gennaio 18, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
Colmerà una grave lacuna nella cultura non solo degli studenti ma di tutti quanti noi “La letteratura calabrese”, ultima opera dello scrittore Pasquino Crupi, destinata alla scuola media e presentata ieri pomeriggio all’interno del locale I tre farfalli, sito in via del Torrione a Reggio Calabria.
Il testo, edito da Luigi Pellegrini Editore, si articola in tre volumi, per la prima volta pensati e realizzati, ciascuno dei quali analizza determinate epoche storiche. Il primo racconta la letteratura calabrese dalle sue origini fino al Settecento; il secondo si sofferma sul Settecento e sull’Ottocento; il terzo, infine, si occupa del Novecento fino al 2000.
Ed è lo stesso Crupi a concepire la sua opera non come un qualcosa di puramente scolastico, bensì come «una battaglia meridionalista intesa a sottrarre la nostra civiltà letteraria da tutte le calcolate menzogne che intendono relegarla nel recinto delle letterature marginali».
«Il che è assolutamente falso», dichiara orgoglioso lo scrittore. Ed è suo il merito se possiamo rendercene conto anche noi, sfogliando le pagine di quei tre volumi, scritti con «la speranza -confessa Crupi- di riempire un vuoto pesante che per tanti anni ha reso gli studenti estranei alla propria civiltà e la scuola estranea al territorio».
Un’indifferenza che, secondo l’autore, «grida vendetta», perché la letteratura calabrese non è disgiunta dallo svolgimento di quella italiana, piuttosto ne costituisce parte integrante, cosicché, se venisse eliminata la prima, sostiene Crupi, «crollerebbe la stessa letteratura nazionale».
Si tratta dunque di una colonna, forse una tra tante, dal momento che ne occorrono diverse per sorreggere qualcosa di importante, ma comunque una colonna portante. Ed il testo di Crupi ne spiega il pregio stilistico, offrendoci l’occasione per «rientrare nei confini sconfinati della nostra civiltà letteraria».
Immortale, bella, meridionalista e da sempre di opposizione, è così la letteratura calabrese, legata nei primi secoli a quella europea, a partire dal Trecento a quella nazionale e, con l’avviarsi del Settecento, sempre più attenta ai problemi calabresi, assumendo, a partire dall’Ottocento, un ruolo soprattutto di denuncia sociale.
«Tutti ci ritengono chiusi, ma noi calabresi siamo straordinariamente spalancati -ha affermato lo scrittore- sappiamo tutto di Manzoni e di Eco e quasi nulla dei calabresi che hanno fatto la letteratura calabrese».
È forse questo il nostro reale limite: non avere mai spalancato una finestra su noi stessi.
Pubblicato in Libri | Contrassegnato da tag i tre farfalli, la letteratura calabrese, luigi pellegrini editore, origini della letteratura calabrese, pasquino crupi, reggio calabria | Lascia un commento »
gennaio 18, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
“Una serata futurista”, ovvero uno spettacolo di parole, di musica e di danza, celebrato sabato sera all’interno del cinema Odeon di via 3 Settembre, prima di fare calare il solenne sipario su un anno dedicato al futurismo, che ha visto il suo momento più alto nella mostra nazionale di Filippo Tommaso Marinetti, ospitata a Villa Zerbi.
Un evento nato dalla speciale collaborazione tra il Comune di Reggio Calabria e quello di Milano, in particolare tra l’assessore reggino ai Beni Culturali e Grandi Eventi Antonella Freno e l’assessore milanese alla cultura, Massimiliano Finazzer Flory. Quest’ultimo, per la terza volta a Reggio Calabria, ha preso parte alla serata nella triplice veste di assessore, attore e regista dello spettacolo.
Sembra dunque che a calcare la scena e a caratterizzare questo sabato sera in riva allo stretto sia stato l’eclettismo, elemento peculiare del futurismo, i cui esponenti esplorarono ogni forma espressiva, dalla pittura alla letteratura.
Durante lo spettacolo, che ha coinvolto i sensi degli spettatori in un tripudio vitale di immagini e di suoni, Finnazer Flory ha letto e recitato testi tratti dai Manifesti futuristi e dalle pagine più famose del movimento, “Zang Tumb Tuuum” di Marinetti (1912), “La Fontana malata” di Aldo Palazzeschi (1909), le dichiarazioni programmatiche di Giovanni Papini che affronta sulla rivista Lacerba il “Perché sono futurista” (1913), ovvero le ragioni della sua conversione.
Si tratta di testi, come ha sottolineato l’assessore milanese, che hanno più di cento anni, ma che «non smettono di travolgere gli spettatori per la loro attualità e per la loro intatta energia».
Questo omaggio al futurismo ha visto anche la presenza di Emanuela Serra, danzatrice di danza contemporanea che ha curato le coreografie, e quella del musicista Riccardo Bianco con le sue improvvisazioni musicali al sax.
Sullo sfondo le immagini di quadri celebri e meno celebri, scelte in base ai passi di danza, alla musica e ai testi, che hanno interagito tra loro in perfetta armonia, segnando quella «osmosi futurista» che, secondo l’assessore reggino, «sancisce l’inizio di una nuova era».
«Una performance che ha fatto il giro del mondo e che dopo Shanghai è arrivata anche nella nostra città», ha sottolineato Freno.
A proposito della collaborazione tra le città di Reggio e di Milano, secondo Finazzer Flory, il punto di contatto
è rappresentato dalla figura di Umberto Boccioni, protagonista indiscusso della compagine, che è nato e vissuto nella città calabrese ma ha trovato successo nel capoluogo lombardo. «Questo evento costituisce un’occasione per tenere unito il Paese attraverso la cultura -ha dichiarato l’assessore milanese- proprio qui a Reggio, la cultura non è solo un fattore di sviluppo, bensì lo sviluppo stesso, nonché pace e progresso».
Pubblicato in Arte | Contrassegnato da tag aldo palazzeschi, antonella freno, cinema odeon, emanuela serra, futurismo, giovanni papini, la fontana malata, manifesti futuristi, marinetti, massimiliano finazzer flory, milano, mostra di marinetti a villa zerbi, perché sono futurista, reggio calabria, riccardo bianco, serata futurista, spettacolo futurista, zang tumb tuum | Lascia un commento »
gennaio 18, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
Voleranno a New York il 27 marzo, soggiornandovi fino al 5 aprile, 24 studenti delle Università Mediterranea e “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, al fine di partecipare al progetto NMUN (National Model United Nations), che ogni anno porta nel famoso Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite 3.000 ragazzi provenienti dalle università di tutto il mondo.
Il progetto, curato nel nostro territorio dall’associazione catanese Ideagorà, che ha raccolto le adesioni da parte degli studenti sia reggini che messinesi, ha come obiettivo la simulazione dei processi diplomatici multilaterali all’interno dell’Assemblea Generale dell’Onu per favorire la comprensione del funzionamento interno degli organismi internazionali e delle dinamiche che regolano i rapporti tra gli Stati che compongono il sistema internazionale.
Un evento importante per la nostra città, che quest’anno prende parte al progetto per la prima volta, testimoniando la sua recente intenzione di proiettarsi sempre più verso l’esterno, svolgendo un ruolo attivo a livello comunitario ed internazionale.
Ed è partito ieri pomeriggio il corso di formazione della durata di 40 ore, rivolto ai 24 studenti selezionati, che si svolgerà ogni venerdì nell’aula Piccinato del dipartimento di urbanistica della facoltà di Architettura.
Lo scopo delle lezioni, tenute da Filippo Ciuni, responsabile dell’area formazione di Ideagorà, e dalle collaboratrici
Claudia Iero e Serena Minnella, sarà quello di preparare i ragazzi ad affrontare al meglio l’esperienza straordinaria che li aspetta, fornendo loro le conoscenze adeguate ed iniziando a creare la giusta comunicazione con il team che li accompagnerà negli Stati Uniti.
«La formula originale dell’iniziativa -ha sottolineato il docente Enrico Costa, coordinatore e patrocinatore del progetto- è che i gruppi dei vari Paesi assumeranno il ruolo di delegati di Paesi diversi dal proprio». Questo permetterà agli studenti, secondo Costa, di sviluppare un reale confronto con le altre nazioni, spingendoli ad assumere un punto di vista più aperto e più internazionalista.
Così, mentre i 30 studenti messinesi rappresenteranno, all’interno delle diverse commissioni dell’Assemblea Generale, il Bangladesh e la Costa d’Avorio; quelli reggini dovranno sostenere e difendere le posizioni del Guatemala e del più piccolo Stato dell’Onu, Nauru, isola dell’oceano pacifico, preparando delle risoluzioni su diversi temi, presentate e votate in seduta plenaria.
La realizzazione del progetto segna inoltre un momento di intensa collaborazione tra le due sponde dello stretto, in particolare tra le Università di Reggio Calabria e di Messina. «Realizzo un sogno che inseguo da anni -ha dichiarato il docente Pasquale Amato, responsabile scientifico del progetto- mi entusiasma la sinergia che si è creata tra le facoltà coinvolte in una zona naturalmente predisposta ad aprirsi al mondo».
Pubblicato in Università e istruzione | Contrassegnato da tag assemblea generale dell'ONU, associazione catanese ideagorà, bangladesh, claudia iero, collaborazione tra reggio e messina, costa d'avorio, enrico costa, filippo ciuni, guatemala, messina, nauru, nazioni unite, pasquale amato, progetto NMUN, reggio calabria, serena minnella, studenti reggini a New York, università degli stranieri, università di messina, università mediterranea | Lascia un commento »
gennaio 16, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
Valorizzare i prodotti tipici locali al fine di promuovere il turismo enogastronomico e di incrementare l’occupazione. È questo l’obiettivo che sta alla base del protocollo d’intesa firmato ieri mattina a Palazzo Foti tra le Provincie di Reggio Calabria e di Perugia e l’Università dei Sapori del capoluogo umbro.
Nasce così una sinergia capace di favorire non solo la crescita economica del territorio ma anche la nascita di eccelsi professionisti specializzati attraverso la realizzazione di, come recita l’articolo 1 del protocollo, «attività di formazione, qualificazione ed aggiornamento tanto degli operatori del settore enogastronomico quanto dei giovani che aspirano ad acquisire competenze specifiche in questo ambito».
A questo scopo l’Università dei Sapori, scuola di specializzazione sulla filiera agroalimentare di cui la Provincia di Perugia è socia e la cui attività supera i confini regionali, come ha sottolineato l’assessore provinciale perugino Giuliano Granocchia, mette a disposizione le sue competenze e la sua esperienza pluriennale.
Un modo anche per recuperare le nostre tradizioni culinarie, trasmettendole ai ragazzi, sempre più avvezzi alla
contaminazione americana del fast-food, affinché le trasformino in risorse preziose per il futuro.
«Oggi in Italia è difficile creare delle grandi industrie alimentari a causa dell’alto costo della manodopera -ha affermato Antonio Giorgetti, presidente dell’Università dei Sapori- ecco perché dobbiamo puntare sul prodotto locale, sulla sua valorizzazione e su un nuovo tipo di turismo».
Pensiero condiviso anche dall’assessore provinciale Attilio Tucci, secondo il quale «oggi il turismo è ciò che si mangia, non ciò che si vede».
«Il turismo -ha continuato l’assessore- deve basarsi soprattutto sulla capacità di vivere intensamente un luogo, mangiandone anche i prodotti». Fondamentali, secondo Tucci, i corsi di formazione su tutto ciò che si fa nel settore agroalimentare dalla produzione alla vendita, realizzati in collaborazione con l’Università dei Sapori nei centri provinciali sparsi sul territorio, affinché venga garantita un’offerta turistica di qualità.
Non si tratta di una specie di colonizzazione, lo ha specificato Tucci, piuttosto di una collaborazione mirata con un un ente specializzato per lanciare al meglio le nostre peculiarità locali.
«È la strada giusta ed i risultati non tarderanno ad arrivare», ha dichiarato il presidente della Provincia Giuseppe Morabito, secondo il quale questo protocollo ci offre «la possibilità di sfruttare le nostre potenzialità, portando maggiore professionalità e competenza nel nostro territorio che ha una vocazione fortemente turistica».
Pubblicato in imprese | Contrassegnato da tag antonio giorgetti, attilio tucci, crescita economica del territorio locale, giovani, giuliano granocchia, giuseppe morabito, occupazione, offerta turistica di qualità, prodotti tipici locali, protocollo d'intesa, provincia di perugia, provincia di reggio calabria, reggio calabria, settore agroalimentare, tradizioni culinarie, turismo enogastronomico, università dei sapori | Lascia un commento »
gennaio 15, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
Spietate, dissolute, frivole, ma anche intelligenti, forti, affascinanti, sono così le donne dei Cesari, alle quali il Centro Internazionale Scrittori della Calabria (C.I.S.) in collaborazione con l’associazione culturale Anassilaos ha dedicato un ciclo di incontri, conclusosi mercoledì pomeriggio nella saletta San Giorgio al Corso con il quinto appuntamento “Da Vespasiano a Domiziano”.
A raccontare queste particolari figure femminili dell’Impero Romano Stefano Iorfida, presidente dell’associazione Anassilaos.
L’obiettivo dell’iniziativa è, come ha illustrato Iorfida, «capire fino a che punto il materiale che la storiografia ha raccolto su queste donne fosse reale o mero gossip».
Ciò che è emerso nel corso degli incontri è stato un sentimento di malevolenza da parte degli storici nei confronti delle potenti donne dei Cesari, unito ad «una precisa volontà di denigrarle -ha spiegato Iorfida- in quanto donne e detentrici di potere».
Un potere piuttosto ambiguo, quasi effimero, almeno così sembrerebbe, essendo esercitato dietro le quinte, eppure non per questo meno incisivo e penetrante. Ne è un esempio emblematico Agrippina, moglie di Claudio e madre di Nerone, che ebbe un ruolo di grande rilevanza, arrivando in alcune circostanze ad esercitare il potere quasi in modo ufficiale.
La grandezza di queste donne risiede soprattutto nell’essere riuscite ad emergere in una società maschilista, come testimonia anche la letteratura dell’epoca, spesso intrisa di misoginia.
Donne e potere. Un binomio che appartiene alla notte dei tempi e che non smette di destare interesse. C’è chi ritiene che dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna e c’è chi ritiene, come Iorfida, che non si possa generalizzare. «Il potere è unico», ha dichiarato il presidente dell’associazione Anassilaos, dunque non avrebbe sesso. Lo testimonia la storia, secondo Iorfida, fatta di uomini e di donne parimenti spietati quando sono in gioco la conquista o la conservazione del potere. Ciò che forse distingue la donna dall’uomo è la sua maggiore capacità di servirsi dell’intuito.
Meno affidabile, soprattutto se usata maldestramente, l’arma del fascino, alla quale non mancarono di ricorrere le donne dei Cesari, distruttiva quando non accompagnata dall’intelligenza.
Ha scritto Oriana Fallaci: «Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza». Sembra dunque che, se il potere avesse sesso, sarebbe “femmina”.
Pubblicato in Donna | Contrassegnato da tag agrippina, arma del fascino, associazione culturale anassilaos, centro internazionale scrittori della calabria, da vespasiano a domiziano, donne di potere nella storia, donne e potere, donne potenti, impero romano, le donne dei cesari, maschilismo, misoginia, nerone, oriana fallaci, reggio calabria, società maschilista, stefano iorfida | Lascia un commento »
gennaio 15, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
Portare al centro la persona, favorendone l’inserimento sociale e lavorativo, e sviluppare un approccio globale al problema. Sono questi gli obiettivi fondamentali dell’associazione Genitori di Bambini e Adulti Disabili (A.Ge.Di.), attiva dal 1986 e promotrice dagli albori del progetto “Sportello Informativo Handicap – SIH”, che nel 2009 ha ricevuto il sostegno da parte della Provincia di Reggio Calabria, realizzando importanti risultati.
Il progetto SIH, come ha spiegato Maria Mirella Gangeri, presidente A.Ge.Di onlus, nel corso dell’incontro tematico “Legge 68/99: collocamento mirato”, tenutasi martedì 12 gennaio nel salone delle conferenze del Palazzo della Provincia, «si propone di creare uno spazio di interazione tra i soggetti coinvolti, garantendo alle persone disabili e alle loro famiglie un supporto nonché un reale riferimento per qualunque esigenza».
L’A.Ge.Di., associazione «nata dalla rabbia canalizzata in attività produttive», così l’ha descritta Gangeri, ha dato vita ad una rete sociale utile a tirare fuori dall’isolamento le famiglie che vivono questo tipo di problemi.
Non è facile essere portatori di handicap in una società che ha il culto dell’efficienza, ma non lo è neanche essere genitori di figli disabili. Tra le innumerevoli preoccupazioni anche quella di garantire ai propri figli un futuro, consistente soprattutto in lavoro che ne agevoli l’integrazione nel tessuto sociale. Ed è a questa esigenza che vuole rispondere la legge 68/99 sul collocamento mirato, che, come hanno illustrato gli avvocati Roberta Meduri e Cinzia Iadicola, prevede per le persone con disabilità l’inserimento in un posto di lavoro adatto, sviluppandone le loro potenzialità e ponendo a carico delle imprese sia pubbliche che private che abbiano alle proprie dipendenze minimo 15 persone l’obbligo dell’assunzione. Una legge non del tutto attuata in Italia e soprattutto al Sud, dove le percentuali di inserimento lavorativo sono sotto la media.
La colpa, secondo l’assessore provinciale Michele Tripodi, è da attribuire soprattutto alle aziende private «dove non si riesce ad applicare il principio nello spirito della legge».
«Nel Mezzogiorno dobbiamo passare dall’assistenzialismo all’assistenza», ha dichiarato l’assessore provinciale
Attilio Tucci, secondo il quale «il mondo dei disabili non ha bisogno di inutile pietismo da parte delle autorità pubbliche», bensì di azioni concrete messe in atto prima dello stato di emergenza.
La soluzione, secondo il vicepresidente del consiglio comunale Bruno Ferraro, deve essere sia locale che nazionale. A livello locale occorre monitorare tutti gli enti pubblici affinché adempiano all’obbligo dell’assunzione; a livello nazionale, invece, sarebbe opportuno favorire il prepensionamento dei genitori di figli disabili.
Pubblicato in Diritti | Contrassegnato da tag a.ge.di, attilio tucci, bruno ferraro, cinzia iadicola, collocamento mirato, genitori di figli disabili, handicap, inserimento lavorativo dei disabili, isolamento delle famiglie dei disabili, legge 68/99, maria mirella gangeri, michele tripodi, obbligo dell'assunzione di persone disabili, prepensionamento dei genitori di figli disabili, provincia di reggio calabria, reggio calabria, roberta meduri, sportello informativo handicap | Lascia un commento »
gennaio 13, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
Donare il sorriso a chi non può sorridere. È questo l’obiettivo della fondazione Operation Smile Onlus, che riunisce medici volontari di tutto il mondo che condividono il sogno di offrire ai bambini nati con gravi malformazioni al volto, congenite o dovute ad ustioni e traumi, interventi chirurgici ricostruttivi.
Non si tratta soltanto di una questione estetica, infatti, come ha raccontato il giornalista Enzo Tromba nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri mattina nel Palazzo della Provincia, spesso i bambini che presentano queste patologie, soprattutto nei paesi del Terzo Mondo, vengono nascosti dalla famiglia per un senso di vergogna ed emarginati dalla comunità perché considerati maledetti.
È questa la storia di Ngan, una bambina del sud del Vietnam nata con un grande buco nel labbro e nel palato.
Una storia fatta di dolore ma anche di riscatto, perché oggi Ngan può sorridere grazie ai medici di Operation Smile, che dal 1982, anno della sua fondazione da parte del chirurgo plastico americano Bill Magee e di sua moglie Kathy, ha operato gratuitamente più di 130.000 bambini e che è presente in ben 51 Paesi (in Italia dal 2000), contando su 4.000 volontari tra medici, infermieri ed operatori sanitari.
Operation Smile, il cui presidente nazionale è Santo Versace, non si limita ad operare i bambini consentendo loro una vita normale, ma svolge anche la funzione fondamentale di «formare una nuova categoria di volontari specializzati e competenti -ha sottolineato Giuseppe Giordano, presidente del consiglio provinciale- nei paesi in cui l’infanzia spesso è negata».
Infatti, come ha spiegato Domenico Scopelliti, direttore scientifico di Operation Smile, attraverso la creazione di centri di eccellenza, dove i bambini possono essere seguiti da una equipe di medici fino all’età adulta, è possibile anche fare formazione sul personale sanitario.
Ma non sono soltanto i bambini dei Paesi poveri a soffrire di queste malformazioni, come il labbro leporino e la palato schisi. «Si tratta di patologie diffuse nel bacino del mediterraneo ed anche in Italia», ha affermato Giordano. Da qui l’idea di creare tre centri di cura all’avanguardia nel nostro Paese, distribuiti in modo da garantire la loro accessibilità su tutto il territorio nazionale.
Per quanto riguarda il Mezzogiorno, il presidente del consiglio provinciale ha anticipato la candidatura della nostra città come sede del centro di eccellenza specializzato in queste patologie e destinato ad accogliere ed operare i bambini sia italiani che stranieri.
«È un progetto molto ambizioso nel quale noi crediamo -ha dichiarato il direttore scientifico della fondazione- l’associazione stessa ha una vocazione fortemente reggina, da qui siamo partiti e qui vogliamo tornare».
Pubblicato in società | Contrassegnato da tag bambini con malformazioni, centri di eccellenza per la cura delle malformazioni sul viso, chirurgo plastico americano bill magee, domenico scopelliti, enzo tromba, giuseppe giordano, labbro leporino, operation smile, palato schisi, provincia di reggio calabria, reggio calabria, santo versace, terzo mondo | Lascia un commento »
gennaio 13, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
Solo donando se stessi si dona veramente. Lo sanno bene i membri dell’Associazione Volontari Italiani Sangue (Avis), che anche questa epifania si sono dati appuntamento nell’auditorium San Paolo con i loro bambini, questa volta non per dare, bensì per ricevere dei piccoli doni, consegnati dalla befana in persona.
Un’occasione gioiosa, ma anche seria, nella quale è stato fatto un bilancio positivo dell’anno appena trascorso senza trascurare di porre all’attenzione dei presenti le numerose difficoltà che ancora oggi, nonostante aumenti progressivamente il numero dei donatori, costituiscono inciampo lungo il percorso che porta all’autosufficienza, svincolando la nostra regione all’obbligo di importare sangue da fuori.
Se, da un lato, le donazioni aumentano (nel 2009 la sezione comunale ha fornito 8.000 sacche, circa l’80% del sangue di cui ha disposto l’azienda ospedaliera); dall’altro, cresce anche la domanda trasfusionale nella città di Reggio, soprattutto in vista dell’istituzione del reparto di cardiochirurgia, come ha sottolineato il presidente della sezione comunale dell’Avis Mimmo Nisticò.
Dunque, ha affermato Nisticò, «è il momento di fare un ulteriore sforzo e di procedere verso una regolamentazione migliore». Ne sono convinti anche Giuseppe Bresolin, direttore del Centro Trasfusionale dell’ospedale reggino, e Paolo Marcianò, presidente dall’Avis regionale.
Quest’ultimo ha posto l’accento sul mancato recepimento da parte della Regione dei regolamenti nazionali inerenti al servizio trasfusionale, suscettibile di creare gravi ripercussioni in ambito sanitario.
«Donare è un dovere, non tutti lo sentono, quindi bisogna insegnarlo», ha affermato Enzo Romeo, segretario
dell’Avis provinciale, che ha lodato l’opera di sensibilizzazione svolta dagli insegnanti all’interno delle scuole. Secondo il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Mario Santagati, che ha augurato ai numerosi bambini presenti di essere dei futuri donatori di sangue, «la formazione dei giovani è il presupposto fondamentale per incamminarci verso l’autosufficienza».
Anche il consigliere regionale Giovanni Nucera e l’assessore comunale Tilde Minasi hanno calcato l’esigenza di coinvolgere i giovani attraverso l’educazione ed il buon esempio, affinché cresca in loro il desiderio di dare, anzi di «farsi dono per gli altri».
Non si tratta soltanto di una regola di buona cittadinanza, piuttosto è questo il significato del sacrificio cristiano, secondo l’arcivescovo Monsignor Vittorio Mondello, il quale ha affermato che «Gesù si è donato a noi e noi dobbiamo imparare a diventare a nostra volta un dono d’amore per gli altri».
E donare il proprio sangue a chiunque ne abbia bisogno non è altro che donare se stessi.
Pubblicato in società | Contrassegnato da tag avis, befana, centro trasfusionale di reggio calabria, creazione del reparto di cardiochirurgia, donare il sangue, donatori di sangue, enzo romeo, gianni nucera, giuseppe bresolin, mario santagati, mimmo nisticò, monsignor vittorio mondello, paolo marcianò, reggio calabria, tilde minasi | Lascia un commento »
gennaio 13, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
C’è che marcia in guerra e c’è chi marcia per la pace. E lo fa il primo giorno dell’anno, in occasione della quarantatreesima Giornata Mondiale della Pace, ricorrenza della Chiesa Cattolica istituita da papa Paolo VI nel 1968, celebrata a Reggio Calabria con una ardente fiaccolata, simbolo di un amore che non deve spegnersi tra i popoli.
A nutrire le folte fila del corteo che ieri sera, alle 19 e 15, è partito da piazza Duomo giungendo fino a largo Colombo, numerosi cittadini sia reggini che immigrati, associazioni, istituzioni e comunità religiose di diverse confessioni, uniti tutti, oltre che dalla speranza, da valori comuni di solidarietà e di fratellanza.
Appuntamento ormai tradizionale per la nostra città, giunto quest’anno alla sua terza edizione, per ribadire l’importanza della covivenza pacifica tra culture diverse, ma anche occasione speciale di condivisione e di incontro in cui maturare idee e proposte per il futuro.
Infatti, la marcia per la pace, organizzata dalla commissione giustizia e pace dell’arcidiocesi Reggio-Bova, dalla quale è partita l’iniziativa, insieme alla Comunità di Sant’Egidio e alle altre associazioni religiose e laiche che vi hanno preso parte, come ha spiegato Vincenzo Schirripa, a capo dell’organizzazione, «non è un obiettivo, bensì uno strumento per provare a trovare un linguaggio comune».
Alla fiaccolata, preceduta alle 18, nel Duomo, dalla solenne messa officiata dall’arcivescovo, monsignor Vittorio Mondello, hanno aderito anche il gruppo di buddisti della Soka Gakkai ed il centro culturale islamico di Reggio Calabria. «Siamo qui perché crediamo nella pace -ha dichiarato Hassan Elmazi, portavoce della comunità marocchina- chi non tifa per la pace non è umano».
«Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato» è il tema della quarantatreesima Giornata Mondiale
della Pace, messaggio lanciato da piazza San Pietro, durante la Santa Messa di ieri mattina, da papa Benedetto XVI, il quale ritiene che «la ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato».
Con queste parole il Pontefice ha invitato la comunità internazionale al rispetto dell’ambiente, condizione essenziale per lo sviluppo del dialogo e di un clima di armonia tra i popoli. «Esiste un nesso strettisismo tra il rispetto dell’uomo e la salvaguardia del creato», ha dichiarato papa Benedetto XVI. Infatti, il controllo delle risorse naturali, soprattutto quelle energetiche, diventa sempre più spesso causa di conflitti e di sopraffazione nei confronti dei Paesi più poveri.
Quello della tutela ambientale è inoltre un tema più che mai attuale e sentito qui in Calabria, in seguito alle ultime inchieste ambientali, che hanno mostrato a tutti, prescindendo dal loro fittizio esito, più o meno oscuro, che il traffico di rifiuti tossici si accompagna volentieri ad altre attività illecite, destinate ad alimentare guerriglie e criminalità.
Pubblicato in società | Contrassegnato da tag arcivescovo monsignor vittorio mondello, buddisti della soka gakkai, centro culturale islamico, commissione giustizia e pace arcidiocesi reggio-bova, comunità sant'egidio, controllo delle risorse energetiche come causa dei conflitti, criminalità, hassan elmazi, marcia per la pace, pace tra i popoli, papa benedetto XVI, papa paolo VI, quarantatreesima giornata mondiale della pace, reggio calabria, rifiuti tossici, rispetto dell'ambiente, vincenzo schirripa | Lascia un commento »
gennaio 13, 2010
di Noemi Azzurra Barbuto
Si inserisce all’interno di quello stesso percorso, tracciato dal prefetto Francesco Musolino, che ha portato alla costituzione dell’associazione dei Comuni dell’Area dello Stretto, la creazione della Società Consortile per Azioni per lo Sviluppo Sociale ed Economico del Comprensorio Turistico di Gambarie d’Aspromonte, di cui ieri mattina si è tenuta la prima riunione dei soci fondatori nella sede della prefettura.
Diversi gli enti che costituiscono, a seguito dell’intesa istituzionale promossa dal prefetto il 3 gennaio del 2008, primo passo concreto verso la formalizzazione del consorzio, il tavolo tecnico di concertazione interistituzionale: la Provincia di Reggio Calabria, l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, la Comunità Montana Versante dello Stretto, il Comune di Reggio Calabria, il Comune di Santo Stefano d’Aspromonte e gli assessorati al Bilancio e al Turismo della Regione Calabria. Presenti alla prima seduta, durante la quale il viceprefetto Giuseppe Priolo è stato indicato come primo amministratore provvisorio della società, anche i sindaci del comprensorio e gli operatori turistici.
La matrice comune non è costituita soltanto dalla «figura collante» del prefetto, che, come ha affermato
l’assessore regionale Demetrio Naccari, «con la sua autorevolezza ha saputo mettere insieme tanti enti sotto la sua sapiente regia», ma anche dalla volontà di questi ultimi di collaborare, rinunciando a parte del proprio potere in favore di organismi comuni.
Dunque, testimonianza di maturità politica e, secondo il sindaco Giuseppe Scopelliti, «dimostrazione che, quando c’è una concertazione ampia, si raggiungono gli obiettivi».
Questo nuovo consorzio, che, come ha spiegato il notaio Zagami, «è una società per azioni, consortile e con capitale per ora interamente pubblico, gestita con criteri di economicità», risponde alla «strategia -ha dichiarato Scopelliti- che si propone di provvedere, dopo la promozione della costa, alla crescita della parte montana della città».
Infatti, obiettivo dalla società consortile è quello di favorire lo sviluppo socio-economico del comprensorio turistico di Gambarie d’Aspromonte, garantendo inoltre l’efficace ed efficiente gestione degli impianti di risalita e delle strutture annesse di proprietà pubblica.
Ha espresso la sua emozione per il risultato raggiunto, che indica «il venir meno delle barriere che hanno impedito lo sviluppo», il sindaco di Santo Stefano Michele Zoccali.
La nuova società si propone di accorciare le distanze tra l’esterno e l’interno, tuttavia, come ha sottolineato il presidente della Provincia Giuseppe Morabito, «il consorzio non è sufficiente». Tocca adesso alle istituzioni impegnarsi al fine di rendere più veloce ed agibile la percorrenza, secondo Morabito, «condizione essenziale per lo sviluppo dell’aera e per la promozione del turismo».
«Mi dispiace lasciare questa creatura che nasce -ha dichiarato in conclusione Musolino, che tra pochi giorni terminerà il suo mandato- tuttavia, se saprete mantenere viva questa sinergia, la strada tracciata potrà portarci davvero lontano».
Pubblicato in Politica | Contrassegnato da tag aspromonte, assessorato al bilancio regione calabria, assessorato al turismo regione calabria, associazione dei comuni dell'area dello stretto, comune di reggio calabria, comune di santo stefano d'aspromonte, comunità montana versante dello stretto, crescita e sviluppo turismo montano, demetrio naccari, ente parco nazionale dell'aspromonte, gambarie, giuseppe morabito, giuseppe priolo, giuseppe scopelliti, michele zoccali, notaio zagami, prefetto francesco musolino, promozione della montagna, provincia di reggio calabria, reggio calabria, regione calabria, società consortile per azioni per lo sviluppo sociale ed economico del comprensorio turistico di gambarie, sviluppo socio-economico della montagna, turismo | Lascia un commento »