di Noemi Azzurra Barbuto
“E la luna bussò alle porte del buio. – Fammi entrare. Lui rispose di no”.
Care amiche, oggi mi sono svegliata con questo motivetto nella testa e ne è scaturita una riflessione: quante di noi hanno fatto come la luna! Sì, a chi non è mai successo nella vita di volere portare luce nella vita di un uomo solo, problematico, dal passato difficile e che lui, come il buio, non ci abbia permesso di entrare, o abbia aperto la porta appena un po’, nonostante fossimo lì per illuminarlo?!
Qualcuno la chiama “sindrome da crocerossina”, il desiderio di salvare un uomo. Chiamatemi come volete, sempre un delirio rimane. Mica ce lo chiedono di salvarli. E da cosa poi? Da una vita vuota? Dall’incapacità di legarsi? Noi non la interpretiamo mai come mancanza di vero interesse, irresponsabilità, sindrome da Peter Pan, o voglia di divertirsi, ma cerchiamo sempre dei nomi più dignitosi ed accettabili, “paura di soffrire”, “paura di amare”, “paura di essere lasciato”, “paura di questo e di quello”. E trasformiamo così un uomo in una vittima, da salvare appunto.
Così, mentre noi tentiamo di mettere in salvo chi continua a sostenere infastidito di non dovere essere aiutato, distruggiamo noi stesse. Solo noi donne possiamo farlo tanto bene e con tanto impegno.
Facendo in questo modo, non ci accorgiamo che continuiamo a dare ali i ad un uomo che in realtà è solo un bambino. Magari sì, ha un’infanzia infelice alle spalle, sua madre è morta e lo ha abbandonato quando aveva dieci anni, suo padre è stato sempre assente, o lui è stato sposato con una vera stronza, a quanto racconta, ma non spetta a noi ricompensarlo di tutto, essere la madre che non ha avuto, o la donna perfetta, quella che, al contrario della stronza, lo tratterà come un dio e non gli farà mancare mai nulla, sommergendolo di amore, cure ed attenzioni, non dicendogli mai di no, essendo sempre disponibile. (Ecco a voi la ricetta per perdere un uomo il prima possibile).
No! Siete proprio sul binario sbagliato, care. Sta per venirvi addosso un treno.
Chissà perché riusciamo sempre a provare tanta compassione per un uomo e mai per noi stesse?! Sarà colpa di un’educazione maschilista o è una vocazione innata del nostro genere?
Ma come? Non ci sono servite a nulla neanche le fiabe? Se vi ricordate, era la principessa ad essere salvata dal principe e mai il contrario. Biancaneve mangiava la mela avvelenata ed il principe la baciava, riportandola in vita; la bella addormentata nel bosco, vittima di un altri malvagio sortilegio, si addormentava ed il principe ridestava lei e tutto il regno, spezzando l’incantesimo; Cenerentola veniva salvata dal principe dalle grinfie di quella megera della matrigna e delle sorellastre racchie. Forse solo ne “La bella e la bestia” lei salva lui da un incantesimo e con il suo amore lo trasforma in un bellissimo e dolcissimo principe. Sarà stata questa a rovinarci e a spingere tante donne a restare accanto ad uomini che le trattano male, in attesa che si trasformino in principi?
Ma analizziamo la realtà. Ci avete provato, avete insistito. Alcune di voi anche più di una volta; altre in ogni relazione. Ma non siete mai riuscite a salvare un uomo, a trasformarlo, ad illuminare il suo buio.
La verità, infatti, è soltanto una: ognuno si salva da solo. E ogni volta che cerchiamo di aiutare un uomo, tentando di fargli capire che la sua vita sarebbe migliore accanto a noi, o grazie al nostro amore, a trasformarci siamo solo noi, diventando delle “rompiscatole” dalle quali qualsiasi uomo fuggirebbe a gambe levate.
Deve essere lui, semmai, a decidere di migliorare se stesso per poterci stare accanto.
Noi pensiamo piuttosto a salvare noi stesse, con le nostre mani, da amori sbagliati, che ci fanno solo soffrire e che ci rendono peggiori, ossia infelici.

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Una volta era tutto più semplice: fin dalla preistoria l’uomo andava a caccia e la donna cucinava, allevava i figli e raccoglieva qualche frutto spontaneo nei dintorni della caverna (l’antecedente della più moderna “spesa al supermercato”). La divisione dei ruoli all’interno della famiglia si è radicata così tanto da fare saltare completamente gli equilibri all’interno della società contemporanea, segnata dalla rivoluzione femminista e dall’esigenza economica, sempre più prorompente, del doppio stipendio in casa.
Lavorare oggi per la donna non è più un mero piacere, un diritto riconosciuto pienamente come all’uomo, ma una necessità. Questo cambiamento vistoso all’interno della società non si è accompagnato però all’affermarsi di una nuova visione riguardo alla divisione delle mansioni domestiche. Infatti, l’uomo non ha abbandonato l’idea che la donna debba gestire la casa e la prole, con annessi e connessi, e lui occuparsi semplicemente di questo: lavorare.“Io lavoro tutto il giorno”, “Arrivo stanco a casa, voglio riposarmi”, “Non ho tempo”. Non reggono più le classiche scuse portate avanti da mariti pigri davanti alla richiesta delle stressate consorti di ricevere un aiuto, una piccola collaborazione in casa, giusto per sentirsi più sollevate.
Infatti, troppo facilmente si potrebbe obiettare: “Anche io lavoro tutto il giorno, per questo ho bisogno che anche tu faccia qualcosa in casa”, “Anche io lavoro, ma trovo il tempo per fare tutto il resto”.
Poveri mariti! Ci sono famiglie che riescono ad organizzarsi perfettamente e altre in cui la mancanza di collaborazione tra i coniugi rischia di mettere il rapporto in crisi.
Il problema è che ancora molti uomini, per lo più quelli cresciuti in famiglie profondamente maschiliste e ottuse, sono convinti che aiutare la propria compagna in casa comporti necessariamente una perdita di virilità. Insomma, per loro, apparecchiare la tavola o lavare i piatti equivale a dichiararsi omosessuali, ad una vergona quindi (e sempre secondo il loro punto di vista limitato).
Ancora una volta ci viene in soccorso la teoria sull’evoluzione di Darwin, il quale sosteneva che a sopravvivere non sia la specie più forte ma quella che riesce ad adattarsi al cambiamento.
Ciò significa che, trovandoci ormai in una società in cui sia l’uomo che la donna lavorano e non essendo più preclusa alla donna alcuna attività un tempo prettamente maschile, gli uomini dovranno iniziare a riorganizzare il loro ruolo all’interno della casa, adattandosi alle nuove condizioni e alle nuove esigenze della famiglia, pena “l’estinzione”, ossia la fine della relazione e del loro ruolo di mariti.
Non ci sono più scuse. Occorre rimboccarsi le mani e collaborare, perché una famiglia si fa in due.E cari uomini, non crediate che raccogliere la biancheria asciutta o preoccuparvi voi della cena quando rientriamo più tardi vi renda meno virili, semmai il contrario. Non avete idea quanto queste attenzioni vi rendano affascinanti ai nostri occhi, perché ci fanno sentire più amate.






