Archive for the ‘Donna’ Category

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Vuoi conquistarla? Trai ispirazione dai tuoi film preferiti

gennaio 27, 2015

Di Azzurra Noemi Barbuto
Balli lenti, serenate sotto casa, solenni dichiarazioni, lettere profumate, lunghe attese per un solo bacio. Una volta l’amore aveva qualcosa di magico: il romanticismo.
Era forse per questo che le relazioni duravano di più?
Oggi ci si prende e ci si lascia nel giro di una settimana, si litiga e si fa pace su whatsapp, ci si incontra su fb e si fa l’amore online.
I tempi cambiano, sì, ma non sempre le cose migliorano.
Forse, se facessimo un passo indietro, riscoprendo e recuperando il romanticismo andato perso, l’amore tornerebbe ad essere più duraturo e più emozionante.
Allora perché non ispirarsi ai protagonisti maschili dei classici del cinema per diventare l’uomo dei sogni di ogni donna e vivere un amore da favola?
1. Siete convinti che il gentilsesso si lasci conquistare solo con il denaro? Non preoccupatevi qualora le vostre risorse economiche non fossero esattamente come quelle di zio Paperone, perché, per conquistare il cuore di una donna non serve affatto essere milionari. Prendete esempio dallo squattrinato scrittore esordiente Paul, interpretato da George Peppard, nell’intramontabile film “Colazione da Tiffany” (1961, diretto da Blake Edwards). Non potendosi permettere di regalare ad Holly (Audrey Hepburn) un anello di brillanti ma non volendo farla uscire a mani vuote dalla sua gioielleria preferita, decide di farle incidere un anellino trovato in omaggio dentro una confezione di patatine. Mossa vincente considerando che la ribelle ragazza, commossa da questo gesto d’amore, sceglierà di restare con lui abbandonando il progetto di andare all’estero e sposare un milionario.
2. L’amore romantico richiede coraggio, bisogna osare ed essere pronti a superare i propri limiti per la donna che si ama. Esattamente come fa il milionario Edward, interpretato da Richard Gere, nel celebre film “Pretty woman” (1990, diretto da Garry Marshall). Lo scapolo d’oro corre a riprendersi la sua ragazza (Julia Roberts) e lo fa arrampicandosi su una scala antincendio con tanto di mazzo di rose rosse tra i denti, proprio lui che era terrorizzato dal vuoto e dalle altezze.
3. L’amore romantico richiede tenerezza. Ricordate che dentro ogni donna c’è una bambina da amare e coccolare. Lo sa bene l’affascinante uomo d’affari Jack, interpretato da Harrison Ford, nel film “Una donna in carriera” (1988, di Mike Nichols), che prepara un panierino di plastica, come quello che usavamo all’asilo, con tutto l’occorrente per il primo giorno di lavoro di Tess (Melanie Griffith), che ha appena ottenuto il posto dei suoi sogni.
4. Non abbiate paura di mostrare e dimostrare i vostri sentimenti davanti al mondo intero. Come fa il libraio Will, nel divertente film “Notting Hill” (1999, diretto da Roger Michell), interpretato da Hugh Grant, che nel corso di una conferenza stampa internazionale dichiara il suo amore a Julia Roberts, nei panni della bellissima star di Hollywood Anna Scott, che ruba il cuore del timido ragazzo inglese.
5. Non abbiate fretta. Imparate ad aspettare. Un giorno, una settimana, un mese, un anno. Non importa. Ciò che conta è non bruciare le tappe. L’amore romantico deve essere vissuto e non consumato. Anche Dracula lo sosteneva: per la donna che si ama si può aspettare un’eternità. Ecco cosa narra poi a Mina, interpretata da Winona Ryder, nel film “Dracula di Bram Stoker” (1992, diretto da Francis Ford Coppola), quando finalmente la ritrova: “Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti”.
Ovviamente, lei non può resistere alle appassionate parole del misterioso conte, interpretato da Gary Oldman, e dimentica persino il suo promesso sposo.
6. Credete che l’amore romantico sia qualcosa di melenso e noioso? Vi sbagliate, perché è super divertente e si nutre di risate e allegria. Ed è proprio con l’ironia che, nel film “La vita è bella” (1997, diretto da Roberto Benigni), Guido (Roberto Benigni) conquista il cuore di Dora (Nicoletta Braschi) e costruisce poi per lei un mondo ovattato in una realtà, come quella della guerra, tutt’altro che confortevole, vincendo il terrore e combattendo il male assoluto con il sorriso, per rassicurarla in nome dell’amore.
7. Essere belli non vi farà automaticamente essere amati. Ciò che vi rende amabili è la tenerezza. Ed è questa che più di ogni altra cosa rende l’amore romantico. Pensate all’orribile mostro del film d’animazione “La bella e la bestia” (1991) di Walt Disney. Dietro quell’aspetto rude e spaventoso si nascondeva, in verità, un principe dall’animo gentile e premuroso. Ed è questo che fa innamorare perdutamente Belle. E sarà, infine, l’amore di lei a liberarlo, trasformandolo in ciò che è da sempre: un bellissimo principe. Sì, perché è l’amore a renderci migliori.

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Il semplice segreto dell’amore: donarsi

agosto 4, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Tutti desiderano amare ed essere amati, vogliono incontrare qualcuno di speciale con cui condividere la vita quotidiana, gioie e dolori, intimità e divertimenti. Tutti lo cercano, ma quanti realmente sono pronti a mettersi in gioco in amore? Amare fa paura perché ci rende vulnerabili, esposti, privi di difese. Anche essere amati oggi spaventa. Vogliamo essere ammirati, stimati, ricoperti di attenzioni e premure, ma sapere che qualcuno ci ama ci porta a sviluppare una sorta di responsabilità verso l’altro, che spesso non ci piace. Vogliamo essere amati ma sentirci liberi. Una persona che ha bisogno di noi spesso ci risulta come un vincolo, un limite, o un fastidio. E spesso crediamo di amare finché l’altro non ci dimostra che ha bisogno di noi.
Ma tutto questo non è vero amore.
Per essere amati bisogna dare, ma spesso viene amato anche chi non dona nulla di sé. Invece è assolutamente certo che per amare bisogna dare. Se non diamo nulla di noi, non potremo amare mai. Solo quando apriamo il nostro cuore agli altri, ci predisponiamo ad innamorarci davvero.
Quando sento qualcuno lamentarsi perché non trova l’amore o perché non riesce ad amare, ascoltando un po’ le sue parole mi accorgo subito di quale sia l’effettivo problema: crede di volere l’amore, ma gli sfugge.
Per amare, inoltre, è necessario darsi tempo: tempo di conoscere l’altro, senza cercare il difetto o la scusa per scappare via impauriti.
Quanti amori nascerebbero se solo guardassimo bene chi ci sta davanti!
Incontrarsi non basta per innamorarsi. Ciò che conta è non avere paura di cadere. Spiegare le ali e volare.
Anche io avevo paura dell’amore. Ma poi qualcuno mi ha insegnato a sognare insieme a lui, a crederci, a non avere paura. E a sapere dire: “Ho bisogno di te”.

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Perché certe donne sono eternamente infelici in amore?

luglio 30, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
La vita non è tutta una questione di fortuna. Molto dipende dalle nostre azioni, che derivano dalle nostre scelte, che a loro volta sono il riflesso dei nostri pensieri. Ciò significa che, quando pensiamo in modo positivo, arriviamo a scelte coraggiose e felici.
Così avviene in amore.
Ma cosa vuol dire esattamente “pensare positivo”? Significa “provare fiducia”, “dare fiducia”. Se noi ci fidiamo di noi stessi e della vita, tutto andrà secondo le nostre aspettative, perché la mancanza di paura, di dubbi, di sentimenti negativi quali sconforto, ansia, scetticismo, attiverà una catena di eventi e di circostanze che ci porteranno a ciò che desideriamo.
Molte donne non fanno altro che lamentarsi della loro vita affettiva. Ripetono dalla mattina alla sera frasi del tipo: “gli uomini sono tutti uguali”, “i non mi fido degli uomini”, “prendo sempre delusioni”, “anche lui mi sta prendendo in giro”, “vuole solo portarmi a letto”, “non mi cercherà più”. Se io fossi uomo, scapperei da donne così, quindi li comprendo benissimo. Nessuno vuole stare con chi trasmette insicurezza, negatività, pesantezza e sfiducia.
Oggi le donne credono che il successo in amore dipenda da quanto riusciranno ad essere belle e sexy. Allora iniziano a gonfiarsi da tutti i lati, ad indossare abiti orribili, ad adottare pose innaturali, a parlare in modo artefatto, a fare diete assurde, adeguandosi così solo allo stereotipo di bellezza più comune oggi, quello della donna-oca, utile per vendere le gomme della macchina o attirare idioti disperati nei locali notturni.
Ciò che colpisce un uomo, un vero uomo, sono ben altre qualità, che purtroppo non si possono acquistare facendo shopping dal chirurgo plastico o su via Montenapoleone.
Ma soprattutto ciò che danneggia di più le donne oggi è proprio la loro sfiducia nel genere maschile. Con un uomo non bisognerebbe mai partire in modo prevenuto. Molto meglio concedergli fiducia e poi ritirarla solo nel caso in cui non si riveli meritevole, senza rancori, senza cambiare la propria opinione sul genere maschile, senza piagnucolare e senza perdere tempo.
Gli uomini hanno bisogno che ci fidiamo di loro, che crediamo in loro. E l’amore per sbocciare ha bisogno di essere sognato. In due.

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Le nuove frontiere del sesso: il sexting al supermercato

maggio 30, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Rinomato in tutto il mondo per le sue doti amatorie, oggi il maschio italiano ha definitivamente perso il suo primato di amante passionale e focoso a causa dell’avvento del web.
Infatti, secondo il “Global sex survey 2014”, un sondaggio condotto dal sito di incontri extraconiugali asheleymadison.com, a cui hanno risposto oltre 74mila utenti da 26 Paesi diversi, l’88% degli italiani fa sesso con il proprio partner in media una volta al mese preferendo di gran lunga il sexting, ossia il sesso virtuale che avviene attraverso lo scambio di messaggi e foto hot, all’incontro vero e proprio sotto le lenzuola.
Gli italiani, inoltre, amano così tanto il sexting da praticarlo da 7 a 10 volte la settimana. Il luogo preferito in cui fare e scambiare foto sexy è il supermercato, dato che conferma che non abbiamo perso sicuramente la fantasia.
Ma quali potrebbero essere le cause di questo nuovo primato italiano (la media mondiale si ferma al 73%)? Forse potrebbe esistere una correlazione tra questo fenomeno e l’eccessiva presenza di corpi nudi, soprattutto femminili, sui nostri schermi televisivi. L’Italia, infatti, è il Paese in cui il corpo viene maggiormente esposto ed utilizzato per spettacoli, pubblicità e qualsiasi tipo di programma tv. Forse gli italiani, a causa di questa eccessiva esposizione, iniziata negli anni ’80, si sono abituati più a guardare che a toccare. Per una sorta di “evoluzione” della specie ci siamo, come dire, “adattati”.
Oggi, quindi, non ci eccitano più baci, carezze, sguardi, sfioramenti, bensì solo foto bollenti di pezzi di corpi, e preferiamo stare avvinghiati al nostro smartphone, con gli occhi ipnotizzati dal display, piuttosto che guardare negli occhi chi ci sta davanti.
E se, da un lato, il sexting si conferma essere il sesso più sicuro in assoluto per la mancanza di contatto fisico; dall’altro, è più che preoccupante il rischio che i rapporti di ogni tipo, inclusi quelli di coppia, si impoveriscano ulteriormente, fino ad annullare la nostra innata e fondamentale capacità di comunicare attraverso i gesti, gli sguardi, la postura, il tono della voce, il contatto, l’empatia.
Forse è giunto il momento di fare un passo indietro, disintossicarci, spegnere per una sera il telefonino, chiudere facebook, istagram, twitter, whatsapp, ed abbracciare chi ci sta vicino.
Se il sexting è eccitante, non occorre rinunciarci. Anche questo può essere un ottimo modo per creare e cementare la complicità di coppia, ma a patto che costituisca un nuovo tipo di preliminare e non sostituisca il rapporto intimo.

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Meglio un uomo in cucina o uno sul divano?

aprile 8, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Un tempo dominio esclusivo delle donne, che vi passavano molto tempo, oggi la cucina è forse l’ambiente domestico più frequentato dagli uomini, ovviamente dopo il divano (con telecomando incluso). Complice la tendenza sempre più diffusa a ritardare il matrimonio, preferendo la vita da single, l’uomo ha fatto di necessità virtù quando ha deciso di varcare titubante quella soglia, un tempo proibita e misteriosa, che divideva l’habitat maschile da quello prettamente femminile.
Ma non si è accontentato di uova strapazzate e pasta asciutta. L’uomo in cucina ha voluto fare le cose in grande e ha dato libero sfogo alla sua fantasia, distaccandosi con orgoglio dalle tradizioni culinarie delle nonne e sperimentando sempre di più nuovi abbinamenti e nuovi sapori. Stranamente, sfatando il mito che vuole le donne sempre a dieta e gli uomini sempre pronti a mangiare, la cucina maschile risulta certamente più light e più veloce.
Famosi programmi tv, come Masterchef, hanno poi segnato il trionfo dell’uomo ai fornelli, anche come sex-symbol. L’uomo in cucina piace e piace anche tanto. Ma perché? È forse per lo stesso motivo che rende attraente per un uomo una donna alle prese con i motori? Può essere, ma certamente conta anche altro: un uomo che cucina per noi ci fa sentire in qualche modo curate. L’amore che mette nel creare il piatto giusto ci fa immaginare che sia un amante attento e passionale. E a noi piace essere coccolate. Ci piace arrivare a casa la sera e trovare tutto pronto, sentire il profumo che arriva dalla cucina, vedere la tavola perfettamente apparecchiata e il nostro lui sorridente che ci porge un bicchiere di vino freddo, appena stappato.
Uomini, avete voluto la parità? Bene. Pedalate. Cioè, cucinate.

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Come si seduce un uomo?

aprile 7, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
La seduzione è una vera e propria arte. C’è chi possiede un talento innato e chi, non avendo questa fortuna, diventa seduttore attraverso l’esperienza. Ma cosa vuol dire sedurre? Sedurre non è altro che la capacità di ottenere ciò che si desidera senza neanche chiederlo. Quindi, non è qualcosa che si applica solo nelle relazioni con il sesso opposto, ma, più in generale, in ogni circostanza o ambito sociale, anche con il nostro stesso sesso. Nel campo più ristretto della relazione uomo-donna, esistono certamente degli atteggiamenti che rendono più sensuale una donna. Ne abbiamo parlato con i diretti interessati, ossia gli uomini, ed ecco cosa ci hanno raccontato a proposito dell’antica arte della seduzione.
Secondo gli uomini, una donna deve innanzitutto vivere la propria femminilità senza averne paura. Molte donne sono intimorite dal loro potenziale, così lo nascondono o lo mortificano. La femminilità è un’arma così potente che per alcune sarebbe necessaria una patente o una licenza per poterla usare. Altre, invece, cadono nell’errore opposto, cioè la ostentano, cadendo nel ridicolo. Meglio essere naturali sempre, senza artifici e senza esasperazioni.
È importante poi rispettare la distinzione dei ruoli. Una donna non deve mirare a diventare un uomo per sentirsi pari a lui. La parità dei sessi è qualcosa che riguarda i diritti, per il resto occorre mantenere le differenze e consentire all’uomo di essere e sentirsi uomo.
In secondo luogo, l’essere naturali include il curare il proprio aspetto senza chirurgia e nell’essere sicure e disinvolte senza l’uso di droghe. Insomma, non bisogna barare.
Terzo punto: coltivare la grazia. Purtroppo, le donne di oggi hanno perso quell’alone di mistero che le rendeva irresistibilmente affascinanti. La grazia è femminilità allo stato puro, delicatezza, riguarda il modo di camminare, di parlare, di sorridere, di entrare in una stanza, le movenze.
Punto quarto: una donna non deve pensare che ci sia un periodo per il divertimento e uno noioso per la vita di coppia. Ci si può divertire anche da sposate. Bisogna mantenere sempre viva la propria fantasia ed affrontare la vita con leggerezza.
Ultimo punto: agli uomini piacciono le donne da proteggere, ma, nello stesso tempo, anche sicure e determinate. Ricordate sempre che le parole non hanno valore. Nella vita contano i fatti.
Ora andate e non abbiate paura di essere fantastiche.

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La comunicazione positiva: come creare relazioni stabili e felici

aprile 3, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Il successo delle nostre relazioni è strettamente legato alle nostre capacità comunicative. Essere dei buoni comunicatori sicuramente rappresenta un grande vantaggio non solo nel lavoro e nella sfera sociale, ma anche nei rapporti più intimi.
Purtroppo non tutti possiedono empatia e carisma. Ma la buona notizia è che la comunicazione è un’arte che si può apprendere e perfezionare. Insomma, comunicatori non si nasce, si diventa.
Esistono delle semplici tecniche di comunicazione che, se applicate, ci garantiscono risultati positivi immediati nell’ambito relazionale. Una di queste è il ricalco, che consiste nell’adattare il nostro lessico a quello dell’interlocutore, nel farci simili a lui. Si sa che tra simili ci si comprende meglio, inoltre siamo più portati ad aprirci con chi, in un certo senso, percepiamo affine a noi.
Tutto questo spiega anche perché spesso i rapporti uomo-donna siano pieni di equivoci, problemi, incomprensioni. Gli uomini e le donne sono diversi e hanno diversi, anzi opposti, modi di comunicare. Comprendere queste differenze ci aiuta a vivere le nostre relazioni in modo più sereno. Le coppie che funzionano sono quelle che hanno imparato a comunicare in modo sano e in cui i partner si ascoltano, riconoscendosi a vicenda, dandosi reciprocamente spazio.
Le differenze nei modi di comunicare maschile e femminile riguardano innanzitutto l’estensione del messaggio trasmesso. Gli uomini sono più incisivi e sintetici, vanno direttamente al punto, in modo chiaro e vogliono dire esattamente ciò che affermano. Le donne, invece, sono più complicate in questo, usano tante, a volte troppe, parole, che spesso servono solo a confondere gli uomini, abituati come sono all’incisività. Le donne dovrebbero imparare a comunicare in modo più sintetico con gli uomini, questo non vuol dire arrivare ad una comunicazione quasi fredda e sterile, bensì dare più valore a ciò che viene detto. Gli uomini, a loro volta, dovrebbero ascoltare di più le donne, senza annoiarsi o spaventarsi davanti a valanghe di frasi, ma cercando di comprendere che quello è il loro modo di esprimersi, sforzandosi di scremare quei cumuli di parole arrivando al senso profondo di ciò che le loro donne hanno nel cuore.
Se solo facessimo ciò, i rapporti tra i sessi sarebbero molto più facili e più felici.
Ricordiamoci sempre che comunicare non è soltanto parlare, ma innanzitutto ascoltare. Quindi stiamo di più in silenzio e apriamo di più le orecchie. E soprattutto il cuore.

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Al nord si fa alla romana

gennaio 16, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Si sa, regione che vai, abitudini che trovi. E questo vale anche nelle dinamiche che regolano il rapporto uomo-donna, in particolare nel corteggiamento. Al sud la parola stessa evoca serenate sotto casa, mazzi di fiori, regali, inviti a cena a lume di candela. Al nord tutto questo è obsoleto, ci si conosce una sera in discoteca e si finisce a letto senza neanche scambiarsi il numero di telefono.
Esistono definizioni diverse di “invito a cena” tra nord e sud. Nel lussureggiante meridione d’Italia, Giuseppe invita a cena Angela, la passa a prendere a casa (con la macchina appena lavata con tanto di deodorante per auto), la porta in un bel ristorante, o in una pizzeria, qualora il suo budget fosse limitato. A cena le fa complimenti, cerca di mostrare il meglio di sé. Al momento di andare via, lui paga il conto come se fosse il gesto più naturale al mondo.
Nel grigio settentrione, invece, Piermatteo invita a cena Daniela, che, se proprio è fortunata, non dovrà prendere il taxi per arrivare al ristorante, perché lui andrà a prenderla direttamente a casa. Piermatteo, che ha fatto l’invito, sceglie il locale in base alle sue possibilità economiche (e non a quelle di Daniela). Fa il brillante, le fa qualche complimento, qualcuno (raccontano) arriva persino a regalare un perizoma (così, per rompere il ghiaccio). Quando arriva il conto, si fa alla romana. Ed ecco che il romanticismo svanisce, per lasciare il posto a… La realtà?
Per un uomo del sud, come per una donna, questo è inconcepibile: invitare una donna a cena e farle tirare fuori il portafoglio. Non si tratta solo di galateo, cavalleria, c’è anche un senso di protezione in questo atteggiamento.
Ma, soprattutto, l’uomo meridionale non si aspetta assolutamente nulla in cambio. Non offre la cena per avere come corrispettivo dovuto una notte di sesso bollente. È chiaro che non gli dispiacerebbe affatto questa ipotesi, ma non pretende che gli sia dovuta per il fatto di avere offerto.
Al nord, invece, alcune donne sostengono, sulla base della loro esperienza, che l’uomo non offra quasi mai e che, quando lo fa, si aspetti sempre, come contropartita immediata, il sesso. Se non avviene, per lui avere offerto è stato uno spreco inutile di denaro, una perdita. Si sa che qui si ragiona in termini di massimizzazione. Qualcuno è arrivato persino ad arrabbiarsi e a prendersela con la ragazza in questione.
Alla luce di tutto questo, in effetti, non stupisce che le donne stesse ormai preferiscano tirare fuori il portafoglio, per non creare equivoci. Loro il sesso lo vogliono fare per scelta e non perché sono in debito.
Un amico mi ha raccontato che nel settentrione d’Italia, se sei sempre tu ad offrire alla donna, questa si offende, vive la cosa come un insulto, come se l’uomo non la ritenesse capace di badare a se stessa.
Ma davvero i sessi sono entrati così tanto in competizione da complicare persino un semplice appuntamento?
Io resto sempre convinta che a qualsiasi donna faccia piacere che sia lui ad offrire, senza porgere a lei il conto. Altrimenti non avrebbero senso neanche quelle mini-pochette che usiamo per la sera e che non sono fatte sicuramente per metterci dentro il portafoglio, al massimo ci stanno cipria, cellulare e rossetto.
Eppure noi donne non pretendiamo che sia lui a pagare. Gli offriamo semplicemente questo privilegio. E lui sarebbe uno stupido a non cogliere tale opportunità. Inoltre, se lui guadagna poco o ha difficoltà in quel momento, apprezziamo la sua voglia di fare, ma preferiamo pagare la nostra parte, perché l’amore non è un fatto economico o un lusso riservato a chi può spendere. Non ci fa innamorare il fatto che lui abbia i soldi per pagare, ma il fatto che abbia desiderio di prendersi cura di noi, come può. In fondo, l’amore non si compra. Si offre.
Persino io, donna del sud trapiantata a Milano, potrei un giorno pagare la mia parte, non lo escludo del tutto. Le amiche dicono che mi abituerò all’idea, come tutti. Ma so per certo cosa non farò mai: pagare la cena ad un uomo. Va bene l’essere moderne e progressiste, ma questo è too much.

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Shopping con i saldi: più facile se sai cosa ti manca

gennaio 10, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
Li aspettavamo con ansia e finalmente sono arrivati e noi siamo pronte a gettarci nella mischia a caccia del vestito, delle scarpe, degli stivali, della borsa, o del cappotto più cool e in saldo. È tempo di saldi e di allegria. Ma non è tutto così semplice. Chi sa comprare può fare affari tutto l’anno, nel periodo dei saldi ancora di più. Chi non sa comprare, invece, rischia ancora di più in questi giorni di riempire l’armadio di cose inutili ed orribili, arrivando a spendere pure cifre da capogiro, con l’illusione di avere fatto un affare.
Per fare acquisti con successo basta seguire delle piccole e semplici regole.
Ci sono dei pezzi che a nessuna donna dovrebbero mancare nel proprio armadio. Ad esempio, l’abitino nero. Non per forza a tubino, non per forza smanicato, purché sia nero e ci vesta bene. Se pensi che il tuo armadio ne sia sprovvisto, questo è il momento per comprarne uno, o anche più di uno, perché the little black dress non passerà mai di moda e lo potrai sfruttare per moltissime occasioni, magari variando gli accessori, più preziosi per la sera, più semplici per il giorno.
Inoltre, se di buona qualità, potrà durare diverse stagioni. Alcuni capi per tutta la vita.
Orientati su capi che puoi usare tutto l’anno: vestitini leggeri, da mettere in inverno con i collant e il coprispalle ed in estate solo con i sandali; maglie preziose, di pizzo e seta, anche lunghe per i leggins.
Non dimenticare di prendere un bel cappotto. Io ne acquisto uno ogni anno, di un colore sempre nuovo. Mi piace avere un cappotto bianco, uno beige, uno rosso, uno nero, uno blu, uno verde. Inizia con l’acquistarne uno nero, poi uno beige, se ce li hai entrambi, punta sul rosso, o se preferisci, sul bianco. Anche questi sono colori che andranno sempre di moda. Assicurati che sia di buona qualità. Sul cappotto non si può risparmiare troppo, deve tenerti calda anche quando la sera esci solo con un abitino leggero e scintillante, magari di seta e paillettes.
Non hai un abito così? Bene, puoi comprarlo adesso. I negozi sono pieni di abiti da sera, quelli che hanno venduto durante le feste natalizie. Ora potrai comprarlo a prezzi stracciati. Punta sul dorato, ti illumina e ti rende una diva. Ricordati di brillare, sorridi.
Mi raccomando, non esagerare con gli acquisti. Scopri il piacere del risparmio, è molto utile in tempi di crisi e ci fa stare anche bene, perché ci fa sentire che abbiamo potere e controllo su noi stesse, che sappiamo valutare cosa ci è utile e cosa invece è superfluo. Potrà anche succederti, dopo un pomeriggio in giro per negozi con le amiche, di tornare a casa con un solo acquisto, e sentirti comunque soddisfatta, soddisfatta di te stessa.
Adesso sei pronta ad uscire a fare shopping. Un ultimo consiglio: sii sempre gentile con tutti tutto l’anno, ma dentro un negozio in questo periodo non cedere mai il passo a chi porta più o meno la tua stessa taglia.

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Uomini: quando two is meglio che one

gennaio 9, 2014

di Azzurra Noemi Barbuto
In un vecchio e divertente film del 1978, “Amori miei”, con Monica Vitti e Johnny Dorelli, la protagonista, moglie devota e premurosa, insoddisfatta della sua vita coniugale a causa di un marito distratto e assente, decide di sposare, all’insaputa del coniuge, un altro uomo. Ed è così che le cose in casa iniziano a funzionare alla grande ed entrambi i matrimoni ad andare a gonfie vele.
Si chiama “poliandria libera” l’uso, tutt’ora persistente in alcune tribù dell’Asia centrale e dell’India meridionale, ad avere più mariti, tendenza diffusa nelle società in cui la donna gode di autorità e indipendenza.
Nel mondo occidentale, oggi la donna ha acquistato più che mai potere ed autonomia in ogni ambito e c’è da chiedersi se non siamo anche noi destinati a diventare una società poliandrica.
Ma, soprattutto, esiste già questa tendenza da parte delle donne a frequentare più uomini contemporaneamente? E ancora, la poliandria costituisce una valida risposta alle pecche di un rapporto di coppia ordinario? Insomma, abbiamo bisogno davvero di due uomini per essere soddisfatte e felici?
In fatto di uomini, in generale, occorre assumere la stessa ottica che abbiamo sull’acquisto delle scarpe: bisogna puntare sulla qualità più che sulla quantità. Tuttavia, a volte la qualità scarseggia e allora, piuttosto che “camminare scalze”, tanto vale sceglierne due paia. Magari delle scarpe alte e scintillanti per la sera e altre più confortevoli ma sempre carine per il giorno, o per quando siamo stanche e abbiamo bisogno di stare comode.
L’uomo perfetto, in fondo, non esiste. E ormai lo abbiamo capito. Lo avremmo voluto: principe, azzurro, bello, sexy, sportivo, ricco, passionale, intelligente, brillante, generoso, sensibile, maturo, romantico, dolce, premuroso, presente ma non pesante, responsabile, forte e coraggioso. E poi siamo finite con uomini che di notte russavano e che il massimo dello sforzo fisico disposti a fare nel weekend era cambiare canale per sintonizzarsi sulla partita.
L’uomo perfetto forse è la somma dei lati migliori di tutti i nostri ex. Allora tanto vale godersi le qualità di più uomini e poi tornare a casa da sole senza patirne i difetti.
In questo modo molte di noi potrebbero anche combattere la malsana tendenza a legarsi a uomini allergici ai legami. Avere un altro uomo in testa, che ci telefona, con cui uscire, che ci corteggia, che ci fa sentire importanti, ci porterà a prendere tutto con maggiore leggerezza e ci farà sentire appagate.
Sarebbero entrambi importanti, ma nessuno dei due lo sarebbe troppo.
Certo è che ci vuole tanta abilità nel gestire due relazioni contemporaneamente, facendo in modo che l’uno non sappia dell’esistenza dell’altro. Ma, in fondo, gli uomini da sempre fanno questo genere di cose e se la cavano più o meno bene.
Insieme ci potrebbero rendere le donne più felici del mondo.
Ma a volte – ammettiamolo! -, persino averne uno ci sembra troppo, figuriamoci due!
Tanto vale prenderne uno solo allora, ma se deve essere uno, almeno che sia fantastico!

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