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Il teorema fondamentale del poker: quando l’abilità conta più della fortuna

novembre 9, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

poker-d-assi“Ogni volta che giochi una mano diversamente da come l’avresti giocata se avessi potuto vedere tutte le carte dei tuoi avversari, vincono loro; e ogni volta che giochi la tua mano nello stesso modo in cui avresti giocato se avessi potuto vedere tutte le loro carte, loro perdono. Viceversa, ogni volta che gli avversari giocano le loro mani diversamente da come avrebbero fatto se avessero potuto vedere le tue carte, tu vinci; e ogni volta che giocano le loro mani nello stesso modo in cui avrebbero giocato se avessero potuto vedere tutte le tue carte, tu perdi”.

E’ questo il teorema fondamentale del poker, enunciato David Sklansky, matematico e giocatore di poker statunitense, nonché autore di diversi libri sul poker.

Dunque, nel gioco del poker fondamentale per vincere risultano essere l’intuito del giocatore, ossia la sua capacità di comprendere e di prevedere il comportamento dell’avversario; e la sua capacità di dissimulare, ossia di fingere e di non lasciare trasparire nulla che possa in qualche modo svelare le sue intenzioni, al fine di trarre in inganno l’altro giocatore.

E forse il successo del poker dipende soprattutto dal fatto che, offrendo tale gioco molte possibilità tattiche epoker di influenza sugli avversari, l’abilità del giocatore è molto più importante che in altri giochi. La lettura dell’avversario richiede infatti una buona capacità di osservazione ed una spiccata intelligenza. Per questo si tratta di un gioco d’azzardo, ma anche psicologico.

La fortuna è ovviamente determinante, ma la valutazione delle probabilità, l’osservazione attenta del comportamento degli altri giocatori e la possibilità di bluffare per indurli in errore, possono capovolgere l’esito della partita.

Questo amato gioco sembra racchiudere in sé la metafora stessa della vita: non conta tanto l’essere nati sotto una buona stella quanto il sapersela cavare bene in ogni situazione, l’essere intraprendenti, il riuscire a risollevarsi dopo essere caduti, il sapersi ritirare dal gioco quando sembra che la circostanza lo richieda, l’attitudine a sfruttare anche i propri umili mezzi per arrivare dove si desidera, il saper mantenere la calma e il sangue freddo davanti alle difficoltà, inoltre, l’essere pronti a rischiare tutto per ottenere di più.

Sì, nella vita, in fondo, anche chi è sfortunato può vincere, ammesso che sappia giocare bene le sue carte.

Le origini del gioco del poker non sono tanto chiare ed esistono diverse scuole di pensiero. Alcuni ritengono che il poker moderno derivi da un gioco persiano, diffusosi in Europa grazie ai colonizzatori francesi; altri che derivi da un gioco tedesco del primo ottocento. Ma sembra che esso sia molto simile ad un gioco francese, il poque, che si diffuse all’inizio del seicento in Francia, poi in Olanda e da qui in tutta l’Europa. Ma, quali che siano le sue origini, il poker oggi è diffuso in tutto il mondo.

Anche nella provincia di Reggio Calabria sono sorti negli ultimi anni dei casinò, in cui gli appassionati spesso si incontrano per dedicare alcune piacevoli ore al loro passatempo preferito e dove vengono periodicamente organizzati dei tornei.

Abbiamo rivolto alcune domande a Vincenzo Morabito, delegato regionale della Federazione Italiana Gioco Poker.

Cosa è più utile per vincere a poker: carte buone o una buona testa?
“Conta la buona testa, o, per meglio dire, contano le giuste decisioni, che alla lunga decretano il successo. Ad esempio, è possibile prendere decisioni errate nonostante si abbiano delle ottime carte e decisioni profittevoli nonostante si abbiano delle brutte carte”.

Ha notato un incremento nel numero di coloro che praticano questo gioco?
“E’ divenuto il terzo sport più seguito in tv, dopo il calcio e la formula uno”.

E’ un gioco prettamente maschile, come siamo abituati a credere, o è praticato anche dalle donne?
“Resta un gioco prettamente maschile, ma molte donne si sono approcciate al poker e continuano a farlo con ottimi risultati”.

Cosa distingue il poker dagli altri giochi d’azzardo?

“Il poker, nella variante sportiva a torneo, non è un gioco d’azzardo. Ogni giocatore paga una quota di iscrizione, per cui viene meno l’elemento del rischio aleatorio e tutti I giocatori hanno le stesse possibilità di vincere. Questo fa sì che anche un giocatore novellino possa confrontarsi con I più bravi senza problemi economici”.

Lei organizza tornei ed eventi legati a questo gioco, quale sarà il prossimo appuntamento importante per la nostra provincia?
“A ottobre inizierà il campionato italiano. Quest’anno l’ha vinto un crotonese, Francesco Graziano, che attualmente si trova a Las Vegas per i mondiali. Sarà un campionato ricco di sorprese e novità. Appuntamento il 7 agosto al Mirage di Lazzaro, dove si terrà la finale estiva di circuito minore”.

Cosa consiglia a chi vuole imparare questo gioco?
“Una sedia, una chip e due carte in mano!”.

“C’è qualcosa di davvero speciale nella sensazione che provi quando solo, in terra straniera, lontano dalla patria e dagli amici, senza neanche sapere quel che mangerai domani, punti l’ultimo fiorino, proprio l’ultimo! Ho vinto, e venti minuti dopo uscivo dal casinò con centosettanta fiorini in tasca. E’ un fatto! Ecco cosa può significare certe volte l’ultimo fiorino! E cosa sarebbe successo se quella volta fossi stato vile e non avessi osato?…Domani, domani tutto finirà!”.

dipendenza_gioco_d_azzardoCon queste parole, tratte da “Il giocatore”, Fedor Dostoevsky descrive le sensazioni speciali che prova il giocatore nel momento in cui inaspettatamente vince, ma rappresenta anche l’effimeratezza del gioco stesso.

Sì, vincere è bello, ma forse lo è di più giocare, è un istinto insito nell’uomo, che gioca da sempre; lo è di più rischiare, puntare e stringere tra le mani la speranza di stare per esaudire i propri sogni, sentire l’adrenalina che sale, il cuore accelerare i suoi battiti, il respiro che si blocca nel petto per un istante infinito…, quello in cui tu vinci, o perdi.

Negli ultimi anni, da quando il gioco è stato legittimato, si è assistito ad un grandioso incremento del mercato del gioco in Italia. Gli italiani, grandi giocatori, ogni giorno spendono milioni di euro per tentare la fortuna.

Ma il gioco, che dovrebbe essere uno svago, può arrivare a volte a rovinare la vita, quando diventa “patologico”. Di gioco ci si può anche ammalare ed arrivare a perdere non solo denaro, ma tutto ciò che si possiede, compresi lavoro, dignità, interessi, persino gli affetti più cari. In questi casi diventa indispensabile il sostegno psicologico, senza il quale non si può guarire.

Ricordiamoci quindi che ogni gioco ha le sue regole, ma che ne esiste una comune a tutti, ossia quella di giocare responsabilmente, senza mai perdere il controllo di noi stessi e senza mai perdere di vista ciò che veramente conta nella vita e il contatto con la realtà, affinché il gioco non si trasformi in incubo.

Quando il gioco diventa troppo serio può fare molto male.

One comment

  1. Se vuoi giocare a poker, essere preparati e si desidera avere knowleadge bene come si gioca a poker se non, ovviamente, la si perde



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