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Il salvagente di una donna: il suo lavoro

luglio 8, 2011

di Noemi Azzurra Barbuto

Prendi una donna che lavora, che si è costruita con impegno il suo futuro, bella, corteggiata, circondata da persone che le vogliono bene. Toglile il lavoro e con questo la sua indipendenza economica, chiudila a casa a cucinare e ad allevare bambini, lasciala a lungo sola e senza nessun sostegno, mentre tu lavori, esci, ti godi la vita. Ne resterà una donna fragile, dipendente, sempre più legata al suo aguzzino, esattamente come coloro che soffrono della sindrome di Stoccolma e finiscono con l’amare il proprio rapitore perché egli è tutto ciò che hanno, la loro unica sicurezza.

È questo ciò che ancora oggi succede a tantissime donne imbattutesi in uomini maschilisti e pieni di paura di perderle e di essere abbandonati.

Un uomo può distruggerci, se è l’uomo sbagliato. Ma l’errore più grande che può fare una donna non è quello di scegliere un compagno sbagliato (è capitato a tutte almeno una volta nella vita), bensì quello di non lasciarlo per paura di ritrovarsi da sola e credendo di non farcela a ricominciare tutto.

Ecco che si finisce con il rovinarsi tutta la vita, convincendosi di vivere un vero e grande amore, giustificando il proprio uomo ed attribuendo a se stesse ogni colpa nel tentativo di assolverlo.

Meglio vedere la realtà e cercare così di salvarsi o meglio ignorarla costruendosi un mondo di illusioni e di aspettative?

Non c’è dubbio che la verità è sempre preferibile, anche quando fa male. Ma è più facile dirsi che farsi. Spesso ammettere di avere fatto un errore è insopportabile, perché significa mettere in discussione tutto, la vita intera, ed è un peso troppo grande. Si rischia di restare schiacciati e di non riuscire più ad alzarsi, ma affrontare questo macigno è spesso l’unica possibilità di salvezza.

Tante donne credono che non sia possibile. Ed eccole lì a bendarsi gli occhi davanti alle prove dell’ultimo tradimento, eccole ad aspettare il proprio uomo come un cagnolino fedele, mentre lui fa i suoi comodi e si crea un’altra vita con un’altra donna, eccole a perdonare ancora, a giustificare ancora, ad amare ancora. Ma è vero amore questo o dipendenza da qualcuno che ci ha tolto tutto? È quel tutto che spesso amiamo, quel tutto che un uomo ci ha portato via e che nessuno può restituirci. Spesso il proprio uomo rappresenta per una donna la somma di tutti i sacrifici che ha fatto, di tutto il dolore che ha vissuto insieme a lui e per lui, ecco perché non può rinunciarci, ecco perché non può riuscire a dirgli “addio” ed andare avanti, concedendosi la possibilità di essere felici: si resta attaccati al proprio dolore. Morbosamente.

Il nostro salvagente è il nostro lavoro, perché ci rende libere e forti, ci dà la possibilità di scegliere e, quindi, anche quella di essere felici. Non importa che lavoro sia. L’importante è che sia un lavoro onesto e che ci consenta di badare a noi stesse. Anche quando si ha accanto l’uomo giusto, il migliore al mondo, lavorare per una donna è di fondamentale importanza perché il rapporto è più equilibrato ed armonioso. Un uomo ha più interesse a curare e fare stare bene una donna che è libera di mandarlo a quel paese domani. Sembra triste, ma è così. La darà meno per scontata.

E ricordiamoci sempre che non è mai tardi per dare un lieto fine alla nostra storia. Ma solo noi possiamo farlo. Questa è la vita. Non è una fiaba.

One comment

  1. Questo spot finalmente dà voce alle donne e al loro lavoro! Ma è stato censurato dalla rai, guardatelo!



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