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“Contractor”: Gianpiero Spinelli ci racconta un nuovo tipo di soldato

Maggio 5, 2010

di Noemi Azzurra Barbuto

Non è un mercenario, né un soldato regolare, bensì una guardia del corpo speciale che opera nei teatri di guerra. A spiegarci chi è il contractor è Gianpiero Spinelli, attraverso la sua personale esperienza professionale in Iraq, nel suo libro “Contractor”, edito da Mursia e presentato lunedì pomeriggio nella sezione reggina del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, sita in via Ravagnese Superiore a Reggio Calabria.

Un libro nato dall’esigenza di fare chiarezza su questa nuova figura professionale, facendola conoscere a tutta la società, dal momento che, come ha spiegato l’autore, «nel passato un po’ per mancanza di informazione e un po’ per manipolazione delle notizie» si è diffusa una sorta di pregiudizio riguardo al contractor.

Nel quadro della progressiva privatizzazione di tutti i settori un tempo di competenza esclusiva dello stato nonché di quel processo di globalizzazione che esporta insieme ai consumi anche le strategie, si inserisce questo nuovo lavoro, reso indispensabile dall’affermazione di un nuovo tipo di guerra, quella terroristica, non localizzabile e con un nemico spesso invisibile.

«Procediamo verso un’evoluzione aziendale delle forze armate che comporta la riduzione al minimo degli eserciti e l’affermazione del contractor, fulcro del futuro assetto strategico mondiale», ha spiegato Spinelli.

Questo particolare soldato, ausilio delle forze armate regolari, si occupa della sicurezza di tutti coloro che sono impegnati nei processi di ricostruzione post-bellica, ossia funzionari internazionali, personale delle imprese, tecnici, volontari.

Ecco perché il suo ruolo è cruciale e determinante nel ripristino della democrazia e dell’ordine pubblico: se non ci fosse, nessuno accetterebbe di lavorare in zone estremamente pericolose.

Un lavoro molto rischioso, dunque, quello del contractor, che spesso proviene dalle forze speciali ma che non sempre dipende dal proprio governo nazionale, dato che risulta essere impiegato presso multinazionali che possono avere diversa nazionalità.

Ed è questo il caso di Spinelli, assunto da una compagnia americana ed inviato in Iraq nel momento più caldo, quello del 2004-2005, quando, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, la guerra assunse una dimensione anche civile, diventando una lotta di tutti contro tutti.

Ma se le mansioni del soldato regolare e del contractor sono diverse, non differiscono le immagini cruente di guerra ed i dolori da sempre comuni a tutti i giovani che hanno vissuto e vivono questa esperienza. Spinella ricorda i suoi compagni morti negli attentati terroristici, la disperazione letta negli occhi della gente, i continui attacchi, anche 4 o 5 al giorno.

In fondo, la guerra, da qualsiasi prospettiva la si viva, vincitore o vinto, soldato, tecnico o contractor, è sempre un’assurda tragedia.

2 commenti

  1. ma vedi te… cercavo info su contractors e vedi chi ti trovo 🙂



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