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Al cinema per imparare il diritto. Intervista al prof. Francesco Manganaro

novembre 4, 2009

di Noemi Azzurro Barbuto

ManganaroSiamo stati tutti bambini e tutti ricordiamo le difficili lotte davanti ai libri aperti nel tentativo di imparare divisioni, verbi e tabelline a memoria. Non è facile studiare per imparare. Da diversi anni ormai psicologi e pedagogisti affermano che i bambini imparano più facilmente attraverso il gioco, che è stato definito un ottimo strumento di conoscenza. Inoltre, se il bambino prova piacere nell’apprendimento, difficilmente dimenticherà ciò che ha imparato ed avrà desiderio di imparare di più.

Una formula vincente, dunque, che può essere estesa anche agli studenti universitari. Anche loro, infatti, non sono amanti delle lunghe giornate trascorse a ripetere difficili concetti nel tentativo, spesso vano, in vista del prossimo esame, di fissarli in una memoria che, non trovandoli interessanti, continua a rifiutarli.

Prof. Manganaro, ritiene che attraverso il cinema si possa imparare in modo più produttivo ed efficace il diritto?
“Sì. Si tratta di un metodo consolidato, attraverso la visione di un film la realtà viene compresa in modo più immediato. Per quanto riguarda il film di stasera, che è una pietra miliare del cinema italiano, esso affronta, pur essendo un film del ‘63, problemi assai attuali, quali il rapporto tra politica ed economia, lo sviluppo delle città e la qualità della vita, la corruzione amministrativa come impedimento allo sviluppo locale, d’altronde, il crollo di una casa come immagine iniziale del film ricorda eventi recenti”.

Qual è il messaggio più forte di questo film (“Le mani sulla città” di Francesco Rosi)?
“Alla fine del film si usa una metafora, che è quella di trasformare i sudditi in cittadini. Questo, a mio avviso, è il senso più profondo del film: in una realtà meridionale fortemente degradata e clientelare è indispensabile riconoscere i diritti di cittadinanza a tutti e, soprattutto, alle fasce più disagiate. D’altronde nel film, dove si rappresenta una politica fortemente connessa con la speculazione economica, vi sono anche figure positive di persone impegnate in politica per realizzare ideali di rinnovamento sociale”.

Possiamo sostenere che il cinema degli anni sessanta in qualche modo anticipa la nascita del moderno giornalismo d’inchiesta televisivo in Italia?
“Non sono un esperto in materia, ma sicuramente i film del neorealismo italiano sono il segno di un impegno civile che, subito dopo l’uscita dalla guerra, intendeva costituire una società rinnovata e più giusta”.

Il problema diffuso dell’abusivismo nella nostra città implica un pericolo reale per la sicurezza dei cittadini?
“Lo sviluppo della nostra città è uno sviluppo in cui l’abusivismo edilizio è assolutamente predominante, tanto che il costruito è assolutamente esorbitante rispetto alle reali esigenze dei cittadini. C’è, da un lato, un problema di sicurezza; dall’altro, un problema di qualità della vita, dato che si è sviluppata una città poco vivibile, con pochi spazi pubblici, senza spazi verdi. Alcune grandi inchieste giudiziarie dimostrano che anche la qualità delle costruzioni realizzate per speculazioni economiche non è adeguata ai normali standard di sicurezza”.

Cosa pensa dell’iniziativa del Cine-forum?
“Penso che iniziative come questa, che consentono un dibattito, aiutino a sviluppare una coscienza collettiva che sia in grado di maturare in cambiamento sociale. Di fronte a certi eventi, anche di natura calamitosa, non possiamo restare indifferenti, perché, alla fine, coinvolgono anche noi”.

Ecco come un’occasione di svago e di divertimento come l’andare al cinema può trasformarsi in un’opportunità per imparare, per confrontarsi, per discutere circa argomenti che ci riguardano da vicino, ma soprattutto per pensare, è forse questo l’obiettivo principale del Cine-forum, perché, come afferma il prof. Manganaro, “solo se non pensiamo, restiamo una società sottosviluppata”.

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