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La lotta alla mafia tra associazionismo ed istituzioni

Maggio 14, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Discutere di mafia, ma soprattutto di antimafia. È stato questo l’obiettivo del convegno promosso dal Comitato Interprovinciale per il Diritto alla Sicurezza (Cids), tenutosi ieri mattina all’interno di palazzo San Giorgio a Reggio Calabria.

Un’occasione per riflettere insieme sui numerosi problemi che affliggono il Mezzogiorno, in particolare la Calabria, la regione con la più alta densità mafiosa in Europa. Ed è proprio la criminalità organizzata la matrice comune di tutte le problematiche sociali ed economiche locali, dalla disoccupazione alla corruzione.

Prendendo le mosse dal vergognoso applauso al boss Giovanni Tegano davanti alla questura reggina al momento del suo arresto, nonché dalla reazione di indignazione che questo gesto ha suscitato, Demetrio Costantino, presidente del Cids, ha elencato gli interventi più urgenti nell’ambito della lotta alla criminalità organizzata.

Migliorare la legislazione riguardante la certezza della pena; bloccare l’iter del disegno di legge “svuota carceri”, che avrebbe conseguenze pericolose in termini di sicurezza; adottare delle misure adeguate per l’utilizzo intelligente dei beni acquisiti illecitamente e confiscati; aumentare le risorse del Fondo di solidarietà destinato ai familiari delle vittime. Sono questi solo alcuni degli strumenti che, secondo Costantino, contribuirebbero a rendere più penetrante l’azione di contrasto alla criminalità mafiosa.

Repressione che non può fare a meno della prevenzione, che deve avere il contributo da parte di tutta la società civile, come ha sottolineato anche Enzo Pisano, che ritiene che «la lotta alla mafia avrà successo a condizione che sia democratica», ossia partecipata.

«Le associazioni non bastano», ha continuato Pisano. Fondamentale il ruolo dei giovani affinché si realizzi quello «sforzo di verità» che, secondo Francesco Toscano, vicepresidente Cids, «deve portare ad una nuova classe politica, che non si porti dietro il puzzo del ricatto morale».

A questo proposito, Costantino ha sollecitato la Commissione parlamentare antimafia, che, in relazione al connubio mafia-politica, ha reso noto che alle elezioni regionali in Calabria i candidati fuori dal codice etico erano 28 e ben 18 eletti, a fornire «maggiori elementi per non sospettare e generalizzare su tutti».

Molta sensibilità è stata mostrata nei confronti dei familiari delle vittime, che spesso subiscono disattenzione e trattamenti ineguali. «Ci vuole sobrietà per non accrescere la disperazione dei familiari lasciati nel silenzio», ha affermato il presidente del Cids.

Ma, nella lotta alla criminalità, «la priorità assoluta è l’educazione alla legalità», al fine di creare un clima di fiducia nonché un rapporto diretto tra istituzioni e cittadini.

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