solo di galateo, cavalleria, c’è anche un senso di protezione in questo atteggiamento.
Ma, soprattutto, l’uomo meridionale non si aspetta assolutamente nulla in cambio. Non offre la cena per avere come corrispettivo dovuto una notte di sesso bollente. È chiaro che non gli dispiacerebbe affatto questa ipotesi, ma non pretende che gli sia dovuta per il fatto di avere offerto.
Al nord, invece, alcune donne sostengono, sulla base della loro esperienza, che l’uomo non offra quasi mai e che, quando lo fa, si aspetti sempre, come contropartita immediata, il sesso. Se non avviene, per lui avere offerto è stato uno spreco inutile di denaro, una perdita. Si sa che qui si ragiona in termini di massimizzazione. Qualcuno è arrivato persino ad arrabbiarsi e a prendersela con la ragazza in questione.
Alla luce di tutto questo, in effetti, non stupisce che le donne stesse ormai preferiscano tirare fuori il portafoglio, per non creare equivoci. Loro il sesso lo vogliono fare per scelta e non perché sono in debito.
Un amico mi ha raccontato che nel settentrione d’Italia, se sei sempre tu ad offrire alla donna, questa si offende, vive la cosa come un insulto, come se l’uomo non la ritenesse capace di badare a se stessa.
Ma davvero i sessi sono entrati così tanto in competizione da complicare persino un semplice appuntamento?
Io resto sempre convinta che a qualsiasi donna faccia piacere che sia lui ad offrire, senza porgere a lei il conto. Altrimenti non avrebbero senso neanche quelle mini-pochette che usiamo per la sera e che non sono fatte sicuramente per metterci dentro il portafoglio, al massimo ci stanno cipria, cellulare e rossetto.
Eppure noi donne non pretendiamo che sia lui a pagare. Gli offriamo semplicemente questo privilegio. E lui sarebbe uno stupido a non cogliere tale opportunità. Inoltre, se lui guadagna poco o ha difficoltà in quel momento, apprezziamo la sua voglia di fare, ma preferiamo pagare la nostra parte, perché l’amore non è un fatto economico o un lusso riservato a chi può spendere. Non ci fa innamorare il fatto che lui abbia i soldi per pagare, ma il fatto che abbia desiderio di prendersi cura di noi, come può. In fondo, l’amore non si compra. Si offre.
Persino io, donna del sud trapiantata a Milano, potrei un giorno pagare la mia parte, non lo escludo del tutto. Le amiche dicono che mi abituerò all’idea, come tutti. Ma so per certo cosa non farò mai: pagare la cena ad un uomo. Va bene l’essere moderne e progressiste, ma questo è too much.

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Un uomo da evitare: il lamentoso cronico

gennaio 8, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Esiste lo stereotipo della donna criticona e lamentosa, che stressa il marito o il fidanzato con inutili prediche, continue richieste, liste di fastidi. Eppure è diffuso anche il suo corrispettivo maschile, ossia il fidanzato, o il marito, che non fa altro che lamentarsi.
Il lamentoso cronico non lo fa apposta, è più forte di lui, la sua è un’attitudine naturale al lamento, a volte ereditata da una madre pesante e rompipalle. Spesso il suo è un modo per ricevere amore, cure e attenzioni, o per giustificare qualche sua mancanza. Allora ecco che arriva il lamento: “Sto male”, “Mi fa male la testa”, “Mi fa male la pancia”, “Sono stanco”, “Ho sonno”, “Ho fame”, “Sono stressato”, “Non ce la faccio”, “Ho un dolore qui”, “Ho un male lì”.
Se all’inizio tutto questo può passare quasi inosservato, con il tempo la frequenza esagerata con cui si presentano i lamenti balza agli occhi, cioè, pardon, alle orecchie. E diventa insopportabile.
All’uomo lamentoso causa fastidio ogni nostro entusiasmo. È esageratamente serio, contenuto, distaccato, mantiene sempre un certo controllo ed un certo contegno.
Sappi che tu non puoi stare male, perché sta male sempre lui. E quando sta bene, ringrazi il Signore per questo miracolo e fai di tutto per preservarlo.
Esistono donne forti, pazienti, tenaci, le uniche in grado di sopportare una vita insieme ad un uomo così. Ma anche loro prima o poi possono perdere la pazienza, o cedere per sfinimento, abbandonando il poveretto per rimpiazzarlo poi con un uomo più divertente e più leggero.
Se ti capita di imbatterti in un lamentoso, non credere mai che con il tempo possa migliorare, non illuderti di poterlo cambiare, non pensare che sia solo un periodo in cui tutto gli stia andando storto. Se non hai lo spirito da crocerossina, tanto vale mollarlo subito. Eviterai di fare la fine di Magda, moglie di Furio nel film di Carlo Verdone “Bianco, Rosso e Verdone”, chiusa in bagno da sola a ripetere disperata: “Non ce la faccio più. Non ce la faccio”.

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Abitudine alla solitudine: come superarla?

gennaio 6, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Il più grande ostacolo alla costruzione di una relazione importante è oggi costituito principalmente dalla tendenza, più o meno accentuata in ciascuno di noi, allo stare da soli.
Vivere da soli è sicuramente un’esperienza da provare, che ci fa entrare in contatto con noi stessi e crescere davvero, ma può anche diventare un’abitudine a cui è difficile rinunciare, anche nel momento in cui troviamo una persona speciale con la quale condividere vita e casa.
Superare questo ostacolo e avviarsi insieme verso una felice vita di coppia è possibile?
Se stare soli è nient’altro che un’abitudine, la soluzione consiste nel creare un’abitudine contraria: quella allo stare insieme.
Integrare all’improvviso una persona nella propria casa, nella propria vita, o entrare troppo in fretta e con invadenza nella vita dell’altro, è del tutto controproducente. Il rischio è quello di durare al massimo un mese. Mai come in questa situazione è richiesta tanta pazienza. I passi devono essere lenti e costanti.
Bisogna comunque sapere che se stare soli piace a molti, la solitudine non piace a nessuno. Di tenerezza, attenzioni, affetto, coccole, abbiamo bisogno tutti. Quindi, anche il più solitario degli orsi gradisce questi piccoli gesti e si trasforma in Winnie de pou. L’importante è non esagerare.
Deve avvenire tutto in modo silenzioso e naturale. E prima che lui (o lei) se ne possano accorgere, noi saremo già entrate e lui (o lei) non potrà più fare a meno di noi.
Cosa bisogna evitare assolutamente? Le forzature. Non avere fretta. Rovineresti tutto.
Cosa fare se le cose non cambiano? Hai avuto tanta pazienza, ma lui ancora non definisce la vostra relazione. Quando vi vedete, state benissimo insieme, tra voi è tutto speciale (incluso il sesso), ma il rapporto non è costante. A questo punto è giunto il momento di giocarsi il tutto per tutto. Sparisci in silenzio davanti al suo prossimo comportamento poco gradito. Le parole non servono. Ci vogliono i fatti adesso. Sei sicura di volere perdere altro tempo con un uomo che non è stra-convinto di volere te nella sua vita?
Quando ti cercherà, parlagli serenamente del fatto che sei stufa di questa situazione e di lui e che se non puoi avere tutto, allora non vuoi nulla. Non aspettarti risposte immediate. Rifletterà. E se ci tiene a te, non ti lascerà scappare. Starete insieme così come tu desideri. Altrimenti, cara, non hai perso nulla. L’uomo giusto è quello che ti rende felice. Dunque, avanti un altro.

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Ma tutti gli uomini tradiscono?

dicembre 13, 2013

di Azzurra Noemi Barbuto
Mi sorge un dubbio: ma tutti gli uomini tradiscono?
Dopo attente osservazioni della specie umana maschile, conversazioni sull’argomento sia con uomini che con donne, dopo confessioni di amiche, amici, clienti, parenti, annessi e connessi, non posso fare a meno di pormi questo quesito: ma lo fanno solo i maschi che mi circondano o che conosco, direttamente o indirettamente, o tutti gli uomini prima o poi ci cadono e, come si usa dire, fanno le corna? Chiedere ai diretti interessati è impossibile. Non lo ammetterebbero mai. Qualcuno dice: “È nella natura dell’uomo volere sperimentare”, qualcuno aggiunge “se è un vero maschio, ha bisogno di fecondare più donne”. Qualcun altro invidia chi si è fatto l’amante, ma intanto lo biasima: “Come può mettere in discussione così la famiglia. Beh, bisogna dire che, se volessi, potrei farlo facilmente anch’io”. Sembra che sia una sindrome dilagante ed io stessa ho conosciuto uomini sposati che si comportano come se non lo fossero affatto, tanto da risultare un po’ patetici e un po’ imbarazzanti. Ma le corna meno comprensibili sono quelle tra fidanzati in erba. C’è da chiedersi: “Beh, ma perché state insieme?”. O forse tutto questo è la normalità, quella che sta venendo allo scoperto adesso, perlomeno a me. Non stupisce che poi si abbia poca voglia di impegnarsi con un uomo. Ma se davvero tutti gli uomini tradiscono, allora, come ci si tutela da un possibile tradimento da parte dell’uomo che amiamo? Le opzioni potrebbero essere diverse: 1. Non innamorandosi, cosa che appare del tutto impossibile, almeno sul lungo periodo. 2. Facendo pedinare il proprio lui da un investigatore privato, ipotesi troppo costosa e alquanto inverosimile, che non risolverebbe affatto il problema, anzi, ci farebbe sviluppare la mania del controllo. 3. Intraprendendo una relazione dando già per scontato il fatto che lui ci tradirà, ma questo non è proprio il massimo del romanticismo. 4. Tradendolo a nostra volta. Quest’ultima mi sembra l’unica soluzione possibile. Forse le corna si pagano e si superano solo con le corna e solo rendendo all’altro pan per focaccia potremmo fargli capire cosa significhi davvero “essere traditi”, e magari la prossima volta neanche succederà…
C’è chi dice che tra quindici o vent’anni il tradimento sarà così in voga da risultare assolutamente normale. La chiamano “evoluzione”, ma non è che stiamo piuttosto regredendo verso i nostri antenati scimpanzé? Eppure, se davvero tutti tradiscono, ma lo negano e lo fanno in clandestinità, allora, solo in tal senso sarebbe un progresso: perché la gente farebbe alla luce del sole qualcosa a cui non può per natura rinunciare e che oggi fa di nascosto.
Ma mi piace ancora credere che l’amore, quello vero intendo, sia una relazione esclusiva tra due persone che non riescono a immaginare di potersi sostituire, neanche solo per una notte. Ed è questa complicità, questa intimità, a cementare il rapporto. I problemi nascono quando si smette di essere vicini, quando quel cerchio si spezza, lasciando spazio ad altri. La responsabilità è di entrambi. Non è facile non scivolare nella routine, nell’abitudine, mantenere viva la passione. È un compito di entrambi, che non spetta solo alla donna o solo all’uomo.
Infine, ci sono situazioni in cui le donne accettano di essere tradite. Ne sono consapevoli, a volte fingono di non vedere, ma lo sanno. Sono certa che anche in questo caso il tradimento provochi sofferenza, a patto che ci sia amore. Anzi, il fare finta di nulla acutizza il dolore. Quando il tradimento è accettato e lascia indifferenti, invece, vuol dire che a tenere insieme quelle persone non è l’amore, ma l’interesse, o il bisogno, o qualsiasi altra cosa. Ecco che risulta ancora più evidente che se esiste il tradimento, è solo perché esiste l’amore. Ci si sente traditi solo quando si ama.
A tutti può succedere. Persino a chi non lo concepisce. È indice che qualcosa non funziona nel rapporto ed in questo senso deve costituire un’occasione per migliorare la relazione. In certi casi, può persino fare bene alla coppia, risvegliando gelosia e passione. Questo non ne diminuisce la pericolosità. Ma non bisogna neanche credere che tutto debba finire per sempre.

I nostri esperti (terapista di coppia e sessuologo) possono aiutarvi ad affrontare e risolvere questo tipo di situazione (sia da soli che in coppia).
Separati Sì Disperati No

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