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Il museo della ‘ndrangheta: la casa della speranza

Dicembre 2, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

E’ immersa tra le colline di Croce Valanidi la villa a tre piani, fornita di bunker e di passaggi sotterranei, che, confiscata alla mafia e consegnata dal Comune all’associazione “Antigone”, è adesso sede del “Museo della ‘ndrangheta”, inaugurato ieri mattina.

In questa occasione è stata aperta al pubblico anche la mostra fotografica permanente “Silenzio e memoria”, curata da Adriana Sapone, comprendente 150 immagini a colori ed in bianco e nero, che raccontano in modo a volte cruento le due storie parallele della mafia e dell’antimafia.

Presenti alla cerimonia importanti esponenti del mondo politico e delle forze dell’ordine, tra questi il capo della squadra mobile, Renato Cortese.

A recidere il nastro simbolo dell’apertura ufficiale del museo, benedetto da don Antonino Vinci, il sindaco Giuseppe Scopelliti, che ha spiegato il significato di questo progetto ai duecento studenti degli istituti superiori di Reggio Calabria, Palmi, Taurianova, Villa San Giovanni, Siderno e Locri, accolti dal coordinatore del museo Claudio La Camera e da tutto lo staff.

Non vogliamo storicizzare la mafia, metterla in un museo e dire che appartenga al passato, perché non è così – ha affermato Scopelliti - l’obiettivo è trasmettere ai ragazzi la cultura della speranza“.

Sul carattere non celebrativo del museo e sul suo valore culturale si sono soffermati anche il consigliere comunale Giuseppe Sergi, che ha ribadito che la lotta alla mafia debba andare al di là del colore politico; l’assessore provinciale alle Politiche Sociali Attilio Tucci, che ha fortemente sostenuto questo progetto ed ha spiegato come questo si estenderà fino ad assumere una dimensione internazionale; e l’assessore regionale Demetrio Naccari, secondo il quale, questo museo può fornire ai giovani “la visione della verità da uno spiraglio diverso“.

La ‘ndrangheta non ha piacere che si parli delle sue attività – ha commentato il vice prefetto Giuseppe Priolo - noi siamo qui per parlarne e per fare vedere ciò che di orrendo è capace di fare“.

Una lezione utile per i ragazzi, che potranno comprende, passeggiando tra le lussuose stanze della villa, che la mafia esiste ancora e che il mafioso vive sempre nella paura ed è privo di libertà non solo nello spazio ristretto di una cella o di un nascondiglio, ma anche nella sfarzo e nella ricchezza della sua casa.

Questo è anche il museo del presente, dove noi possiamo aiutare i ragazzi a costruire occhi che vedono ed orecchie che sentono“, ha dichiarato Fulvio Librandi, ideatore e responsabile scientifico del progetto.

Anche io da ragazzo - ha proseguito Librandi - avrei desiderato un luogo come questo, senza intuire la mafia dai silenzi e dagli sguardi bassi degli adulti“.

Quindi, il museo della ‘ndrangheta è un museo soprattutto dei giovani, uno spazio di azione e di ricreazione, in cui potrà essere coltivata quella cultura della legalità indispensabile per un efficace cambiamento di rotta.

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Il rito arbitrale ed i suoi vantaggi

Dicembre 1, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Per incidere efficacemente sul problema, particolarmente grave in Italia, della eccessiva durata dei processi, è possibile ricorrere al rito arbitrale, che costituisce un metodo moderno ed efficace di risoluzione delle controversie, alternativo alla via giudiziaria.

E’ stato questo il tema affrontato ieri pomeriggio dagli studenti del liceo classico “T. Campanella”, in occasione del primo dei cinque appuntamenti che si inseriscono nell’ambito del progetto annuale “Costituzioni a confronto”, promosso dalle docenti Liliana Veneziano, Filippa Quattrone, Francesca e Mattia Maria Neri.

L’obiettivo del progetto è quello “di avvicinare i ragazzi al mondo politico-istituzionale e di approfondire lo studio della nostra costituzione - ha spiegato la preside Maria Quattrone- anche attraverso il confronto con le costituzioni degli altri Paesi europei“.

Nel corso del primo incontro i ragazzi hanno partecipato ad una simulazione del rito arbitrale a scopo didattico, guidati dal professore, nonché coordinatore scientifico della Corte Arbitrale Europea, Luciano Delfino, dagli avvocati Giuseppe Lombardo ed Alfredo Foti, e dalla coordinatrice Duilia Delfino.

I principali vantaggi del rito arbitrale, che può avere ad oggetto esclusivamente i diritti disponibili (come quelli patrimoniali), rispetto al processo civile italiano, come ha spiegato Delfino, sono la riduzione notevole dei tempi necessari per la risoluzione della controversia e l’abbassamento dei costi delle procedure.

La crisi della giustizia è evidente – ha affermato il professore, ricordando che l’Italia è stata più volte condannata dalla Corte di Giustizia europea per la lunghezza dei processi – i ritardi endemici, che superano la ragionevole durata del processo, nonché la farraginosità di tutto il sistema, rendono necessario un sistema alternativo alla giustizia statale per arrivare alla soluzione dei problemi”.

Delfino, che ritiene che le riforme che il governo sta portando avanti, nonostante gli sforzi, produrranno scarsi risultati, ha puntualizzato che, per poter ricorrere al rito arbitrale, è necessario sia che entrambe le parti siano preventivamente d’accordo a fare ricorso a questo tipo di giurisdizione sia che dichiarino di accettare il regolamento e le clausole della Corte Arbitrale Europea.

L’arbitro unico e specializzato, chiamato a pronunciarsi entro nove mesi, non emetterà la sentenza, bensì il lodo, impugnabile davanti al tribunale di primo grado.

La velocità del rito arbitrale non costituisce un pericolo nella tutela dei diritti, piuttosto una sua ulteriore garanzia, dato che, come sostiene Delfino, “una giustizia ritardata è sempre una cattiva giustizia“.

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Musica e restauro: inaugurazione della mostra di grammofoni

Dicembre 1, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

È stata inaugurata lunedì 30 novembre l’esposizione di grammofoni d’epoca e di dischi in vinile 78 giri, allestita all’interno del Palazzo della Provincia ed aperta gratuitamente al pubblico fino a sabato 5 dicembre, che comprende trentasei pezzi di antiquariato, facenti parte della raccolta privata di Giuseppe Nicolò, collezionista per passione.

«Una collezione bizzarra e particolare», così la definisce lo stesso Nicolò, che gira i mercatini italiani ed anche esteri in cerca dei grammofoni più antichi, scaturita dal binomio di due passioni parimenti importanti per il collezionista, ossia «quella per il restauro e quella per la musica, che, confluite in questa mostra, coniugano il vecchio ed il nuovo».

Al restauro dei pezzi, il più antico dei quali risale al 1905, provvedono le mani esperte del collezionista, che non intervengono molto sui difetti, dal momento che costituiscono la testimonianza del trascorrere del tempo ed «è bello sapere - afferma Nicolò- che altre persone, prima di me, hanno ascoltato musica attraverso lo stesso strumento».

Sulle note accese de “La donna immobile” e di “O sole mio” di Caruso sono stati accolti i primi visitatori, tra i quali il presidente della Provincia, Giuseppe Morabito, il consigliere regionale Sandro Nicolò, il professore Daniele Castrizio ed il direttore artistico del Calabria Film Festival, Demetrio Casile, che hanno potuto ammirare grammofoni sia a tromba che da tavolo, provenienti soprattutto dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti, ma anche dalla Francia, dalla Germania, dal Belgio e dall’Irlanda.

«Gioielli di immenso valore» li ha definiti Castrizio. «È molto emozionante, soprattutto per quelli non più giovani, osservare da vicino questi oggetti – ha confessato Morabito – anche io da ragazzo ascoltavo la musica attraverso il grammofono». Nicolò ha espresso il suo apprezzamento per la dedizione con la quale è stata allestita l’esposizione, che «potrebbe essere lo spunto per la realizzazione di una mostra permanente».

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Allarme dell’UIC: rischio chiusura

Novembre 30, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Dagli effetti devastanti della crisi economica globale siamo stati colpiti tutti, ma soprattutto le categorie sociali che necessitano maggiormente degli aiuti pubblici, tra queste i non vedenti, penalizzati dai numerosi tagli governativi, in particolare al servizio civile.

E’ questo ciò che emerso nel corso della seconda ed ultima assemblea annuale dell’Unione Italiana Ciechi (U.I.C), tenutasi sabato 28 novembre, alle ore 10, al Piccolo Auditorium al fine di stabilire gli obiettivi del prossimo anno, che si annuncia non facile.

Infatti, a causa della mancanza di risorse economiche, come ha affermato con rammarico Armando Paviglianiti, presidente provinciale dell’U.I.C., «l’Unione stessa rischia l’estinzione». Tale situazione di emergenza impone una scelta programmatica: «dare spazio alla priorità».

Dunque, «poche cose ma buone». E’ con questo slogan che il presidente provinciale ha anticipato il programma del 2010, in cui sono inserite anche la realizzazione di una struttura polivalente, dotata di un centro per l’ipovisione, e la creazione di un organismo intercomunale (comprendente le città di Reggio Calabria e di Messina) nell’ambito dell’area integrata dello stretto.

«Fondamentale il sostegno materiale dei soci», ha commentato Fortunato Pirrotta, presidente regionale dell’U.I.C., esortando i presenti a contribuire economicamente alla realizzazione dei progetti in cantiere, nonché al sostentamento quotidiano dell’associazione, per scongiurarne la scomparsa.

Di arrendersi non se ne parla neanche. «Se nei prossimi giorni non avremo le risposte che aspettiamo da tempo, allora organizzeremo una manifestazione di lotta a Roma», anticipano entrambi i presidenti. «Noi lottiamo - aggiunge Paviglianiti - affinché ciò che abbiamo conquistato non ci sia tolto».

Numerose le personalità politiche che hanno preso parte all’assemblea, confermando il loro impegno a tutela dei non vedenti. L’assessore regionale Demetrio Naccari ha annunciato la presentazione, avvenuta il giorno precedente, al Comitato Regionale della Mobilità di un documento, il Nuovo Piano della Mobilità, in cui si fa specifico riferimento ai non vedenti. «L’uso del mezzo pubblico – ha dichiarato Naccari – consente di realizzare un meccanismo di equità, di utilizzo da parte di tutti, che risulta fondamentale nello sviluppo democratico della città».

«Insieme al sottosegretario di Stato Giovanardi, stiamo esaminando da vicino il problema dei tagli al servizio civile - ha garantito il consigliere regionale Giovanni Nucerache questa categoria ha patito più delle altre».

Gli assessori comunali Tilde Minasi e Candeloro Imbalzano, hanno ribadito la loro attenzione costante verso i disagi dei non vedenti. Allo sfogo di Paviglianiti, che ha lamentato il fatto di non avere ancora incontrato il sindaco Giuseppe Scopelliti dopo nove mesi di assidue richieste, Minasi, precisando che non è facile incontrare tutte le associazione, ha risposto che provvederà a farsi portavoce di questo bisogno.

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Il cavallo di ritorno e le sue conseguenze: premi assicurativi alle stelle

Novembre 29, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

È sempre nei mesi di novembre e dicembre, a ridosso delle feste natalizie, che nella nostra città aumentano i furti di automobili e motocicli, restituiti al legittimo proprietario previo pagamento di un riscatto, che varia a seconda del tipo di mezzo e del suo stato, ma che di solito oscilla tra i 500 e i 2,000 euro.

Tale pratica illegale, chiamata “cavallo di ritorno” e molto diffusa nel Mezzogiorno, produce gravi ripercussioni sia sociali che economiche, tuttavia è sottovalutata dalle vittime, dal momento che si è soliti considerare questi crimini minori rispetto a quelli connessi alle attività delle organizzazioni criminali di stampo mafioso.

«Provai un senso di rabbia misto a disperazione la prima volta che mi fu rubata la macchina – racconta un abitante reggino – qualcuno mi disse di rivolgermi agli zingari, ma io già lo sapevo. Qui lo sanno tutti cosa bisogna fare in questi casi. Pagai 1000 euro. Dopo qualche ora qualcuno mi chiamò per indicarmi il luogo in cui era stata lasciata la mia macchina. Un mese dopo mi ritrovai nella stessa situazione». Episodi del genere succedono tutti i giorni in questa città, ormai non ci si stupisce più.

«Nelle regioni del Sud siamo giunti ad una sorta di assuefazione», così Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, definisce l’atteggiamento di indifferenza e di rassegnazione del cittadino che subisce una violazione dei suoi diritti.

Quando certi comportamenti, che travalicano i confini della legalità, smettono di scandalizzarci, quando a causa della loro frequenza ci appaiono normali e, di conseguenza, li accettiamo, vuol dire che all’interno della società c’è qualcosa di patologico che ostacola un’inversione di rotta, nonché lo sviluppo.

Infatti, non è solo un certo tipo di mentalità a produrre determinati comportamenti, ma sono anche questi ultimi che, sedimentati e tollerati da tutti, generano un modo di pensare, di essere, di fare, di reagire/non agire, che si inscrive nella società intera e diventa dominante.

Si tratta di “norme consuetudinarie” non scritte che tutti gli appartenenti alla comunità conoscono. Una di queste è quella che prevede che il cittadino non si rivolga alle forze di polizia, ma agli zingari, quando subisce il furto della sua autovettura.

Quali le conseguenze? Innanzitutto, quando anche uno solo dei cittadini accetta il compromesso e paga, i criminali acquistano forza, sulla base della consapevolezza che possono farla franca e che questo tipo di attività rende dal punto di vista economico, dunque continueranno a fare furti e a chiedere riscatti. Per questo il cittadino, credendo di fare qualcosa di utile per se stesso, produrrà in realtà un danno a tutti quanti ed anche a se stesso, ponendo le condizioni per essere derubato ancora. In secondo luogo, aumenterà il sentimento di sfiducia da parte dei cittadini nei confronti delle forze di polizia, che non sono state poste nelle condizioni di svolgere il loro lavoro. Questa sfiducia, a sua volta, nutrirà il crimine, producendo un circolo vizioso.

Dal punto di vista strettamente economico, il cittadino ne uscirà gravemente leso, pur ritenendo di avere risolto la sporca faccenda nel migliore dei modi, in quanto al costo ingente del riscatto versato si aggiungeranno quelli relativi alla riparazione dei danni materiali del mezzo causati dai criminali durante il furto. Aumenteranno poi, per tutti quanti, i premi assicurativi.

Non è un caso che nella città di Reggio Calabria il costo dell’assicurazione contro il furto e l’incendio abbia un costo superiore rispetto a quello praticato in altre città italiane.

Ecco alcuni dati: un cittadino di sesso maschile per assicurare la sua autovettura, una Lancia Ypsilon, con INA Assitalia spende a Reggio Calabria 382,97, a Como 212,07; con Milano Assicurazioni a Reggio 380,00 euro, a Como 176,00; con AVIVA a Reggio 340,50, a Como 227,00.

Quindi, i cittadini reggini spedono per assicurare i propri mezzi contro il furto e l’incendio ben il 215% in più rispetto a quelli di numerose altre città italiane.

Abbiamo parlato con coloro che gestiscono piccole attività commerciali nella zona di Ciccarello/Modena per comprendere come vivono a stretto contatto con la minoranza rom che abita nel loro quartiere e che da sempre è dedita a questo tipo di reati.

Ciò che è emerso è stato soprattutto un sentimento latente di paura. Qualcuno ha negato l’esistenza di queste attività illecite, affermando che si tratti solo di «leggende metropolitane», altri hanno parlato a bassa voce, raccontando ciò che vedono tutti giorni e l’ultimo furto di un’automobile avvenuto il giorno prima, in pieno giorno, ai danni di un malcapitato in sosta per un caffè.

La società meridionale non gradisce la mafia, ma non fa nulla di veramente incisivo per combatterla; lamenta gli alti costi delle tasse statali, ma continua a pagare anche quelle imposte dalla criminalità organizzata; nutre sfiducia nei confronti delle forze di polizia, ma non le favorisce nell’espletamento del loro dovere.

Come uscirne? Secondo Gratteri, è importante innanzitutto fornire i mezzi alle forze dell’ordine, affinché garantiscano una presenza effettiva e capillare su tutto il territorio, intervenendo tempestivamente anche in questi casi; in secondo luogo, inasprendo le pene, per disincentivare i malviventi, rendendo questi reati meno convenienti. Infine, secondo il procuratore, risulta fondamentale sensibilizzare i cittadini, per convincerli a fidarsi delle istituzioni, ponendo così le condizioni affinché non si venga derubati ancora domani.

Di vitale importanza, inoltre, risulta essere la creazione di opportunità lavorative per la minoranza rom insediata nella città di Reggio Calabria, affinché la strada del crimine non risulti essere l’unica percorribile. Si tratta di un obiettivo certamente difficile da raggiungere, non solo a causa del problema della disoccupazione, che da sempre caratterizza la zona, ma anche del forte pregiudizio nei confronti di una comunità, come quella rom, che vive da sempre chiusa e ripiegata in se stessa.

Qualsiasi attività economica è soggetta al fallimento, dunque anche quelle illecite. Se i cittadini smettono di rivolgersi agli zingari e decidono di restituire fiducia agli organi competenti, le conseguenze non potranno che essere positive su tutti i fronti: diminuzione dei furti, creazione di un clima di fiducia, fondamentale per lo sviluppo economico, abbassamento anche dei premi assicurativi.

Se è vero che sono i comportamenti dei cittadini a determinare la mentalità sociale, è anche vero che modificando i primi cambierà anche la seconda. E forse un giorno non lontano potremo anche noi scandalizzarci davanti a questa mancanza di senso: pagare chi ci ha sottratto qualcosa di nostro.

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Memoria a porte aperte

Novembre 27, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

È nell’ambito del progetto “Cultura a porte aperte”, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al fine di rafforzare il dialogo con le amministrazioni locali e di rendere più trasparente la sua attività, che ieri l’Archivio di Stato di Reggio Calabria, situato in via Lia Casalotto, ha accolto le scuole, i professionisti e tutta la cittadinanza in visita.

In verità, questo uffico (il più antico della nostra città, mantenendo inalterato il suo compito istituzionale), che rappresenta la sede della nostra memoria storica, non ha mai chiuso le sue porte da quando, il 30 maggio del 1852, fu inaugurato.

Ciò che rende speciali questi due giorni (26 e 27 novembre) è, come ha specificato la direttrice Lia Domenica Baldissarro, «la maggiore dedizione sia dei tecnici sia degli amministratori che interromperanno per questa occasione le loro attività al fine di rendere dotto il cittadino circa i servizi offerti dall’ufficio».

Dunque, due giornate dedicate ai cittadini, che potranno varcare le porte che conducono, attraverso un emozionante percorso di 10 chilometri di scaffalatura, alla riscoperta delle proprie radici, perché è lì, tra quelle pagine ingiallite, che riposa protetta la nostra storia.

L’Archivio di Stato non si occupa soltanto dell’accoglienza e della conservazione del patrimonio documentario prodotto dalle amministrazioni centrali e periferiche preunitarie e dagli uffici statali postunitari, ma anche della sua tutela, valorizzazione e promozione per mezzo dell’allestimento di mostre tematiche e convegni.

«La memoria è un piacere ma è anche un dovere», precisa Mirella Marra, uno dei funzionari tecnici dell’Archivio che ieri, insieme a Fortunata Chindemi, hanno guidato gli studenti del liceo scientifico “Alessandro Volta” di Reggio Calabria prima attraverso gli archivi e successivamente attraverso la mostra, aperta al pubblico ogni mattina dalle 9 alle 13, che ricostruisce la città prima del terremoto del 1908 e che costituisce una suggestiva passeggiata nella Reggio dell’ottocento, dimostrazione pratica di come i documenti permettano al cittadino di conoscere meglio la sua storia.

Una società senza memoria non può avere vera consapevolezza né del suo presente né del suo futuro. In quest’ottica, l’Archivio di Stato non è il ripostiglio di vecchie carte polverose, bensì il centro storico metaforico della città, ossia la sua parte più bella.

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Il rispetto dell’ambiente come incentivo alla produttività

Novembre 26, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Si è concluso ieri, mercoledì 25 novembre, con il seminario dal titolo “Applicazioni operative della gestione ambientale”, il ciclo di incontri sull’ambiente e l’energia, promosso dall’Azienda Speciale IN.FORM.A. della Camera di Commercio di Reggio Calabria, con il patrocinio dell’assessorato all’Ambiente della Provincia, che ha messo a disposizione la sede di via Sant’Anna II° Tronco ed un piccolo contributo economico, e con il supporto tecnico della Dintec Scrl (Consorzio per l’Innovazione Tecnologica).

L’obiettivo di questa iniziativa, come ha affermato Antonino Tropea, rappresentante dell’Azienda Speciale IN.FORM.A., è «sensibilizzare le imprese sull’importanza degli aspetti ambientali dell’energia nella gestione aziendale, per promuovere una crescita culturale ed ambientale delle imprese sul territorio».

La Camera di Commercio inoltre si propone, in seguito al moltiplicarsi degli obblighi a carico delle aziende in materia ambientale, di fornire sia informazioni tecniche sulla normativa vigente sia strumenti concreti in termini di formazione e assistenza per mettere in regola le imprese. A questo scopo è stato istituito già da alcuni anni uno Sportello Ambiente, punto di riferimento sul territorio a disposizione delle PMI ( Piccole e Medie Imprese) reggine.

Nel corso dell’ultimo incontro, è stato fornito alle aziende un quadro sui vantaggi e le opportunità economiche derivanti dall’applicazione degli strumenti volontari in materia ambientale, in particolare dell’EMAS, che, a differenza degli altri regolamenti dell’Unione Europea, non prevede sanzioni in caso di inosservanza, tuttavia, l’azienda che volontariamente decide di aderire, attraverso l’adozione di un Sistema di Gestione Ambientale (SGA) che rende trasparenti gli aspetti ambientali della sua attività, acquista maggiore credibilità all’esterno.

A questo proposito Tropea ha evidenziato che «c’è un’attenzione sempre maggiore da parte dei fornitori, degli enti pubblici ed anche dei consumatori nei confronti delle tematiche ambientali. Se l’impresa è etica ed è a norma dal punto di vista ambientale, possiede qualcosa in più. Il fornitore – ha continuato Tropea – saprà che si tratta di un soggetto affidabile, mentre il consumatore preferirà pagare un po’ di più pur di avere questo tipo di garanzia».

Quindi, le tecnologie ambientali innovative, sviluppate in ambito europeo, non solo costituiscono uno strumento efficace per la tutela dell’ambiente, ma possono anche migliorare l’attività aziendale, a vantaggio del consumatore, incentivando l’innovazione e la competitività.

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Ingegneri ed urbanisti insieme per crescere

Novembre 25, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Se è vero che non si smette mai di imparare, l’aggiornamento costante è indispensabile per i professionisti che operano in settori in continua evoluzione. «Migliorare le competenze, avvicinando i tecnici alle tematiche della gestione del territorio, per giungere ad una conoscenza integrata», secondo Enrico Costa, presidente del corso di laurea in Urbanistica della facoltà di Architettura, è l’obiettivo fondamentale del patto tra il corso di laurea in Urbanistica dell’Università Mediterranea e l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Reggio Calabria.

Tale accordo renderà possibile per gli ingegneri laureati e già professionisti, nonché per i neo-laureati che intendono specializzarsi per entrare nel mondo del lavoro, che richiede competenze sempre maggiori, di iscriversi presso il corso di laurea magistrale (dunque biennale) in Urbanistica, vedendosi riconosciuta parte importante dei crediti formativi attraverso la comparazione del proprio piano di studi in Ingegneria con il piano di studi vigente in Urbanistica.

Inoltre, coloro che possiedono un curriculum di 120 crediti formativi potranno iscriversi direttamente al corso magistrale, presentandosi entro il 3 dicembre prossimo, data in cui è prevista la scadenza dei termini per l’iscrizione all’anno accademico 2009-2010.

Si tratta di un’iniziativa che, come ha affermato Costa in occasione della conferenza stampa di presentazione del progetto, tenutasi ieri mattina al dipartimento SAT (Scienze Ambientali e Territoriali) della facoltà di Architettura, «non accrescerà soltanto la formazione culturale degli ingegneri, ma, attraverso questo raccordo, si creeranno anche le condizioni per una crescita ed un arricchimento reciproci».

«Tra la facoltà di Architettura e quella di Ingegneria c’è sempre stato un rapporto molto stretto di collaborazione reciproca – ha precisato Francis Cirianni, presidente dell’Ordine degli Ingegneri – il cambiamento adesso interessante è l’opportunità di una formazione organica».

Secondo Domenico Passarelli, docente della facoltà di Architettura, questo patto rappresenta «la risposta più idonea ad una domanda di trasformazione della società e del territorio».

Anche le docenti Francesca Moraci, direttrice del dipartimento SAT, e Paola Panuccio hanno manifestato piena adesione all’iniziativa, soprattutto perché l’acquisizione da parte di Reggio Calabria dello status di “città metropolitana” rende adesso necessario che l’urbanistica, l’ingegneria e l’architettura costruiscano tra loro un percorso comune per una trasformazione adeguata e sostenibile.

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Diritto all’alimentazione dei bambini: diritto di diventare adulti

Novembre 24, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Per celebrare la “Giornata Internazionale per i diritti dell’Infanzia” e sensibilizzare la società civile, sabato 21 novembre, presso la sala conferenze del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria, si è tenuto il convegno “Diritto all’alimentazione dei bambini: diritto di diventare adulti”, organizzato, per il secondo anno consecutivo, dal Kiwanis International-divisione Calabria 2.

Hanno partecipato ai lavori della conferenza, coordinati da Rosario Previtera, Ottavio Sinicropi, luogotenente governatore Kiwanis International distretto Italia-San Marino-divisione Calabria 2, Saverio Gerardis, governatore eletto KJDI, Rino Cardone e Roberto Lombi, rappresentanti dell’associazione umanitaria “Gente d’Africa”, Giuseppe Gullì, post-luogotenente governatore divisione Calabria 2, Giuseppe Giordano, presidente del Consiglio Provinciale, ed i vari presidenti dei Clubs.

In questa occasione il Kiwanis ha premiato con “L’ulivo d’argento”, consegnato da Gullì ad Antonio Napoli, la cooperativa agricola “Valle del Marro-Libera Terra” di Gioia Tauro, per avere sfidato la mafia ed il malaffare.

Tutti hanno trovato convergenza nell’esigenza di andare avanti nel difficile cammino di tutela dei diritti dei bambini nel mondo, intrapreso, a livello normativo, il 20 novembre del 1989, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione sui diritti dell’infanzia, ratificata da 193 Stati tra i quali l’Italia.

Secondo Sinicropi, che ha proposto la creazione della figura del Garante dei minori a livello provinciale ed ha invitato tutti “a tendere le proprie mani ed i propri cuori verso i fanciulli, che rappresentano il futuro del mondo”, la convenzione del 1989 costituisce una pietra miliare nella storia della protezione dei diritti dei minori, in quanto considera per la prima volta i bambini soggetti di diritto al pari degli adulti.

Tuttavia, come hanno evidenziato i presidenti dei clubs nei loro interventi, molti restano ancora i problemi da affrontare, tra questi anche quello della malnutrizione, che riguarda non solo i bambini dei Paesi in via di sviluppo, ma anche di quelli industrializzati. Infatti, “mentre in Africa la malnutrizione è intesa come denutrizione -ha spiegato Cardone- in Occidente è dovuta all’eccesso di alcuni alimenti, che genera obesità“.

Lombi ha illustrato i pericoli dell’emergenza agricola mondiale, proponendo infine una soluzione che non imponga agli Stati più poveri un modello di sviluppo, bensì proponga loro una formazione culturale, perché “l’Africa può crescere solo se crescono la conoscenza e la consapevolezza degli africani”.

Giordano, dopo aver ribadito il suo impegno a sostegno delle cause promosse dal Kiwanis, ha affermato che “le istituzioni locali devono creare tra loro delle sinergie affinché si giunga ad una tutela effettiva dei diritti dei minori”.

Dunque, gli strumenti previsti dal diritto internazionale sono indispensabili eppure non bastano, quando sono in gioco i diritti dei minori, la responsabilità pesa su ciascuno di noi.

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Un pericolo che tutti corriamo: non essere soccorsi

Novembre 24, 2009

di Noemi Azzurra Barbuto

Reggio Calabria – Accasciato per strada, con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata in cerca di aria, così si è presentato Daphai Mohammed, marocchino di 53 anni, al personale della Croce Rossa che ieri sera, lunedì 23 novembre, dopo 45 minuti di inutile attesa dell’autoambulanza del 118, lo ha soccorso nei pressi del museo nazionale della Magna Grecia, precisamente all’angolo tra via Demetrio Tripepi e via Domenico Romeo.

Ad allertare i sanitari sono stati i vigili della polizia municipale, ai quali Mohammed con estremo sforzo ha consegnato un referto medico (rilasciato dall’Azienda Ospedaliera Piemonte di Messina) che evidenziava gravi problemi respiratori.

Vedendo che lo stato dell’extra-comunitario peggiorava ed i soccorritori non giungevano, i vigili hanno richiesto senza successo l’intervento di un’ambulanza privata per il trasporto del malato in ospedale, infine, l’arrivo dei volontari della Croce Rossa, ritardato peraltro da un errore nella comunicazione del luogo in cui si trovava Mohammed (via Roma invece di via Romeo).

Insomma, numerosi “incidenti di percorso” che hanno tenuto con il fiato sospeso non solo Mohammed, che aveva ormai raggiunto uno stato di incoscienza a causa della mancanza di ossigeno, ma anche coloro che gli stavano intorno impotenti e sconcertati dalla lentezza del servizio di pronto intervento.

Ma il calvario del marocchino non si è concluso una volta raggiunto il pronto soccorso degli Ospedali Riuniti. Infatti, Mohammed ha dovuto nuovamente aspettare di essere visitato.

Un’attesa che avrebbe potuto facilmente essere fatale in altre circostanze e che deve preoccupare tutti quanti, dato che ieri è successo a Mohammed, oggi potrebbe accadere a chiunque di noi di avere bisogno di un’autoambulanza, che dovrebbe garantire sempre tempestività per non perdere la sua funzione.

In ospedale il malessere di Mohammed, nonostante fosse attestato il suo problema polmonare, non è stato preso sul serio. Si è parlato di lui come di “un attore, abituato a fare certe scene”.

Ma che sia vero o no il fatto che quest’uomo non respirasse, questo episodio ha messo in luce un problema che noi tutti conosciamo ma che nessuno ancora ha risolto: l’insufficienza dei mezzi di soccorso.

Deve forse morire qualcuno perché si faccia qualcosa di concreto per risolvere una situazione ancora più vergognosa ed inaccettabile in una città adesso “metropolitana”?