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Microfinanza: risposta locale alla crisi globale

novembre 1, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

salvadanaioMartedì 17 marzo alle ore 11:00 si è tenuto, presso il salone della Camera di Commercio di Reggio Calabria, il seminario “Crisi del credito: il caso Reggio Calabria. Istituzioni e banche, fare rete contro la crisi”, organizzato dalla C.C.I.A.A.- Servizio Sviluppo Imprese. Ha aperto i lavori il dott. Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria, il quale ha messo in evidenza l’impegno di tutto il sistema camerale italiano nel contrastare la crisi economica e la necessità dell’intervento e della collaborazione delle banche. Nell’era della globalizzazione neanche una realtà locale come la provincia di Reggio Calabria è immune dagli effetti negativi di una crisi economica che ha assunto, a causa della stretta interdipendenza delle economie dei vari stati che compongono il sistema internazionale, una dimensione globale. Quindi, anche noi avvertiamo delle difficoltà in tutti gli aspetti della vita economica, sebbene in misura ridotta rispetto alle altre realtà sia piccole che grandi, dal momento che, come ha sottolineato lo stesso Dattola, “per noi la crisi è quasi una costante delle nostre attività”. E’ il dott. Giuseppe Capuano, Responsabile dell’Area Studio e Ricerche del prestigioso Istituto Guglielmo Tagliacarne, a delinearci, anche attraverso dati statistici, la situazione economica attuale della nostra provincia. Non si parla solo di imprese ma anche di famiglie, anch’esse sono stressate e in difficoltà.

Capuano ci spiega come oggi stiano cambiando, per effetto della crisi, l’approccio al mercato e gli indirizzi di politica economica. Siamo passati da una visione del mercato autoregolatore alla brusca presa di coscienza che il mercato da solo non ce la può fare e ha bisogno di regole, quindi ad una nuova politica economica, che, essendo l’Italia, e in particolare la Calabria, caratterizzata da diversi sistemi di sviluppo, deve essere filtrata anche a livello locale. Per questo Capuano insiste sull’esigenza di monitorare e modificare a livello locale le scelte di politica economica. Egli ritiene che la crisi possa costituire un’occasione per ripensare e cambiare il nostro modello di sviluppo, forse anche un’occasione per metterci alla pari rispetto alle altre economie locali nazionali, dal momento che, quando usciremo da questo lungo tunnel, i divari tenderanno di nuovo ad aumentare e solo le economie virtuose, quelle cioè che hanno avuto la capacità di adattarsi, di affrontare e di sfruttare il momento negativo, ripartiranno veloci.

Un aspetto problematico, sul quale occorre intervenire, riguarda i rapporti tra sistema socioimprenditoriale locale e mondo bancario. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito ad un vistoso cambiamento: si sono ridotte le banche che sono espressione del territorio, cioè quelle dove le micro imprese potevano essere favorite, così le imprese locali si sono trovate davanti una nuova banca, asettica, lontana, estranea e indifferente. Nonostante nella provincia reggina tenda a diminuire la percentuale delle procedure fallimentari rispetto all’universo imprenditoriale, è critico il giudizio delle banche nei confronti del tessuto imprenditoriale locale, continuano a considerarlo più “rischioso” rispetto ad altre aree del Centro-Nord. Ecco perché, nonostante il tessuto di imprese sia oggi altamente affidabile, costituito cioè da imprese più solvibili, meno rischiose dunque per il sistema creditizio, esse continuano a pagare un tasso di interesse più elevato rispetto ad altre realtà. In particolare, le banche sono riluttanti ad erogare credito a “clienti nuovi”, considerando il contesto locale caratterizzato da elevati rischi di “default” e non conoscendo approfonditamente la propria clientela.

Per superare la crisi con successo sarebbe invece fondamentale che le banche assumessero un’ottica di partnership, di affiancamento all’impresa, rapportandosi al territorio. Dice Capuano: “E’ il sistema bancario che deve riflettere, troppo legato com’è a pregiudizi e stereotipi che deve recidere”.

Come uscire dal tunnel? Capuano afferma: “E’ una crisi eccezionale, che va ricomposta con strumenti eccezionali. Tutti devono fare la loro parte. O ne usciamo tutti insieme o non ne usciamo. E’ necessaria la collaborazione di tutti i soggetti interessati: imprese, banche, pubblica amministrazione, cittadini. Bisogna ripensare un modello di sviluppo e pensare oltre la crisi, evitando gli errori che a livello macro sono stati fatti negli Stati Uniti. Di vitale importanza è analizzare e monitorare il sistema, controllandolo nell’interesse di tutti. Il 2009 sarà una palestra, utilizzata per analizzare, ripensare e intervenire”.

cravattariL’avv. Antonio Palmieri, Segretario Generale della Camera di Commercio di Reggio Calabria, sottolinea un altro inquietante aspetto dell’esclusione finanziaria. Essa genera infatti deviazione, cioè usura. La Camera di Commercio si è impegnata a combattere anche questo fenomeno, perché, – come ha affermato il suo presidente, Dattola -, essa, “essendo un ente pubblico, deve avere un’anima sociale e aiutare coloro che al sistema creditizio non possono accedere”.

Quali gli strumenti per uscire dalla crisi? Il dott. Maurizio Berruti, del Consorzio Camerale Credito e Finanza, introduce il tema della “microfinanza”, e sottolinea come la Camera di Commercio di Reggio Calabria sia stata la prima a promuovere questo strumento che, – come ci spiega Berruti -, “non è elemosina. Le micro imprese costituiscono l’80% del tessuto imprenditoriale locale. Se ci concentriamo su queste imprese, abbiamo la possibilità di fare ripartire l’economia. Più imprese micro possono costituire un distretto, cioè una grande impresa, che ha una grande elasticità, maggiore rispetto a quella di una piccola impresa. Inoltre, la micro impresa ha dimostrato resistenza maggiore alla crisi rispetto alla grande impresa”.

La microfinanza va intesa come un servizio etico, messo a disposizione del sistema economico locale per sostenere l’imprenditorialità e gli interventi di sviluppo aziendale. Alla fine Palmieri illustra il “Programma credito”, elaborato dalla Camera di Commercio della provincia reggina per le imprese. Afferma Palmieri: “Il Programma credito ha uno scopo fondamentale: realizzare una sinapsi virtuosa, una forte interconnessione, tra il sistema delle imprese e il sistema del credito. Questa sinapsi è assente a livello locale, piuttosto si registra conflittualità.Con tale programma la Camera di Commercio intende favorire un incontro, un confronto continuo tra banche e imprese, realizzato nell’interesse di entrambe le parti”.

Dunque, il sistema economico locale ha bisogno di una maggiore interazione tra banche e imprese per dischiudere le sue numerose potenzialità. In quest’ottica la microfinanza, cioè la rete banche-confidi-istituzioni per un credito ordinario accessibile, è uno strumento per sconfiggere la crisi e – come ha affermato Palmieri – “per far prevalere una cultura del credito fondata su due capisaldi: il credito è un diritto di tutti e al centro del credito c’è l’individuo, non la casa”.

One comment

  1. “Siamo passati da una visione del mercato autoregolatore alla brusca presa di coscienza che il mercato da solo non ce la può fare e ha bisogno di regole”.

    Da oltre un anno è esplosa la crisi per come l’abbiamo conosciuta. in tanti si sono prodigati di intervenire per dettare le cosidette “nuove regole” della finanza mondiale. Oggi, nulla di veramente nuovo e rilevante è accaduto sotto questo profilo. Limitare i bonus a Wall Street è stata un mossa priva di effetti, infatti, si è assistito ad un innalzamento esponenziale degli stipendi fissi dei manager. La realtà è che non esiste organismo politico, tecnico che possa definire regole universali in grado di impedire che si vada nuovamente incontro a crisi di tale portata. semplicemente perchè gli interessi che si intrecciano tra controllori e mercato, sono impossibili da prevedere. Se vogliamo, è il sistema capitalistico in se a definire patologiche queste crisi.



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